Cicloturisti! Una gita di mezza estate (Forra di Tremosine, Tignalga, Eremo di Montecastello)

Oggi 18 agosto è una giornata speciale. Ho lanciato l’idea di percorrere alcune delle più famose e suggestive strade del Garda bresciano. In quattro hanno risposto al mio invito. Carlo e Max che non hanno mai percorso molte di queste strade; Dario e Francesco che ne hanno una conoscenza più approfondita e recente. Nessuno di loro, però, è ancora passato dalla “hidden road”. Per una volta non sarò il fotografo di paesaggi, ma il Caronte di una gita che ha, già nel percorso, i presupposti per essere indimenticabile. Ore 6.30 parto alla volta di Salò dove mi incontrerò con il resto del gruppo, non senza aver prima immortalato l’ennesima alba.

Il ritrovo è alle ore sette del mattino al parcheggio di Barbarano. Arrivo puntuale, davanti a me vedo la sagoma di Dario che sta sganciando il pedale. Carlo, Max e Francesco sono arrivati in automobile per motivi logistici e di tempo, anche loro sono praticamente pronti. Tengo un piccolo “briefing” prima di partire, il mio amico Dario non conosce ancora lo spirito pazzo che alberga i Cicloturisti! Si parte, rigorosamente in fila indiana, nonostante l’ora mattutina siamo pur sempre su una statale, la 45bis gardesana occidentale. Poco meno di mezz’ora e siamo a Maderno, suggerisco di tenere la destra per percorrere l’intero lungolago ciclabile. A metà pista si trova il punto del promontorio da cui si ha una visione a 270° della quasi totalità del lago: a nord la scoscesa parete sopra Campione e Malcesine, a sud l’intero basso lago da Torri fino a Gardone Riviera passando per la penisola di Sirmione e la Rocca di Manerba.

Ripartiamo, terminato il lungolago, restiamo su vie interne che ci conducono direttamente alla chiesa di Toscolano alla fine del paese. Riprendiamo la gardesana, altri venti minuti e siamo a Villa di Gargnano, a mio avviso uno dei più graziosi porticcioli del lago, deviamo dalla statale per attraversarlo, usciti ci troviamo a Gargnano dove effettuiamo la prima vera sosta. C’è chi mangia qualcosa, chi fotografa, chi rassicura i familiari con sms, chi chiacchiera amabilmente, poi arriva il momento selfie e dopo alcuni tentativi a Dario viene la malsana idea di dirci “Fatene una voi quattro soli”.

Ecco riuscire l’istantanea più vanitosa che potessimo fare, manco fossimo “I fantastici 4”.

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Si riparte, ci infiliamo nella vecchia gardesana, che passa davanti a villa Feltrinelli, ex residenza del Duce. Qualcuno avanza dei dubbi, pensava che l’avessimo già incontrata prima, parte l’embolo dell’ignoranza a tutti. “Ma no, il Mog ti prende in giro ha fatto mettere il cartello lì sull’inferriata, ma è tutta una finta.” Francesco, quando si tratta di sfottò, è sicuramente il migliore tra noi. Nonostante tutto arriviamo alla sbarra che delimita la parte franosa, la attraversiamo e tramite una breve e panoramica salita saltiamo la prima lunga e pericolosa galleria di Gargnano. Ci fermiamo ancora per qualche scatto ed usufruire degli splendidi servizi igienici che madre natura ci ha donato.

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Si riparte, nuovamente sulla 45bis, due gallerie la prima suggestiva con rocce a vista, la seconda lunga ed in discesa ci portano al Prà de la Fam. Ivi giunti ci accoglie sua maestà il Peler in tutta la sua forza. Il lago già brulica di kite e windsurf, in questo che è considerato per antonomasia il paradiso della vela. Noi proseguiamo ad andatura cicloturistica, oltrepassiamo la lunghissima galleria di Campione e ci ritroviamo, finalmente, al bivio per la prima meta di giornata, la strada della Forra. Svoltiamo a sinistra e già la vista verso il basso lago è di quelle da brivido. Tengo a freno gli entusiasmi di Max, imponendogli come prima sosta fotografica il primo tornate. So che quello è in assoluto il punto migliore per scattare istantanee prima di entrare nell’orrido. Ci fermiamo, estraiamo tutti quanti il nostro cellulare e scattiamo, come fossimo cow-boy appena usciti da un saloon.

Si riparte, evitiamo la brutta (senza illuminazione!) galleria utilizzando, per l’ennesima volta, la vecchia strada che passa sul fianco della montagna. Negli ultimi anni ripetute frane ne hanno ridotto la carreggiata a meno di un metro in alcuni punti. Rientrati sulla via maestra, Dario e Francesco, che conoscono la strada, si avvantaggiano in salita. Io resto con Carlo e Max ad espletare le mie mansioni di Cicerone. Ad un tornate a destra abbandoniamo temporaneamente il lago per infilarci nella Forra. Meravigliosa come sempre (video 2’49”). Prima di entrare nell’abitato di Pieve ci ricompattiamo, suggerisco di tenere il rapporto agile e di seguirmi in fila indiana, entreremo nei vicoli e nei sottoportici più nascosti del borgo per giungere così direttamente nella piazzetta del belvedere, detta anche terrazza del brivido.

Nuova sosta fotografica, i canadair ci passano ripetutamente a pochi metri per scendere sul lago a rifornirsi d’acqua. Purtroppo due giorni or sono un fulmine ha acceso un focolaio nel bosco della valle di Bondo, il forte e caldo vento ha fatto divampare le fiamme che in poco tempo hanno devastato interi ettari di pineta, la situazione ora è in miglioramento, ma apprendiamo che forse il passaggio per passo Nota è chiuso.

Ripartiamo in direzione Vesio, perlomeno vedremo la valle di Bondo, migliaia di anni fa sede di un piccolo laghetto. Da Pieve a Vesio la strada è sempre in salita anche se non impegnativa, 4km e si è al bivio per Limone. Noi proseguiamo sulla nuova strada che conduce verso Bondo senza attraversare il centro del paese. Una rampa di cinquecento metri con pendenze tra 13% e 17%. Carlo non la digerisce e mi fa notare che l’attempato signore che era dietro di noi è salito dal paese su un clivo sicuramente più dolce. Io incasso. La strada è chiusa, ma se desiderassimo andare a passo Nota ci lascerebbero passare in quanto l’incendio è sull’altro lato del monte.

Dopo una rapida consultazione, decidiamo all’unanimità che sarebbe di cattivo gusto nei confronti di chi sta lavorando. Passo Nota next time! Ritorniamo a Pieve, un carabiniere ci ha confermato che da lì, passando per Pregasio e Sermerio si può riprendere la Tignalga e rientrare sul percorso originale. Sono 5,5km di salita che ci portano dai 420m della Pieve ai 640m dello scollinamento dopo l’abitato di Sermerio. Tutti con incantevoli panorami sul lago, sul monte Baldo, e sui borghi di Tremosine. Sembriamo un gregge di pecore sparpagliate in salita, qualcuno qualche decina di metri avanti ad altri, qualcuno a volte, persino, da solo, ma sempre a poca distanza gli uni dagli altri. Siamo così, Cicloturisti, ognuno fa quel che preferisce. Lungo questo pendio Carlo mi chiede di descrivergli meglio la salita che lo attenderà dopo, quella che risale verso Tignale, e che io, precedentemente, avevo definito “un po’ come Vallio”. Francesco non si lascia scappare l’occasione ed inizia il tormentone: “Carlo, poi, puoi mandarmi anche aff… ma perché vuoi farti del male da solo, sai già che ti dirà che è dura; vivi nella tua ignoranza”, ne nasce la solita chiacchiera da bar che durerà tutti e cinque i chilometri. Aggirato Sermerio ci troviamo di fronte la piana interna di Tremosine e la valle di San Michele. Una sosta ristoratrice al meraviglioso e fresco fontatone non ce la toglie nessuno. Intanto ammiriamo i panorami.

Ripartiti, scendiamo fino al ponticello sul torrente San Michele, ora inizia la salita, 2,5km la prima parte, la più dura con pendenza sempre sopra il 10% e con punta del 14%. Nuovamente Dario si avvantaggia (d’altronde in salita sembra un camoscio!) stavolta è Max che gli fa compagnia. Io e Francesco disquisiamo amabilmente delle nostre vacanze, lui in Olanda ed io a Monaco e Innsbruck; Carlo resta qualche metro indietro ascoltando e chiosando qua e là i nostri discorsi. Terminata la prima salita, una corta discesa, un breve strappo di cinquecento metri abbastanza intenso ed alcuni chilometri in falsopiano ci introducono al comune di Tignale. Siamo alcune decine di metri sopra a Prabione e nuovamente la vista del lago ci stupisce, il forte vento ha reso il cielo ancor più limpido e la visibilità è ampia. Arriviamo all’incrocio per l’Eremo di Montecastello, luogo con una bella vista sul lago. Dario e Max, ci stanno aspettando; in precedenza avevo lanciato l’amo: “Niente passo Nota, potremmo salire all’eremo e godere della fantastica vista da lì”.

Parlottiamo, com’è, come non è, sono 350m cementati con pendenza vicino al 20%, ne vale la pena… Carlo nuovamente chiosa: “Beh, io vi aspetto qua, il posto è bello, intanto mangio qualcosa”, Francesco reagisce: “Quanto tempo ci vuole ad arrivare in cima?” Io rispondo: “Cinque o sei minuti in bici, di più a piedi”, infine Francesco decide: “Allora si sale!” Partiamo alla spicciolata, dopo i primi 150m asfaltati con pendenza normale, parte il tratto cementato. All’inizio ancora 100m attorno al 16%, poi dopo il tornante un ‘drittone’ di 200m tutto tra il 19% e il 28%, mi alzo sui pedali, la bicicletta danza a destra e sinistra con cadenza lenta, io sbuffo come una locomotiva a vapore quasi per scandire il mio passo, dietro di me il ‘camoscio’ Dario non si fida a superarmi solo perché non l’ha mai percorsa, ma potrebbe passarmi avanti in qualsiasi momento, poco dietro Francesco, più indietro non sento e non riuscendomi a girare non so. Finisco il rettilineo quattro metri di tornate quasi piatto consentono un respiro profondo prima degli ultimi 100m sempre attorno al 18% (video). Arrivo! Subito dietro Dario, poi Francesco. Saliamo gli scalini ed entriamo nel giardino-sagrato basso della chiesa, posizioniamo le bici in fila sul parapetto in pietra e saliamo sul sagrato più alto, quello da cui si domina il lago. Inizia la gara di fotografia!

Arriva anche Max, gli ultimi metri ha scelto di farli a piedi per sicurezza, aveva paura di non sganciare il pedale in tempo in caso di fermata. Troppa prudenza! Entro in chiesa scatto un paio di fotografie, esco e scendo la scalinata, sta arrivando anche Carlo, alla fine è salito anche lui consumando le “tacchette” delle scarpe. Mi impone l’addebito del costo delle nuove che dovrà comprare. Spero che l’incommensurabile vista lo possa ripagare dello sforzo e dell’usura e che non dia seguito alla sua richiesta pecuniaria.

Max, nel frattempo, discorre amabilmente con una famiglia di turisti del nostro lago. Francesco, che ha il rientro forzato entro l’una, inizia un nuovo tormentone: “Max! ti presento io un’insegnante madrelingua, peraltro gn***a se hai bisogno di rinfrescare il tuo inglese, ora andiamo!” Finalmente IronMax scende e con lui la famigliola alla quale ci sentiamo in diritto di chiedere di scattare qualche fotografia a noi cinque davanti alle nostre biciclette.

Reminiscenze di gioventù, quando in televisione davano “La banda dei cinque”. Dopo questa lunga pausa, circa venti minuti, ripartiamo. La maggior parte del giro, ormai, è alle spalle, ora dobbiamo attraversare Tignale per scendere nuovamente a bordo lago e rientrare a Salò. Appena fuori dal borgo, lungo un ampio tornante a destra è posizionato il Belvedere, una terrazza quasi a picco sul lago posta all’altitudine di 500m circa. Breve sosta per consentire fotografie e selfie.

Le sorprese per i miei compagni di viaggio non sono ancora finite, manca all’appello la “hidden road”. Dopo aver raccomandato a tutti quanti di non sopravanzarmi in discesa, ripartiamo. Infatti a cinquecento metri dall’incrocio con la statale devio su una stradina laterale destra che risale per poco meno di un chilometro riportandoci su curvoni panoramici, questa è la vecchia strada che collegava Gargnano a Tignale e si innesta direttamente alla sbarra posta a fianco della prima galleria. Purtroppo, causa frana, questa strada è interrotta, la si può affrontare solo in bicicletta in quanto è stata liberata solo un sottile striscia di asfalto dove poter far scorrere le esili ruote di un velocipede; così facendo ci ritroviamo direttamente a Gargnano senza aver affrontato alcuna galleria e senza essere stati toccati dal traffico automobilistico. Il caldo di mezzogiorno ora si fa sentire ci sono più di 30°C ed il fresco delle pinete dell’alto Garda è già un ricordo. Ripassiamo di fronte a villa Feltrinelli ed il tormentone di Francesco riparte come una cambiale in scadenza. Entriamo in statale, ma, dopo soli tre chilometri la abbandoniamo alla rotonda di Bogliaco seguendo a destra per Roina. Ci intrufoliamo nella stradina interna che costeggia il campo da golf. In questo modo evitiamo altri cinque chilometri di gardesana, beneficiamo dell’ombra del piccolo bosco che costeggia il golf ed ammiriamo i graziosi borghi di Cecina e Pulciano. Unico inconveniente, aumentiamo il dislivello complessivo di altri 150m, cosa forse poco gradita a Carlo, il più stanco di tutti, che arranca un poco sull’ennesima corta rampa al 15% che conduce a Pulciano. Dopo l’ennesima discesa panoramica, rientriamo in statale questa volta definitivamente fino a Barbarano di Salò, in fondo sono solo sei chilometri. Siamo al parcheggio per Francesco e Carlo l’avventura odierna finisce qui, sono da poco passate le 13.00 quasi come da tabella di marcia.

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Io, Dario e Max proseguiamo insieme fino a Polpenazze, lì anche io sarò arrivato e loro rientreranno verso la città. Il caldo inizia ad essere insopportabile ed una volta attraversata la mia città natale, prima di affrontare le Zette, riempiamo le borracce alla fonte Tavina. Lungo le poco trafficate strade della Valtenesi con Dario tiriamo le somme del giro, alla fine i 2.000m di dislivello li ho passati ed anche i 100km, per l’esattezza 114km, il meteo è stato dalla nostra e ci ha consentito di beneficiare di visuali ampie e profonde sull’intero lago, raramente in piena estate si distingue così bene la penisola di Sirmione da Tignale e Gargnano. Grazie a tutti!

Starring:

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FRANCESCO: l’amico di sempre, mio testimone nuziale, colui che dall’età di sei anni mi sopporta, vale il viceversa, compagno di mille avventure prima nel basket poi in sella; carattere a volte scorbutico, ma sempre sincero: IRRIVERENTE

 

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DARIO: conosciuto per lavoro ormai quasi vent’anni fa, titolare insieme al fratello di un negozio bici/moto a Rezzato (se state per salire a San Gallo e avete problemi alla bici passate da lui ve li risolverà!) chiacchierando durante il lavoro scopriamo di avere molti interessi in comune, sempre gentile e rispettoso: GARBATO

 

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MASSIMO: (IRONMAX ormai StoneIronMax dopo che ha concluso lo StoneBrixiaMan) conosciuto solo un anno fa, da subito si è creata la giusta alchimia, persona affabile e generosa, fisicamente il più tosto di tutti: GRANITICO

 

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CARLO: conosciuto, quasi per caso, durante il Giro dei cinque colli bresciani più di una decina di anni fa. Al solito io chiacchieravo mentre salivo e nonostante questo ha deciso di essermi amico: DIPLOMATICO

 

 

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MARCO: (aka IL MOG) che poi sarei io. Beh se avete letto il blog già sapete molto di me altrimenti: cosa aspettate a leggere gli altri articoli?!?

 

 

Dettagli tecnici su Strava: Cicloturistiforever!@ La Forra di Tremosine, la Tignalga, Eremo di Montecastello

2018-08-20

Videogallery: Video della forra (2’49”)

Video di Montecastello (3’08”)

Photogallery:

Cima Piemp, uno splendido balcone sull’alto Garda.

Domenica 20 agosto, ultimo giorno della settimana di ferragosto ed ultima possibilità per una gita come piace a me, prima della ripresa dell’attività lavorativa. Sono le sei e dieci minuti quando parto verso Salò, ormai il sole spunta dalla sommità del monte Baldo dopo le sei e mezza e questo mi dà la possibilità di scattare le mie fotografie preferite quando il cielo inizia a rischiarare.

Arrivo a Gargnano e come sempre mi infilo nella ciclabile che mi consente di evitare la prima galleria, dopo un’ora e mezza sono al bivio per Tignale ed inizio la salita. Da qui per quasi quattordici chilometri la strada punterà solo verso l’alto. I primi setteCimaPiempdaGardesana chilometri sono quelli che portano a Tignale con pendenza regolare e mai impossibile. Giungo alla prima frazione, Oldesio, questa notte un forte temporale si è abbattuto sul Garda ed i segni qui sono più visibili. Sull’asfalto un tappeto di fogliame e piccoli ramoscelli suggerisce di procedere con cautela. Mi sorprende la solerzia dell’amministrazione comunale che ha già uomini al lavoro per ripulire la strada. Arrivo a Gardola, attraverso il centro e prendo a destra per Olzano, da qui la strada è per me inedita. Poco più avanti la strada principale prosegue con un tornante destrorso, mentre una secondaria entra nel centro del borgo; ovviamente scelgo la seconda, più ripida, ma decisamente più caratteristica (video 22″), mi ricollego alla principale ed entro nel vivo della salita che mi porterà ai 1.100mt di cima Piemp. Qua e là qualche cartello scritto a mano segnala il percorso per la vetta. La strada è sempre più sporca, sembra davvero di pedalare su un prato erboso segno che il temporale questa notte è stato davvero forte. Dopo un chilometro il primo tratto cementato, e se c’è il cemento la pendenza sale subito in doppia cifra. Ritorna l’asfalto e la strada torna a faCimaPiempdaGardolarsi più dolce; continuerà così in un alternarsi di cemento (a volte molto sconnesso) e asfalto fino a cima Piemp. La pendenza dopo i primi tre chilometri rimarrà costantemente in doppia cifra e spesso intorno al 14-15%. Salita dura, difficile a causa del terreno sconnesso e delle foglie cadute nella notte (video 52″). Io salgo con regolarità e mi godo questa pineta meravigliosa; larici ed abeti la fanno da padrona. Il sole che ormai è alto nel cielo non riesce a penetrare questo fitto bosco per alcuni chilometri. Dopo quattro chilometri, quando l’altimetro ha superato già i 900mt., la pineta offre alcune aperture verso l’orizzonte. Con mia grande sorpresa uno scorcio guarda verso la valle che porta da bocca Paolone verso Costa di Gargnano, il successivo rivela la sagoma delle cime di Baremone e Dosso alto.

Proseguo, ancora due chilometri sempre attorno al 14%, il crinale dei monti inizia ad intravedersi tra gli abeti, arrivo ad un bivio, a sinistra si prosegue su carrozzabile sterrata verso il passo d’Erè e poi scendendo a Costa, a destra una sbarra segna la fine della strada e l’arrivo al rifugio Piemp. Scendo dalla bici ed arrivo alla piccola radura di fronte alla baita. Sorpresa, grande sorpresa, dopo chilometri nella folta vegetazione d’improvviso si apre un balcone incredibile sul lago di Garda. Sapevo che questa salita mi avrebbe regalato una grande emozione, ma non immaginavo così. Cima Piemp da oggi entri di diritto tra le mie salite preferite! Mi fermo scatto fotografie a nastro, mangio barretta e fruttino, sono più di tre ore che pedalo, un po’ di languorino ce l’ho!

Vorrei non ripartire, indugio parecchio gironzolando per il prato, ma oggi è giornata corta, ho promesso il rientro per mezzogiorno. A malincuore inizio la discesa, passo nuovamente da Olzano mi concedo una fotografia panoramica, il temporale ha reso complicata la salita, ma il cielo terso, che ci ha lasciato, consente viste spettacolari.

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Arrivato a Gardola, decido di entrare a destra in una via laterale che conduce alla parrocchiale sperando di trovare un buon punto fotografico, questa volta no, nulla di eccezionale. Proseguo nella discesa, anche oggi decido per il ‘passaggio segreto’ (vedi La strada della Forra, passo Nota e la Grande Guerra) e mi ritrovo a Gargnano senza aver percorso gallerie, sono le 10.30, giungo nella frazione di Bogliaco e svolto a destra verso Cecina per evitare un po’ di traffico. A Toscolano sono nuovamente in statale, ma oggi non c’è il tempo per il classico San Michele da Gardone, via diritti verso Salò, le Zette, la Valtenesi. Sono le 11.35 quando arrivo davanti al cancello di casa, per una volta con discreto anticipo. Alla fine sono ‘solo’ 92km e 1.851m di dislivello, ma sono soddisfatto per aver trovato un’altro balcone con vista lago sopra i mille metri di altitudine.

Grazie Lago anche oggi hai saputo stupirmi nonostante ci conosciamo da quasi cinquant’anni!

Dettagli tecnici su Strava: Cicloturisti!@CimaPiemp(1.100mt) balcone sull’alto Garda!!!

Videogallery: Olzano 22″                  Cima Piemp 51″

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La strada della Forra, passo Nota e la Grande Guerra

Venerdì 18 agosto, è la settimana di vacanza per eccellenza, il lago di Garda è ricolmo di turisti, per questo alle sei del mattino sono già in sella alla mia specialissima in direzione alto lago. In realtà adoro le prime luci dell’alba, ora che le giornate si sono accorciate un po’ questo mi consente di ammirare splendide albe sul lago.

Alle sette attraverso Gargnano ed imbocco la ciclabile (chiusa per frana, ma percorribile) che mi consente di evitare la prima lunga e stretta galleria; l’ultima rimasta con attivazione semaforica al passaggio di pullman/camion in quanto all’interno non c’è spazio a sufficienza. Rientro in gardesana, veloce mi dirigo verso Campione, alle sette e mezza finalmente svolto bruscamente a sinistra per la strada della forra di Tremosine. A quest’ora pochissimo traffico mi ha accompagnato fin qui. Mi rilasso ulteriormente, innesto il rapporto più agile, me la voglio godere proprio tutta e fermarmi a scattare bellissime istantanee di questo luogo. Infatti già dal primo tornante la vista sul lago e sul delta di Campione, con il sole ancora basso a riscaldare i colori, è meravigliosa.

Decido di affidarmi alle riprese del mio Xplova X5 (video [2’40”] da vedere!), riprendere la forra dalle varie angolazioni per rendere, seppur vagamente, l’idea di cosa si stia attraversando, è impresa ardua e lunga. ForraAttraverso la prima galleria, lunga e buia (non illuminata!), le mie luci mi guidano, nessun altro mezzo la percorre mentre la oltrepasso, mi sembra di essere disperso nel cosmo! Uscito inizia la prima parte, scavata nella roccia continuamente dentro e fuori da piccole gallerie spesso con aperture sul lago; semplicemente fantastica. La seconda parte inizia con una curva a sinistra che porta verso l’interno della montagna, si abbandona il lago, un semaforo attivo governa il senso unico alternato, la forra è veramente stretta in certi punti. A quest’ora, fortunatamente, le automobili sono veramente pochissime a tutto vantaggio della quiete del luogo. Alzo la testa guardo la stretta gola che mi sovrasta, odo lo scorrere dell’acqua lungo le pareti rocciose, sento il profumo dell’umidità lasciata dalla notte. Sono solo pochi minuti anche in bicicletta, ma di intensità sovrumane. Non è un caso che sia annoverata tra le strade più belle al mondo. Ne esco, proseguo fino a Pieve di Tremosine, altra tappa obbligata prima di salire al passo Nota , meta di giornata. Qui è posta la celeberrima terrazza del brivido, già immortalata nei miei due precedenti giri, Tignalga in solitaria e Tignalga, lago di Tenno, passo Duron e lago d’Idro, mi fermo e mentre contemplo l’orizzonte infinito, faccio la mia colazione, sono le otto del mattino. Riparto quattro chilometri con facili pendenze mi separano dall’abitato di Vesio, frazione principale del comune di Tremosine. nota46Da qui parte la strada che sale a passo Nota. All’inizio una leggera discesa conduce nell’ampia val di Bondo, poi piano a piano, mentre si attraversano campi di granturco, la strada prende a salire semprePassoNotadaVesio dolcemente. Dopo poco più di tre chilometri arrivo ad un ampio parcheggio, subito dietro quest’ultimo,  giochi per bambini, ‘arrampicazioni’ come le chiama Matteo e altalene nei verdi prati. Più in là una decina di splendide postazioni barbecue con panche e tavoli. A seguire un percorso vita si snoda lungo il corso del torrente. Che magnifico luogo dove portare famiglia ed amici per un’escursione. Proseguo, passato il ponte sul torrente la valle si stringe, la pendenza inizia a salire, sono gli ultimi quattro chilometri che portano al passo; quelli veri, quelli duri, ma, anche, quelli che ti danno soddisfazione. Il paesaggio è meraviglioso il torrente rumoreggia prima a fianco e poi sotto di me, le pareti spoglie e verticali dei monti di Tremalzo dapprima mi sovrastano; poi, mano a mano che salgo, si fanno più docili e mi guardano negli occhi.

La pendenza è costantemente tra 8% e 12%, non proprio una passeggiata, ma vale sempre la regola: paesaggio stupendo pendenza percepita -2%. Negli ultimi cinquecento metri l’asfalto, in buone condizioni, lascia il passo ad un lastricato di grosse pietre e cemento. Arrivo all’incrocio: tutto a sinistra il cartello dice passo Tremalzo (strada sterrata, ora chiusa al traffico), al centro rifugio degli Alpini di passo Nota, a destra strada bianca nota16per Tremosine. Salgo al rifugio e mi si presenta di fronte, in tutta la sua bellezza, l’alpeggio del passo Nota, mi fermo accanto al cannone posto in memoria della Grande guerra, scatto qualche fotografia e riparto. Qualcosa al trivio aveva attirato la mia attenzione, un cartello con la scritta “cimitero di guerra 1915-18” che invitava a percorrere la strada bianca in falsopiano; il terreno sembra compatto, decido di affrontarlo sperando di vedere già qualcosa dopo la curva che dista da me non più di duecento metri. Ne farò due di curve prima di arrivare; fino a lì la strada è percorribile in bdc (bici da corsa). Mi imbatto prima nei ruderi di un forte della prima guerra mondiale e poi nell’ingresso di un rifugio usato durante i bombardamenti, ora adibito a magazzino degli attrezzi.

Sopra di me la montagna crea un anfiteatro naturale; al suo margine destro, salendo circa di venti metri trova posto il piccolo cimitero di guerra, ancora più in alto sul crinale della montagna si scorge una lunga trincea ancor ben conservata. Lascio la bicicletta, sono chilometri che non incontro nessuno, salgo sul crinale e oltre la trincea vedo apparire ai miei occhi un panorama mozzafiato.

Da qui si domina tutto l’altopiano, una posizione strategica ecco perché un secolo fa è stato usato come appostamento contro l’impero austro-ungarico. Il silenzio del luogo, la pace di una guerra ormai finita, mi fa tornare in mente i racconti dei nonni; erano di un’altra guerra, la seconda, non si combatteva più in trincea, ma gli aneddoti sono simili. Penso che quassù sarebbe bello portare i miei figli, non solo per la bellezza dei luoghi, ma per conoscere e toccare la propria storia, quella che ha cambiato la vita ai mieinota34 nonni; per ricordare e farne tesoro nel loro futuro. Scendo dal crinale, mi fermo al fianco della mia bici e mangio una barretta, ma non mi fermo troppo la temperatura qui è ancora sotto i 20°C. Ho visto, lungo la strada a due chilometri dalla cima, una bella panchina con vista panoramica e un po’ di sole, così la raggiungo. Ormai è passato mezzogiorno ed ho decisamente fame. Durante la discesa mi fermo più volte per fotografare lo splendore dei crostoni del monte Tremalzo. Tornato a Vesio non mi resta che percorrere, come mio solito, la Tignalga per evitare il traffico. Attraverso l’impegnativo saliscendi della valle del torrente San Michele e mi ritrovo a Tignale; anche da qui la vista sul lago è eccezionale e la giornata limpida esalta i colori nonostante la calura estiva inizi a farsi sentire. Esco dal paese ed imbocco un’altra meravigliosa discesa, con ampie curve a strapiombo sul lago. Un chilometro prima dell’innesto sulla gardesana devio a destra per una strada laterale che resta in costa per più di un chilometro dove si trovano alcune abitazioni, da qui la strada è interdetta a tutti causa frana, ma qualcuno ha spostato le pietre cadute creando uno stretto passaggio ed io mi ci infilo ringraziando.

In realtà questo è il proseguimento della prima strada che da Gargnano portava a Tignale e sbocca esattamente all’inizio della ciclabile odierna. Io la chiamo ‘il passaggio segreto’. Arrivato a Gargnano entro in statale per pochi chilometri, subito dopo Bogliaco svolto a destra verso Cecina e Pulciano, questo mi evita altro traffico fino a Toscolano, ma soprattutto mi consente di ammirare con calma l’entroterra del mio lago. Sono a Maderno, nuovamente nel traffico, le autovetture incolonnate procedono come lumaconi, io passo ed arrivo al bivio per il Vittoriale; via a destra,  si sale ancora verso San Michele.  Non so più quante volte lo ho scalato, ma è così affascinante che ogni volta è un piacere. Sono le 13.30 ed io sono nuovamente in ritardo, scrivo un messaggio a Marina. Scollino e mi getto a capofitto verso Salò. Attraverso la mia città, risalgo le Zette, Valtenesi e sono arrivato. Alice, Mamma e Matteo passo Nota e le ‘arrampicazioni’ vi aspettano!

Dettagli tecnici su Strava: Cicloturisti!@LaForra,PassoNota,LaGrandeGuerra

Video: – La salita della Forra di Tremosine [2’40”] (video)

– Passo Nota [1’26”] (video)

Photogallery:

Tignalga, lago di Tenno, passo Duron e lago d’Idro

Oggi, 15 luglio, sono passate due settimane dalla MdD e tutto il mio allenamento per i lunghi con grande dislivello non ha ancora trovato sfogo. Da quando, questa primavera, ho compiuto il Periplo del lago di Garda ho realizzato che Riva d/G, fuori stagione, in automobile, è relativamente vicina, quindi un giro al lago di Tenno è più che fattibile. Ora è piena estate, la gamba c’è, a Riva ci si può arrivare in bici. Sono le 5.24 del mattino quando aggancio il pedale e parto, neanche cinque minuti e sono già fermo; le straneTenno001 nuvole mattutine creano degli incredibili e variopinti giochi sopra la vetta del monte Baldo; più che ad un’alba ho la sensazione di essere di fronte ad un tramonto infuocato. Proseguo scendendo dalla Valtenesi verso le Zette di Salò, arrivo sul lungolago ed il panorama è di quelli che, anche per un salodiano come me, si vedono molto raramente durante l’anno. Adoro la mia città natale!

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Sono partito da mezz’ora, ma ho già capito che oggi sarà una giornata memorabile. Procedo spedito verso Gargnano dove abbandono la statale per scendere in paese ed imboccare la ciclabile che mVesioDaGargnanoi consente di saltare la prima galleria; rientro tenno006sulla ss45bis e al bivio per Tignale salgo a sinistra (si sa che non sopporto la pianura) percorro la Tignalga (video) fino a Pieve di Tremosine (Tignalga in solitaria), dopo la sosta obbligata con vista sul precipizio mi infilo nei viottoli per scattare alcune graziose istantanee prima di scendere vero la celeberrima ‘strada della forra’. Giungo al semaforo che immette nel tratto più angusto e spettacolare della gola, è rosso, mi fermo, scatto una foto, il resto lo racconttenno008erà il video; è verde, si parte, mi godo l’intreccio tortuoso che cerca di snodarsi per uscire da questo meraviglioso luogo. Eccomi nuovamente sulla gardesana pronto per attraversare Limone e giungere a Riva, la deviazione mi ha allungato i tempi di un’ora e mezza, ma come si può passare dinnanzi alla forra senza percorrerla? Finalmente sono a Riva, il computer segna le nove di mattina, un po’ di traffico nell’ultimo tratto l’ho trovato, ma nulla di insopportabile. È ora della prima sosta panino, ma una sorpresa inaspettata mi costringe ad attendere; sta salpando il battello ‘Zanardelli’ uno dei due storici del primi anni del novecento ancora attivi sul lago!

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Ora posso mangiare con calma, in realtà circa ad ogni ora  ho mangiato una barretta o fruttino mentre pedalavo, ma questa è la prima sosta sostanziosa con pane di segale e bresaola (alla faccia dei puristi). Riparto, da qui la strada per me è nuova e lo sarà fino al rientro in val Sabbia, nonostante i miei meticolosi studi sulle mappe stradali mi sarà d’aiuto il navigatore integrato di Xplova X5. Le salite verso il lago di Tenno sono due, io scelgo quella sul versante di sinistra, è indicata come strada secondaria in quanto giunge al lago senza passare dal paese, sicuramente sarà meno trafficata, inoltre credo sia molto panoramica. Non mi sbaglio! Pochissime auto mi sorpassano ed il panorama sulla piana di Riva e Torbole è suggestivo.

La salita non è mai impossibile con pendenze dolci ed una media del 5%. Giunti al lago di Tenno, che si costeggia dall’alto sulla sponda sinistra, la strada continuPassoBallinoDaRivaa a salire senza sosta fino al passo del Ballino (765m s.l.m.) che si trova all’imbocco dell’altopiano di Fiavè. Percorro l’intera salita girandomi a destra e a sinistra osservando questi luoghi per me ‘ciclisticamente’ nuovi. Il cielo si è rasserenato, sia perché mi sono spostato molto più a nord, sia perché il vento in quota ha eliminato le poche nuvole rimaste; ora è tutto intensamente azzurro. Il lago alla mia destra assume tutte le tonalità di colortenno015e dal verde smeraldo dei boschi al blu cobalto del cielo, mi fermo un attimo e lo contemplo. Ora la salita si fa molto dolce, ormai sono entrato nell’altopiano di Fiavè, un lungo rettilineo mi porta al passo del Ballino. Anche il primo tratto di discesa è piuttosto dritto e non troppo ripido; dopo alcuni chilometri mi trovo immerso nei verdi campi coltivati, tutt’intorno le vette delle montagne trentine che alternano boschi e pendii scoscesi anteprima delle vicine dolomiti del Brenta.

Riaggancio il pedale, attraverso Fiavè e mi dirigo verso le frazioni di Cavaione e Marazzone dove mi congiungo con la strada che sale a passo Durone partendo da Ponte Arche. Sono gli ultimi 4,4km che conducono in vetta, la strada ancora unaPassoDuroneDaFiave volta è dolce, pendenza media del 7% senza strappi. Prima di abbandonare l’altopiano mi fermo un attimo per scattare altre fotografie. Giunto all’ultimo chilometro la strada si insinua nel bosco ed i profumo di retenno023sina di pino mi inebria. Scollino, quale luogo migliore per la seconda sosta panino! Mi rilasso all’ombra ed al fresco degli abeti, mangio con calma e respiro profondamente. È il momento di ripartire, la discesa è ripida, tortuosa ed in alcuni tratti piuttosto stretta (video). Vedo faticare numerosi ciclisti nel cercare di scalarla, ne deduco che è realmente una brutta bestia. Entro a Tione di Trento, aBreguzzoDaTionell’incrocio vedo il cartello indicante Brescia a sinistra 80km, mi fa un poco sorridere, sono già passati 110km ed io sono ancora in trentino, mai mi ero allontanato così tanto solo con le mie gambe. Mi attende la salita che porta a Breguzzo, poco più di quattro chilometri di cui l’ultimo quasi pianeggiante, purtroppo si tratta di una statale ed un poco di traffico lo trovo. In paese mi devo fermare a riempire le borracce, il sole picchia ed io sto bevendo molto, adiacente alla fontana un particolare mi colpisce, sono tre tronchi di legno di altezze diverse su cui poggiano altrettanti sassi tondi dipinti come coccinelle portafortuna; li fotografo con la chiesa parrocchiale sullo sfondo. Ne sarà felice la mia piccola Alice. Da qui un lungo falsopiano in leggera discesa mi conduce a Ponte Caffaro all’imbocco del lago d’Idro, purtroppo non trovo la nuova ciclabile che da Tione porta al lago e complice il poco traffico dell’ora di pranzo mi adeguo a percorrere la statale. Finalmentenno026te a Condino riesco a salire sulla ciclabile salvo poi doverla abbandonare a causa di un tratto sterrato che oggi non ho voglia di affrontare; la riprendo a Storo ed arrivo sino a dove le acque del Chiese si gettano nell’Eridio. Rientro sulla statale, altri 12km di pianura lungo il lago, vista stupenda sullo specchio d’acqua e sui monti circostanti, ma inizio ad avere la nausea di questo piattume; quasi 45km senza nemmeno una ‘salitella’ sono davvero troppi per me! Ecco che ad Idro, nonostante il gps abbia appena passato i 160km e 2.700m di dislivello, non esito un istante nel girare a sinistra verso Treviso Bresciano (il Cavallino Fobbia sporco). Come, già l’anno scorso con Rick, salgo fino agli 800m della Madonna delle Pertiche per poi gettarmi in discesa verso Valdegagna e rientrare in val Sabbia a Vobarno. tenno028Dopo i primi tre chilometri mi devo fermare per l’istantanea d’obbligo dalla panchina con vista lago, anche oggi il forte vento ha mantenuto l’aria limpida e la visuale è profonda verso le montagne trentine. Riparto, attraverso Treviso Bresciano, scollino, e lesto mi dirigo alla fonte d’acqua gelida presso i fienili di Rondaione.

Mi fermo tolgo il casco, rinfresco il capo, lavo il sotto casco e lo indosso fresco e bagnato; è l’ora dell’ultimo panino. Oltre agli otto fruttini/barrette avevo quattro panini di segale con bresaola e due caffè liquidi, mi resta solo un fruttino da prendere nell’ultima ora. Scendo con circospezione verso Vobarno, la discesa è molto sconnessa nel primo tratto e quasi sempre stretta. In fondo alla valle, come sempre, prendo per Pompegnino prima e per Roè poi, per evitare un po’ di traffico. Giungo ai Tormini proseguo verso Cunettone lungo la panoramica alta e risalgo in Valtenesi, quando arrivo a Picedo manca ancora qualche chilometro ai duecento; non era uno degli obiettivi alla partenza, ma visto che ci sono allungo scendendo al golf di Soiano ed il primo ‘200k’ della vita è conquistato con 3.590m di dislivello, sono da poco passate le quattro del pomeriggio in piena tabella di marcia.

Soddisfazione massima, anche oggi giornata perfetta!

Video: La Tignalga  La strada della forra  Lago di Tenno, Passo Durone e lago d’Idro

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Buon compleanno!

Quando il proprio compleanno cade di giorno feriale (venerdì 7 luglio) capita che non lo si possa festeggiare in maniera adeguata. Domani sabato 8 dovrò partire da Brescia alla volta di Polpenazze del Garda per il fine settimana; ecco che il giro in bici diventa un’ottima occasione per festeggiarmi.

Sono le 5.30 del mattino quando parto verso le Coste di S.Eusebio. Assonnato, molto assonnato, il caldo di questa notte mi ha fatto dormire poco e male. Ho progetti ambiziosi per il giro, ma per il momento spero solo di riuscire a scrollarmi di dosso il torpore e la stanchezza per il poco riposo. Scollino in trentadue e spicci, in linea con i tempi dei giri lunghi, ma cuore e testa dormono ancora, provo con la discesa, magari un po’ di vento fresco e adrenalina aiutano. Non molto! A Preseglie mi fermo alla fontana, mangio un fruttino, lo mastico con calma, bevo acqua fresca, forse aiuta. Un primo timido risveglio lo avverto, ma devo attendere di risalire la val Sabbia fino ad Idro per destarmi. Prima di uscire dall’abitato mi si para davanti un gregge di pecore con una decina di asini, li attraverso divertito. Ora mi aspetta la salita al passo S.Rocco (Capovalle). Sono 8,2km, i primi tre si snodano attraverso ampi tornanti con vista lago e pendenze mai severe (5-6%), arrivato alla galleria svolto bruscamente a destra ed entro nella valle lasciando la vista dell’Eridio, percorso il tunnel e la seguente leggera discesa per un totalPassoSanRocco(Idro)e di 1,5km affronto la vera salita di Capovalle; poco più di 4km con pendenze spesso sopra il 10%. Mi alzo sui pedali e salgo con ritmo regolare, finalmente inizio a svegliarmi! A torto snobbiamo questa salita in quanto meno bella delle due che, attraverso il passo Cavallino della Fobbia, giungono sempre a Capovalle. Oggi invece la osservo meglio e, nonostante l’ampia sede stradale, trovo che abbia un suo fascino, immersa tra gli alberi e senza nulla attorno. Io, peraltro, ne serbo un ricordo speciale; quello del giro Brescia-Salò per andare dai nonni a pranzo, io in bici e la mia famiglia in auto. Arrivato in paese decido di  percorrere la strada più alta, quella che conduce alla frazione di Zumié, più panoramica dell’altra. Proseguo e mi immetto sulla via che porta a Moerna attraversando il vecchio confine con l’impero austro-ungarico (vedi I sette borghi di Valvestino). Oggi ho deciso che voglio entrare e visitare ciascunno dei sette borghi. Prima di entrare a Moerna mi allungo alla chiesetta di San Rocco adagiata sull’estremità della collina, mi fermo alla fontana per riempire le borraccie e mangio una barretta.

Riparto, destinazione Persone, pochi chilometri di discesa con splendida vista a destra sulle vette di cima Rest e sono in paese, questa volta mi fermo e scatto un paio di fotografie proprio nel centro dove la strada si stringe.

La discesa si fa ora ripida e tecnica all’ombra di un fitto bosco, dopo alcuni chilometri sono di fronte a Turano, sede del comune di Valvestino, anche qui non ero mai entrato in quanto la strada provinciale gira a sinistra poco prima. Oggi no, entro, sgancio il pedale, bici in spalla e su per i gradini che portano alla parrocchiale!

Riparto, ora mi aspetta Armo, qui ero già entrato in paese due anni fa con l’amico Giorgio, la salita è breve, poco meno di 3km con pendenze sempre intorno al 6%. Solita foto con il fontanone ed un selfie in piazza.

Ritorno sulla provinciale e svolto subito a sinistra, l’indicazione dice Magasa 5km e cima Rest 8km. Questa è l’altra salita impegnativa del giro odierno, pendenCimaRestze regolari sempre intorno a 8% con punte del 10% fino all’abitato di Magasa, poi gli ultimi 3km più impegnativi con punte del 14%. Come dice l’amico Alberto se il paesaggio merita, la pendenza percepita si abbassa anche di due o tre punti. A cima Rest, vista la meraviglia del luogo sono sicuramente sceso sotto al 7% di pendenza! Arrivato a Rest (1.206m) non mi fermo, ma scendo verso Cadria. Sì, questa è la novità del giro, a Cadria io non sono mai stato, tre chilometri di discesa immersa nel bosco ed eccomi in un’alpeggio in fondo al quale sorgono una ventina di case; sono arrivato è l’ultimo borgo di Valvestino che ancora mi mancava. Rimango rapito dalla semplicità e dalla pace di questo luogo e scatto numerose fotografie nel tentativo di intrappolare questa amena serenità.

Decido di fermarmi qui per la pausa barretta salata e caffè in gel, vorrei poter prolungare questo soggiorno, ma devo tornare. Giro la bici e risalgo a Rest, da Cadria proseguono solo sentieri e mulattiere! Quasi 3km molto regolari e sono nuovamente a cima Rest, questa volta mi fermo e scatto numerose fotografie tra cui una panoramica a centoottanta gradi che rende bene l’idea del paesaggio che mi circonda.buon015

Scendo verso Magasa, non senza fermarmi a fotografare la rocca Pagana una delle nostre ‘piccole dolomiti’.

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Giunto al bivio stavolta mi infilo nel borgo, anche qui non ero mai entrato e percorro tutta la via principale in sella alla mia bicicletta, trovando abitazioni ed angoli caratteristici e suggestivi.

Riparto, scendo verso il lago di Valvestino, attraversando uno dei luoghi che più mi gratificano nel fotografarlo, lo stagno del torrente Toscolano. Quest’inverno lo fotografai con ghiaccio e neve (Valvestino tra i ghiacci!) ora il cielo ed i monti si specchiano nelle sue acque come in un dipinto di ninfee di Giverny di C.Monet.buon025Per finire la serie mi manca ancora un borgo, è quello di Bollone; altri 4,2km di salita anche questi regolari al 6/7%. Sono già passate le undici da un po’ ed il caldo inizia a farsi sentire. Entrato in paese accosto la bici alla fontana, faccio due passi mentre mangio qualcosa, anche qui le foto arrivano facilmente.

Guardo l’ora sono in forte ritardo e scrivo un messaggio a Marina, chissà come la prenderà, le chiedo anche di guardare, se ha voglia, le foto che ho già pubblicato, forse così giustificherà un poco il mio ritardo. I sette borghi sono finiti, mi resta solo da attraversare il lago di Valvestino e scendere in picchiata verso il Benaco. Ammiro le acque verdi mentre transito alto a fianco della riva nord, so già dove fermarmi per scattare una fotografia già incorniciata dai rami della vegetazione.buon027

In breve oltrepasso la diga, arrivo a Navazzo ed inizio la discesa che mi porterà a Gargnano. Le temperature si fanno torride, lungo la discesa sembra di avere un phone acceso che ti asciuga il sudore. A Gargnano ci sono 36°, attraverso Maderno, luogo natio di mio nonno, arrivo a Gardone avrei voluto deviare e salire a San Michele per trovare meno traffico e percorrere ‘I luoghi della memoria‘, ma è veramente troppo tardi, arrivo al cartello di Salò. Tutte le volte che lo guardo mi gonfio di orgoglio come un bambino; sono solo quattro lettere e così si possono scrivere belle grandi sul cartello di inizio paese ed io stupidamente ne sono fiero: misteri dell’anima! Arrivo alle Zette, una dolce salitella di 2,2km, che porta dalla riva del lago alla frazione di Cunettone con cinque tornanti panoramici. Fatta alle 13.00 con 37° ha il suo perché! Un po’ di mangia e bevi in Valtenesi e sono arrivato più felice che mai per il magnifico giro, ma con un piccolo rimpianto ho saltato il San Michele.

L’indomani mattina riparto alle 7.30 per un giretto sciogli gambe, destinazione ovviamente San Michele. Il cielo non è dei migliori, un forte vento porta nuvoloni grigi, arrivo a Salò e dalle Rive scatto subito una fotografia dal fondo del golfo.buon028

Riparto, manca poco alle otto del mattino, a quest’ora si riesce a passare per il lungolago senza arrecare disturbo (video) arrivato in piazza dell’imbarcadero devio a sinistra verso il centro passo di fronte al duomo e mi infilo nel vicolo del campanile, da dove mia nonna sgusciava di soppiatto per andare a giocare da piccola. Uscito da Salò mi dirigo verso Gardone ed imbocco la vecchia strada per San Michele (video). Oggi il forte vento sta increspando il lago, ma, soprattutto, sta regalando colori meravigliosi ai fondali e lungo le spiagge tra il golfo di Salò e Manerba. Salendo verso San Michele mi inebrio di quei panorami.buon030

Arrivato a San Michele proseguo per Serniga. Prima di scendere nuovamente a Salò, una vocina mi dice di salire fino alla chiesa di San Bartolomeo (1,2km all’8%) luogo a me caro fin dalla giovinezza. Ritorno a Salò e percorro quel piccolo pezzo di lungolago che avevo saltato all’andata per passare davanti al duomo. A tratti esce il sole ed il forte vento a reso l’aria limpida ed io voglio scattare qualche foto da lì, ma non ho ancora capito il perché di questo desiderio.

Riguardo quest’ultima foto e come di incanto ora mi è tutto chiaro!

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Oltre la panchina quarant’anni fa c’era una piccola spiaggia

Qui mia nonna mi accompagnava tutti i pomeriggi estivi a guardare gli aliscafi planare nel golfo ed io scendevo su quella minuscola spiaggia per vedere se le onde dei natanti mi avrebbero bagnato i piedi.

Questi due itinerari ciclistici hanno ripercorso la storia della mia infanzia; la corriera che presi adolescente a Capovalle per tornare dai nonni, le escursioni dalla prozia di Moerna,  il passaggio dove nacque mio nonno a Maderno, le visite alla sorella di mio nonno nella casa del giardiniere del Vittoriale, il vicolo del campanile, ed infine la mia piccola spiaggia. La forza del subconscio!

Buon compleanno Mog!

Video Integrale: (SetteBorghiDiValvestino)

Dettagli tecnici su Strava:  Cicloturisti!@Coste,PassoS.Rocco,CimaRest&7borghiDiValvestino e Cicloturisti!@HomeSweetHome

 

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Periplo del lago di Garda (con dedica)

Spesso mi viene chiesto di partecipare al giro del lago di garda (gdl) da parte di molti amici, ma io diniego sempre. Il mio ricordo atavico delle gallerie che conducono a Riva e le medie stratosferiche a cui sono abituati i miei soci mi inducono a questa scelta. Sono, ormai, alcuni mesi che a questo rifiuto aggiungo: “Se un giorno farò il giro del lago, sarà a modo mio!”. Dopo aver constatato, quest’estate con Rick (Giro dei tre laghi con Rick (Garda, Ledro, Idro), che delle gallerie buie e strette degli anni ottanta è rimasto solo il mio ricordo, ho deciso che avrei potuto pensare al gdl a modo mio. L’itinerario avrebbe dovuto essere eseguito durante la bassa stagione turistica e non con temperature invernali, ma soprattutto la traccia gps avrebbe dovuto essere il più possibile simile al profilo del lago. Ecco che nasce il: Giro dei lungolaghi del Garda.

Sabato 18 marzo, oggi è il giorno! Il clima non è più così freddo, la stagione turistica non è ancora iniziata, la gamba è già quella giusta per affrontare molti chilometri; unico inconveniente le previsioni meteo non sono molto buone, anzi sarà uggioso per buona parte della giornata, ma tutto ciò ha anche i suoi lati positivi: meno tragdl01ffico e meno vento.

Sono le 6.45 quando, scaricata la bici dall’auto, parto da Salò. Ovviamente parto da Salò, come potrei non partire da Salò! La prima foto di giornata era già scritta nei miei pensieri, l’ex ospedale all’inizio del nuovo lungolago, luogo in cui nacqui un po’ di tempo fa. So già che questo sarà un giro che mi procurerà molte emozioni e molti ricordi, credo che proprio questo sia ciò che mi ha convinto a percorre tutti questi chilometri di pianura, io che spesso la rifuggo. Risalgo tutto il lungolago, pochi passanti con i loro cani mi osservano incuriositi da tutte le luci che indosso. Arrivo allgdl03e porte di Gardone, scopro che la prima parte del lungolago è chiusa per lavori, scendo dalle vie del centro e fotografo imbarcadero e Grand Hotel, quante passeggiate con i nonni ed i miei genitori. Riparto rapido verso Maderno, paese natale di mio nonno Battista, anche qui il lungolago è radicalmente cambiato in quarant’anni, mi apposto per scattare la fotografia proprio dove una volta la passeggiata finiva, dominata da un platano secolare denominato da tutti semgdl04plicemente ‘el piantù’ (il piantone). Ora il lungolago prosegue con una meravigliosa camminata che percorre buona parte del delta del torrente Toscolano, consentendo di spostare la visuale dal basso lago fino al monte Baldo e ai monti che sovrastano il parco dell’alto Garda. Oggi, per il momento, del Baldo non c’è traccia all’orizzonte. Riprendo la statale ed arrivo nel comune di Gargnano, come spesso accade, devio nella frazione gdl07di Villa il cui porticciolo è sempre grazioso, anche oggi che è immerso in questa foschia che fa pensare più all’autunno che alla primavera imminente. Arrivato a Gargnano osservo i filari di aranci ancora ricolmi di frutti, raramente passo di qui in questa stagione e ne posso cogliere la bellezza dei colori, oggi il loro arancione intenso contrasta ancor di più con il grigiore del cielo e del lago. Riparto, controllo le luci sul casco, costeggio villa Feltrinelli e salgo lungo la vecchia gardesana per evitare la prima lunga galleria, l’unica che è rimasta come una volta, stretta e con le sole nuove lucine a led laterali. Rientro sulla stgdl43rada nuova e percorro le gallerie che mi portano a Limone; penso che sono proprio migliorate molto da quando ero piccolino, per di più a quest’ora del mattino sono veramente rare le auto che incontro. All’uscita della galleria con lo svincolo per Campione di Tremosine, il mio sguardo viene rapito dagli inusuali riflessi che un timido, pallido sole crea sulle calme acque del lago. Arrivato a Limone scendo in paese, l’orario mattutino mi consente di attraversare le anguste vie del centro senza arrecare fastidio ai pochi pedoni e gdl10di fermarmi nel piccolo vecchio porticciolo per l’ennesima fotografia del lungolago. Esco dal paese percorrendo via Nova che incrocia il sentiero del Sole prima di ricollegarsi alla statale. Il sentiero del Sole sarà parte integrante del favoloso progetto della ciclabile del Garda, sarà il punto da cui la ciclabile inizierà il suo percorso a sbalzo sul lago puntellata nella roccia! Per ora mi devo accontentare della statale e giungo a Riva, ora sono in Trentino, mi fa uno strano effetto leggerlo. È il momento per la sosta barretta e per qualche foto del vecchio porto. Da qui il percorso, per me, è abbastanza nuovo e devo stare attento anche alle indicazioni stradali per poter eseguire correttamente la traccia gps che mi ero prefisso. Finisce Riva ed inizia Nago Torbole senza soluzione di continuità, quasi gdl13fossero un unico paese. Le nove sono oramai passate ed i numerosi negozi di biciclette che incontro espongono in file ordinate decine di biciclette elettriche e non pronte per essere noleggiate. All’uscita del paese salgo sul pontile dell’imbarcadero per scattare la foto della cittadina e del monte Brione che separa geograficamente l’interno di Riva da quello di Torbole. Ora fino a Malcesine quasi il nulla, inoltre la foschia persistente impedisce anche la vista della splendida balconata di Tremosine. Unico lato positivo, con questo tempo non si alza una bava di vento e si può viaggiare tranquillamente a 30km/h senza fatica. Giunto a Malcesine, igdl17nizio a sfruttare il piccolo bigino che mi ero scritto per poter girare nei lungolaghi veronesi senza perdermi nei meandri delle stradine interne. Arrivo sul lago e scatto un’istantanea al palazzo dei Capitani. Riparto alla volta di Torri, le uniche volte che sono stato qui furono per prendere il traghetto e non mi sono mai addentrato sul lungolago, oggi ho scoperto che è molto carino e sovrastato da un bel castello costruito, sopra fondamenta dell’epoca romana, intorno al decimo secolo e poi ampliato e terminato dalla signoria degli Scaligeri nell’ottocento. All’interno fa bella mostra di sé un agrumeto visitabile.

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A volte i borghi da cui ci aspettiamo di meno ci sorprendono con particolarità di rilievo. Vista l’ora e l’amenità del luogo mi fermo per mangiare qualcosa, prossima destinazione punta S.Vigilio. Tutti i cicloamatori sfrecciano a fianco di punta S.Vigilio senza fermarsi, complice l’inizio dgdl21i una discesa in cui prendere velocità. Io, essendo cicloturista, decido di scendere qualche centinaio di metri lungo la strada bianca che conduce al piccolissimo porto, ho visto delle fotografie meravigliose di questo luogo, ma la giornata di oggi consentirà di fare solo scatti melanconici, che hanno comunque il loro fascino. Riparto, arrivo a Garda, ormai è metà mattina, le passeggiate sul lago iniziano a popolarsi di bambini con le loro biciclettine oltre che di pedoni, quindi bisogna moderare le velocità ed adeguarsi anche alle loro esigengdl24ze nell’attraversare i paesi. Decido di fermarmi alla fine del lungolago sotto ad un piccolo pergolato che sporge nel lago. Il cielo è ancora bigio e non si riesce a percepire la magia del golfo di Garda. Riparto ancora, mi aspettano i due lungolaghi più famosi della sponda veronese Bardolino prima e Lazise poi. Entrambi belli, grandi ed accoglienti. Ormai sogdl25no le undici passate è comparso un pallidissimo sole ed i turisti stanno invadendo le passeggiate, con molta circospezione passo senza disturbare troppo e scatto le mie fotografie. Bardolino è, indubbiamente, una località da turismo estero e lo si evince dai numerosi negozi che vendono prodotti in cuoio, vetro di Murano, ceramiche, scacchiere in alabastro; insomma un poco come la nostra Sirmione. Lazise, invecegdl28, mi è parsa più da turismo veronese, anch’essa molto graziosa soprattutto nella parte della vecchia Dogana che non ho potuto fotografare adeguatamente per mancanza di tempo. Esco dal centro e scendo verso Peschiera, oltrepasso i parchi acquatici ed arrivo innanzi al cancello d’ingresso di Gardaland. Non posso non fermarmi e scattare un selfie da far vedere ai miei bimbi questo pomeriggio, gdl29millantando di essere stato al parco giochi senza di loro. In realtà come leggo dal grande tabellone la riapertura è prevista per il 9 di aprile. Finalmente giungo a Peschiera, attraverso la foce del fiugdl31me Mincio e scatto una foto dal ponte che separa la fortezza dalle vie del centro. Proseguo finché posso sul lungolago, poi rientro sulla vecchia statale attraversando la frazione di San Benedetto. Arrivo a Lugana di Sirmione, ecco qui un’altra deviazione dal gdl dei cicloamatori, per tracciare correttamente il profilo del lago devo risalire fino all’entrata del borgo storico di Sirmione, da lì in poi la strada è preclusa, per ovvie ragioni di sgdl32pazi, anche a noi ciclisti. Foto di rito davanti all’ingresso del castello, credo una delle foto più classiche e inflazionate d’Italia e rientro sulla statale per giungere a Desenzano. Da qui il giro si snoda sulle strade conosciute e percorse più e più volte durante il periodo estivo. Mi vien quasi difficile fermarmi a scattare le fotografie dei vari lungolaghi o porti in maniera puramente didascalica, ma la cronaca di giornata non sarebbe completa e veritiera sengdl33za di esse. Per cui eccomi sul ponte del vecchio porticciolo di Desenzano ad immortalare gli ormeggi. Uscito dal territorio di Padenghe la mia strada si separa nuovamente dal gdl che normalmente taglia dritto verso Salò, io tengo la destra passando per il centro di Moniga, attraversando Gardoncino e giungendo ai piedi di Porto Dusano da cui scatto l’ennesima istantanea. In questa zona della Valtenesi è difficile rimanere più vicini di così alle acque del lago; dopo Dusano mi sposto verso la rocca di Manerba senza salirvi (la gamba ed il tempo non me lo permettono) scendo fino al lago per fotografarla anche dal basso.

Ora per cercare di compiere il tragitto più prossimo al lago devo scendere alla spiaggia di Gardiola prima ed alla baia del vento poi entrambe nel comune di San Felice.

Infine scendere a Porto Portese altra meta che mi ricorda la mia infanzia passata e delle piccole escursioni fuori porta con nonni e genitori. È ricomparso il sole anche se ancora debole, ma questo basta a dare un poco di luminosità alle mie istantanee.

Sono da poco passate le due del pomeriggio quando esco da Portese per dirigermPeriploi verso Salò ed ultimare il mio periplo. Guardo il gps del mio ciclo computer, sono ormai più di 160 i chilometri percorsi; il dislivello, con i continui saliscendi in ogni paese e soprattutto in Valtenesi, ha raggiunto comunque i 1.300m  e  sono sei le ore di pedalata effettiva; la velocità media è comunque quasi di 27km/h, non male dato i numerosi tratti in zona pedonale. Per giungere in paese devo passare davanti ad uno dei luoghi più suggestivi di Salò, il lungo filare di cipressi che costeggia il lago di fronte al grande cimitero.

Già perché, in realtà, questo giro è dedicato a loro, i miei nonni. Coloro che mi hanno accompagnato per tutta l’infanzia e l’adolescenza insegnandomi miriadi di cose divertendosi con me. Grazie Nonni!

In memoriam!

Dettagli tecnici su Strava: Cicloturisti!@LungolaghiDelGarda (dedicato a chi non c’è più)

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Monte Stino

È passata ormai una settimana dalla Maratona delle Dolomiti, mi accingo a pensare al giro per il sabato e il pensiero cade sull’uscita con Giorgio dell’anno scorso (I sette borghi di Valvestino). Nel progetto originario avremmo dovuto scalare anche il monte Stino, poi il caldo afoso, l’orario e la gamba ci fecero desistere. Anche l’anno prima fui costretto ad interrompere la scalata quando mancava poco più di un chilometro alla vetta. Quella volta fu un temporale estivo a consigliarmi di girare la bicicletta e scappar via prima che grandinasse.

Oggi 9 luglio dovrebbe essere la volta buona. Parto al sorgstino001ere del sole, alle 5.45 sono già in sella e attraversando la Valtenesi mi dirigo verso Salò da dove proseguirò lungo la gardesana occidentale. Giunto in prossimità di Maderno non posso che fermarmi ad immortalare il sole mentre gioca a nascondino con il monte Baldo. Proseguo, giungo a Gargnano, svolto a sinistra per Navazzo, sono solo le 7:15 quando entro nel borgo e decido di non fermarmi a riempire la prima borraccia già vuota. Lstino007e riempirò entrambe più avanti. Arrivato all’omonima diga inizio a scattare le prime fotografie; ne avrò decine e decine, ma non riesco a farne a meno, ogni volta credo di aver trovato un’angolazione diversa, una luce differente. Oggi è una giornata abbastanza limpida e calda (23°C e sono solo le 7:15) il lago è intensamente dipinto di verde ed io inizio ad osservare compiaciuto uno dei miei panorami preferiti. Circa al quindicesimo chilometro della strada provinciale mi fermo, sono arrivato in uno dei miei ‘luoghi della memoria’. Ora mi sovviene che non l’ho mai fotografata e così prontamente colmo queststino005a lacuna. È l’acqua del Bolà! Una delle fontanelle migliori del bresciano, forse la migliore per freschezza; gelida anche nelle più torride giornate estive. Una fontanella da ’10’ come dice Gino il papà di Francesco e Marco. L’emozione sale mentre rimembro la mia prima salita a Valvestino nell’ormai lontano 1995 proprio con papà Gino e Francesco. Fu il mio battesimo sulle grandi salite, la mia prima volta al Passo San Rocco di Capovalle, insomma un giro vero! Gino e Francesco amano dare un voto a tutte le fontane che si incontravano in bicicletta e quella del Bolà è in assoluto la migliore di tutte! Riparto, non sono passate ancora due ore dall’inizio e sono già sopraffatto dai miei meravigliosi e nostalgici ricordi. Al bivio di Molino di Bollone tra le due salite scelgo quella di destra che porta a Turano, Moerna. È la mia preferita, sia per le pendenze arcigne che ne fanno una salita impegnativa (come piace a me), sia per i paesaggi incantevoli che la circondano. Prima delle ripide rampe, sotto all’abitato di Turano, si trova un piccolo pianoro perennemente in ombra, che grazie alle insistenti piogge di questa primavera si è trasformato in un’amena palude (disturbata solo dalla voracità delle sue zanzare). Mi fermo, fotografo, mi godo quella che sicuramente sarà l’ultima frescura di giornata, ora la temperatura è scesa a 15°C; mi domando quanto freddo ci possa essere in pieno inverno in questa conca (lo scoprirò a gennaio! Valvestino tra i ghiacci!).

Riparto, spedito attraverso uno dopo l’altro i tre borghi e giungo al vecchio confine che separa la Valvestino da Capovalle. Una corta discesa ed eccomi pronto pemontestinor l’erta di Monte Stino. Poco meno di quattro chilometri con una pendenza media del 12% e punte vicino al 20%. La salita si presenta subito con un primo rettilineo costantemente sopra l’11%. Il fondo stradale lascia subito spazio al cemento e gli scoli trasversali per l’acqua piovana spezzano ritmo e gambestino026. Insomma salita di quelle vere! I primi due chilometri sono abbastanza riparati dal bosco, mentre la parte finale è completamente esposta al sole, le pendenze, comunque, non accennano ad addolcirsi se non in prossimità del rifugio omonimo. Giunto in vetta (1.400m s.l.m.) la vista si apre sulle Alpi bresciane, sulle cime del Baremone e del Dosso Alto. Sotto di me il lago d’Idro, ma l’afa estiva rende fosco lo sguardo verso il basso, il cielo sopra di me invece è di un blu intenso a metà tra il freddo cobalto ed il caldo turchese. Oggi va così, la giornata è splendida, ma l’aria non cristallina non consente una profondità di panorama; per cui, memore dell’ultima gara di fotografia con mia figlia Alice mi dedico alla botanica fotografando fiori, sono proprio un buontempone!

Riparto, ritorno a Capovalle, per evitare il traffico della gardesana decido di concludere il giro passando per il passo del Cavallino della Fobbia (1.090m). Per farlo bisogna percorre una fantastica stradina immersa nel bosco e dimenticata da tuttmadonnarioseccoi che passa sotto ad una chiesetta, il santuario della Madonna di Riosecco. Come tutti i santuari che si rispettino per raggiungerlo bisogna prima passare dall’infernale rampa di trecento metri al 16% di media con una punta del 21%. In tutto la salita che porta al Cavallino misura 3,7km con tre strappi ben oltre il 14% di pendenza, ed un paio

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Madonna di Riosecco

di tratti in leggera discesa. Arrivato al passo non mi resta che gettarmi in discesa verso Valdegagna per rientrare in Valsabbia. La strada è molto stretta e piuttosto sporca, l’asfalto non è dei migliori, non si può certo prendere troppa velocità se non si vuole rischiare di finire spiaccicati sul parabrezza di una delle poche autovetture che ivi sale. A dispetto di ciò il panorama di cui si gode durante la discesa è decisamente meritevole. Il sole è ormai alto e gli alberi del bosco riscaldati emanano i loro profumi più intensi. Io ne approfitto per respirare a pieni polmoni quest’aria salubre, tra poco sarò di nuovo in pianura in mezzo alle comodità della civiltà ed alle sue storture. Fine della discesa, Vobarno, svolta a destra e  poco dopo a sinistra per Pompegnino, evito così anche l’ultimo tratto di statale della val Sabbia. Tormini, Soprazzocco, Laghi di Sovenigo, Polpenazze, stradine secondarie meravigliose che mi conducono a casa nell’entroterra della Valtenesi, arrivato! Sono le 11:30, quasi in anticipo sulla tabella di marcia. Anche oggi soddisfatto per aver conquistato una nuova vetta!

Grazie papà Gino e Francesco senza di voi non mi sarei mai appassionato a questo sport!

Dettagli tecnici su: Navazzo-Moerna-P.so S.Rocco-M.Stino-Madonna Di Riosecco-Soprazzocco-L.di Sovenigo

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San Michele tra il gelo della val di Sur e il tepore della riviera gardesana!

Oggi è sabato 14 gennaio, ieri è nevicato un poco anche in pianura, le temperature rigide della notte hanno ghiacciato la maggior parte delle strade, per questo decido di recarmi nella mia Salò in auto per partire direttamente da lì per il mio giro. La scelta si rivela da subito indovinata, mentre percorro la statale per il lago le temperature scendono fino a -4°C. Magicamente nell’avvicinarmi a Salò iniziano a risalire e quando parcheggio l’auto siamo già sopra lo zero, precisamente 2°C. Ad un quarto alle nove aggancio il pedale e parto. Come spesso accade decido di attraversare il lungolago in bicicletta e fin da subito capisco che oggi sarà una di quelle giornate da incorniciare: cielo limpido, acqua cristallina, aria frizzante, qua e là qualche mucchietto di neve ghiacciata (raramente succede) e all’orizzonte il monte Baldo finalmente imbiancato. Uscendo dall’abitato mi dirigo verso la salita di Serniga che porta poi a San Michele di Gardone. Decido di affrontare subito la salita, sia per riscaldarmi, sia per godere, fin da subito, di questi paesaggi fiabeschi. Sì, perché il basso lago di Garda raramente si imbianca. Vedere la neve consernigatrapporsi all’acqua del lago è, di per sé, raro e suggestivo. Il ‘ Serniga’ o ‘S.Michele da Salò’ è una salita non troppo difficile, anche se richiede un minimo di allenamento per essere affrontata. In totale sono 3,6km con pendenza media del 7,5% punta massima del 12%. Si inerpica sopra la frazione di Barbarano con tornanti panoramici in cui filari di cipressi si alternano a vedute panoramiche del lago. Già sul primo tornante non resisto alla tentazione e mi fermo per immortalare questa giornata straordinaria; oggi il responso cronometrico non mi interessa; questi sono paesaggi che devono essere gustati dall’inizio alla fine.

Riparto e continuo la lunga serie di tornanti meravigliandomi ad ogni pedalata di quello che sto vedendo, io che Salò la vivo da quando sono nato non ero mai riuscito a salire il Serniga leggermente imbiancato. Procedo lentamente quasi volessi prolungare questa visuale per meglio fissarla nella mia memoria, saltuariamente mi immagino quale scenario mi si potrà presentare una volta giunto sull’altipiano all’imbocco della val di Sur; là sicuramente ci sarà neve sui prati, le correnti fredde che scendono dal monte Pizzocolo rendono la località di San Michele fresca anche d’estate. Giungo in prossimità del primo scollinamento e in un tratto d’ombra compaiono le prime lastre di neve ghiacciata, le affronto con cautela e quando arrivo al bivio per San Bartolomeo non me la sento di salire a sinistra. Se c’è neve ghiacciata qui, non è saggio proseguire su una salita che presenta pendenze al di sopra del 15%. Proseguo in direzione S.Michele e dopo la curva entro nel ‘revers’ (rovescio, i.e. lato nord) come mi diceva mio nonno Battista. La strada è completamente imbiancata e solcata dalle traccie degli pneumatici degli autoveicoli che sono già passati di là. Con un po’ di timore, io non sono un gran discesista e soprattutto non ho confidenza con tutto ciò che è scivoloso e sdrucciolevole, attraverso il rettilineo e giungo alla curva successiva, una volta completata prendo fiducia, l’aderenza delle gomme è stata buona, proseguo, ma poco dopo devo fermarmi a fotografare quei luoghi a me così noti e che oggi appaiono così strani e inusitati.

Riparto, la temperatura è già scesa a 0°C, dalla prossima curva la vista si aprirà sulla val di Sur e sulla cima del Pizzoccolo. Sono ansioso, le aspettative ormai sono alte e non saranno deluse. Panorami meravigliosi! A sinistra i monti innevati a destra il lago incendiato dal sole mattutino.

Mi fermo, scatto numerose fotografie, respiro profondamente quest’aria frizzante e cristallina, mi inebrio di gioia e vengo colto da un raptus, lascio la bici distesa a terra e decido di fotografarla così, appoggiata sulla neve.smneve12

Rinsavisco, rimonto in sella e riparto, mi attendono i tratti più impegnativi del ‘revers’, non ho il tempo di catturare immagini, sono troppo impegnato a stare in piedi, ora la strada è in discesa e non posso permettere che la bici prenda velocità! Quando finalmente entro in paese ed esco dal tratto ghiacciato la temperatura è scesa a -3°C. Sono all’imbocco della val di Sur, ovviamente, procedo sulla strada principale in direzione lago. Opto per la discesa verso Supiane, per poi risalire da Gardone. Entrambi i versanti sono quasi completamente al sole e si affacciano sul lago e penso che non ci saranno grossi problemi di ghiaccio. Infatti nonostante le pendenze che portano a Supiane siano in doppia cifra l’asfalto è quasi ovunque asciutto. Prima di entrare nel borgo, all’inizio di un lungo rettilineo che sembra un trampolino per il salto con gli sci, ho una vista spettacolare sul monte Baldo e sul lago.

Riparto, oltrepasso Supiane e mi dirigo verso il Vittoriale di Gardone, ma giunto all’incrocio, non giro a destra per risalire a s.Michele bensì svolto a sinistra per scendere fin quasi alla statale e girare a sinistra sulla vecchia strada che passandSanMichele(vecchiastrada)o dal municipio torna al Vittoriale (vedi San Michele vecchia strada). Da qui ritornerò parzialmente sui miei passi ed arriverò nuovamente in vetta a San Michele. Anche su questo versante di salita, il più dolce tra tutti (5,7km al 5,1%) i panorami sono normalmente meravigliosi, ma con l’aggiunta di questa spolverata di neve e con un cielo così terso sono incredibili. Nuovamente sono costretto a fermarmi ad immortalare questi panorami.smneve6
Riparto e completo la salita senza ulteriori fermate, ma guardandomi attorno come se vi salissi per la prima volta. Inaspettatamente in alcune curve, ancora in ombra, trovo ancora neve ghiacciata, ma sono piccole zone e non mi destano preoccupazione neanche per la successiva discesa; sì perché di affrontare il falsopiano ghiacciato per ridiscendere da Serniga (questo era il progetto iniziale) non se ne parla proprio. Giunto alla fontanella di San Michele decido di arrivare fino alla chiesa da cui si gode di una vista incredibile. Per farlo devo scendere dalla bicicletta e percorre gli ultimi metri del ciottolato innevato a piedi. Un po’ di narcisismo ed ecco anche questa fotografia è scattata.

Ora inizio la discesa, ma sul primo tornante c’è un punto che mi aveva colpito molto nel salire ed avevo deciso che mi sarei fermato a fare un paio di istantanee e cosi faccio.

Riparto, è già tardi, tra fotografie e discese ghiacciate ho perso veramente tanto tempo, ora non mi resta che scendere a Gardone Sopra, percorrere la strada alta che conduce alla frazione di Morgnaga (giusto per evitare qualche chilometro di gardesana) e ritornare a Salò, anche oggi consapevole di avere beneficiato di una giornata di grazia e certo di aver catturato con la mia fotocamera delle istantanee difficilmente ripetibili. I miei genitori, da giovani, videro la neve scendere la notte di Natale all’uscita del Duomo di Salò, io ora posso dire di avere visto neve ghiacciata in una giornata di sole ‘primaverile’ sulla riviera gardesana.

 

Dettagli tecnici: Cicloturisti@SanMichele tra il gelo della val di Sur e il tepore della riviera gardesana!

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Bocca Lovere, Roccamagno, Bocca Paolone profumi di pineta con vista lago

Giovedì 18 agosto sono le 6.02 del mattino ed io inforco la mia bicicletta. Direzione alto lago, bocca Lovere. Arrivo a Gargnano ed il sole ha iniziato da poco a riWP_20160818_07_13_39_Proschiarare da dietro il monte Baldo, chissà se riuscirà a sbucare tra le nuvole, oggi la giornata è piuttosto uggiosa. Inizia la salita, per la prima parte seguo la stessa strada che porta in Valvestino, ma prima dell’abitato di Navazzo svolto a destra verso nord e proseguo l’ascesa con pendenze decisamente più impegnative. In totale mi aspettano poco più di quindici chilometri e raggiungerò i mille metri di quota, cosa abbastanza singolare per una strada asfaltata che domina il lago. Normalmente sulla sponda bresciana superati i 500/600m le strade si spostano verso l’interno della montagna senza dar più viste sul lago. Questa fa decisamente eccezione, dagli oltre 900m dell’altipiano, si domina il lago; la vista è eccezionale ed è un vero peccato che poche persone la conoscano. Arrivato al bivio di Navazzo le pendenze si fanno serie, in circa tre chilometri, progressivamentBoccaLoveree, passo dal 7% sino al 10%, con punte del 14%. Giunto al bivio per Costa di Gargnano tengo ancora la destra in direzione Briano; ora si fa veramente dura, di fronte a me un chilometro (sono già 10,5 km dall’inizio) con una media del 14% e punte del 17%. Fortunatamente una volta lasciato il bivio di Costa è anche il momento dei paesaggi più belli. La strada è immersa in un bosco di abeti ed il profumo di resina è persistente. Respiro a pieni polmoni e gioisco, adoro la resina di pino! Passato questo muro esco dal bosco e mi ritrovo sull’altopiano; a destra il lago ed il monte Baldo a sinistra gli alpeggi. Incrocio un mandriano che sta osservando le sue mucche brucare, lo saluto e proseguo. Il posto migliore da cui osservare il lago è nei pressi di unWP_20160818_08_24_25_Proa baita poco prima di rientrare nella fitta vegetazione e riprendere a salire con pendenze severe. Oggi il meteo non è dalla mia parte e la foschia appiattisce i paesaggi, ciononostante mi fermo a scattare una fotografia. Gli ultimi due chilometri sono costellati da vecchie malghe trasformate in case di villeggiatura, sono sparpagliate qua e là, ma una in particolare, quasi in cima alla salita, mi ha WP_20160818_08_19_00_Pro (2)sempre affascinato; è completamente ricoperta di legno scuro con le bordature dei tetti e degli infissi bianchi, un bellissimo giardino con una suggestiva e tortuosa scalinata in pietra. Ormai manca poco alla bocca Lovere, ivi giunto mi fermo a mangiare una barretta, sono passate poco più di due ore da WP_20160818_08_15_30_Pro (2)quando sono partito ed inizio ad avere un po’ fame. Riparto, ma raggiunto il bivio non proseguo nella discesa, bensì svolto a destra verso Costa che sarà la mia seconda meta di giornata, la speranza è che il meteo migliori un poco e mi lasci apprezzare meglio questi paesaggi. Per arrivare a questo borgo bisogna attraversare un saliscendi per un totale di quasi 8 km. Prima una leggera discesa di 3 km, poi 1 km di salita per giungere a bocca Magno (Roccamagno),poi altri 3 km di discesa ed infine un 1 km di salita. Giunto in paese vengo attratto da via Boccapaolone, molti anni fa salii in auto da bocca Paolone per giungere al passo d’Ere e scendere a Tignale, ma la strada era sterrata e di difficile percorrenza anche in auto. Oggi vedo la via con asfalto liscio e dei BoccaPaolonebellissimi lampioni; decido di percorrerla, non mi illudo che sia così fino in cima, ma voglio vedere fino a dove si può arrivare con la bici da corsa. Scopro che si riescono a fare altri 2 km abbondanti fino a raggiungere bocca Paolone, le pendenze sono di tutto rispetto tra il 9% e il 12%. Dopo il tornante inizia lo sterrato, provo a percorrere un centinaio di metri o poco più giusto per arrivare a vedere al di là del crinale. Il terreno è veramente impossibile, credo che anche una mtb abbia qualche problema di aderenza nell’affrontarla vista la pendenza sopra il 10%, il terreno frWP_20160818_09_17_42_Proanoso e i grossi massi. Mi fermo a fare un paio di fotografie e ritorno verso Costa, finalmente il cielo si apre lasciando spazio ad un poco di azzurro. Questo mi consente di ammirare meglio questi bellissimi alpeggi mentre ritorno verso Gargnano e di scattare qualche istantanea. Una volta arrivato a Navazzo decido di scendere per unaWP_20160818_09_30_37_Pro via poco conosciuta, ma molto bella e un tantino scomoda per la bici da corsa. Subito dopo il secondo tornate, sulla destra si trova una piccola strada cementata (via Cisternino), la prendo. La pendenza è molto alta, più volte vicino al 20%, bisogna stare attenti a non far prendere velocità alla bicicletta perché la strada molto stretta e le continue curve non danno margini di errore. In compenso il traffico è pressoché nullo, il paesaggio è stupendo, sono nuovamente immerso nel bosco ed ogni tanto il lago fa capolino tra le fronde degli alberi. Mi ritrovo in un battibaleno a Zuino. A Fornico lascio la strada principale per via Corneghe, questa deviazione mi consente di arrivare direttamente sulla strada interna di Cecìna senza passare dalla gardesana. Oggi decido per la variante bassa ed a Pulciano punto subito verso Toscolano, quattro chilometri di statale e ricomincio a salire verso S.Michele. La parte migliore del giro se ne è ormai andata ed anche se il rientro finale è sempre quello; i paesaggi, l’intensità emotiva dei luoghi, lo rendono sempre piacevole ed interessante. Sono passate poco più di sei ore da quando sono partito e da poco le campane hanno suonato il mezzogiorno. Per una volta arrivo in anticipo su quanto dichiarato, spero vada in compensazione con una delle tante volte che sono arrivato in ritardo!

Dettagli tecnici del giro: https://www.strava.com/activities/680300371

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Santuario di Montecastello, Piovere, Monte Maderno e San Michele

Domenica 14 agosto, siamo rientrati dalle vacanze marine da quattro giorni durante i quali ho testato la condizione ciclistica. Ora è giunto il momento di godermi il primo giro lungo. Scartabellando nella mia mente mi sovviene che non salgo all’Eremo di San Michele dal 2004 (prima ed unica volta). Fu nel mese di novembre, la condizione quella calante di chi si accinge al riposo invernale. Partii da Brescia, ma a duecento metri dal santuario dovetti scendere dalla bici e proseguire a piedi. Allora c’erano forti motivazioni personali per arrivare fin lassù, dove mio nonno Michele andava in ritiro (link Tignalga in solitaria) e dove io avevo deciso che dovevo arrivare dopo una grande tribolazione familiare. Ora le carte in tavola sono completamente diverse: siamo in agosto, sono in splendida forma, come ultimo pignone ho il 30 invece del 27 di allora. Non mi sfiora nemmeno il pensiero di scendere daWP_20160814_07_08_00_Prolla bicicletta, non è presunzione: è consapevolezza e determinazione. Sono le sei del mattino, parto, percorro la gardesana come sono solito fare in questo periodo. Non mi stanca mai da quanto sono meravigliosi i suoi paesaggi. Passato Gargnano, finalmente, il sole sorge da dietro il monte Baldo regalando ai miei occhi una bellissima raggiera luminosa  ed iniziando a scaldare e colorare di tinte accese la sponda breWP_20160814_07_18_16_Prosciana del lago ed io non posso che catturarne le immagini con il mio telefono. Proseguo e giungo al bivio per Tignale, da qui inizia la salita: quasi sette chilometri perlopiù dolci e gradevoli. Salgo con calma, dopo 3km incontro il bivio per Piovere, già il mese scorso con Rick (link Giro dei tre laghi) ci eravamo confidati come si passi sempre davanti a questo paese, ma, né io, né lui ci siamo mai stati. Oggi è il giorno: al ritorno salirò a Piovere. Mi godo il panorama studio l’immensa abilità di chi ha scavato nTignaleella roccia questa strada ed arrivo al Belvedere di Tignale, non mi fermo, ma osservo mentre rallento il passo. Ormai sono in centro al paese, tra poche centinaia di metri inizierà il temibile muro cementato del Santuario di Monte Castello. Arrivo al bivio e svolto a destra,  inizio l’arrampicata, in totale poco più di 600m. I primi 100m vengono facili con pendenze al di sotto del 10%, ma da qui in poi è una costante impennata. DopoMurodiMontecastello 200m il primo tornate, sono già oltre il 12% di pendenza, alzo lo sguardo e vedo il terribile rettilineo: 300m che conduWP_20160814_08_41_45_Procono al cielo, sembra una rampa di lancio, sul Gps leggo anche 29%, ma non c’è bisogno di conferme elettroniche, si sente nelle gambe che fa male: senti la forza di gravità trascinarti verso il basso. Arrivo al tornante, ma la pendenza rimarrà intorno al 20% sino davanti alla chiesa. Fatto! Cinque minuti in apnea, tanto è durato! Grande soddisfazione e panorami incredibili sia sul lago di Garda, sia sul monte Baldo, sia verso l’entroterra e i monti del Tremalzo. Mi fermo il cancello di accesso al sagrato è ancora chiuso, sono da poco passate le otto e la chiesa non aprirà prima delle nove: pazienza! Tornerò un’altra volta!

Riparto ora mi attende Piovere. Arrivo al bivio e inizio a salire, poco più di un chilometro e sono sulla curva che immette nel borgo, entro e mi attende una sorpresa piacevolissima: un paesino con tutte le strade in cubetti di porfido, strette ed anguste, con volti e sottopassi ed alla fine del borgo una parrocchia (San Marco) appoggiata su una roccia a strapiombo e raggiungibile solo a piedi, in quanto l’ultimo tratto che vi conduce è a gradini! Scendo dalla bicicletta, salgo i gradini e mi porto sul sagrato chMurodiPioveree domina, con la sua splendida visuale, tutto il basso lago. Esco dal paese e sono incuriosito da quella curva che avevo abbandonato per entrare in centro. La prendo ed inizio a salire, la pendenza è notevole, nuovamente siamo sopra il 16%, qualche centinaio di metri e mi trovo esattamente sopra al borgo, vista ancor più splendida! Imbocco una strada lastricata in discesa e mi ritrovo in pieno centro in forse meno di trecento metri di strada. Che spettacolo e che bellissima sorpresa questo Piovere che ho scoperto solo dopo quarantasei anni che ci passavo davanti!

Ritorno a Gargnano e mi reimmetto sulla statale, sono le dieci del mattino ed il traffico dei vacanzieri si è fatto intenso. Fortunatamente io abbandono la gardesana dopo un paio di chilometri e mi rifugio nella parallela interna che passa per Cecìna e Gaino. Questo comporta anche di risalire fino ai quasi 300m s.l.m. di questo abitato, ma si sa: più salita c’è meglio è! Ridiscendo e sono già a Toscolano, non esco neanche sulla statale e riprendo a salire verso Monte MWP_20160814_11_21_42_Proaderno (Sanico), oggi è una bellissima giornata e mi voglio godere il ‘mio’ lago da tutte le salite! Anche questa non è lunga, circa quattro chilMonteMadernoometri, le pendenze non arrivano mai al 9% con una media del 6%, quindi molto regolare sempre esposta ad est e molto soleggiata, ma con il lago sempre ben in vista. Dopo quei duri strappi al 20% la trovo quasi riposante, sicuramente rilassante! Arrivato a Sanico che è fine della strada asfaltata mi fermo a riempire le borracce alla fontana. Dall’alto sento arrivare delle mtb ed una voce mi grida: “Arda chi ghè!” (guarda chi c’è) mi giro è Michele e dietro di lui arriva anche il Beppe. Michele è un amico, prima che uno stimato artigiano di telai in carbonio (per la cronaca io posseggo due FM bike), Beppe aveva un negozio di biciclette ed era mio cliente, ora è solo Beppe il mio amico. Scambiamo due parole loro hanno fatto il giro del monte Pizzocolo (bikers tosti!), io racconto del muro di Montecastello. Ripartiamo Beppe e Michele di nuovo su sterrato verso Bezzuglio, io su asfalto torno a Maderno. Mi aspettano i quattro chilometri più brutti, quelli che in mezzo al caos turistico mi portano fino a Gardone Riviera all’imbocco della salita di San Michele. Sì perché piuttosto che altri tre chilometri tra le auto incolonnate io ne preferisco quasi sei in salita a dolci SanMichele(vecchiastrada)tornanti con viste sull’isola del Garda, sulla Rocca di Manerba e sulla penisola di Sirmione. Contrariamente alla quasi totalità dei ciclisti che svoltando a destra per il Vittoriale prosegue per il lungo rettilineo che ivi porta, io dopo un centinaio di metri svolto a sinistra ed imbocco la vecchia strada, che passa dinnanzi al municipio per poi attraversare una corta zona pedonale e sbucare di fronte all’ingresso del Vittoriale. Molto più panoramica e con pendenze più dolci. Per me San Michele sul lago è come il San Giuseppe in città ci salgo tutte le volte che posso: per allenarmi o per godere del paesaggio o per la tranquillità. La salita non è mai difficile, la media parla chiaro 5% senza nessuno strappo, in compenso offre scenari stupendi. Arrivo in cima oltrepasso il lungo falsopiano che porta a Serniga e mi getto in discesa verso Salò. La discesa è stupenda piena di curve e tornanti con viste mozzafiato tra i cipressi. Eccomi a Salò! Un respiro profondo (sempre quando entro nella mia città natale!) arrivo alle Zette e risalgo i suoi dolci tornati: salita corta, dove si può fare velocità o guardare il golfo. Io preferisco sempre la seconda. Pochi chilometri e sono a Polpenazze. Anche oggi il meteo è stato dalla mia parte, anche oggi ho scoperto qualcosa di nuovo.

Per i dettagli tecnici del giro: Cicloturisti!@Santuario di Montecastello – Piovere – Gaino – Monte Maderno – S.Michele

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Passo S.Rocco, Passo Baremone, Passo Dosso Alto ed il resto vien da sè.

Venerdì 9 settembre, sono in viaggio verso il lago, questo sarà l’ultimo fine settimana che trascorreremo a Polpenazze per questa stagione. Ho in mente tanti giri per domani, ma un campanellino d’allarme mi ricorda che sono già passati quattro anni dall’ultima mia salita al passo Baremone, una delle mie preferite, quindi senza indugio abbandono tutti gli altri progetti ed elaboro un giro che ruoti attorno ad essa. Sabato parto ancoroccobare1r prima che sorga il sole. Alle 5.35 sono in bicicletta, prima delle sei scendo le Zette verso Salò: è ancora buio e le luci sul lungolago danno un effetto fiabesco al golfo. Come sempre percorro il lungolago e giunto a fianco di piazza del Duomo scopro, con immenso piacere, che la cattedrale è splendidamente illuminata di notte. Non resisto entro in piazza appoggio la specialissima ed inizio a scaroccobare5ttare fotografie al ‘mio’ Duomo (vedi I luoghi della memoria) e al suo campanile, che illuminato nell’omonimo vicolo, ha un fascino del tutto particolare. Riparto, esco dalla mia cittadina e percorro la Gardesana. Mi trovo nei pressi di Maderno quando un alroccobare8one rossastro inizia a rischiarare il cielo alle spalle del Monte Baldo: sta per sopraggiungere l’alba! Proseguo in direzione di Gargnano, lì inizierà la prima salita di giornata che mi porterà fino al passo San Rocco, dopo aver attraversato tutta la Valvestino. La salita è suddivisa in tre parti: i primi 7km, che portano all’abitato di Navazzo, con pendenze sempre abbastanza dolci tra il 5% e ilpassosroccodagargnano 7%; un lungo falsopiano di oltre 11km, che costeggia prima la diga e poi il lago di Valvestino, infine un ultima ascesa di 6,7km, questa volta abbastanza impegnativa, con tratti al 9% ed una media di quasi 7% di pendenza. Considerato quello che mi aspetta nel proseguo del mio giro è il caso di iniziare a salire con calma godendomi lo spettacolo del cielo, del lago e dei monti. Giungo a Navazzo, mi volto, il sole non è ancora sorto da dietro il monte Baldo, ma è proprio lì, questione di minuti, non ho tempo e procedo! In compenso vedo per la roccobare11prima volta nella mia vita le rocce del monte Pizzoccolo arrossarsi ‘di vergogna’ sotto i primi raggi di sole! Arrivo finalmente alla diga ed inizio a costeggiare il lago. Le dighe portano sempre con se qualcosa di inquietante, soprattutto quando le si osservano ancora in ombra, in compenso il lago con i suoi riflessi verde pino sa dispensare piacevoli sensazioni e lascia presagire profumi di resina silvestre. Lasciato il lago ed il ponte su cui è posta la scritta del vecchio confine con l’impero austro-ungarico inizio la terza parte della salita, il sole ormai fa capolino tra un tornante e l’altro ed io mi ritrovo a Capovalle quasi senza essermene accorto. Attraverso il borgo, arrivo al passo, mi fermo e mangio. Pronti via! Mi attende una discesa bellissima: fondo stradale quasi perfetto, carreggiata così ampia che ovunque è dipinta la linea di mezzeria, tornanti tra gli abeti e rettilinei con pendenze superiori al 10%. Se qualcuno vuole sfiorare i 100km/h in bicicletta qui ci può riuscire, io come mio solito arrivo a 68km/h e tiro i freni, per un motivo o per l’altro i 70km/h non li supero mai e tutto sommato ne sono anche un po’ contento: cicloturista prudente! Subito dopo la galleria il paesaggio si apre sull’Eridio, alcuni tornati mi portano fino all’abitato di Idro, passo oltre e proseguo per Anfo.

Qui mi fermo per riempire entrambe le borracce ormai prosciugate dalla mia sete. Ci siamo è il momento di affrontare il Baremone: una salita molto impegnativa, ma dai paesaggi meravigliosi. Sono 11,2km quelli che portano al rifugio Rosa di Baremone con una pendenza media prossima al 9%. Una salita molto costante e questo significa che per gran parte si sta in doppia cifra (in totale ben 4km sono oltre il 10%).passobaremone Insomma il passo Giau di casa nostra. Anche i panorami durante la sua ascesa non sono certo inferiori a quelli blasonati delle Dolomiti: si passa dalla vista del lago nei primi tornanti; alle malghe di fondo valle strette tra le creste sovrastanti; al fitto bosco; fino all’ampio panorama, giunti sopra i 1.000m di quota, del lago (oggi un poco offuscato) e delle creste montuose circostanti. Ovviamente, nonostante i buoni propositi di non fermarmi troppo spesso per non interrompere il ritmo, scatto numerose fotografie:

Arrivo finalmente al rifugio Rosa, soddisfatto per l’ascesa, ma, soprattutto, con gli occhi pieni di gioia per i meravigliosi paesaggi che la lentezza della salita mi ha lasciato osservare ancor più a lungo. Mangio ancora qualcosa e riparto velocemente, mi aspetta il tratto più bello e più ostico: quello che porta ai 1.704m del passo Dosso Alto. Bello perché la strada di snoda incastonata tra le rocce delle piccole dolomiti bresciane (vedi Piccole dolomiti bresciane) con la vista degli alpeggi di Vaiale, Presegno e Bisenzio. Ostico perché quel maledetto chilometro di strada, tuttora sterrato e su roccia viva, deve essere affrontato con la massima concentrazione per non scivolare e con grande speranza in quanto il taglio di tubolare o la ‘pizzicatura’ di camera d’aria sono sempre in agguato. Un vero peccato perché è proprio in questo chilometro che il panorama è migliore ed è per questo che io, noncurante, mi fermo e fotografo comunque!

Finalmente, terminato lo sterrato, restano da percorrere gli ultimi 2kmpassodossoaltodabaremone, i più impegnativi, la pendenza è costantemente intorno al 10% con punte del 15%, una vera ‘legnata’ per le gambe ancora rintronate dalla ‘centrifuga’ dello sterrato. Comunque la bellezza dell’altopiano, le malghe e la vetta del Dosso Alto distraggono dalla fatica e consentono di arrivare allo scollinamento senza sentire troppo l’affanno. Ora non mi resta che scendere al passo Maniva per fermarmi al rifugio a consumare il mio pranzo. Le undici sono passate da poco e dopo cinque ore e mezza di pedalata ho una discreta fame!

Mi siedo rilassato (anche troppo!) e mangio guardandomi intorno, senza accorgermi che il tempo passa! Quando riparto è quasi mezzogiorno! Scendo verso la val Trompia, la strada è stata riasfaltata in molti tratti ed è un piacere percorrerla, arrivo alla mia massima velocità odierna 69,1km/h (Marco vorrai mica passare i 70km/h?!?) anche qui chi volesse si può divertire e oltrepassare agevolmente gli 85km/h. Passato Bovegno è il momarmentinoviairmamento di ricominciare a salire. Mi aspettano Irma e Dosso di Marmentino, solitamente venendo dalla città si affronta Marmentino salendo dal comune di Tavernole, che si incontra prima. Invece, scendendo dal Maniva, ci si imbatte prima nel bivio di Aiale che porta ad Irma prima di giungere a Marmentino. Una salita, a torto, poco frequentata dai ciclisti in quanto, oltre a riservare dei bellissimi paesaggi, è
un ascesa di tutto rroccobare32ispetto con i suoi quasi 7km totali. Considerando poi, che dopo l’abitato di Irma, c’è una discesa di quasi un chilometro nella quale si perdono ben 70m di dislivello, si evince che le pendenze nei due tratti in salita, oltre che poco costanti, sono del tutto ragguardevoli. Nell’ultimo chilometro non si scende mai sotto il 10%! Arrivato a Dosso un lungo falsopiano attraverso le frazioni di Marmentino mi conduce al passo Termine da dove rientro in val Sabbia. Qui l’idea originale era un’altra, ma un fastidioso brontolio intestinale mi fa capire che oggi non devo esagerare. Decido di scendere al Lago di Bongi. Pensandoci bene quest’anno non sono ancora passato da Bongi e questo un poco mi sorprende in quanto è una delle mie strade preferite per le gite primaverili: non troppo impegnativa, immersa nella vroccobare35egetazione  e senza traffico veicolare. Attraverso Lavino, Noffo ed arrivo al laghetto artificiale; qui scopro che, ora, a fianco della strada, campeggia la scultura lignea di un simpatico capriolo. Giungo a Mura riempio nuovamente le borracce al lavatoio, la temperatura ormai e vicina ai 30°C e l’acqua freschissima della fontana è un toccasana. Se penso che ho passato le prime tre ore di gita quasi costantemente tra i 12°C e i 16°C mi viene un poco da sorridere. Riparto e decido di scendere direttamente ai Piani di Mura: discesa ripida, estremamente tecnica, tornati strettissimi, insomma una discesa da percorrere molto concentrati e senza prendere troppi rischi: una disattenzione qui si paga a caro prezzo! Purtroppo arrivo a Nozza di Vestone. Purtroppo perché dopo ore tra le montagne sono ritornato a fondo valle sulla trafficata ex-statale ‘Del Caffaro’, ma non la percorrerò molto a lungo: giusto quei 3km che mi consentono di arrivare a Barghe e deviare per Preseglie: salitella di poco conto in un giro come quello di oggi, 2km al 5%. Attraversato anche questo paesino scendo verso Odolo da dove parte il versante valsabbino della mitica, per noi bresciani, salita delle Coste: 4,3km al 4% di media con il cosiddetto ‘Groppo’ strappo di 500m iniziale all’8%. In realtà una salita dallo scarso roccobare36significato paesaggistico ed anche ciclistico, date le pendenze. Tuttavia è la nostra salita di casa: quella su cui si può spingere il ‘rapportone’, quella dove anche i cicloturisti come me salgono ad oltre 22km/h di media, toccando più volte i 30km/h, immaginandosi dei ciclisti professionisti. Perché anche ai cicloturisti, a volte, piace sognare di andare forte! Sono in cima, ma stavolta non devo scendere a Brescia. No, per me, dopo la discesa a Vallio, veloce e tecnica anch’essa, c’è ancora da scavallare Muscoline per giungere a Polpenazze dopo l’ennesimo lungo sabato passato in compagnia di me stesso. Saranno 172km, 3.700m di dislivello e grande soddisfazione per il giro ed i panorami visti. Anche oggi in ritardo di un’ora sul mio programma, anche oggi abusando della pazienza di chi mi sta accanto, anche oggi confidando nella loro comprensione.

Grazie…

Dettagli tecnici su Strava: P.so S.Rocco-P.so Baremone-P.so Dosso Alto-Irma-P.Termine-L.di Bongi-Preseglie-Coste

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Photogallery completa:

 

 

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Giro dei tre laghi con Rick (Garda, Ledro, Idro)

È venerdì 15 luglio io e Rick siamo al telefono per decidere il giro del giorno seguente. Alla fine ognuno concede qualcosa all’altro e si definisce il percorso sarà: Tignalga, Ponale e Valdegagna. Come un Lego Creator 3 in 1: tre giri in un solo giorno. L’indomani il ritrovo è a Salò alle 7.00 entrambi puntualissimi: io parto da Polpenazze in bici, Rick arriva in auto da Brescia. Partiamo con qualche minuto di anticipo, ovviamente, ci concediamo di percorrere tutto il lungolago prima di infilarci nella ss45bis Gardesana occidentale. Anche oggi il clima è eccezionale, aria fresca che scende da nord, vento forte e teso che agita il lago per il piacere dei velisti e rende il cielo terso e limpido, sole caldo e piacevole.

Risaliamo verso Gargnano e ci accorgiamo che il vento così forte ci rallIMG-20160717-WA0012enta alquanto nel nostro movimento verso l’alto lago, ma poco importa noi siamo cicloturisti: la giornata è tutta dedicata alla bicicletta. Prima di giungere a Gargnano deviamo per la frazione di Villa, porticciolo incredibile, passaggio obbligato, per noi. Proseguiamo verso la vecchia gardesana, ora pista ciclabile (spesso chiusa), in modo da evitare la prima lunga galleria. Nell’iniziare a prendere quota ci accorgiamo subito che oggi potremo godere di panorami mozzafiato o, come dico io, da sindrome di Stendhal! A metà ci fermiamo a fare qualche fotografia: impossibile resistere!

Rientrati sulla gardesana attraversiamo una galleria e prendiamo a sinistra la strada per Tignale, man mano che saliamo i paesaggi si fanno ancor più belli, giunti al Belvedere, sul tornante poco prima del centro di Tignale, ci fermiamo per altre istantanee e chiediamo gentilmente ad un turista di farci una fotografia.

Alla ripartenza Rick mi racconta della suo passato da surfista, di come sia stato tra i pionieri del windsurf sul Garda alla fine degli anni settanta. Oggi sul lago spira un vento meraviglioso e scorgo un po’ di compiaciuta malinconia nelle descrizioni della sua adolescenza, mentre pensa a quanto ci si potrebbe divertire là in mezzo al lago. Dopo avere attraversato la frazione di Oldesio lasciamo il lago per addentrarci nella valle del torrente San Michele, il paesaggio cambia come ho già descritto ampiamente nell’articolo sulla Tignalga (Tignalga in solitaria). Come sempre nei miei giri in compagnia il silenzio non è contemplato, la conversazione è continua e lo si nota anche dai tempi un poco più alti del solito, ma va bene così: godere di questi meravigliosi paesaggi confrontando le nostre storie passate è per entrambi motivo di grande gioia. La strada si fa più impegnativa le pendenze ora sono sempre in doppia cifra: noi rallentiamo, ma zitti certo non stiamo! Finalmente siamo saliti sull’altopiano di Tremosine, ci fermiamo per rifornirci di acqua e mangiare qualcosa e ne approfittiamo per fotografare il monte Tremalzo.

Proseguiamo verso Pregasio,  da dove si riprende la vista del lago, il panorama si fa ancor più spettacolare: di fronte a noi il monte Baldo, su di esso si distinguono chiaramente i tagli a zig zag della salita a Prada Alta (punta veleno) e noi fantastichiamo su un futuro giro che includa quella salita.

Ci dirigiamo verso la frazione di Pieve da dove si gode una meravigliosa vista a strapiombo sul lago: la terrazza del brivido. Sono le 9.30 ed un cappuccio con brioches ci sta proprio tutto, ma non prima di esserci fotografati insieme in questo luogo meraviglioso e le battute a doppio senso tra di noi si sprecano.

Dopo esserci rifocillati ripartiamo alla volta della frazione di Vesio da dove devieremo a destra verso la ripida discesa verso Limone. Qualche chilometro di salita, mai impegnativa, ma spesso panoramica e ci tuffiamo verso il lago. Poche centinaia di metri e urlo a Rick di fermarsi: ho visto un luogo dove scattare fotografie incantevoli.

Adoro la fotografia che mi ha scattato Rick mentre, di spalle, ero intento nell’immortalare il panorama; la trovo simbolica del mio modo di interpretare il ciclismo. Inforchiamo le nostre specialissime un paio di chilometri in discesa e mi fermo ancora, non senza essere apostrofato con un “Mog tu sei pericoloso, quando fai così!” in effetti non avevo dato molto preavviso della mia fermata.WP_20160716_10_06_56_Rich Giunti nuovamente sulla gardesana non possiamo che osservare il bellissimo golfo che racchiude l’abitato di Limone. Chiedo di fermarmi ancora, Rick sbuffa un po’, sostiene che sono fotografie banali da cartolina, ma io ribatto che servono per documentare la fantastica giornata che abbiamo trovato e quindi è corretto che siano didascaliche.

Iniziamo a percorrere il tratto di strada che il giorno prima aveva suscitato qualche perplessità da parte mia: le gallerie che conducono a Riva del Garda. Colpevoli sicuramente i miei ricordi di infanzia, ho sempre evitato le gallerie dalla gardesana. Debbo dire, invece, che le nuove gallerie che conducono a Riva sono tutte luminose o ben illuminate ed anche abbastanza larghe. Inoltre il traffico sostenuto fa si che gli autoveicoli spesso siano più lenti di noi e questo li rende ancor meno pericolosi. Giungiamo finalmente a Riva ed usciti dall’ultima galleria svoltiamo bruscamente a sinistra per aggredire la Ponale. La prima e unica volta che la feci fu in discesa e mi dissi: mai più! Gli ultimi due chilometri sterrati, tranne che nelle gallerie, furono piuttosto fastidiosi con le ruote che andavano dove volevano loro e il rischio di tagliare il copertone sempre presente. In realtà, devo dare atto a Rick che aveva ragione, in salita lo sterrato è decisamente più gestibile. Infatti il problema più grande si è rivelato essere l’eccessivo traffico di mtb e trekking che ci costringevano a ritmi poco consoni ai nostri rapporti da  bici da corsa. A metà dello sterrato ci fermiamo per immortalare ancora questo paesaggio, questa giornata clamorosa e questa strada letteralmente intagliata nella roccia.

Ripartiamo, non senza difficoltà visto il terreno sdrucciolevole, finalmente ritorniamo sull’asfalto con mio grande sollievo. Dopo un paio di tornanti è il momento di fare ancora un paio di scatti prima di abbandonare definitivamente la vista del lago di Garda.

Lasciamo l’antica via Ponale e ci immettiamo sulla strada che conduce al lago di Ledro, Rick ricorda come questi sei chilometri di salita, quasi sempre dritta in mezzo al verde dei prati, siano piuttosto noiosi e gli siano apparsi interminabili l’ultima volta che li percorse. Finalmente giungiamo al lago di Ledro, il secondo del nostro giro, optiamo per il lato alla nostra sinistra, la strada è più panoramica e scarsamente trafficata.

Dopo aver costeggiato il lago con i suoi innumerevoli piccoli saliscendi ci fermiamo ad un chiosco per un panino ristoratore, d’altro canto è ormai mezzogiorno e siamo decisamente stanchi di ‘fruttini’ e barrette.

Dopo questo fantastico panino con salame e formaggio di monte ripartiamo alla volta del Passo d’Ampola. In realtà, essendo noi già sull’altopiano del lago di Ledro, abbiamo da percorre una strada solo in leggera salita e, per una volta, anche con il vento a favore. Prima di scollinare guardiamo alla nostra sinistra la strada che conduce al passo Tremalzo, realizziamo che solo qualche ora prima eravamo esattamente dal lato opposto di questa montagna e questo ci fa sorridere.IMG-20160717-WA0008 Inizia la discesa verso Storo ora il vento e contro e sarà così fino alla fine. Mentre scendiamo guardiamo aprirsi davanti a noi le valli Giudicarie, giunti sulla statale del Caffaro svoltiamo a sinistra per rientrare in provincia di Brescia ed andare a costeggiare per intero il terzo lago del nostro giro: il lago d’Idro. Grazie anche all’ora di pranzo la strada è completamente libera ed arriviamo ad Idro incrociando pochissime autovetture. Durante questo tratto di strada lancio a Rick una proposta, ciclisticamente, indecente: perché non farlo diventare il giro dei quattro laghi salendo da Capovalle e scendendo lungo il lago di Valvestino? No, il giro è stato creato così, si sale a Treviso Bresciano (Cavallino Fobbia accorciato) e si scende in Valdegagna per arrivare a Vobarno come da programma. Eppoi c’è Agnoli che aspetta Rick in spiaggia a Salò, mica possiamo farla aspettare troppo? Inizia la salita per Treviso: è tosta e lo sappiamo entrambi, la conosciamo bene, le pendenze sono sempre in doppia cifra e percorrerla dopo più di 120km e con 2.000m di dislivello nelle gambe non è propriamente quella che si suol dire ‘una passeggiata’. Dopo circa tre chilometri di salita prima di abbandonare il lago d’Idro c’è un punto panoramico con una panchina dove più volte mi sono fermato a fare una fotografia al lago, ma credo di non essere mai riuscito a trovare  un cielo così limpido ed una vista così profonda verso le montagne del Brenta.

Dopo la sosta riprendiamo la salita, prima attraversiamo le due frazioni di Treviso B. e poi ci inerpichiamo sul tratto più duro: un paio di chilometri con pendenze spesso al 15%. Arriviamo al bivio e prendiamo a destra per Eno, ci fermiamo ad una gelida fontanella a rinfrescarci: ormai le ore di bici sono quasi otto ed il caldo delle due del pomeriggio comincia a farsi sentire. Corroborati iniziamo la discesa: il primo tratto molto ripido, sdrucciolevole e con qualche buca di troppo, dopo Eno decisamente meglio. Siamo a Vobarno in Valsabbia, ma, si sa, a me le statali proprio non piacciono ed allora attraversiamo il fiume Chiese, prendiamo la strada per Pompegnino , poi per Roè, scendiamo a Volciano e ci ritroviamo a Salò senza avere fatto un metro di strade trafficate. Anche Rick è soddisfatto, apprezza molto la mia ricerca di strade alternative per stare nel traffico automobilistico il meno possibile e per poter godere dei paesaggi nella più assoluta tranquillità. Ormai siamo vicini alla spiaggia della conca d’oro, anche stavolta il giro è stato entusiasmante, anzi forse qualcosa di più: la fortuna di una giornata dal meteo incredibile, il percorso lungo ed impegnativo (per me da Polpenazze saranno 164km e 3.065m disl.), le innumerevoli storie che ci siamo raccontati, i numerosi ‘colpi di Stendhal’, hanno reso questa una gita indimenticabile, densa di emozioni che ci rimarranno per sempre nell’animo. Saluto Rick, Agnoli lo sta aspettando, proseguo per le Zette, io ho ancora un piccolo dislivello da percorrere prima di arrivare, ma ho anche un’ultima fotografia da scattare quella della mia Salò in una giornata così clamorosamente spettacolare.WP_20160716_15_12_47_Rich  Grazie Rick!

Per i dettagli tecnici: @Cicloturisti: Il giro dei Tre Laghi con variazioni ovvero Tignalga – Ponale – P.so d’Ampola – Valdegagna.

 

 

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I luoghi della memoria

E’ il 7 settembre 2014, da poco ho acquistato un nuovo telefono con cui poter scattare fotografie durante le mie escursioni. Quest’anno l’estate è stata molto poco gentile meteorologicamente parlando. Sono stati più i giorni piovosi di quelli soleggiati, anche questo fine settimana non fa eccezione e le previsioni non sono positive. Mi viene, allora, l’idea di non allontanarmi troppo e di fotografare i luoghi della mia infanzia. Decido di attraversare Polpenazze e Puegnago per arrivare a Salò dalla discesa delle Zette. E’ ancora mattino presto e scelgo di percorrere in bicicletta la parte più recente del lungolago, che sarebbe riservata soltanto ai pedoni.WP_20140907_07_31_43_Pro

A quest’ora il mio passaggio non arreca disturbo ai rarissimi passanti ed io posso godere della vista del golfo dal ciglio della spiaggia. Quando ero piccolo tutta questa parte di lungolago, che collega il vecchio mulino vicino al cimitero alla “fossa”, non c’era. La passeggiata in riva al lago terminava proprio lì in piazza Vittorio Emmanuele II, quella piazza che, per tutti i salodiani, è semplicemente la “fossa”. WP_20140907_07_34_26_ProSuccessivamente, con difficoltà, il comune riuscì a far cadere i privilegi della Canottieri Salò ed a far passare il lungolago davanti al loro porticciolo, dando vita a quella che è diventata una delle più lunghe e suggestive passeggiate in riva al lago. Proseguo, oltrepasso l’imbarcadero abbandono il lago ed entro nella via che conduce di fronte al duomo e qui iniziano ad accavallarsi nella mia mente molteplici ricordi della mia infanzia. Nato qui, battezzato proprio in questa chiesa e spesso, la domenica mattina, venivo a messa proprio qui, prima del pranzo dai nonni: faraona ripiena, polenta e patate al forno.

Mentre scatto le istantanee scorgo un aliscafo solcare le acque del lago, lesto mi volto e lo immortalo in un file digitale. Il pensiero va, prontamente, a quei pomeriggi meravigliosi passati sulla minuscola spiaggia lì vicino ad aspettare che arrivassero loro, i battelli, ma soprattutto gli aliscafi che planavano sull’acqua in vicinanza dell’imbarcadero. Conoscevo tutti i loro nomi: il Trento, era lo 003 il più vecchio tra i battelli ad elica, e poi il Verona, il Brescia, il Solferino, il San Martino, il San Marco, il Mantova e gli aliscafi, la regina del Garda e gli altri. Infine c’erano loro: i due piroscafi a pale, Italia e Zanardelli, entrambi dei primi del novecento e da poco restaurati. Si vedevano molto di rado, venivano utilizzati solo per le gite turistiche di un giorno, non come mezzo di trasporto lacustre. Ricordo la mia gioia quando mi dissero che avevamo deciso di fare quella gita sul lago proprio per farmi salire sull’Italia. Rimasi una decina di minuti davanti alle pale in movimento a guardare l’acqua che saliva e scendeva. Risalgo in bici, ma percorro solo pochi metri a fianco del duomo c’è il vicolo del campanile, da cui si vede in tutta la sua altezza la torre campanaria del duomo. Lì, all’inizio del vicolo sulla sinistra, c’è una feritoia in una palazzina, fino a pochi anni fa c’era una finestra ad un metro e mezzo di altezza.WP_20140907_07_44_13_Pro Era la finestra da cui mia nonna, chiusa in castigo in camera, saltava in strada per andare a giocare sulla spiaggia di ciottoli di fronte al duomo. Mia nonna Lina, da piccola, era una vera peste e non perse mai occasione per raccontarmi tutte le sue malefatte, ed io adoravo stare ad ascoltare tutti quei racconti quasi fossero delle fiabe. D’improvviso il mio animo si intristisce, sono passati ormai dodici anni dalla loro morte (mio nonno si spense qualche mese dopo di lei, quasi avesse fretta di raggiungerla) eppure mi sembra ieri che stavo con loro a chiacchierare e la loro voce risuona ancora viva nella mia mente. Percorro il vicolo e mi ritrovo in ‘Calchera’ la via delle margherite. Giusto il tempo di scattare un’altra fotografia, di passare davanti alla panetteria ed i ricordi del tempo passato tornano alla carica. Il profumo della ‘treccina’, un dolce con un impasto simile al krapfen, senza crema ed a forma di treccia, si fa reale sul mio palato: tutti i pomeriggi delle mie vacanze estive, dopo le quattro del pomeriggio, si scendeva da casa, si passava ad acquistare la treccina e ci si fermava a mangiarla seduti sulla panchina daWP_20140907_07_46_41_Provanti al lago in attesa di vedere i battelli. Percorro tutta la via fino alla porta del Carmine e mi accingo a salire verso via San Bartolomeo, la via in cui volevo camminare tutte le volteWP_20140907_07_51_05_Pro che ritornavamo a casa dal lago. Ho sempre adorato la vista di quel piccolo palazzo che mi ricordava le costruzioni medioevali e io mi immaginavo un cavaliere che ritornava al suo castello attraversando il borgo. Infatti girato l’angolo il frontale di una vecchia costruzione è indubbiamente simile alla facciata di un piccolo castello con tanto di torretta e merletti. In realtà, ancor prima che essere un castelletto, per me, quella era la casa della ‘mumù’. Spesso quando si passava di là sentivo il verso delle mucche, sì perché al suo interno non c’era una reggia, ma una stalla con tre belle vacche da lWP_20140907_07_55_00_Proatte. Mio nonno per alcuni anni si era anche fatto dare la concessione per tenere una parte del grande orto che stava dietro il castello ed io talvolta andavo ad aiutarlo a curare le piante di pomodori e di zucchine. Come tutti i bambini somatizzavo ed alla domanda: “Cosa vuoi fare da grande?” rispondevo “Il contadino”. Poi la vita mi a portato a tutt’altre esperienze lavorative, ma questa è un’altra storia. Risalgo ancora un poco la collina, in quella zona che i salodiani chiamano ‘el guast’ perché territorio particolarmente franoso, e giungo davanti ad WP_20140907_07_58_17_Prouna palazzina del tutto normale non fosse altro che è stata l’abitazione dei miei nonni, quella dove ho passato le mie più belle vacanze infantili, quella da cui scorgevo il lago tra i tetti, quella sul cui lungo balcone perdevo la cognizione del tempo giocando con la palla o con le automobiline. Via, prima di essere schiacciato  dall’enorme macigno dei ricordi.

E’ ora di metabolizzare tutte queste emozioni nel tratto di gardesana che raggiunge Gardone Riviera, da dove parte la salita per la frazione di San Michele. Una delle salite più amate dai ciclisti bresciani che la percorrono sia in estate, sia in inverno, grazie al clima temperato del lago, alle dolci pendenze del suo percorso ed alle stupende vedute che dai suoi tornati si possono ammirare. Inoltre lungo la sua salita si costeggia anche un luogo rilevante della recente storia italiana.

Il Vittoriale degli italiani si trova proprio lungo questa salita e rappresenta una parte significativa della nostra cultura in quanto residenza del ‘Vate’ Gabriele D’Annunzio, ed ora anche suo cimitero. La sua tomba è là, svetta in mezzo ad un cerchio di tombe di marmo bianco in cui trovano riposo i suoi fedelissimi. Grande poeta, WP_20140907_08_23_10_Proeccentrico, narciso e vanitoso trasformò questa magnifica dimora lacustre nel suo mausoleo. Un sorriso fa capolino sulle mie labbra: anche il Vittoriale è un luogo della mia memoria. Il custode della villa di D’Annunzio era il cognato di mio nonno Battista. Io non lo conobbi, ma ebbi il piacere di conoscere Ada la sorella di mio nonno (sua moglie). Ero molto piccolo, l’immagine della zia è piuttosto vaga, ma il ricordo di essere entrato al Vittoriale attraverso la casa del custode, dove lei abitava ancora, è scolpito nella mia mente, come sono vivide le parole di mia madre che mi raccontava delle tante volte che girava per i vialetti del parco da adolescente quando andava a trovare la zia. Proseguo nella salita verso San Michele, oggi il tempo è grigio, le splendide vedute dai tornanti sono incupite dai bassi nuvoloni, ma non importa il mio pensiero è altrove. Scollino, attraverso il borgo, proseguo lungo il falsopiano che porta a Serniga di Salò. Qui, prima di scendere, faccio una deviazione a San Bartolomeo, l’abitato più alto del comune di Salò (450m s.l.m.), da dove si può godere della vista di tutto il golfo. San Bartolomeo è stata una mia riscoperta in tempi recenti grazie proprio alla bicicletta. Dai nonni ne sentivo talvolta parlare come un luogo lontano in cima al monte, ma non ci andavamo mai.

Tutte le volte che si saliva verso Serniga si svoltava verso San Michele per uno spiedo o per cercare funghi in val de sür. Recentemente ho iniziato ad apprezzare questo strappo, di poco più di un chilometro, con pendenze che arrivano al 18% e che porta ad un luogo solitario ed ameno. Mi fermo un attimo, godo di questo silenzio rotto solo dal fruscio della foglie esposte al vento. Lascio sedimentare tutti i miei ricordi e riparto verso la discesa che mi ricondurrà in paese. Giunto in centro non mi resta che risalire i tornanti delle Zette per ritrovarmi in Valtenesi e proseguire verso Polpenazze. Il giro è stato corto, solo 55km, con quasi 1.000m di dislivello, ma le circa tre ore che ho impiegato sono state tra le più lunghe della mia vita piene di piacevole nostalgia per un tempo passato, ma che è stato vissuto pienamente.

Grazie, ma proprio GRAZIE nonna Lina e Battista!

Tignalga in solitaria

E’ il 6 settembre 2015 finalmente, dopo averlo pensato alcuni anni or sono, riesco a realizzare il giro completo della Tignalga. Il giro di oggi è in solitaria. Le escursioni in solitudine hanno sempre un fascino tutto loro. Se poi si percorrono, per lunghi tratti, strade con traffico nullo e si incontrano i luoghi che hanno segnato gran parte della propria vita, allora è facile inebriarsi di ricordi e meraviglie.

Parto! Sono le 5.52 del mattino (o forse della notte) la luna è alta nel cielo, più in basso alla sua sinistra brilla ancora Venere; dal lato opposto dell’orizzonte, dietro il monte Baldo, si scorgono i primi chiarori dell’alba. Il cielo è terso, l’aria frizzante, anche oggi sarà una giornata eccezionale per scattare fotografie!

Fortunatamente ho deciso di indossare lo smanicato antivento perché il GPS segna 11°C e l’umidità della notte si fa ancora sentire. Percorro la Valtenesi, scendo dalle Zette e giungo sul lungolago di Salò quando incomincia ad albeggiare. Mi fermo rapito ed osservo lo spettacolo che ho dinnanzi come se non lo avessi mai visto prima; sì, proprio io, che a Salò ci sono nato, ci ho vissuto innumerevoli estati della mia infanzia e non perdo occasione per tornarci, resto attonito di fronte a questo spettacolo.

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Qui capisco che oggi sarà una giornata da pelle d’oca tanto per il freddo, quanto per le emozioni. Inforco la bicicletta e riparto percorrendo tutto il lungolago ‘e mi sovvien l’eterno, e le morte stagioni, e la presente e viva e il suon di lei. Così tra questa immensità s’annega il pensier mio: e il naufragar m’è dolce in questo mar.’ parole migliori non potrei rubare per rappresentare il mio stato d’animo. Proseguo lungo tutta la gardesana fino a Gargnano ed il mio ‘stream of consciousness’ mi catapulta rocambolescamente da un ricordo all’altro mentre oltrepasso Gardone Riviera, Maderno, Toscolano e Bogliaco. Scendo al porto per imboccare la vecchia gardesana che passa a fianco di Villa Feltrinelli, meravigliosa residenza tristemente nota a causa di Mussolini. Questo mi consentirà di evitare la prima stretta e lunga galleria. Mi fermo sul lungolago mangio qualcosa e mi godo il paesaggio.

 

Riparto percorro la tortuosa strada ora adibita a pista ciclabile, anche se temporaneamente chiusa al traffico a causa di continue piccole frane.

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La vecchia gardesana

All’uscita di una corta galleria svolto a sinistra e inizio a salire, è il momento di cominciare a fare un po’ di fatica mi aspettano quasi sette chilometri di salita prima di giungere nella frazione di Gardola, centro di Tignale; le pendenze sono sempre abbastanza dolci attorno al 6%, senza mai strappare. Nella prima frazione che incontro, Oldesio, trovo l’insegna di un hotel: Zanzanù. Il flusso di coscienza torna prepotentemente ad imperversare nella mia mente:” Fa l’braö! Se no ciame el zanzanù!” mi dicevano i miei nonni materni, perché zanzanù, per noi bambini, era un personaggio inquietante al pari del lupo cattivo con cui nessuno avrebbe voluto avere a che fare. In realtà è il nome di un bandito che visse a cavallo del 1600 a Gargnano e che si rifugiò sui monti dai quali scendeva per compiere efferate scorribande. Arrivato nel centro di Tignale (550m s.l.m.) lascio la vista del lago e proseguo nell’entroterra verso la valle del torrente San Michele. Prima di uscire dal paese incontro il bivio per il santuario di Montecastello, una splendida chiesa e monastero arroccati sulle rocce a strapiombo sul lago con una vista mozzafiato. Nuovamente il flusso di coscienza bussa: stavolta è mio nonno paterno che in quel santuario, a me adolescente, diede la comunione più di trent’anni fa. Ancora oggi il ricordo è vivido e limpido nella mia mente: “Mio nonno! che mi dà la comunione!” pensai allora. Proseguo, inizio la discesa che mi porta ad oltrepassare il torrente San Michele, ora ci sono 6°C, ma non so se ho i brividi per il freddo o per i ricordi! Si risale, dopo il ponticello sul torrente ci sono quasi tre chilometri per arrivare a Vesio di Tremosine, il primo chilometro e mezzo è il più arcigno con una media del 10% e punte del 15%: fatto a 6°C dopo dieci minuti che non pedalo è una ‘legnata’ per i miei quadricipiti. Il paesaggio è surreale: da quando ho preso la ciclabile a Gargnano ho incrociato quattro o cinque automobili, da Tignale fino a Tremosine nessuno! E qui, in fondo alla valle, l’umidità della notte si sta alzando tutt’attorno come fosse nebbia , sembra autunno inoltrato! Ho troppo freddo non riesco a fermarmi per fare una fotografia! Arrivo a Vesio, sono quasi le nove del mattino, il sole è ormai alto ed inizia a scaldare, ma il vento che viene da nord, è teso e gelido.

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La vecchia gardesana

Mi fermo, mangio qualcosa, indosso anche la mantellina a maniche lunghe, ora mi attende la parte più paesaggistica di tutto il giro: la discesa, attraverso la strada della forra, che porta sino in riva al lago poco distante dalla frazione di Campione. Una strada che è riconosciuta come una delle più belle al mondo e che è stata teatro nel 2008 di un episodio della saga cinematografica di James Bond agente 007 ” Quantum of solace”. La strada è meravigliosa ed indescrivibile, il meteo perfetto ed è per questo che lascio parlare le fotografie che ho scattato lungo il suo aggrovigliato percorso.

A metà discesa mi fermo in una galleria con finestra naturale sul lago, mi siedo sul parapetto e mangio qualcosa contemplando il lago. Giunto, infine, sulla gardesana vengo accolto da un vento teso e gelido che fa la gioia dei tantissimi appassionati di kite-surf, i quali solcano il lago al largo di Campione. Scatto un paio di fotografie, tolgo la mantellina e risalgo verso la forra: d’altro canto una tra le strade più belle del mondo merita di essere percorsa sia in discesa, sia in salita.

Ritorno sull’altopiano di Tremosine la salita, circa sei chilometri, non è mai eccessivamente impegnativa, al bivio mi dirigo verso la frazione Pieve dalla cui terrazza del brivido sembra di potersi tuffare direttamente nel lago da un altezza di quasi 400m (s.l.m.). Avevo scattato una fotografia sulla riva del lago guardando verso la terrazza ed ora ne scatto una dall’alto verso il lago. Sono circa le dieci e trenta e decido di mettere un’altra barretta sotto i denti, mentre scaldo le mie ossa, ancora infreddolite.

Proseguo il giro dei borghi dell’altopiano di Tremosine. Mi dirigo verso Pregasio, da cui abbandonerò nuovamente la vista del lago, e Sermerio da cui ho una suggestiva vista del gruppo montuoso del Tremalzo.

Qui si conclude il quadrilatero dei borghi di Tremosine, io ritorno sulla Tignalga e ridiscendo verso il torrente San Michele, mi aspetta in salita la precedente discesa da Tignale. I colori sono cambiati rispetto a  questa mattina, anche le temperature sono decisamente meno rigide anche se ancora fresche. Ritorno a Tignale e all’inizio della discesa mi fermo al Belvedere, all’andata era ancora troppo presto per fare fotografie, ora invece il sole alto e il vento impetuoso danno delle colorazioni intense a tutto il lago.

Proseguo nella discesa e ritorno sulla vecchia gardesana fermandomi a godere di questo paesaggio, di qui a poco sarò nuovamente a Gargnano, nella civiltà e nel traffico automobilistico. Ormai sono le undici e mezza ed è domenica: i tanti turisti, che ancora soggiornano sul lago, sono in movimento e ravvivano i comuni della riviera.

Vorrei fermarmi qui, per contemplare ancora queste meraviglie e posticipare il momento del rientro, ma ci sono tre persone a casa che mi aspettano per pranzo. E’ altrettanto bello, dopo questa regressione all’infanzia, ritornare al presente e poter condividere tutto ciò con la mia famiglia. Adesso è il momento di ‘menare’: niente più soste, la strada è la stessa dell’andata, il traffico piuttosto intenso a volte mi rallenta, ma io testa bassa e pedalare: trenta, trentacinque, quaranta a volte quarantacinque all’ora, questi sono i numeri del contachilometri e sono già a Salò. Ci sono le Zette da salire e poi ancora Puegnago prima di arrivare, bisogna spingere, ma la gamba gira ancora bene e per mezzogiorno e mezzo sono a casa, una doccia e sono pronto per mangiare. Questa volta sono stato bravo e non mi hanno dovuto aspettare per iniziare il pranzo.

Grazie Marina, Alice e Matteo per concedermi questi spazi in solitudine, ma in realtà voi siete sempre con me!

Per i dettagli tecnici del percorso: La Tignalga (fronte e retro)