GRAVALTENESI 2022

Sono quasi le 7.00 del mattino quando scarico la bicicletta dall’auto in quel di Moniga del Garda sede di partenza della Gravaltenesi 2022 evento ghiaioso nella bellissima zona collinare del basso lago. Come arrivo al castello, luogo delle registrazioni, incontro Paolo con un suo amico. Il tempo di ritirare i due gettoni per spiedo e birra che avevo precedentemente prenotato, ed incontro Alberto di Novamotor che è salito da Verola con tutta la sua combriccola. Poco dopo una piacevolissima sorpresa, vedo Matteo il veronese conosciuto ormai tre anni fa alla “Coppa Asteria” di Bergamo ed amico del celebre Matteo Grioni, da allora ci seguiamo sui social per guardare le splendide tracce di entrambi. Due parole con lui e mi passa a fianco Walter, uno dei Maiali Volanti (gli organizzatori), è in libera uscita e farà il percorso lungo. Pavolino (Paolo) scalpita, si parte. Usciamo dal castello e ci dirigiamo al porto di Moniga, l’asfalto è bagnato e cosparso di pozze. Il cielo bigio non invoglia a pedalare, l’umidità altissima e la temperatura autunnale (14°C) neanche, poi si sa queste non sono le mie condizioni meteo preferite. Passato il porto risaliamo verso il paese, lascio andare tutti, salgo con il mio passo, anzi a dirla tutta pure a metà del mio passo. Non ho voglia di sudare ed inzupparmi subito, procedo in modalità “bradipo” guardandomi attorno come un turista. Attraverso la statale e mi infilo nel primo sterrato tra vigne e ulivi in direzione Padenghe.

All’inizio dell’abitato svolto a destra e salgo verso la parte alta del paese, stradine note che conducono al castello di Padenghe splendidamente posizionato con fantastica vista sul lago, immancabile l’autoscatto e la foto panoramica anche se la vista oggi non è delle migliori.

Riparto, scendo verso l’abbazia di Maguzzano mediante stradelle e sterrate, anche questa sarebbe in un luogo dalla vista spettacolare. In qualche modo lo è anche oggi con l’effetto delle basse nubi sbiancate che coprono il monte Baldo a far da contrasto al giallo dei campi di grano ed al verde scuro degli alberi.

Salgo dolcemente verso l’ospedale di Desenzano, lo passo, e proseguo verso i Barcuzzi di Lonato. Qui la strada è bianca compatta come le sterrate toscane, anche il paesaggio è simile e le ricorda. Valico il crinale della Valtenesi, buona parte della traccia è costruita proprio a cavallo del crinale che unisce Lonato a Salò, consentendo di godere di paesaggi incantevoli da ambo i lati. Entro da nord nell’abitato di Lonato, in pieno centro una svolta a sinistra mi invita al rapporto più agile per aggredire la breve, ma arcigna salita per il castello (un centinaio di metri oltre il 20% di pendenza). Terzo castello di giornata e sosta fotografica d’obbligo prima della camminata sulle scale per la discesa.

Sono nella parte più agricola del giro, mi circondano i campi di grano di Bettola e Sedena. Toccata l’estremità sud della traccia inverto la rotta e ritorno verso nord accompagnato ancora da nuvole basse e talvolta minacciose. L’andatura è ancora turistica in attesa di chissà che cosa.

Sono passati i primi trenta chilometri, ogni tanto da dietro sopraggiunge qualcuno, mi saluta e prosegue, ma tra Bettole e Sedena quel qualcuno mi riconosce: “Ciao! ti ricordi?” Ribatto io: “Certo al B3L gravel ride un mesetto fa, ma ricordami meglio a che punto del percorso?” Inizio ad incontrare troppe persone con cui “ciacolo” durante le pedalate e non sempre ricollego tutto al punto giusto. È Michele, era alla partenza con noi poi svoltò per il corto e si prese una lavata salendo a San Vito e Muratello. Insieme a lui Mauro, pedala una bici da bikepacking con manubrio tipo Cinelli DoubleTrouble, guarnitura da mtb e forcella dritta rigida, insomma un trattore per andare ovunque anche carichi di macigni. Ovviamente parte il chiacchericcio ed insieme ci infiliamo nei boschetti che conducono al magnifico castello di Drugolo (di cui pubblico una foto del giro Colli Storici (colline moreniche del Garda #fakeTuscany)

Attraversiamo la provinciale e dirigiamo verso il golf Arzaga per rientrare sul crinale all’altezza del confine tra Soiano d/L e Carzago d/R. Rientriamo nel bosco su splendida carrabile sterrata che dolcemente ci fa planare nel centro di quest’ultimo borgo. Risalendo verso nord, altri sterrati campestri ci consentono di ammirare, sulla nostra sinistra, le grandi voragini delle cave di marmo di Botticino, territorio proprio del giro dove io e Michele ci siamo visti per la prima volta. Intersechiamo la provinciale Muscoline-Polpenazze e dirigiamo verso la piana del lago Lucone. A costo di divenire un logorroico Cicerone spiego ai miei compagni l’importanza di questo luogo che recentemente è stato inserito dall’Unesco nel patrimonio dell’umanità. Da alcuni anni in questa piana, anticamente lacustre, sono ripresi i lavori archeologi dopo il ritrovamento di nuovi resti delle prime civiltà preistoriche della zona risalenti a oltre 4.000 anni fa. Ora che anche l’Unesco ha riconosciuto l’importanza di questo luogo si sono resi disponibili i fondi per poter analizzare e scoprire nuovi reperti nella zona. Noi proseguiamo, riattraversiamo la provinciale di prima, ora siamo dal lato del crinale che guarda sul lago. È il momento del “fake Tuscany” più completo! Risaliamo tramite ripida strada bianca sul dolce crinale di Polpenazze, qui i cipressi “in duplice filar” racchiudono la carrabile “alti e schietti” manco fossimo a Bolgheri. Sosta fotografica verso il lago e video della Toscana nostrana.

A fine discesa rientriamo su Castelletto di Polpenazze, Michele è alle prime uscite ghiaiose e non si capacità di come si possa scendere su sassi grossi con queste gomme senza andare a passo d’uomo. Mi riporta indietro di tre anni, quando da stradista puro, ho iniziato a percorrere strade sterrate: ero esattamente come lui! Oggi scendevo a 20-25km/h, mentre Mauro con la sua esperienza ha toccato sicuramente i 40km/h. Non so se riuscirò mai ad avere la sua confidenza sul tecnico, ma vedendo Michele mi sono ricordato dei miei progressi, per cui forza Miki se ci sono riuscito io ci possono arrivare tutti. Ora la traccia prevede di girondolare fino a Soiano per rientrare su Polpenazze e fermarci al primo ristoro/degustazione, il frantoio Morani. Bruschette di pane con olio genuino del Garda! A servirle è il titolare stesso, ironizzo con lui:” Certo che è proprio buono come quello che ho a casa!” Mi guarda tra lo stupito e l’incredulo. Gli spiego che sono amico del Beppe Cerzani (che porta le sue olive a questo frantoio) e che da anni acquisto l’olio da lui, di conseguenza uso olio del frantoio Morani. Compare un sorriso sul suo viso e la risposta è inequivocabile: “Ah pota, alura l’è propes el me!” Ripartiamo e risaliamo sul crinale in località Basia al confine tra Polpenazze e Puegnago, un altro bel zig zag tra vigneti ed uliveti e tramite la ciclabile alta Lonato-Salò giungiamo alla strada dei laghetti di Sovenigo. Immancabile la fotografia dall’alto.

Scavalchiamo il crinale ed entriamo nel comune di Gavardo, località San Quirico prima e Soprazzocco poi, sempre a farci compagni tratti sterrati e asfaltati senza traffico. Siamo nel punto più alto del percorso 350m slm, qui inizia la prima delle due discese dichiarate “Warning!” dagli organizzatori. Michele è un po’ preoccupato, Mauro scende “a cannone”, sterrato abbastanza brutto, molto mosso, con sassi grossi sparsi. Io scendo senza troppi problemi ringraziando i miei 650bx48, Michele giunto in fondo ci guarda perplesso: ” Ma come c… fate?” La risposta di Mauro è da manuale di tecnica di guida: “Tu guardi davanti la ruota anteriore per evitare l’ostacolo e la bici continua a girare a destra e sinistra, invece devi guardare avanti 20/30m è lì che devi vedere se c’è l’ostacolo, LA BICI VA DOVE STAI GUARDANDO!” Ripartiamo, siamo nuovamente sulla ciclabile nel tratto di discesa più ripido (15%). Michele si stupisce che si possa definire questa una ciclabile per famiglie. Io ironizzo: “Sì a senso unico Lonato->Salò poi si torna in pullman.” Oltrepassiamo Villa di Salò, percorriamo i celebri curvoni delle Zette e ci ritroviamo alla fine del lungolago della mia città natale.

È già tempo di salire ancora, stavolta lo strappo di Cisano è sull’asfalto, la tipica rasoiata da stradista, meno di un chilometro con pendenza massima di 16%. Siamo in centro alla frazione, una voce che grida mi suona famigliare, è quella di Gigi, mio cliente e proprietario del negozio Evento Bici di Moniga, proprio dove ho parcheggiato io. È qui per dare assistenza a due turiste a cui ha noleggiato le bici elettriche, che clienti premurosi e professionali che servo. Proseguiamo utilizzando le ciclabili di San Felice che ci conducono al punto panoramico sopra alla celebre Baia del Vento, fermata video-fotografica e tutti mangiamo qualcosa.

Ripartiamo, oltrepassiamo la baia e scendiamo al porto di San Felice, l’unica fortuna di questo tempo balordo è che i vacanzieri giornalieri se ne sono stati a casa ed anche questa che avrebbe dovuto essere una parte di traccia trafficata non lo è. Le foto didascaliche ne sono testimonianza.

Ora la traccia prevede una ripida salita al paese e la sosta al birrificio artigianale Felice di San Felice d/B (si dice Benàco con l’accento sulla à). Degusto un’ottima birra chiara aromatizzata al limone, incontro nuovamente Walter dei Maiali Volanti ed anche Simone, amico di Alex Copeta, conosciuto un mesetto fa all’evento gravel B3L, sta già ripartendo, ma anche lui ha lo spiedo prenotato e ci promettiamo di ribeccarci al ristoro finale. Filtrata la birra ripartiamo, ci aspetta ancora un poco di salita per ritornare vicino al crinale. Attraversiamo la statale in località Raffa e ritorniamo verso Puegnago tramite via Montanari, XXV aprile, Pauletta, tutte asfaltate, ma disperse negli uliveti e nei vignetti. Siamo nuovamente a pochi passi dai laghetti di Sovenigo, ma la traccia non si incrocia mai, scongiurando il rischio di accidentali salti di percorso. Tracciare così bene ha richiesto certamente una grande conoscenza dei luoghi, veramente complimenti ai Maiali Volanti. Breve sosta panoramica dall’alto di Puegnago sul basso lago e ci dirigiamo verso via degli ulivi, una delle mie preferite nei rientri dai giri estivi, che collega Mura di Puegnago a Picedo di Polpenazze.

In questo perenne toboga, passato Picedo, risaliamo nella piazza principale di Polpenazze da dove scattiamo ovviamente una foto ricordo. Mauro affamato si gusta una delle mie barrette ai mirtilli ed alla fontana rabbocchiamo tutti le borracce. La stanchezza inizia a farsi sentire, siamo vicini al centesimo chilometro ed il dislivello si avvicina già ai 1.500m. Io conosco i luoghi, ma i miei compagni sicuramente conoscendo molto meno il territorio stanno pagando questi continui saliscendi interminabili.

Partiamo, direzione Rocca di Manerba, sì ma passando prima da Soiano. Alla fine della discesa attraversiamo la statale Salò-Desenzano proprio alla rotonda di Burger King, sono le 13.30, la fame è tanta e l’odore di carne grigliata e patatine fritte fa venire l’acquolina in bocca a tutti e tre. Dirigiamo verso il centro di Manerba attraverso una splendida strada bianca, il prototipo della vera strada bianca, terreno compatto, quasi liscio, pochissima ghiaia fine bianchissima sopra, oltrepassato Solarolo (centro) scendiamo verso l’unico guado su strada asfaltata in centro urbano che io conosco, quello di Balbiana.

Michele ci confida di essere “bollito”, gli offro una fialetta di glucosio e fruttosio liquidi. All’inizio è titubante, poi anche Mauro gli dice che zuccheri liquidi possono aiutarlo a riprendersi in maniera rapida per l’ultima mezz’oretta del giro. In effetti, dopo la deviazione tra i campeggi di Manerba, nella successiva salita a Montinelle appare completamente ripreso. Ovviamente parte il trip: “Chissà cosa c’era nella fialetta.” – “Ne voglio una anch’io.” – “Beh, se è roba buona passaci il numero dello spacciatore.” Intanto siamo nella campagna sotto la Rocca pronti per affrontare il secondo temuto tratto Warning! ovvero “il sentiero dei Carpini” che si snoda nel sottobosco che conduce a Punta Sasso, la famosa falesia a picco sul lago. Inizia il single-track e Mauro scappa avanti, io mi fermo ad un bivio per guardare meglio la traccia e devo fare un paio di gradoni a piedi, arriva la discesa tecnica, direi da MTB, stretta, rocciosa, argillosa ed abbastanza in piedi.

Quando sto per puntarla sbuca una famigliola tedesca che risale con una bimba di un paio di anni. Sgancio e scendo a piedi, sbagliare, cadere e farsi male è un conto, ma rischiare di far male ad altri credo proprio non sia il caso. Arriva anche Michele, gruppo compatto, i miei soci sperano che sia finita, purtroppo li devo deludere. Dobbiamo ancora scendere a Porto Dusano ed ammirare gli splendidi yacht lì ormeggiati. “È ma se scendiamo poi ci sarà da risalire no?!?” Confermo, rincarando che sarà nuovamente una salita breve, ma con pendenza in doppia cifra. Obbligatoria a questo punto la sosta fotografica agli yacht.

Risaliamo verso Gardoncino, altra frazione del comune sparso di Manerba, e dirigiamo definitivamente verso la piazza di Moniga ed il meritatissimo spiedo. Ancora un paio di strade bianche in questi ultimi due chilometri ed arriviamo felici ed affamati. Per gli amanti dei numeri sono 113km e 1.700m di dislivello su tutti e tre i nostri GPS. Io mi dirigo subito verso l’agognato spiedo. Vedo Simone seduto alle tavolate che sta per finire il suo. Appoggio il mio piatto di fronte a lui e vado a prendere la birra. Il giro gli è piaciuto tantissimo, parliamo qualche minuto, ma se ne deve andare così ci salutiamo. Arrivano Michele e Mauro che, non avendo prenotato lo spiedo, si sono presi una pizza ed un bel panino. Ci scambiamo i nostri contatti social e chiacchieriamo ancora un po’ della splendida giornata trascorsa, non certo per il meteo quanto per la compagnia. Ritrovo anche Walter che sta mangiando due panche più in là e gli rinnovo i complimenti per l’evento. Incontro il Fede (il mec di Manuel bike) che si sta godendo lo spiedo con la crew delle “Fiamme Alte”. Insomma, una bella giornata di festa in mezzo a tanti amici nuovi e vecchi. Ora è il momento di tornare a casa, saluto Miki e Mauro e riprendo la bici. Non posso certo partire senza fermarmi da uno degli espositori del villaggio d’arrivo e cioè l’artefice del mio telaio nonché mio grande amico Michele Favaloro (FM-Bike). Michele mi saluta, prende la bici, la solleva, la guarda: “Che mezzo! È venuta proprio bene!” Per la serie “Chi si loda si imbroda”, però ha proprio ragione mi ha creato un telaio tuttofare proprio come lo volevo. Stavolta parto davvero, direzione Brescia!

Grazie di tutto Maiali Volanti!

Dettagli tecnici su STRAVA

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2 pensieri riguardo “GRAVALTENESI 2022

  1. Scusa, conosco gran poco queste iniziative… Ma se non ho capito male tutto questo su e giù, dentro e fuori era segnalato? Non serviva seguire una traccia GPS, c’erano le INDICAZIONI sul percorso?
    Comunque ho già capito che devo andarmi a vedere il panorama dal castello di Padenghe 😉

    Piace a 1 persona

    1. Le indicazioni erano solo per i punti e gli incroci pericolosi, per il resto si segue la traccia gpx sul navigatore. Vista dal castello di Padenghe e strada bianca con cipressi a Polpenazze fortemente consigliate😉

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