Valvestino tra i ghiacci!

Oggi, sabato 21 gennaio, parto con l’auto in direzione lago per un altro giro in bicicletta. L’idea è di quelle che fanno venire i brividi, in tutti i sensi. Questa volta parcheggio a Bogliaco, voglio accorciare il più possibile il tratto in pianura perché la salita e la discesa lungo la Valvestino saranno lunghe. Sì, quello che è uno dei miei giri estivi prenavazzoferiti oggi lo voglio affrontare, anche se in versione ridotta, in pieno inverno (vedi I sette borghi di Valvestino). Alle 8.30 aggancio il pedale e parto, la
temperatura sul lago è di 3°C, inizio a salire verso Navazzo salita regolare senza grosse difficoltà, ma di una discreta lunghezza 7,2km al 5,7%, intanto mi guardo attorno e godo della vista del mio lago anche oggi baciato da una splendida giornata di sole. Giunto a Navazzo la temperatura è scesa a 0°C, adesso inizia il divertimento, abbandonato il lago entro nella valle che porta alla diga di Valvestino, da qui in poi il sole sarà un ricordo lungo tutto il falsopiano. Le temperature iniziano a scendere sotto lo zero, in meno di due chilometri sono già a -4°C, alla diga il gps segna -6°C e non cambierà lungo tutto il lago. Subito dopo la diga ecco che si apre il sipario su quello che speravo trovare dopo queste settimane gelide; stalattiti di ghiaccio, innumerevoli stalattiti, altissime stalattiti, imponenti stalattiti, colonne d’organo di ghiaccio.

Il paesaggio è fiabesco, l’aria pungente, il silenzio glaciale, rotto sporadicamente dal motore di un’automobile in transito. Quasi mi perdo in questa sensazione di pace, ma il freddo alle mani mi riporta alla dura realtà. Ho commesso un madornale errore nel compiere l’intera salita con i guantoni, ora sono inumiditi dal sudore che a -6°C si sta ghiacciando anche all’interno, sento mignolo e anulare della mono destra bruciare. Decido di proseguire, senza fermarmi, fino al Molino di Bollone, là so di trovare il sole; rimando tutte le fotografie che vorrei scattare al mio ritorno. Come supponevo trovo il sole poco dopo l’ultimo ponte, mi fermo a Molino tolgo i guanti e ne approfitto per una breve camminata in cerca di fotografie memorabili. Le mani sotto i raggi del sole si scaldano, io indosso i sottoguanti in seta che avevo custodito asciutti nelle tasche sperando di poter arrivare fino in cima con quelli.

Riparto, ma non appena ritorno all’ombra, sulla strada che porta a Turano e Moerna, i guanti iniziano a raffreddarsi rapidamente; proseguo, entro nella parte più fredda della valle quella dove, anche nelle giornate più afose estive, si trova frescura.valveghiaccio24 In pratica la mia #omarzone (vedi Omar Di Felice). Sono costretto a fermarmi ad immortalare quel paesaggio che, d’estate, è una rigogliosa palude a bordo del rio ed ora un silente stagno gelato. Le dita della mano destra ardono dal freddo, io riparto sperando di ritrovare il sole almeno al bivio tra Magasa e Turano, scoprirò poi, analizzando i dati, che quello è stato il punto più freddo -9°C. Non ho mai pedalato a questa temperatura! Passo a fianco del vecchio ponticello a schiena d’asino, in vista di Turano, ma non posso fermarmi per un’altra fotografia, serberò nella mia mente quest’immagine. Finalmente il bivio e con lui vedo comparire la luce del sole sulla prima rampa della salita per Armo, opto per questa breve deviazione che mivalveghiaccio23 consentirà un’istantanea su Turano, ma, soprattutto, di esporre le mie mani all’irraggiamento solare. Come uno ‘stream of consciousness’ joyciano mi martella nella mente la frase del Daitarn III: “Ed ora con l’aiuto del sole vincerò! Attacco solare! Energia!” correva l’anno 1980, ricordi di gioventù.  Dopo quasi dieci minuti, durante i quali mangio anche un fruttino, la temperatura delle mani è rientrata nella norma. Riparto, ma a mani nude, ora mi aspetta l’erta impegnativa di Persone-Moerna,moernadabivioarmo i primi 3km con pendenze sempre in doppia cifra, quindi velocità ridotta e riscaldamento dovuto alla fatica dovrebbero mantenere il freddo lontano dalle mie mani molto meglio dei guanti. Così avviene, mi fermo sotto all’abitato di Persone per immortalarlo con il mio telefono, oltrepasso il borgo e spedito mi dirigo verso la frazione di Moerna, ora le pendenze sono più dolci, la velocità aumenta sensibilmente, ma, complice il sole in fronte, le mani non si raffreddano quasi per nulla. valveghiaccio1Ormai sono vicino ai 1.000m (s.l.m.) e lo sguardo si apre sul panorama circostante. Che giornata meravigliosa! Attraverso il paese, la temperatura ora è vicina allo zero ed allo scollinamento decido di fermarmi per indossare guanti e sotto-guanti che avevo infilato nelle tasche posteriori lasciando le dita all’esterno per farle asciugare al sole.

 

Operazione riuscita! Ora l’indosso e sono caldi ed asciutti. Da qui in poi la strada, per me, sarà tutta in discesa attraversando prima Capovalle e poi rientrando sulla via dell’andata a Molino di Bollone. Sono ormai le 11.00 di mattina, sono (come spesso) colpevolmente in ritardo sulla tabella di marcia. Scrivo, imvalveghiaccio8manentemente, un messaggio a Marina: “Tutto a posto sono ora a Moerna, per le 12.30 sarò all’auto. Ti chiamo poi” e riparto. Dall’alto del vecchio confine con l’impero austro-ungarico fotografo l’abitato di Capovalle. La discesa è pulita, cioè non c’è ghiaccio, ma solo sabbia e sale, quindi grandi velocità non si possono comunque fare! Fortunatamente la strada è quasi completamente al sole, il che rende la sensazione di freddo della discesa molto blanda. Solo l’ultimo chilometro prima del bivio è nuovamente in ombra, in quanto incastonato nel fondo valle, qui l’ultimo assaggio di freddo di giornata. La strada che costeggia il lago di Valvestino è ora completamente al sole ed io posso scattare quelle foto che mi ero ripromesso al primo passaggio, la galleria ricoperta di ghiaccio, le colonne d’organo e gli scorci dalle colorazioni uniche sul lago.

Oltrepasso la diga, già pregusto il tepore dell’aria mitigata dal Benaco, ormai è quasi mezzogiorno ed il sole sta scaldando la riviera da quattro ore. Prima ancora di Navazzo inizio a percepire il cambio dell’aria; fresca sì, ma non più pungente. Dopo i primi tornanti, oltre alla vista stupenda del mio lago, il tepore ed il riverbero delle sue acque mi riscaldano. Il gps segna 5°C, ma la sensazione è quella di essere almeno a 10°C! Scendo veloce, ora la strada è pulita e si può stare tranquillamente intorno ai 50km/h senza rischiare nulla. Giusto un paio di fermate per fotografare il basso lago con il suo caldo riflesso del sole e l’abitato di Gargnano con il monte Baldo sul lato veronese del lago.

Sono le 12.30 arrivo all’automobile felice come poche volte. Per me, che mal tollero il freddo, l’essere riuscito a percorrere la Valvestino a -9°C è motivo di grande soddisfazione, anche perché questo mi ha consentito di vivere situazioni glacialmente meravigliose.

 

Dettagli tecnici: Cicloturisti!@Valvestino nel ghiaccio.

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