Monte Stino

È passata ormai una settimana dalla Maratona delle Dolomiti, mi accingo a pensare al giro per il sabato e il pensiero cade sull’uscita con Giorgio dell’anno scorso (I sette borghi di Valvestino). Nel progetto originario avremmo dovuto scalare anche il monte Stino, poi il caldo afoso, l’orario e la gamba ci fecero desistere. Anche l’anno prima fui costretto ad interrompere la scalata quando mancava poco più di un chilometro alla vetta. Quella volta fu un temporale estivo a consigliarmi di girare la bicicletta e scappar via prima che grandinasse.

Oggi 9 luglio dovrebbe essere la volta buona. Parto al sorgstino001ere del sole, alle 5.45 sono già in sella e attraversando la Valtenesi mi dirigo verso Salò da dove proseguirò lungo la gardesana occidentale. Giunto in prossimità di Maderno non posso che fermarmi ad immortalare il sole mentre gioca a nascondino con il monte Baldo. Proseguo, giungo a Gargnano, svolto a sinistra per Navazzo, sono solo le 7:15 quando entro nel borgo e decido di non fermarmi a riempire la prima borraccia già vuota. Lstino007e riempirò entrambe più avanti. Arrivato all’omonima diga inizio a scattare le prime fotografie; ne avrò decine e decine, ma non riesco a farne a meno, ogni volta credo di aver trovato un’angolazione diversa, una luce differente. Oggi è una giornata abbastanza limpida e calda (23°C e sono solo le 7:15) il lago è intensamente dipinto di verde ed io inizio ad osservare compiaciuto uno dei miei panorami preferiti. Circa al quindicesimo chilometro della strada provinciale mi fermo, sono arrivato in uno dei miei ‘luoghi della memoria’. Ora mi sovviene che non l’ho mai fotografata e così prontamente colmo queststino005a lacuna. È l’acqua del Bolà! Una delle fontanelle migliori del bresciano, forse la migliore per freschezza; gelida anche nelle più torride giornate estive. Una fontanella da ’10’ come dice Gino il papà di Francesco e Marco. L’emozione sale mentre rimembro la mia prima salita a Valvestino nell’ormai lontano 1995 proprio con papà Gino e Francesco. Fu il mio battesimo sulle grandi salite, la mia prima volta al Passo San Rocco di Capovalle, insomma un giro vero! Gino e Francesco amano dare un voto a tutte le fontane che si incontravano in bicicletta e quella del Bolà è in assoluto la migliore di tutte! Riparto, non sono passate ancora due ore dall’inizio e sono già sopraffatto dai miei meravigliosi e nostalgici ricordi. Al bivio di Molino di Bollone tra le due salite scelgo quella di destra che porta a Turano, Moerna. È la mia preferita, sia per le pendenze arcigne che ne fanno una salita impegnativa (come piace a me), sia per i paesaggi incantevoli che la circondano. Prima delle ripide rampe, sotto all’abitato di Turano, si trova un piccolo pianoro perennemente in ombra, che grazie alle insistenti piogge di questa primavera si è trasformato in un’amena palude (disturbata solo dalla voracità delle sue zanzare). Mi fermo, fotografo, mi godo quella che sicuramente sarà l’ultima frescura di giornata, ora la temperatura è scesa a 15°C; mi domando quanto freddo ci possa essere in pieno inverno in questa conca (lo scoprirò a gennaio! Valvestino tra i ghiacci!).

Riparto, spedito attraverso uno dopo l’altro i tre borghi e giungo al vecchio confine che separa la Valvestino da Capovalle. Una corta discesa ed eccomi pronto pemontestinor l’erta di Monte Stino. Poco meno di quattro chilometri con una pendenza media del 12% e punte vicino al 20%. La salita si presenta subito con un primo rettilineo costantemente sopra l’11%. Il fondo stradale lascia subito spazio al cemento e gli scoli trasversali per l’acqua piovana spezzano ritmo e gambestino026. Insomma salita di quelle vere! I primi due chilometri sono abbastanza riparati dal bosco, mentre la parte finale è completamente esposta al sole, le pendenze, comunque, non accennano ad addolcirsi se non in prossimità del rifugio omonimo. Giunto in vetta (1.400m s.l.m.) la vista si apre sulle Alpi bresciane, sulle cime del Baremone e del Dosso Alto. Sotto di me il lago d’Idro, ma l’afa estiva rende fosco lo sguardo verso il basso, il cielo sopra di me invece è di un blu intenso a metà tra il freddo cobalto ed il caldo turchese. Oggi va così, la giornata è splendida, ma l’aria non cristallina non consente una profondità di panorama; per cui, memore dell’ultima gara di fotografia con mia figlia Alice mi dedico alla botanica fotografando fiori, sono proprio un buontempone!

Riparto, ritorno a Capovalle, per evitare il traffico della gardesana decido di concludere il giro passando per il passo del Cavallino della Fobbia (1.090m). Per farlo bisogna percorre una fantastica stradina immersa nel bosco e dimenticata da tuttmadonnarioseccoi che passa sotto ad una chiesetta, il santuario della Madonna di Riosecco. Come tutti i santuari che si rispettino per raggiungerlo bisogna prima passare dall’infernale rampa di trecento metri al 16% di media con una punta del 21%. In tutto la salita che porta al Cavallino misura 3,7km con tre strappi ben oltre il 14% di pendenza, ed un paio

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Madonna di Riosecco

di tratti in leggera discesa. Arrivato al passo non mi resta che gettarmi in discesa verso Valdegagna per rientrare in Valsabbia. La strada è molto stretta e piuttosto sporca, l’asfalto non è dei migliori, non si può certo prendere troppa velocità se non si vuole rischiare di finire spiaccicati sul parabrezza di una delle poche autovetture che ivi sale. A dispetto di ciò il panorama di cui si gode durante la discesa è decisamente meritevole. Il sole è ormai alto e gli alberi del bosco riscaldati emanano i loro profumi più intensi. Io ne approfitto per respirare a pieni polmoni quest’aria salubre, tra poco sarò di nuovo in pianura in mezzo alle comodità della civiltà ed alle sue storture. Fine della discesa, Vobarno, svolta a destra e  poco dopo a sinistra per Pompegnino, evito così anche l’ultimo tratto di statale della val Sabbia. Tormini, Soprazzocco, Laghi di Sovenigo, Polpenazze, stradine secondarie meravigliose che mi conducono a casa nell’entroterra della Valtenesi, arrivato! Sono le 11:30, quasi in anticipo sulla tabella di marcia. Anche oggi soddisfatto per aver conquistato una nuova vetta!

Grazie papà Gino e Francesco senza di voi non mi sarei mai appassionato a questo sport!

Dettagli tecnici su: Navazzo-Moerna-P.so S.Rocco-M.Stino-Madonna Di Riosecco-Soprazzocco-L.di Sovenigo

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