Vado a Clusone e torno… (Colli S.Fermo, Forcella Bianzano, P.so Tre Termini)

Sono le 5.10 di sabato 14 maggio quando parto verso la Franciacorta, oggi per la prima volta proverò a girare i video anche dal telefono sperando che la risoluzione 4K renda meglio i paesaggi sebbene il meteo non sia dei migliori. In effetti dovrebbero esserci dei piovaschi verso le 7.00. Fino a Sarnico percorro strade secondarie della Franciacorta immerse nei vigneti che hanno comunque un discreto fascino nonostante il cielo plumbeo. Sosta fotografica sul ponte di confine con la provincia bergamasca e riparto costeggiando il lago fino a Tavernola.

Inizia a piovigginare, prima debolmente, poi più intensamente anche se è comunque una “pioggia che non bagna”. Chiamo così quel tipo di goccioline molto fini che non danno troppo fastidio e non riescono a creare torrenti lungo le gambe che inzuppano subito le scarpe. Giungo in paese svolto a sinistra, abbandono il lago ed inizio a salire verso Vigolo, Bratta e i colli di San Fermo. La prima parte di salita si snoda sinuosa in fronte al lago con pendenza abbastanza dolce (vedi Colli di San Fermo (da Vigolo, Bratta)). In paese mi fermo per riempire la borraccia e mangiare qualcosa, sono già le 7.30 e continua a piovere a tratti.

Riparto dirigo verso località Bratta dove la salita si fa più impegnativa, qui ci sono un paio di lunghi rettilinei abbondantemente sopra il 15% con i fastidiosissimi scoli per l’acqua piovana ad interrompere la fluidità di pedalata. Oggi la vista non è un granché, ma i prati ed i boschi sono veramente verdi, proprio come il nome dato a questo itinerario orobico: La strada verde.

Continua a piovere, anzi, giunto in quota nel tratto di collegamento con il colle di Caf (1.246m) la precipitazione si intensifica. Inizia la corta discesa verso i Colli di San Fermo dove mi fermo ad indossare lo spolverino a maniche lunghe ed a mangiare una barretta, verso nord il cielo è ormai azzurro segno che la perturbazione sta passando. La discesa è molto bagnata e richiede tanta prudenza vista la pendenza in doppia cifra.

Prima di arrivare nel borgo, ad un tornante a sinistra, tengo la destra e mi collego alla ciclabile della Val Cavallina. La percorro solo per un paio di chilometri, giusto il tempo di arrivare a Casazza ed infilarmi nei viottoli del paese per salire verso la forcella di Bianzano. Ho individuato tramite Komoot un itinerario alternativo alla classica salita da Gaverina e Trate che mi consentirà di pedalare fuori dal traffico. Così è! Pochissime auto, in compenso ad ogni curva mi ritrovo davanti strappi con pendenza sempre vicina al 20%. Strada meravigliosa, per un buon tratto anche boschiva, ma da prendere con dovuta cautela. Nonostante sia relativamente corta, meno di 4km in totale, gli strappi concentrati nei primi 2,5km la rendono difficile da digerire.

Subito dopo lo scollinamento della Forcella c’è una bellissima fontana presso la quale mi fermo per riempire le borracce e fare una sosta alimentare un po’ più corposa. In effetti sono quasi le 10.30 ed io sto pedalando da più di cinque ore. Riparto, a metà della discesa della valle Rossa svolto a destra e dirigo per Leffe e Casnigo. In questo modo resto a mezzacosta, all’inizio alla mia sinistra vedo stagliarsi dalla montagna il Santuario della Beata Vergine di Altino ricordo di un primo approccio alla bergamasca con l’amico Giorgio (link Lago d’Endine e le sue piccole valli), in seguito attraverso la vivace cittadina di Leffe e tramite una breve salita raggiungo Casnigo.

Picchiata su Colzate dove finalmente entro sulla ciclovia della val Seriana. Più volte per lavoro l’ho osservata mentre transitavo sulla provinciale a fianco e, sono sincero, mi ha sempre intrigato. Da qui fino a Ponte Nossa sono circa 6km immersi nel verde a fianco del fiume Serio. È quasi tutta asfaltata ed i tratti in ghiaia assolutamente pedalabile anche in bdc. La ciclovia si snoda lungo il percorso del vecchio tram che conduceva fino a Clusone. Nel borgo di Ponte Nossa attraverso il corso d’acqua per spostarmi sulla sponda sinistra ed iniziare la salita, ovviamente parlando di ascese rotabili la pendenza è dolcissima e lascia godere appieno del paesaggio boschivo in cui si addentra fino al raggiungimento dell’altopiano di Clusone.

La ciclabile termina all’interno del paese, lo attraverso lungo la principale e dirigo verso Rovetta e Cerete. L’idea è di girare tutt’intorno alla piana. Il centro storico dell’abitato di Rovetta si rivela molto bello e caratteristico, percorro un vecchio sottopasso su ciottoli, esco dal paese e mi sposto sull’altro versante della valle per proseguire verso Songavazzo e Cerete.

Oltrepassato Cerete inizio la discesa per tornare sul lago d’Iseo, la giornata ora è splendida ed il vento di termica risale dal lago con impeto furioso soffiandomi, ovviamente, contro. È da poco passato mezzogiorno e mi fermo per mangiare qualcosa in uno spiazzo a bordo strada con una vista spettacolare su un campo fiorito. Papaveri in primo piano, come non fotografarli! Il pensiero va a Claude Monet ed ai suoi celebri oli su tela.

Rimonto in sella ed in breve tempo attraverso Sovere e piombo sul lago nel centro di Lovere, giornata di mercato in paese il sabato ed il lungolago brulica di passanti con le sportine in mano. Lascio il lago bergamasco, attraverso il ponte sull’Oglio a Costa Volpino e rientro nel bresciano. Strade note, paesaggi sempre suggestivi sulla ciclabile Vello-Toline. Immancabilmente forte vento contrario che a tratti mi costringe a procedere a meno di 20 km/h, anche perché non ho nessuna intenzione di sprecare watt a combatterlo avendo già 140km nelle gambe. Arrivo a Marone e rientro sulla strada aperta, mi fermo per riempire entrambe le borracce, ora inizia a fare caldo e ci sono 30°C, io mi sento perfettamente a mio agio. A dispetto di quello che si pensa vedendomi uscire prima dell’alba anche in pieno inverno con temperature abbondantemente sottozero io adoro il caldo, pedalo meglio con il caldo, anzi, sopra i 30°C rendo molto di più. Mangio nuovamente e riparto, mi sento bene, stanco, ma non “cotto” per cui scelgo di evitare di ripercorrere la Franciacorta per il rientro e ad Iseo opto per salire verso il Passo dei Tre Termini, detto comunemente il Polaveno. Il sole scalda, finalmente quella piacevole sensazione di calura estiva che tanto stavo aspettando, calura che mi porta alla mente i meravigliosi e lunghi giri della bella stagione, fatti senza doversi continuamente vestire e svestire. A metà della salita un ultimo sguardo sul lago e sulle torbiere ora ben illuminate dal sole a differenza del grigiore in cui stavano questa mattina.

Alle 14.30 svetto sul passo, una rapida sosta per l’ultima barretta e per bere un bel sorso d’acqua e via in discesa verso la val Trompia. Solite strade alternative che conducono in città attraverso le frazioni meno trafficate di Noboli, Cailina e San Vigilio. Arrivo, sono 191km e 2.650m, buona parte in territorio bergamasco alla scoperta di nuove intriganti rotte e la conferma che, ovunque siano, le ciclabili sui tracciati delle vecchie tramvie sono meravigliose.

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B3L Party Event – Gravel Ride

Sabato 7 maggio 2022, il negozio B3L di Brescia organizza un party con una triplice pedalata (Enduro/DH, strada, gravel) per festeggiare l’inaugurazione del punto vendita. Ovviamente partecipo all’evento ghiaioso, anche perché la traccia di Niccolò è sempre una garanzia. Pur essendo, per me, una giornata di divertimento, in qualche modo è anche lavorativa, incontro molti miei colleghi oltre che tutti i ragazzi del negozio (miei clienti). La partenza è ad ora tarda! Alle 10.00 del mattino, roba che normalmente ho già 2.000m di dislivello nelle gambe. Ci troviamo io, Gigi, Paolo, Francesco ed il mitico Alex fresco reduce dall’Italy Divide. Ricorsi storici, anche lo scorso anno ad Ascesa5000 pedalai con Alex che era appena rientrato dall’Italy. Ci sono veramente tante altre persone che conosco alla partenza. Passate le dieci da qualche minuto decidiamo di partire, anticipando il vero gruppo. La traccia prevede di spostarci sulla ciclabile del fiume Mella per poi attraversare la città e salire in Castello per dirigerci verso le cave di Botticino.

A Botticino inizia il vero percorso che ripercorre la parte finale della Marmol gravel 2022 , ma in senso opposto. Le strade sono ancora bagnate per le piogge dei giorni scorsi e per la pioviggine che scende a tratti. Inizia lo sterrato, molto sconnesso in alcuni punti, in una occasione io assieme a Dario e Mark optiamo per scavallare un roccioso a piedi, mentre Alex con la sua monster gommata 29″x2.20, ma soprattutto con l’esperienza di chi si è appena sciroppato la via degli Dei sale agilmente in sella.

Proseguiamo, prima del Crosal, sull’ultimo tratto ripido (15%-18%) reso un po’ scivoloso dall’acqua non mi fido e salgo a piedi. Foto di rito e profilo altimetrico.

Mi ricongiungo con i soci all’inizio della ripida discesa del Crosal verso Nuvolera. Qui va in scena un momento social di rilievo. Oltre a me Gigi e Alex, davanti a noi ci sono Stefano Baldoni e Federico Bassis entrambi finisher dell’Italy e con tempi di tutto rispetto, con loro anche un B3L, tale Agon, che dal fisico sembra andare altrettanto forte. Tutti dotati di 3T Exploro, la bici per il gravel che non esiste.

Si riparte, in discesa gli altri volano, io invece resto umile e titubante, inoltre mi fermo a fare qualche fotografia alla magnifica cava alla mia sinistra. In fondo alla discesa saluto Dario e Mark che optano per il corto e mi ricongiungo ad Alex che mi aveva aspettato. Di Paolo e Gigi nessuna traccia, penso siano già più avanti. Iniziamo la seconda salita di giornata il lungo drittone asfaltato che porta verso Serle. Sono 2,5km con pendenza media di 11,5%, ma con il primo chilometro e mezzo costantemente attorno al 15%. Fortunatamente essendo asfaltato non ci sono problemi di aderenza.

Giunti in cima svoltiamo a destra e tramite una sterrata da cava che prosegue in piano ci dirigiamo verso il centro abitato di Serle. A metà una piccola sosta barretta e fotografica.

Attraversiamo l’abitato di Serle e prendiamo la sterrata per Marguzzo, praticamente ora stiamo percorrendo al contrario la traccia della JEROBOAM 2021 (150KM MAGNUM), attraversiamo le cave di Serle e giunti a Marguzzo iniziamo la discesa per Paitone. Ormai siamo rimasti soli, io ed Alex, ma non è certo un problema dato che entrambi siamo piuttosto loquaci. Il mio compagno mi chiede informazioni sulla traccia, sapendo che io la conosco molto bene. Ora è il turno del monte Budellone, più conosciuto come luogo della “Cattedrale di Marmo”. Confido al mio socio che la salita su ciottolato di pietroni irregolari è tutt’altro che simpatica, ma fortunatamente breve. Giunti sotto la cattedrale immancabile la sosta selfie.

Arrivano nuovamente “quelli forti” (Federico, Stefano e Agon) evidentemente si erano fermati da qualche parte e li avevamo sorpassati senza accorgerci. Il Bassis ha la musica sul manubrio e nella cava cattedrale il suono si amplifica rendendo il tutto ancor più festaiolo. Noi ripartiamo, attraversiamo la ex statale in quel di Gavardo e ci apprestiamo a salire a Limone di Muscoline per una fugace visita alla Valtenesi in attesa, il 29 maggio di goderci il percorso della Gravaltenesi. Troviamo una fontanella e decidiamo di dare una leggera ripulita dalla pericolosissima polvere di marmo almeno alla parte della trasmissione delle nostre biciclette. Non posso non fotografare una magnifica scritta del secolo scorso indicante ” OSTERIA – vino buono”

Si riparte, entriamo nei campi e nei boschetti tra Limone e S.Quirico, giriamo attorno ai capanni di caccia, seguiamo parti della traccia della Soprazzocco Bike, Alex sempre con disinvoltura in salita ed in discesa, io saltuariamente con qualche problema dovuto alla mia incapacità di guida nell’umido. In buona sostanza, per arrivare alla ciclabile di Villanuova ci abbiamo messo più di mezz’ora, quando avremmo potuto prenderla già a Gavardo ed essere lì in cinque minuti, ma è stato tutto molto bello! Ora la parte più tecnica del giro è alle spalle, ci aspetta un lungo tratto di ciclabile della Valsabbia (detta WildSabbia) ricavato sul percorso del vecchio tram; infatti immortalo entrambi i ponti di ferro ai Tormini (vista su Salò) e a Roè (sul fiume Chiese)

Alex sente il bisogno di una sosta per un caffè e per prendere qualcosa da mangiare, così al termine della ciclabile nel comune di Sabbio ci fermiamo fugacemente al bar ad acquistare delle caramelle con le quali andrà ancor più forte.

Si riparte, le strade sono bagnate, la pioggia minacciosa che vedevamo da lontano è, fortunatamente, già passata di qui. Iniziamo a salire, dolcemente, lungo la “strada del bosco” che conduce a Cagnatico di Odolo. Lì ci attende la temibile cementata di Monte Ere, da me già affrontata durante la Jeroboam di settembre. La descrivo dettagliatamente ad Alex, d’altra parte la si fa a velocità così ridotta che c’è il tempo per memorizzare tutte le curve. In totale sono quasi 3,5km con pendenza media di 9,5%, ma nei primi 2,5km si sta quasi sempre tra 15% e 18%.

Finalmente scolliniamo, una veloce sosta barretta e giù per la discesa che conduce a Vallio. Se la salita era ripida la discesa lo è ancor di più, questo versante fa segnare più volte il 20% agli altimetri del GPS, la vista strapiombante è sempre spettacolare anche nelle giornate uggiose e piovose come quella di oggi.

A Vallio approfittiamo della fontana per riempire le borracce, le mie entrambe vuote, e per mangiare qualcosa. Si riparte, ancora due salite mancano all’appello, la prima le Coste dal versante Vallio, quello più corto, ma anche quello più impegnativo con pendenza più volte in doppia cifra (3,5km media 7,4%).

Sono decisamente stanco, le giornate con così tanta umidità mi complicano sempre la pedalata, sudo abbondantemente e non riesco mai ad asciugarmi, il sudore mi resta addosso appesantendomi e infastidendomi. Saliamo ognuno con il proprio passo e Alex mi stacca di un paio di minuti, in vetta mangio un’altra barretta, la strada è molto bagnata segno che ha smesso di piovere veramente da poco. Resta ancora un’erta da affrontare, una volta arrivati a Caino dovremo girare a destra e salire verso la teleferica che porta in Conche. Non la ho mai fatta, ma avevo già adocchiato una vecchia traccia di Niccolò che la percorreva anche se in senso opposto. Così facciamo e ci ritroviamo su una stretta strada di montagna immersa nel bosco e con un bell’asfalto. Dopo la teleferica la strada si divide, a destra parte una ripida cementata che conduce all’ultima cascina, a sinistra invece una sterrata che prima pare scendere salvo poi salire in modo repentino verso le cascine e la vecchia chiesa di S. Antonio in Seradello. Noi dobbiamo prendere la seconda, la forestale è fangosa e scivolosa. Alex riesce a percorrerla in sella, io vista la stanchezza e la poca lucidità preferisco fare l’ultimo pezzetto a piedi.

Anche Alex è costretto a scendere dalla bicicletta perché la strada che sale dalle nostre cascine non è collegata con quella della chiesetta se non da un sentiero con alcuni gradini di roccia. Inizio la discesa, anche questa ripida (oltre il 20% in più punti) ed ancor più bagnata della precedente visto l’acquazzone appena passato. Finalmente siamo in paese a Nave, non ci resta che attraversare la vecchia statale del Caffaro e proseguire per strade interne fino a Cortine di Nave ed infine arrivare al negozio. Alla rotonda di via Triumplina vedo la macchina di Marina che sta portando Matteo a vedermi arrivare al party. Entriamo nel piazzale del centro Futura dove è sito il negozio ed i gazebo degli espositori. Sono quasi le 18.00 e la festa è già iniziata da un po’ con musica alta e gente che balla. Incontro subito Gigi che ci domanda che fine avessimo fatto, aveva provato a fermarsi un paio di volte anche per un bel po’, ma noi non arrivavamo mai. Più avanti trovo anche Paolo che era arrivato già da tempo ed era andato a lavare la 3T Exploro che aveva usato come bici test. Nel frattempo arrivano anche Marina con Matteo, che si sente un po’ spaurito di fronte a tutto questo frastuono. Iniziano i vari contest e quando parte la gara di “Bunny hop” Matteo resta estasiato a guardare i salti dei ragazzi! Saluto un po’ tutti, mi intrattengo con tanti amici, il clima di festa è bellissimo, Niccolò è stato eletto speaker ufficiale da Davide e sta intrattenendo la folla. Sono ormai le 19.00 passate e il vecchietto deve riportare a casa il piccolino. Per la cronaca erano circa 100km e 2.100m di dislivello, ma come al solito questi sono solo numeri che non rendono giustizia della bellezza dei posti attraversati nonostante il meteo capriccioso.

Grazie B3L (Davide, Erika, Mattia, Andres)!

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Marmol gravel 2022

Domenica 27 febbraio 2022 sono le sette del mattino quando esco di casa per incontrarmi con mia sorella: direzione Brecycling ciclofficina sede di registrazione di Marmol l’evento gravel per eccellenza del 2022. Dico così perché si svolge nelle mie adorate piste ghiaiose delle cave di marmo di Botticino e sull’altopiano di Cariadeghe. La traccia la conosco quasi interamente e so già per certo che sarà un successo. Inoltre il vento che ieri ha spazzato via ogni nuvola e l’aria gelida di questa mattina garantiscono cielo limpido e terso. I presupposti per una giornata spettacolare ci sono tutti. Giungiamo alla cicloffa con notevole anticipo, semplicemente perché Davide mi aveva garantito che sarebbe stato lì già per le sette. In realtà arriva “solo” alle sette e mezza, alza la serranda ed inizia ad organizzarsi. Le buste da consegnare ai partecipanti, però, le ha Niccolò (l’organizzatore nonché tracciatore del percorso) poco dopo arrriva anche lui con Annalisa (sua moglie) e si mettono subito all’opera. Così prima delle otto possiamo partire. Mia sorella è un po’ ansiosa, teme di metterci troppo a fare il percorso “inclusivo” e preferisce partire prima di tutti. In realtà è la prima volta che si iscrive ad un evento e la sua nuova bici “l’inesorabile” è stata forgiata dalle sapienti mani di Michele (FM Bike) solo due settimane fa, per cui ci sta ancora prendendo le misure, anche se le sensazioni sono state da subito ottime. Passiamo i primi 8km di trasferimento e iniziamo ad addentrarci nelle cave. La prima salita è quella della valle di Virle, ben nota ad entrambi.

Una salita corta (1,6km al 8%), ma abbastanza impegnativa, soprattutto nella fase iniziale dove la pendenza sale in doppia cifra più volte raggiungendo la massima di 14%. A quest’ora in inverno è ancora completamente in ombra e si sente, la temperatura crolla ben al di sotto dello zero (min. -4°C). Molto croccante! In questo modo però non ci si infanga essendo tutto ghiacciato. “Bisogna sempre trovare il lato positivo!” dico a Laura che mi scruta dubbiosa. Giungiamo in cima e prima di cimentarci nella discesa più scassata del percorso inclusivo (lo ha detto Niccolò) ci fermiamo per una foto all’Inesorabile e ad Esa baciate dal primo sole.

Inesorabile & Esa

Scendo davanti e cerco di non andare troppo veloce, mi fermo, mi volto, aspetto che ritorni vicino più volte. L’unica altra volta che aveva affrontato questo tratto in discesa con la vecchia bici lo aveva percorso a piedi. Ora procede lenta ma decisa, anzi direi Inesorabile. La fa tutta in sella ed è molto soddisfatta di sé.

Nel frattempo, ci raggiungono e superano Carlo e Gigi, due miei amici che partecipano al MADDA100 Challenge, sono i primi partecipanti dell’evento che ci sorpassano, una battuta veloce e la promessa di ritrovarci al ristoro. Alla fine della discesa una breve ma arcigna salita ci conduce nella parte più alta di Botticino Mattina (Gazzolo) Prima che la scalata finisca pieghiamo a destra ed iniziamo a godere del panorama delle cave di Nuvolera alla nostra sinistra e della pianura bresciana a destra.

Inizia la discesa su strada bianca da cava verso Nuvolera. La differenza tra una strada bianca e una bianca da cava è molto semplice, in quella da cava ci passano due bilici di traverso e la sabbia in realtà non è altro che polvere di marmo finissima, se è asciutta ti ritrovi tutto bianco come se fossi pronto per la panatura fritta, se è bagnata diventi un impasto appiccicoso pronto per la cottura al forno. In ogni caso la discesa è piacevole e ci consente di addentrarci nelle cave.

Usciamo dalle cave per dirigerci verso Paitone lungo stradine interne, l’aria è sempre frizzante, ma il sole di fine febbraio inizia a scaldarci. Alle 9:45 iniziamo la seconda salita di giornata, quella che ci porterà di fronte ad uno dei più bei monumenti lasciati dai cavatori, la cattedrale di marmo.

Salita breve, solo 1.5km con pendenza interessante per lunghi tratti in doppia cifra, ma con una caratteristica inconfondibile: per circa 300m oltre all’inclinazione, un “fantastico” lastricato con pietre grezze, sporgenti e sadicamente distanziate tra loro a rendere la scalata odiosa a chiunque. Entriamo nella boscaglia che fa da cornice al monte Budellone e ci ritroviamo di fronte a questa meravigliosa ed altissima parete di marmo abbandonata. Le tre cuspidi e le venature scure suggeriscono la divisione tipica in tre navate delle facciate delle cattedrali. Ci fermiamo per una sosta piacevole e per un set fotografico, altri concorrenti ci passano senza fermarsi di fronte a cotanta bellezza.

Ripartiamo, una brevissima e ripida salita ci consente di immetterci su un’altra strada per cavatori che scende verso Gavardo. Qualche zig-zag attraverso i campi ed eccoci arrivati alla prima, vera e lunga salita: Marzatica. In realtà a seconda del percorso scelto “Inclusivo” o “Hardcore” la salita ha lunghezza diversa. Se per gli “inclusivi”, tra cui mia sorella, una volta arrivati a congiungersi con l’asfalto del Tesio la salita sarà quasi terminata per gli “hardcore” si proseguirà con brevi interruzioni fino ai quasi 900m del crinale della polveriera. Prometto a Laura di aspettarla a Marzatica prima della parte più dura. Il primo chilometro è già piuttosto impegnativo con punte di pendenza di 17%, io provo a salire lentamente, ma Laura deve salire a piedi sugli strappi più duri.

Altri iscritti ci sorpassano, qualcuno mi saluta, io rispondo, ma, confesso, a volte non riesco ad associare il volto ad un nome. Qualcuno in particolare mi saluta con più calore, mi scervello, ma solo guardando i dati di Strava scoprirò che era Matteo con cui avevo ampiamente conversato alla partenza della Jeroboam di Franciacorta di settembre (scusa ancora Matteo!). Mia sorella mi raggiunge, ci salutiamo, per ora le nostre strade si dividono qui, ognuno proseguirà con il suo passo. Mi aspetta il terribile muro di “Amaro Gregario”, sì perché su questa rampa di 1.8km che porta a Costa Strubiana è stata istituita una cronoscalata che premierà i migliori uomo e donna. Non ci sono altre parole se non “cementata assassina” per definire quegli 800m a pendenza costantemente attorno a 20%. Arrivato alla cascina un centinaio di metri attraverso il campo coltivato consentono di prendere fiato prima dell’ultima rampa, che anche se più dolce è con fondo sterrato un pochino più smosso. La giornata oggi è straordinaria per quanto riguarda il meteo e quando si arriva al di sopra della vecchia cava Strubiana la vista sul lago di Garda e sul monte Baldo ripaga di qualsiasi tipo di fatica, io peraltro oggi sono particolarmente soddisfatto perché non ho messo il piede a terra per la prima volta nel salire.

In tanti si fermano a godere del panorama, fregandosene un po’ del tempo della cronoscalata. Riparto, mi immetto sull’asfaltata che sale da Gavardo verso la frazione di Tesio. Ancora due chilometri abbondanti con strappi attorno al 20% e tratti in cui rifiatare. Se si va cercando una salita incostante ed a tratti quasi impossibile questa lo è di sicuro. Al bivio per Serle inizia l’unica parte che non ho mai percorso in bici. Il temibile giro attorno alla polveriera. Niccolò ha dichiarato sul “Garibaldi” che ci sarà da camminare per circa mezz’ora. Quindi da qui in poi ogni momento è buon per prendere la bici a spalla.

In realtà scopro che i primi 2km sono percorribili in sella a parte un paio di strappi oltre il 15% su terreno molto smosso, che io ed altri abbiamo percorso a piedi, ma che alcuni, di slancio, sono riusciti a scavallare in sella. Una volta vicino alla recinzione del perimetro della polveriera la situazione degenera per tutti e si è costretti a condurre la bici a mano per quasi 700m su un bellissimo sentiero escursionistico che passa vicino a numerosi roccoli di caccia dai quali si ha una vista magnifica sui monti e sulla Valsabbia. In particolare, a me, colpisce ed incuriosisce il crinale che da monte Magno porta a monte Ere. Lo vedo lì davanti a me, duecento metri più in basso, quasi mi sembra di toccarlo e guardo le linee dei suoi sentieri territori delle mie ultime scorribande ghiaiose in preparazione di questa camminata.

Al grande roccolo sotto il monte Olivo sembra esserci un gravel party, tutti si fermano, si sdraiano, si godono il sole ed il paesaggio dopo la lunga escursione a piedi. Questo è il popolo “ghiaioso”, quello che io adoro, che se non si può pedalare: “beh ci arrivo a piedi, ma io quel panorama dalla cima lo voglio vedere!” Si riparte, ancora un piccolo traverso su traccia pedonale e finalmente si rivedono le strade forestali. La particolarità delle strade delle Cariadeghe è che sono costruite su suolo carsico e quindi il fondo è spesso per non dire sempre su pietra vagamente ricoperta da terra e sabbia, ecco perché sia la salita, sia la discesa risultano sempre più ostiche di quello che i freddi numeri di pendenza dicono. Finalmente siamo a Casinetto, in una bellissima piana, uno dei miei luoghi preferiti, raggiungibile anche con bdc (https://ilmog.blog/2017/12/19/allenarsi-in-salita-dinverno-si-puo-alle-cariadeghe-e-ci-si-diverte/). Ora entriamo nel classico circuito gravel dell’altopiano, una bellissima strada sassosa che dalla pozza del Ruchì porta sino a Valpiana passando dal prato della Carlina, un avvallamento immerso nel nulla più totale, senza rumori, in cui all’alba in pieno inverno ho visto il mio gps segnare anche -11°C. Infatti, anche oggi, nonostante il sole e l’orario, siamo oltre mezzogiorno, l’aria è frizzante è la temperatura è scesa attorno ai 3/4°C. La fermata fotografica in questo luogo è improcrastinabile.

Proprio mentre sto per ripartire dopo le mie didascalie ecco che arriva Giovanni (Psycle ciclofficina), ci eravamo visti mercoledì in negozio ed era esaltatissimo, non vedeva l’ora di “raidare nelle cave”, ed anche molto preoccupato per le salite assassine. Subito un selfie di amicizia! Ripartiamo lungo la guidabile e veloce discesa a Valpiana. Giovanni mi stacca scendendo “a cannone”. Nel frattempo, si è unito al gruppetto Paolo, iscritto anche lui al MADDA100challenge, durante la discesa confabuliamo e scopro che fa parte della ghenga della Critical mass di Brescia quindi amico di Davide (Brecycling) che ci ha ospitato alla partenza. Oltrepassato Castello di Serle, ritorniamo sullo sterrato su una forestale che conduce nella zona di cave al confine tra Serle e Nuvolera. Paolo tendenzialmente gira in Franciacorta e non è mai venuto nelle cave, gli preannuncio il grande spettacolo che si troverà di fronte non appena usciremo dal bosco e ci ritroveremo in campo aperto o meglio in cava aperta. Lì ritroviamo Giovanni fermo a fotografare gli immensi squarci bianchi delle montagne che oggi con il sole e il cielo terso sembrano luccicare di luce propria.

Ora un lungo rettilineo asfaltato con pendenza in doppia cifra ci attende, ma avviso i miei compagni di viaggio che a metà dobbiamo fermarci per un ultimo sguardo dall’alto sull’intero anfiteatro di cava. In fondo mi sono portato il teleobiettivo oltre che per fotografare le Alpi anche per immortalare le ruspe.

Siamo a fondo valle non ci resta che affrontare l’ultima salita di questa affascinante Marmol, il temutissimo Crosal. Io lo ho già percorso come ultima vera asperità alla Jeroboam dopo più di 100km e con già nelle gambe la Corna di Sonclino e il monte Ere. Ne serbo un ricordo confuso, a metà fui rapito da un impulso fotografico alla cava sottostante e dovetti poi proseguire a piedi.

Io, Giovanni e Paolo lo attacchiamo insieme, dopo poco il 38×42 di Giovanni lo costringe a salire a piedi mentre io e Paolo continuiamo a frullare i nostri rapporti più agili. Odo una voce urlare: “Ma c’è anche il Mog!”, mi volto, è Dada arroccato su un blocco di marmo che fotografa e sprona gli avventurieri, rispondo: “Ti saluto meglio dopo!” (intendendo al ristoro di lì a poco). Svettiamo anche sul Crosal, questa volta niente soste fotografiche e tutta in sella. Scendiamo lungo la bella forestale che porta in via Calango dove è posto il ristoro ospitato dagli alpini di Botticino.

Ritrovo mia sorella che mi aveva telefonato proprio mentre salivo il Crosal per dirmi che era arrivata. Mangiamo pane e salamina, pasta e fagioli, beviamo birra, ma soprattutto incontro un sacco di amici e di clienti, sì perché io ho il brutto vizio di essere troppo amico dei miei clienti. Oltre a Davide di Brecycling (sponsor dell’evento) c’è anche l’altro Davide di B3L (anche lui sponsor) ci sono Alberto ed Emanuele di State of Bike, c’è persino Luca di Shimano (collega più che concorrente), c’è Roberto di (TiTiCi) qui, però, in veste di sponsor con (Velodromo cafè), ritrovo Carlo e Gigi e come promesso facciamo due chiacchiere, come anche successivamente con Dada. Ritrovo il Biella e non lo riconosco, dopo averlo torturato per mezza salita del Sonclino alla Jeroboam di Settembre (scusa ma avevi gli occhiali ciclamino che ti rendevano irriconoscibile), c’è persino Filippo stradista doc da gare in circuito che in inverno si prende una pausa con giri ghiaiosi. Ah, c’è anche Niccolò, che arriva con quelli forti (tipo Mattia De Marchi), il Deus ex machina, di questo evento, traccia splendida (ma quello io lo sapevo già!), festa goduriosa, gente scialla (come si dice in questi casi). Peccato dover essere andati via così presto, ma il dovere di bravi genitori imponeva a me e Laura di tornare dai nostri figli.

Grazie Negot.cc!

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JEROBOAM 2021 (150KM MAGNUM)

Sabato 18 settembre ore 6:30 del mattino arrivo ad Erbusco in auto e mi dirigo verso i giardini dove è dislocata la partenza della Jerobaom 2021. Recupero il pacco gara e mi godo la brioches con caffè della colazione con tutta calma. La partenza sarà alle 7:30, ho tutto il tempo per preparare la bici. Verso le 7:00 il parco inizia ad affollarsi di bici ghiaiose, ovviamente la 3T Exploro, marchio sponsor dell’evento, la fa da padrone.

Mi si avvicina un ragazzo, Matteo, mi dice: “Tu sei il Mog?” Ovvio che sì, mi ha conosciuto leggendo il blog, dice che spesso nelle ricerche di itinerari in zona su google compaiono i miei articoli. Matteo è di Lodi ed insieme a tre suoi amici oggi percorrerà il lungo, i 300km che perlustreranno in lungo ed in largo la provincia di Brescia. Gli confesso che io non andrò oltre i 150km, devo chiudere l’evento in giornata e comunque non mi sento pronto per una due giorni così impegnativa anche perché, per la giornata di domenica, danno parecchia acqua. Finalmente poco prima delle 7.30 Niccolò Varanini e Mauro Raineri iniziano il briefing per spiegare i punti critici dei due percorsi che con sadico cinismo hanno preparato. Nel frattempo un non più giovane signore passa tra i partecipanti con un vassoio stracolmo di Asiago e speck da cui attingere avidamente più volte durante le spiegazioni del giro. Il morale di tutti è alto nonostante il cielo plumbeo non prometta nulla di buono neanche per stamattina, ma le previsioni non avevano detto che avrebbe piovuto solo nel pomeriggio? Si parte! Meno di un chilometro e siamo immersi in una splendida vigna, meno di un chilometro ed inizia a piovigginare. Il terreno è già umido dalla notte e con numerosi tratti fangosi a causa della forte pioggia di giovedì. Inizia uno slalom tra vigneti, boschi, single track che conducono il lungo serpentone della combriccola all’interno della Franciacorta, io mi defilo subito e resto nelle ultime posizioni. La pioggia aumenta, mi costringe ad indossare lo “spolverino” (per riparare il telefono) anche se lo tengo aperto per traspirare. Attraversiamo Adro, Nigoline, Colombaro la pioggia sempre più intensa ed il terreno sempre più pesante. Io che, in queste condizioni, sono impedito alla guida procedo lentamente ed un paio di volte percorro a piedi due brevi tratti particolarmente tecnici e scivolosi.

Giungo alle Torbiere di Iseo, le attraverso e mi fermo per una ripresa ed alcune foto. Oggi il panorama non è un granché, cielo grigio e goccioline di pioggia che formano numerosi anelli sugli specchi d’acqua della palude. Un po’ un peccato, ma anche così ha il suo fascino.

Proseguo nello slalom franciacortino dirigendomi verso l’erta di Fantecolo, scendendo poi a Camignone ed attraversando Rodengo. Finalmente sono alle porte di Gussago, sì finalmente perché sin da subito si vedeva che verso est e la città il cielo era chiaro e privo di pioggia. Sono passate ben più di due ore ed ho percorso solo 34km, manco fossi stato in salita, ma non mi scoraggio per mia fortuna conosco perfettamente il giro ed inoltre ora troveremo solo strade asciutte. Entriamo nella fase “cementata”, sì perché la particolarità del percorso da 150km saranno le “cementate pedalabili”. Si sale verso la Stella di Gussago attraverso la salita che porta a San Rocco e alle Cantorie. Una corta e cementata salita di circa un chilometro con rampe abbondantemente sopra il 20% di pendenza.

Qui un’auto sponsorizzata 3T è ferma in mezzo alla strada ed i due ragazzi stanno consultando il telefono. Gli dico scherzosamente: ” Sì, sì siete sulla traccia; è la strada giusta.” Vedendo che la strada si stringeva e diventava sterrata si stavano ponendo dei dubbi. Li rassicuro e proseguo. Nel frattempo stanno arrivando due atleti spagnoli su delle 3T Exploro. Si fermano vicino all’auto e confabulano, evidentemente stanno testando sul campo dei prodotti nuovi. Beh quale terreno migliore di una percorso Jeroboam per provare le novità! Scollino alla Forcella e scendo verso Concesio, ora mi attende un gradevole tratto di Greenway la ciclabile delle Valli Resilienti (val Trompia e val Sabbia). Strade di casa, dopo l’avventura nella jungla franciacortina qui mi sento molto più a mio agio. Costeggiare il fiume Mella è sempre piacevole. Al Crocevia di Sarezzo esco dalla ciclabile e dirigo le mie ruote verso Lumezzane. So già questi saranno i 3km più brutti di tutto il percorso, non so perché non si sia optato per la meno trafficata valle di Sarezzo per giungere a Gazzolo di Lumezzane, ma tant’è e si sale. Osservo il magnifico panorama offerto dalle trafilerie di acciaio e dopo due chilometri in località Termine svolto a sinistra per inerpicarmi verso Gazzolo. Lumezzane è così, una grande strada principale che sale ad ampi tornati con pendenza dolce ed un’infinità di strade e stradine che la attraversano in verticale come fossero delle funicolari. In 2km guadagno quasi 200m e sono all’inizio della strada vicinale, al di fuori del centro industrializzato.

Inizia ora la vera salita alla Corna di Sonclino, sono 8,6km al 9,1% di pendenza che già così dicono tutto, ma il fatto che la strada alterni tratti asfaltati a tratti cementati fa capire subito che le pendenze in doppia cifra la faranno da padrone. Subito mi accoglie un bel rettilineo al 17%! Me lo ricordo bene, questa primavera a Pasqua sono salito in perlustrazione, anzi ho proprio ricalcato la traccia della Jeroboam fino a Binzago (Corna di Sonclino). La realtà è che l’autunno prima della pandemia vidi su Strava una traccia di Michele e Niccolò con il titolo “Test Jeroboam 150” o similare. La salvai per poterla percorrere in anticipo. A metà salita il CP1 (check point) con un piccolo ristoro, nulla di ché, ma giusto quello che serviva, panini con la marmellata, salatini e soprattutto coca-cola per tutti. Siamo una decina, qualcuno arriva e qualcuno parte, conversiamo con i ragazzi di 3T che presidiano il CP1. Alcuni partecipanti chiedono informazioni sulla salita, ma loro non sono del luogo e non la conoscono. Il sottoscritto sì e fa da Cicerone per tutti. Ripartiamo in ordine sparso, il caso vuole che abbia lo stesso passo di Fabio, iniziamo a chiacchierare e così scopro che è amico di Niccolò, che ha fatto il “Rally nelle Vally” questa primavera con lui e che avrebbe dovuto fare la 300km se non fosse stato per una cresima malandrina di domani, che a suo dire lo ha salvato perché la gamba non è delle migliori. Fabio, stranamente non è mai salito al Sonclino, glielo descrivo un po’ intanto che saliamo e lo invito a rifarlo in una giornata migliore dato che oggi dai 1.000m di quota in su siamo perennemente nelle nuvole e non si vede nulla di quei magnifici paesaggi che vidi io questa primavera. Infatti anche le mie soste fotografiche sono poche e per il puro gusto didascalico.

Arriviamo sul crinale, Fabio è con altri tre amici, si vestono per la discesa e partono, io scatto un paio di foto e riparto anch’io. Dopo la ripidissima discesa, dapprima vicino ai roccoli poi in mezzo al bosco, arrivo alla provinciale che porta al passo del Cavallo. Fabio e gli altri sono avanti qualche centinaio di metri. Lungo gli alti cavalcavia raggiungo Fabio, inizia la discesa con tre lunghe gallerie rettilinee. Il traffico quassù, fortunatamente, è quasi sempre scarso perché le poche auto che passano, sebbene sorpassino con molta distanza, sfrecciano regolarmente oltre i 100km/h. All’uscita dell’ultima galleria in un grande piazzale ghiaioso si svolta a destra per entrare in località Casale e riprendere lo sterrato. Alcuni iscritti sono fermi all’incrocio ad aspettare i compagni. Dico: “Finita la pacchia (intendendo la discesa).” Mi rispondono: “No dai ce n’è ancora un po’.” Mi giro: “Me lo dirai in cima al passo del Viglio!” Infatti questa bella carrabile sterrata, che fa parte anche del percorso della Conca d’Oro bike, dopo il primo tratto in piano inizia a risalire invece che scendere dritta a Binzago.

I primi seicento metri non presentano pendenze impossibili, al massimo 13%, ma gli ultimi 250m sono una scala anche oltre il 30%, per di più il vetusto strato di cemento è ormai scomparso ed affiorano qua e là le vecchie grate di ferro ormai arrugginite che vengono poste al di sotto delle cementate. Io conoscendo già il percorso scendo subito di bicicletta e proseguo a piedi, loro invece provano a farla in sella, ma nel giro di pochi metri sono costretti a desistere tutti. Dalla vetta del passo del Viglio la strada si fa di nuovo più larga e con un fondo migliore. Anche qui tra le piante ci sarebbero degli scorci di vista sui monti piuttosto carini, ma il grigiore del cielo appiattisce colori e profondità di campo.

A Binzago ci ricompattiamo tutti per una sosta idrica alla fontana. Ripartiamo, racconto a Fabio della bellezza dell’antico santuario di S.Lino, chiesetta del secolo XI e contenente affreschi del XV, che si trova a pochi metri dalla strada che stiamo percorrendo. Una volta raggiunto l’incrocio con le celebri Coste di S.Eusebio lascio scorrere la mia Esa alla massima velocità raggiungibile con i copertoni tassellati da 27’5. Vuole essere un po’ uno sfogo dopo quasi sei ore passate a velocità ridotte. Perdo il gruppo, ma so che verrò recuperato sulla prossima cementata che mi sta aspettando: Monte Ere. Prima di entrare in centro ad Odolo svolto a destra nella frazione di Cagnatico e poco dopo ancora a destra in una angusta stradina sgangherata. In realtà dopo soli cinquanta metri la strada diventa una bellissima cementata, ben tenuta e pulita. Questa via sale all’altopiano del monte Ere ed è circondata completamente dai roccoli di caccia.

Sono solo 3,5km, ma anche stavolta racchiudono al loro interno numerosi tratti con pendenza prossima al 20%. La gamba è stanca, ma gira bene. Diciamo che riesco a tenere una velocità minima dignitosa senza morire sui pedali. Il sole ha ormai fatto la sua comparsa. Sorpasso un danese in leggera difficoltà dovuta al suo peso. Alla fine della parte ripida, quando ormai sono entrato nell’altopiano, una coppia di “gente del posto” mi chiede cosa stiamo facendo, mi fermo e spiego di cosa si tratta, che è un evento e non una gara, insomma vince chi riesce ad arrivare vivo ad Erbusco. Riparto nella ripidissima ed esposta discesa verso Vallio mi concedo qualche fotografia pittoresca.

Arrivo a Vallio, scendo verso Gavardo, subito dopo la parrocchiale la traccia devia a destra per una bellissima ciclabile, sull’altro lato del torrente, che poi diventa un single-track divertente. Rientro sull’asfalto, mi fermo a riempire le borracce a Gavardo e riparto. La traccia sta per entrare nelle cave di marmo, questa è la novità di cui Niccolò pare essersi follemente innamorato, non so se più per la maestosità delle cave o dei mezzi movimento terra. In ogni caso mi trova pienamente d’accordo! Anch’io adoro le cave. Il primo tratto che conduce a Pospesio sembra essere una intro perfetta. Salitella dolce e breve, primi accenni di cave e di roccia scavata verticalmente, qualche ruspa e poi nuovamente immersi nel bosco su una stradina asfaltata che anche gli stradisti usano per collegare Gavardo alla salita di Serle senza frequentare la statale.

Oltrepassato Pospesio continuo a salire verso Marguzzo. Questa è una salita nota agli stradisti per essere ottimo terreno di allenamento non troppo lunga e non troppo impegantiva, a me dopo tutte queste cementate sembra di pedalare quasi in falsopiano, a renderla ancor più amena il paesaggio che alterna filari di cipressi a pendii di nuda roccia.

Verso la fine della salita svolto a sinistra al bivio per Sarzena ed entro nell’abitato di Marguzzo, da cui si gode un bel panorama sull’altopiano di Serle e sulla pianura.

Al termine del paese abbandono l’asfalto e proseguo dritto verso la chiesetta di San Martino, ora ho davanti un bellissimo traverso ghiaioso che mi condurrà direttamente in centro a Serle, attraverso l’ampia strada dei cavatori di marmo. Immancabile la mia fermata a fotografare quello che per me è uno dei tornanti più belli che abbia mai percorso.

Riparto, una coppia di tornantini ripidi su sterrato molto smosso, direi quasi una pietraia, mi costringono ad un breve tratto a piedi. Ancora poche centinaia di metri e sono a Serle, mi fermo per una sosta, svuoto le scarpe dalla sabbia che iniziava a darmi troppo fastidio, mangio una barretta, bevo e riparto. Attraversato l’abitato la traccia mi conduce nella via del marmo per Nuvolera, la prima parte di questa strada percorsa solo da camion da cava e 4×4 di cacciatori si snoda in costa a 500m di altitudine con splendida vista sull’anfiteatro di cave di Nuvolera, un vero gruviera bianco.

Arrivato al bivio prendo, tramite una curva a gomito, la strada di sinistra che diviene subito asfaltata e scende al centro delle cave con un lungo rettilineo costantemente in doppia cifra. Passo sopra la pesa dei camion e dopo qualche curva mi ritrovo in fondo alla valle del marmo. Ora tocca risalire, ma invece che dirigere direttamente a Molvina la traccia ci spinge più in alto fino al Crosal. Prima, però, si passa davanti alla cava della “Ruspa zombiee”, d’obbligo la fermata e le fotografie.

Riparto, la sterrata che sale al Crosal è piuttosto breve, ma intensa. Fortunatamente la splendida giornata di sole di ieri ha asciugato completamente la sabbia e ci ha evitato di farla tutta a piedi come fossero sabbie mobili. Fin da subito si sente il rumore inconfondibile delle ruspe che stanno lavorando nell’ampia cava di destra.

Circa a metà salita si intravede un punto da cui salendo su un blocco di pietra si può guardare la cava. Mi fermo per osservare, sapendo già che dovrò fare il resto della salita a piedi, non se ne parla di riuscire a ripartire al 17% sulla sabbia. Lo spettacolo è meraviglioso, il rombo che proviene dal fondo della cava inquietante e merita foto e video.

Salgo a piedi le ultime centinaia di metri, mi raggiunge un gruppetto in cui riconosco una biker che mi aveva sorpassato questa mattina alle Torbiere. Subito dopo la vetta del Crosal, vetta per noi perché la strada sale ancora fino ad una cava, svoltiamo a sinistra e siamo al CP2. Purtroppo, essendo tra gli ultimi, troviamo solo i rimasugli (un paio di banane, qualche salatino e le goleador), ma cosa ancor più grave niente acqua. I due ragazzi ci dicono di averla già richiesta da un po’, ma il rifornimento non è ancora arrivato. Per me non è un problema conosco tutte le fontane della zona ed avevo saggiamente riempito le mie borracce a Gavardo, ma per chi viene da fuori ed era convinto di trovare acqua è stata una delusione. Ripartiamo alla spicciolata, scendiamo ripidamente su Botticino Mattina. Strade di campagna si alternano ad asfalto poco trafficato fino alle porte di Brescia. Entro dalla frazione S.Eufemia e il mio cervello, d’istinto, mi fa spingere forte sui pedali. Sono a pochi chilometri da casa e per me questa è una delle vie del rientro. Non guardo la velocità perché ho il monitor del mio Xplova fisso sulla traccia di navigazione, ma so per certo che la velocità resta sempre attorno ai 30km/h fino a piazzale Arnaldo, dove mi fermo per l’ultimo rabbocco di acqua. Passando per Brescia i tracciatori ci fanno, giustamente, scalare la facile e panoramica salita del castello. Alla rotonda in vetta ho anche la fortuna di avere il tifo. La mia Sorellina è li che mi aspetta. Sarei dovuto arrivare un paio d’ore prima, ma fortunatamente, grazie al GPS tracking della Endu gentilmente incluso nel pacco gara, ha potuto seguirmi passo passo ed essere aggiornata sul mio arrivo in città. Un saluto rapido e via verso gli ultimi 30km. Stima prevista per l’arrivo ad Erbusco poco prima delle 19.00. Attraverso la città sfruttando le ciclabili ed alla Fantasina seguo le indicazioni per la ciclabile Brescia-Paratico. La sfrutto per attraversare i comuni di Cellatica, Gussago e Castegnato percorrendo vie senza traffico e percorsi di campagna. Ora sono nuovamente in Franciacorta e nuovamente inizia lo slalom, stavolta non più nei boschi, ma tra i campi che costeggiano la ferrovia. Mi trovo a sorpassare e farmi sorpassare ancora dal mio amico danese in completo rosso con righe bianche. Ad un tratto la traccia scavalca la ferrovia Brescia-Iseo-Edolo. Mi fermo vedo al di là l’amico danese che risale in bici e mi fa cenno di scavalcare. Riguardo la traccia. Non ci posso credere devo proprio attraversare la ferrovia in mezzo ai campi. La vista è ampia da entrambi i lati, i treni che salgono in val Camonica sono veramente pochi e viaggiano a velocità ridicole, comunque è la prima volta in cinquant’anni che attraverso i binari senza passaggio a livello.

Risalgo in sella, vedo arrivare di gran carriera altri quattro ciclisti. Caccio un urlo: ” Dovete scavalcare i binari!” Mi guardano: “Ah ok, ma dove?” “Proprio qua!” rispondo io sorridendo. Siamo vicino a Calino, tengo il danese a vista in modo da faticare meno a seguire la traccia che continuamente ci sposta a destra, sinistra, dentro i campi o sulle stradine. Dietro di noi ricompaiono i quattro partecipanti arzilli, si vede che hanno la gamba e che sono alle mie spalle solo perché si sono goduti qualche pausa di troppo. Mi sorpassano in un tratto un po’ più tecnico salvo poi sbagliar strada all’incrocio successivo e ritrovarsi dietro di me. Proseguiamo in questa guisa tre o quattro volte. A questo punto il più spavaldo di loro mi dice: “Ho capito la tua tattica, tu vai tranquillo, tanto sai che noi sbagliamo strada e ci ritroviamo dietro di te.” Poi rivolto ad un suo compagno: “Ok adesso gli stiamo dietro, almeno non sbagliamo più ed arriviamo al traguardo.” Così iniziamo a conversare mi chiedono di che marca sia il mio Gps visto che il loro Garmin fa i capricci. Il sole è oramai basso sull’orizzonte, noi scendiamo a sud dell’autostrada per costeggiare da vicino il Montorfano per un chilometro, poi tramite un secondo sottopasso rientriamo in rotta per Erbusco.

Avviso i miei compari, che scopro essere bellunesi, che manca meno di un chilometro. Arriviamo, ci scambiamo i complimenti per l’avventura conclusa e sbrighiamo le pratiche burocratiche. Restituisco il chip, carico la bici in auto, tolgo casco e sottocasco, indosso la T-shirt Jeroboam del pacco gara e torno al parco per il buono pasto. Raramente mi fermo a mangiare dopo gli eventi, ma stasera sono quasi le 19.00 ed ho una fame incredibile. Rinuncio alla birra per una bottiglia di acqua fresca, dato che dovrò guidare di lì a poco e non posso rischiare la patente visto il lavoro che svolgo. Opto per la pasta al ragù, mi siedo ed attendo. In pochi minuti mi viene servita un ottima pasta super condita. La divoro, ringrazio e mi dirigo verso l’uscita. Intravedo Nicola il ragazzo di Belluno con cui ho condiviso gli ultimi chilometri, mi fermo a salutarlo e vado. Il giorno dopo Nicola, Fabio e Matteo si faranno vivi tramite i social, tre nuovi amici, tre nuove scuse per girare posti nuovi in gravel. Cosa resterà di questa mia prima esperienza “gravel adventure”? Tanta bella gente, lo spirito di gruppo, la voglia di conoscere luoghi nuovi. Una giornata dall’alba al tramonto in sella alla mia Esa, una bellissima storia da raccontare e tanta soddisfazione. Per la cronaca erano 150km e circa 3.000m di dislivello pedalati in quasi 10h.

Dettagli tecnici su KOMOOT : https://www.komoot.it/tour/492464420

oppure su STRAVA : https://www.strava.com/activities/5981979706/

Video dell’evento su YOUTUBE: https://www.youtube.com/watch?v=tW1rwZbfZrE

Colli Storici (colline moreniche del Garda #fakeTuscany)

Nonostante la mia risaputa avversione per i percorsi pianeggianti c’è un itinerario che da alcuni anni mi intriga, ma che per svariate coincidenze non sono mai riuscito a realizzare. Colline morenicheÈ il giro delle strade bianche dei Colli Storici. Si tratta di un grande anfiteatro morenico, ovvero un ambiente formato da cerchie collinari con interposte piccole aree pianeggianti, originatesi dai detriti rocciosi trasportati dal grande ghiacciaio del Garda due milioni di anni fa (per info: https://collinemoreniche.it/ ). Siamo ai primi di marzo, quest’anno la tanta neve scesa ha ricoperto abbondantemente le Alpi anche a quote basse ed i versanti a nord sono ancora poco accessibili al ciclismo. Inoltre fervono i preparativi per le “Strade bianche” dei Pro e Komoot ha lanciato un #stradekomoot per invitare tutti gli utenti a creare percorsi ghiaiosi nelle loro zone da percorrere in quel fine settimana. Io, con la velocità di un bradipo-missile, mi sveglio in ritardo, ma so di avere vicino a casa il territorio giusto per creare una traccia degna di essere soprannominata #fakeTuscany. Un po’ prendo ispirazione da un giro di Niccolò (https://www.strava.com/activities/4900937300), per il resto studio attentamente la mappa komoot e individuo quelle che sembrano le strade migliori per la mia AliMat cercando di non sconfinare troppo in single-track estremi. C’è un però, infatti le restrizioni covid, che fortunatamente ci lasciano uscire dal comune per rientrarvi, non ci lasciano uscire di regione. Quindi niente Borghetto sul Mincio, la mia traccia si dovrà accontentare di lambire il fiume Mincio dal versante mantovano osservando l’ameno paesetto da lontano. Sabato 13 marzo, ore 6.10 del mattino parto per la mia Toscana. Il tempo di uscire dall’urbe ed il termometro è già a 0°C, ma poco importa tra Rezzato e Castenedolo la prima soddisfazione di giornata, il sorgere del sole dalla campagna reso ancor più rosso dalla foschia mattutina.

Le nuvole stratificate in cielo non promettono certo una giornata spettacolare, ma le previsioni dicono che nell’arco della mattinata il meteo dovrebbe migliorare. Proseguo in direzione sud-ovest, raggiungo e oltrepasso Calcinato, non sono strade nuove, ma le percorro veramente di rado, forse l’ultima volta era la BresciaGravel del 2018. Nella frazione di Bossotti (1*) la prima sezione di sterrato, poco meno di un chilometro di campo che accorcia la strada asfaltata.  In totale saranno 15 settori di sterrato per un totale di 32,5km. In base alla personale sensazione di difficoltà ed alla lunghezza li ho codificati da 1 a 5 asterischi. Come riportato dalla tabella dei segmenti Strava qui sotto

Termino il primo segmento attraversando la provinciale e proseguo verso la frazione di Esenta. Giunto nel borgo tengo la sinistra verso il monte Malocco, qui inizia il secondo tratto (3*), quasi 2km in uno splendido boschetto. La strada è ampia, una vera strada bianca a due corsie in leggera salita che immette nelle colline moreniche. Ho già percorso trenta chilometri, ma a voler essere puristi la traccia più corretta dovrebbe partire da questa zona (c/c “Il Leone” ampio parcheggio). Oltrepasso la provinciale che collega Desenzano a Castiglione e mi infilo in una via secondaria in direzione cascina Navicella. Ammetto che senza traccia sul gps sarei in difficoltà a tenere il percorso prestabilito. Inizia il terzo settore (5*) sarà il più lungo in assoluto, quasi 6km di strada bianca, attraverso colline sinuose di campi appena arati, frutteti appena fioriti e vigneti pronti a gemmare. Il tutto si svolge zigzagando attorno al monte Peloso.

Una meraviglia! Da qui inizia il vero festival del #fakeTuscany: splendidi viali bianchi contornati da cipressi, ampie curve in contropendenza, distese di terra arata che alla luce del sole albeggiante si colorano di rosso come la creta. Esco dallo sterrato per svoltare a destra sulla strada asfaltata che conduce al Santuario della Madonna della Scoperta, meta assai frequentata dai ciclisti di zona. Mi fermo per un piccolo shooting fotografico con un pizzico di civetteria vanitosa.more09 Mangio anche qualcosa, riparto, potrei andare rapido a Solferino sulla strada asfaltata, in questa zona il traffico è comunque ridotto di suo, in più siamo in allerta covid, ma preferisco inserire il quarto segmento (5*) di 3km. Il terreno stavolta è perlopiù quello da campo, quindi molto più mosso e fortunatamente asciutto. Rientro sull’asfalto a Staffolo, località di Solferino, qui proseguo per l’Ossario. Fermata d’obbligo, è ancora chiuso. Ritorno sui miei passi e salgo fino alla torre di avvistamento.

Il nome Colli Storici viene proprio dal fatto che queste zone furono teatro della cruente battaglia di San Martino e Solferino durante la II guerra d’indipendenza che vide opposti gli eserciti Piemontese e Francese a quello Asburgico. La battaglia lasciò così tanti morti e feriti sul campo che lo svizzero evangelico Henry Dunant giunse da Brescia il giorno seguente. Egli si unì, a Castiglione delle Stiviere, ai soccorsi prodigati dalla popolazione locale a tutti i sopravvissuti senza distinzione riguardo alla divisa indossata. Da questa carneficina ebbe l’idea per la fondazione della Croce Rossa. Finisco il giro attorno alla torre e scendo verso il paese. Tracciando avevo visto una strada bianca che attraversava la campagna in direzione Cavriana costeggiando un piccolo laghetto, la prendo. Mi fermo proprio di fronte allo specchio d’acqua, meraviglioso! Mi immagino Jean-Baptiste Camille Corot che apre il suo cavalletto ed inizia a dipingere uno dei suoi celebri paesaggi che lo resero famoso come antesignano della pittura “en plein air” degli impressionisti.

Riparto, la strada è una vera traccia di campagna, molto sconnessa in leggera salita, fortunatamente poco meno di un chilometro (Laghetto 3*), rientro sulla provinciale e seguo a destra per Cavriana, l’asfalto dura poco, un’altra deviazione su strada di campagna mi attende e mi conduce alla frazione di Scamadore (3*), anche questa piuttosto sconnessa, ad un certo punto più simile ad un single-track che separa due campi adiacenti. Nonostante non piova da mesi, riesco a trovare addirittura una decina di metri di fango. Rientro sull’asfalto percorro il centro storico di Cavriana da ovest verso est e dirigo verso il Santuario della Madonna della Pieve posto in posizione rialzata con splendida vista verso la pianura padana. Con grandissima sorpresa mi trovo davanti ad una splendida costruzione, interamente in cotto, in perfetto stile romanico dell’XI secolo e per giunta ottimamente conservata (peccato sia chiusa). Le fa da corollario un viale di cipressi che la rende perfetta per il #fakeTuscany e mi porta alla memoria la più celebre delle Abbazie romaniche quella di S.Antimo.

Fantastico! Ora c’è proprio tutto, campi, cipressi, argilla, abbazie romaniche, filari di cipressi, alla faccia delle restrizioni da “zona rossa” oggi sono ufficialmente in vacanza in val d’Elsa! Riparto, lo confesso, dentro di me sto gongolando dalla soddisfazione, la traccia che ho creato è incredibilmente bella, sia ciclisticamente, sia culturalmente e questo mi esalta ancor di più. La discesa dalla Madonna della Pieve è su sterrata, poche centinaia di metri e sono sulla provinciale. Qui un imprevisto, dalle mappe ci doveva essere una strada bianca che attraversa un campo in direzione nord per scavalcare il monte Scuro dal lato est. Purtroppo si rivela essere un “single-track” nel campo che sparisce nel bosco. Ricontrollo le mappe e trovo un’alternativa più agevole che lo scavalca dal lato ovest, sfruttando dapprima le strade asfaltate alla periferia della cittadina. Dal crinale, quasi a 200m slm, si dovrebbe vedere il lago, ma la giornata fosca e dal cielo particolarmente sbiancato non rende proprio giustizia del panorama.

Mi infilo nel bosco percorrendo uno sterrato credo molto usato dai biker. Infatti, di lì a poco, una comitiva di oltre venti ciclisti (molti elettrificati) mi incrocia. Quasi 2km (Monte Bosco Scuro 5*) di sterrato nel bosco e nei campi, segmento piuttosto tecnico, ma con incredibili passaggi. Rientro sull’asfalto, anche se resto su strade secondarie di campagna. Poco più di un chilometro, attraverso la Strada Cavallara (SP15) e riprendo una strada agricola che si fa subito sterrata. Quello che nomino segmento “Monte Tondo” (5*) è uno dei più lunghi, oltre 4km, una lunga ed aggrovigliata “S” che si insinua nei campi e nei frutteti più nascosti, impossibile vedere queste campagne dalle provinciali asfaltate esterne.

Un luogo magico, a tratti molto impegnativo, in alcuni punti la strada bianca entra nel bosco e prosegue tramite sentieri. In un punto sono costretto a scendere e scavalcare un piccolo dosso di una decina di metri a piedi a causa del fondo troppo ripido e sconnesso. Finito il bosco, si riapre la vista sui campi, inizio ad intravedere la piana paludosa del laghetto di Castellaro. Mi collego finalmente alla strada bianca che ne segue il profilo. Cerco di andare il più vicino possibile allo specchio d’acqua tramite una deviazione segnalata, ma il terreno si fa dapprima fangoso ed in seguito paludoso. Desisto, ma decido di fermarmi qui per mangiare qualcosa e rilassarmi.

Riparto, Castellaro Lagusello è lì che mi aspetta, stranamente non sono mai riuscito a visitarlo neanche in automobile. Oggi è il giorno! La strada  ritorna asfaltata, entro in paese dallo splendido portone fortificato. La tristezza pervade il mio animo, vedere uno dei “borghi più belli d’Italia”, senza nessun tipo di turismo, con tutte le locande chiuse a causa della pandemia è un colpo al cuore. Solo alcuni abitanti locali si intrattengono davanti alla tabaccheria. Io proseguo nel mio giro all’interno delle mura, l’unico lato positivo è la tranquillità del luogo.

Esco e mi dirigo verso il confine con la provincia di Verona, purtroppo, non volendo infrangere le restrizioni il passaggio a Borghetto di Valeggio sul Mincio mi è precluso. Nel creare la traccia ho cercato di raggiungere il punto più orientale in modo da poter percorrere almeno un tratto della ciclabile a fianco del “Canale Virgilio” (3*) prima di entrare nell’abitato di Monzambano ed invertire la rotta verso casa. L’idea si rivela buona ed il passaggio a fianco del canale è suggestivo.

Lascio la strada bianca, risalgo sull’asfalto ed entro in paese da sud. Riconosco la strada, la percorsi il giorno di Ferragosto dello scorso anno di rientro dal Pian delle Fugazze, erano quasi le nove di sera, il sole ormai tramontato lasciava spazio al crepuscolo. Nonostante questo il ricordo è fresco nella mia mente: “Si svolta a sinistra e poi si tiene la destra, un chilometro più avanti la chiesetta di San Pietro.” Infatti, ivi giunto, mi fermo per una sosta ristoratrice, ma, soprattutto, per togliere l’intimo invernale che mi aveva salvato dalle temperature vicino allo 0°C delle prime ore. Da qui la strada è parzialmente nota anche se la traccia contiene ancora delle varianti che spero impreziosiscano il giro. Attraverso il centro di Pozzolengo poco prima di mezzogiorno, un rapido saluto al G-Bike di Alessio, e dirigo verso la torre di San Martino. Dopo essere passato per l’ossario e la torre difensiva di Solferino è d’obbligo la fermata al monumento commemorativo e celebrativo dedicato a Vittorio Emmanuele futuro Re d’Italia.

Come sempre fotografia in pieno controluce e sfondo sbiancato, riparto mi attendono i dolci clivi dei vigneti di Lugana che mi portano nuovamente nei pressi del centro commerciale “Leone” attraversando Montonale e Centenaro. Qui finisce il percorso dei Colli Storici. Volendo si potrebbe arrivare in auto a Lonato e seguire questi 68km ad anello, giro moderatamente facile, adatto a tutti e ricco di bellezze artistiche e paesaggistiche. Io, invece, ho ancora un po’ di chilometri per tornare a Brescia, ma soprattutto ancora alcune chicche da vedere. Oltrepasso la superstrada per Mantova tramite un cavalcavia e l’autostrada A4 tramite un sottopasso, sono al confine tra i comuni di Desenzano e Lonato, lascio la strada asfaltata che conduce diritta al lago per svoltare a sinistra in via San Cipriano.

È il dodicesimo segmento sterrato che ho codificato “S.Cipriano” (4*), una breve salita immersa tra campi e boschetti fioriti meravigliosi, non ero mai passato di qui, ennesima riconferma che saper tracciare anche in luoghi familiari consente sempre nuove scoperte. Mi ritrovo in vetta ad una collinetta cosparsa da splendide villette di vacanza con vista lago, scendo, attraverso la vecchia Padana superiore e dirigo verso la Valtenesi, già perché anche qui di sterrate ne abbiamo. Arrivo alla ferrovia Milano-Venezia, la fermata è d’obbligo. Sento il rumore dei fili e dei binari, sta per sopraggiungere un treno. Aspetto, come Renato Pozzetto nel film “Il ragazzo di campagna”, perché in fondo: “Il treno è sempre il treno!”

Riparto, tramite un nuovo breve segmento sterrato “Monte Recciago” (3*) mi ritrovo nei pressi dell’Abbazia di Maguzzano, salgo sul sagrato e foto di rito, visto l’orario non provo neanche a vedere se è aperta. Ora mi attende un pezzo della splendida ciclabile che collega Desenzano/Lonato a Salò attraversando tutto il crinale della Valtenesi. Sarà perché questi luoghi li conosco bene, sarà per l’ora tarda, ma dimentico di fotografare, oltrepasso i Barcuzzi e proseguo per Padenghe salvo poi deviare a sinistra poco prima di incrociare la provinciale per salire ai Calvino. Oltrepassata l’azienda agricola dico “Ciao!” al mio lago e scendo su splendida sterrata “Cappuccini” (4*) verso il castello di Drugolo, ora la vista sui campi e sui pascoli mi rapisce e mi ricordo di fotografare.

Sullo sfondo il castello, davanti un pascolo di bovini che fossero stati di razza Chianina mi avrebbero riportato sicuramente in Toscana, ma anche così le somiglianze ci sono. Mangio qualcosa prima di ripartire, bevo e rimonto in sella. Passo alla sinistra del complesso di Drugolo, ne seguo il perimetro per un tratto e trovatomi nella posizione ideale scatto la fotografia didascalica che mancava.

Terminato questo lungo tratto ghiaioso (2,7km) attraverso la provinciale per Padenghe e dirigo verso il prestigioso Golf club Arzaga (2*). Qui mi attende l’ultimo tratto sterrato, un chilometro circa, che dal piazzale d’ingresso mi porta, attraversando un boschetto, all’innesto con la provinciale che da Soiano ritorna verso la città. Svolto a sinistra verso Carzago ove mi fermo per riempire le borracce ormai vuote. Attraversando strade secondarie ben note oltrepasso Bedizzole e dirigo verso località Pontenove. Qui l’antico ottocentesco ponte permette di attraversare il fiume Chiese su una splendida pavimentazione di ciottoli degno sigillo finale del giro (vedi video). Sono praticamente le 14.00 ed io per accelerare i tempi percorro gli ultimi 13km sulla strada maestra sfruttando il fatto che tra “zona rossa” e “orario di pranzo” il traffico è pressoché nullo. Alla fine sono quasi 145km e oltre 1.100m di dislivello (solamente collinari!) con ben 32km di strade bianche. Un giro, no meglio dire un itinerario storico-culturale oltre che paesaggistico che mi ha saputo regalare emozioni e soddisfazioni grandissime. Oggi più che mai mi sento Mog (Master of Gps) per aver creato una traccia così intensa.

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