Cicloturisti! Una gita di mezza estate (Forra di Tremosine, Tignalga, Eremo di Montecastello)

Oggi 18 agosto è una giornata speciale. Ho lanciato l’idea di percorrere alcune delle più famose e suggestive strade del Garda bresciano. In quattro hanno risposto al mio invito. Carlo e Max che non hanno mai percorso molte di queste strade; Dario e Francesco che ne hanno una conoscenza più approfondita e recente. Nessuno di loro, però, è ancora passato dalla “hidden road”. Per una volta non sarò il fotografo di paesaggi, ma il Caronte di una gita che ha, già nel percorso, i presupposti per essere indimenticabile. Ore 6.30 parto alla volta di Salò dove mi incontrerò con il resto del gruppo, non senza aver prima immortalato l’ennesima alba.

Il ritrovo è alle ore sette del mattino al parcheggio di Barbarano. Arrivo puntuale, davanti a me vedo la sagoma di Dario che sta sganciando il pedale. Carlo, Max e Francesco sono arrivati in automobile per motivi logistici e di tempo, anche loro sono praticamente pronti. Tengo un piccolo “briefing” prima di partire, il mio amico Dario non conosce ancora lo spirito pazzo che alberga i Cicloturisti! Si parte, rigorosamente in fila indiana, nonostante l’ora mattutina siamo pur sempre su una statale, la 45bis gardesana occidentale. Poco meno di mezz’ora e siamo a Maderno, suggerisco di tenere la destra per percorrere l’intero lungolago ciclabile. A metà pista si trova il punto del promontorio da cui si ha una visione a 270° della quasi totalità del lago: a nord la scoscesa parete sopra Campione e Malcesine, a sud l’intero basso lago da Torri fino a Gardone Riviera passando per la penisola di Sirmione e la Rocca di Manerba.

Ripartiamo, terminato il lungolago, restiamo su vie interne che ci conducono direttamente alla chiesa di Toscolano alla fine del paese. Riprendiamo la gardesana, altri venti minuti e siamo a Villa di Gargnano, a mio avviso uno dei più graziosi porticcioli del lago, deviamo dalla statale per attraversarlo, usciti ci troviamo a Gargnano dove effettuiamo la prima vera sosta. C’è chi mangia qualcosa, chi fotografa, chi rassicura i familiari con sms, chi chiacchiera amabilmente, poi arriva il momento selfie e dopo alcuni tentativi a Dario viene la malsana idea di dirci “Fatene una voi quattro soli”.

Ecco riuscire l’istantanea più vanitosa che potessimo fare, manco fossimo “I fantastici 4”.

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Si riparte, ci infiliamo nella vecchia gardesana, che passa davanti a villa Feltrinelli, ex residenza del Duce. Qualcuno avanza dei dubbi, pensava che l’avessimo già incontrata prima, parte l’embolo dell’ignoranza a tutti. “Ma no, il Mog ti prende in giro ha fatto mettere il cartello lì sull’inferriata, ma è tutta una finta.” Francesco, quando si tratta di sfottò, è sicuramente il migliore tra noi. Nonostante tutto arriviamo alla sbarra che delimita la parte franosa, la attraversiamo e tramite una breve e panoramica salita saltiamo la prima lunga e pericolosa galleria di Gargnano. Ci fermiamo ancora per qualche scatto ed usufruire degli splendidi servizi igienici che madre natura ci ha donato.

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Si riparte, nuovamente sulla 45bis, due gallerie la prima suggestiva con rocce a vista, la seconda lunga ed in discesa ci portano al Prà de la Fam. Ivi giunti ci accoglie sua maestà il Peler in tutta la sua forza. Il lago già brulica di kite e windsurf, in questo che è considerato per antonomasia il paradiso della vela. Noi proseguiamo ad andatura cicloturistica, oltrepassiamo la lunghissima galleria di Campione e ci ritroviamo, finalmente, al bivio per la prima meta di giornata, la strada della Forra. Svoltiamo a sinistra e già la vista verso il basso lago è di quelle da brivido. Tengo a freno gli entusiasmi di Max, imponendogli come prima sosta fotografica il primo tornate. So che quello è in assoluto il punto migliore per scattare istantanee prima di entrare nell’orrido. Ci fermiamo, estraiamo tutti quanti il nostro cellulare e scattiamo, come fossimo cow-boy appena usciti da un saloon.

Si riparte, evitiamo la brutta (senza illuminazione!) galleria utilizzando, per l’ennesima volta, la vecchia strada che passa sul fianco della montagna. Negli ultimi anni ripetute frane ne hanno ridotto la carreggiata a meno di un metro in alcuni punti. Rientrati sulla via maestra, Dario e Francesco, che conoscono la strada, si avvantaggiano in salita. Io resto con Carlo e Max ad espletare le mie mansioni di Cicerone. Ad un tornate a destra abbandoniamo temporaneamente il lago per infilarci nella Forra. Meravigliosa come sempre (video 2’49”). Prima di entrare nell’abitato di Pieve ci ricompattiamo, suggerisco di tenere il rapporto agile e di seguirmi in fila indiana, entreremo nei vicoli e nei sottoportici più nascosti del borgo per giungere così direttamente nella piazzetta del belvedere, detta anche terrazza del brivido.

Nuova sosta fotografica, i canadair ci passano ripetutamente a pochi metri per scendere sul lago a rifornirsi d’acqua. Purtroppo due giorni or sono un fulmine ha acceso un focolaio nel bosco della valle di Bondo, il forte e caldo vento ha fatto divampare le fiamme che in poco tempo hanno devastato interi ettari di pineta, la situazione ora è in miglioramento, ma apprendiamo che forse il passaggio per passo Nota è chiuso.

Ripartiamo in direzione Vesio, perlomeno vedremo la valle di Bondo, migliaia di anni fa sede di un piccolo laghetto. Da Pieve a Vesio la strada è sempre in salita anche se non impegnativa, 4km e si è al bivio per Limone. Noi proseguiamo sulla nuova strada che conduce verso Bondo senza attraversare il centro del paese. Una rampa di cinquecento metri con pendenze tra 13% e 17%. Carlo non la digerisce e mi fa notare che l’attempato signore che era dietro di noi è salito dal paese su un clivo sicuramente più dolce. Io incasso. La strada è chiusa, ma se desiderassimo andare a passo Nota ci lascerebbero passare in quanto l’incendio è sull’altro lato del monte.

Dopo una rapida consultazione, decidiamo all’unanimità che sarebbe di cattivo gusto nei confronti di chi sta lavorando. Passo Nota next time! Ritorniamo a Pieve, un carabiniere ci ha confermato che da lì, passando per Pregasio e Sermerio si può riprendere la Tignalga e rientrare sul percorso originale. Sono 5,5km di salita che ci portano dai 420m della Pieve ai 640m dello scollinamento dopo l’abitato di Sermerio. Tutti con incantevoli panorami sul lago, sul monte Baldo, e sui borghi di Tremosine. Sembriamo un gregge di pecore sparpagliate in salita, qualcuno qualche decina di metri avanti ad altri, qualcuno a volte, persino, da solo, ma sempre a poca distanza gli uni dagli altri. Siamo così, Cicloturisti, ognuno fa quel che preferisce. Lungo questo pendio Carlo mi chiede di descrivergli meglio la salita che lo attenderà dopo, quella che risale verso Tignale, e che io, precedentemente, avevo definito “un po’ come Vallio”. Francesco non si lascia scappare l’occasione ed inizia il tormentone: “Carlo, poi, puoi mandarmi anche aff… ma perché vuoi farti del male da solo, sai già che ti dirà che è dura; vivi nella tua ignoranza”, ne nasce la solita chiacchiera da bar che durerà tutti e cinque i chilometri. Aggirato Sermerio ci troviamo di fronte la piana interna di Tremosine e la valle di San Michele. Una sosta ristoratrice al meraviglioso e fresco fontatone non ce la toglie nessuno. Intanto ammiriamo i panorami.

Ripartiti, scendiamo fino al ponticello sul torrente San Michele, ora inizia la salita, 2,5km la prima parte, la più dura con pendenza sempre sopra il 10% e con punta del 14%. Nuovamente Dario si avvantaggia (d’altronde in salita sembra un camoscio!) stavolta è Max che gli fa compagnia. Io e Francesco disquisiamo amabilmente delle nostre vacanze, lui in Olanda ed io a Monaco e Innsbruck; Carlo resta qualche metro indietro ascoltando e chiosando qua e là i nostri discorsi. Terminata la prima salita, una corta discesa, un breve strappo di cinquecento metri abbastanza intenso ed alcuni chilometri in falsopiano ci introducono al comune di Tignale. Siamo alcune decine di metri sopra a Prabione e nuovamente la vista del lago ci stupisce, il forte vento ha reso il cielo ancor più limpido e la visibilità è ampia. Arriviamo all’incrocio per l’Eremo di Montecastello, luogo con una bella vista sul lago. Dario e Max, ci stanno aspettando; in precedenza avevo lanciato l’amo: “Niente passo Nota, potremmo salire all’eremo e godere della fantastica vista da lì”.

Parlottiamo, com’è, come non è, sono 350m cementati con pendenza vicino al 20%, ne vale la pena… Carlo nuovamente chiosa: “Beh, io vi aspetto qua, il posto è bello, intanto mangio qualcosa”, Francesco reagisce: “Quanto tempo ci vuole ad arrivare in cima?” Io rispondo: “Cinque o sei minuti in bici, di più a piedi”, infine Francesco decide: “Allora si sale!” Partiamo alla spicciolata, dopo i primi 150m asfaltati con pendenza normale, parte il tratto cementato. All’inizio ancora 100m attorno al 16%, poi dopo il tornante un ‘drittone’ di 200m tutto tra il 19% e il 28%, mi alzo sui pedali, la bicicletta danza a destra e sinistra con cadenza lenta, io sbuffo come una locomotiva a vapore quasi per scandire il mio passo, dietro di me il ‘camoscio’ Dario non si fida a superarmi solo perché non l’ha mai percorsa, ma potrebbe passarmi avanti in qualsiasi momento, poco dietro Francesco, più indietro non sento e non riuscendomi a girare non so. Finisco il rettilineo quattro metri di tornate quasi piatto consentono un respiro profondo prima degli ultimi 100m sempre attorno al 18% (video). Arrivo! Subito dietro Dario, poi Francesco. Saliamo gli scalini ed entriamo nel giardino-sagrato basso della chiesa, posizioniamo le bici in fila sul parapetto in pietra e saliamo sul sagrato più alto, quello da cui si domina il lago. Inizia la gara di fotografia!

Arriva anche Max, gli ultimi metri ha scelto di farli a piedi per sicurezza, aveva paura di non sganciare il pedale in tempo in caso di fermata. Troppa prudenza! Entro in chiesa scatto un paio di fotografie, esco e scendo la scalinata, sta arrivando anche Carlo, alla fine è salito anche lui consumando le “tacchette” delle scarpe. Mi impone l’addebito del costo delle nuove che dovrà comprare. Spero che l’incommensurabile vista lo possa ripagare dello sforzo e dell’usura e che non dia seguito alla sua richiesta pecuniaria.

Max, nel frattempo, discorre amabilmente con una famiglia di turisti del nostro lago. Francesco, che ha il rientro forzato entro l’una, inizia un nuovo tormentone: “Max! ti presento io un’insegnante madrelingua, peraltro gn***a se hai bisogno di rinfrescare il tuo inglese, ora andiamo!” Finalmente IronMax scende e con lui la famigliola alla quale ci sentiamo in diritto di chiedere di scattare qualche fotografia a noi cinque davanti alle nostre biciclette.

Reminiscenze di gioventù, quando in televisione davano “La banda dei cinque”. Dopo questa lunga pausa, circa venti minuti, ripartiamo. La maggior parte del giro, ormai, è alle spalle, ora dobbiamo attraversare Tignale per scendere nuovamente a bordo lago e rientrare a Salò. Appena fuori dal borgo, lungo un ampio tornante a destra è posizionato il Belvedere, una terrazza quasi a picco sul lago posta all’altitudine di 500m circa. Breve sosta per consentire fotografie e selfie.

Le sorprese per i miei compagni di viaggio non sono ancora finite, manca all’appello la “hidden road”. Dopo aver raccomandato a tutti quanti di non sopravanzarmi in discesa, ripartiamo. Infatti a cinquecento metri dall’incrocio con la statale devio su una stradina laterale destra che risale per poco meno di un chilometro riportandoci su curvoni panoramici, questa è la vecchia strada che collegava Gargnano a Tignale e si innesta direttamente alla sbarra posta a fianco della prima galleria. Purtroppo, causa frana, questa strada è interrotta, la si può affrontare solo in bicicletta in quanto è stata liberata solo un sottile striscia di asfalto dove poter far scorrere le esili ruote di un velocipede; così facendo ci ritroviamo direttamente a Gargnano senza aver affrontato alcuna galleria e senza essere stati toccati dal traffico automobilistico. Il caldo di mezzogiorno ora si fa sentire ci sono più di 30°C ed il fresco delle pinete dell’alto Garda è già un ricordo. Ripassiamo di fronte a villa Feltrinelli ed il tormentone di Francesco riparte come una cambiale in scadenza. Entriamo in statale, ma, dopo soli tre chilometri la abbandoniamo alla rotonda di Bogliaco seguendo a destra per Roina. Ci intrufoliamo nella stradina interna che costeggia il campo da golf. In questo modo evitiamo altri cinque chilometri di gardesana, beneficiamo dell’ombra del piccolo bosco che costeggia il golf ed ammiriamo i graziosi borghi di Cecina e Pulciano. Unico inconveniente, aumentiamo il dislivello complessivo di altri 150m, cosa forse poco gradita a Carlo, il più stanco di tutti, che arranca un poco sull’ennesima corta rampa al 15% che conduce a Pulciano. Dopo l’ennesima discesa panoramica, rientriamo in statale questa volta definitivamente fino a Barbarano di Salò, in fondo sono solo sei chilometri. Siamo al parcheggio per Francesco e Carlo l’avventura odierna finisce qui, sono da poco passate le 13.00 quasi come da tabella di marcia.

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Io, Dario e Max proseguiamo insieme fino a Polpenazze, lì anche io sarò arrivato e loro rientreranno verso la città. Il caldo inizia ad essere insopportabile ed una volta attraversata la mia città natale, prima di affrontare le Zette, riempiamo le borracce alla fonte Tavina. Lungo le poco trafficate strade della Valtenesi con Dario tiriamo le somme del giro, alla fine i 2.000m di dislivello li ho passati ed anche i 100km, per l’esattezza 114km, il meteo è stato dalla nostra e ci ha consentito di beneficiare di visuali ampie e profonde sull’intero lago, raramente in piena estate si distingue così bene la penisola di Sirmione da Tignale e Gargnano. Grazie a tutti!

Starring:

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FRANCESCO: l’amico di sempre, mio testimone nuziale, colui che dall’età di sei anni mi sopporta, vale il viceversa, compagno di mille avventure prima nel basket poi in sella; carattere a volte scorbutico, ma sempre sincero: IRRIVERENTE

 

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DARIO: conosciuto per lavoro ormai quasi vent’anni fa, titolare insieme al fratello di un negozio bici/moto a Rezzato (se state per salire a San Gallo e avete problemi alla bici passate da lui ve li risolverà!) chiacchierando durante il lavoro scopriamo di avere molti interessi in comune, sempre gentile e rispettoso: GARBATO

 

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MASSIMO: (IRONMAX ormai StoneIronMax dopo che ha concluso lo StoneBrixiaMan) conosciuto solo un anno fa, da subito si è creata la giusta alchimia, persona affabile e generosa, fisicamente il più tosto di tutti: GRANITICO

 

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CARLO: conosciuto, quasi per caso, durante il Giro dei cinque colli bresciani più di una decina di anni fa. Al solito io chiacchieravo mentre salivo e nonostante questo ha deciso di essermi amico: DIPLOMATICO

 

 

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MARCO: (aka IL MOG) che poi sarei io. Beh se avete letto il blog già sapete molto di me altrimenti: cosa aspettate a leggere gli altri articoli?!?

 

 

Dettagli tecnici su Strava: Cicloturistiforever!@ La Forra di Tremosine, la Tignalga, Eremo di Montecastello

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Videogallery: Video della forra (2’49”)

Video di Montecastello (3’08”)

Photogallery:

Santuario di Montecastello, Piovere, Monte Maderno e San Michele

Domenica 14 agosto, siamo rientrati dalle vacanze marine da quattro giorni durante i quali ho testato la condizione ciclistica. Ora è giunto il momento di godermi il primo giro lungo. Scartabellando nella mia mente mi sovviene che non salgo all’Eremo di San Michele dal 2004 (prima ed unica volta). Fu nel mese di novembre, la condizione quella calante di chi si accinge al riposo invernale. Partii da Brescia, ma a duecento metri dal santuario dovetti scendere dalla bici e proseguire a piedi. Allora c’erano forti motivazioni personali per arrivare fin lassù, dove mio nonno Michele andava in ritiro (link Tignalga in solitaria) e dove io avevo deciso che dovevo arrivare dopo una grande tribolazione familiare. Ora le carte in tavola sono completamente diverse: siamo in agosto, sono in splendida forma, come ultimo pignone ho il 30 invece del 27 di allora. Non mi sfiora nemmeno il pensiero di scendere daWP_20160814_07_08_00_Prolla bicicletta, non è presunzione: è consapevolezza e determinazione. Sono le sei del mattino, parto, percorro la gardesana come sono solito fare in questo periodo. Non mi stanca mai da quanto sono meravigliosi i suoi paesaggi. Passato Gargnano, finalmente, il sole sorge da dietro il monte Baldo regalando ai miei occhi una bellissima raggiera luminosa  ed iniziando a scaldare e colorare di tinte accese la sponda breWP_20160814_07_18_16_Prosciana del lago ed io non posso che catturarne le immagini con il mio telefono. Proseguo e giungo al bivio per Tignale, da qui inizia la salita: quasi sette chilometri perlopiù dolci e gradevoli. Salgo con calma, dopo 3km incontro il bivio per Piovere, già il mese scorso con Rick (link Giro dei tre laghi) ci eravamo confidati come si passi sempre davanti a questo paese, ma, né io, né lui ci siamo mai stati. Oggi è il giorno: al ritorno salirò a Piovere. Mi godo il panorama studio l’immensa abilità di chi ha scavato nTignaleella roccia questa strada ed arrivo al Belvedere di Tignale, non mi fermo, ma osservo mentre rallento il passo. Ormai sono in centro al paese, tra poche centinaia di metri inizierà il temibile muro cementato del Santuario di Monte Castello. Arrivo al bivio e svolto a destra,  inizio l’arrampicata, in totale poco più di 600m. I primi 100m vengono facili con pendenze al di sotto del 10%, ma da qui in poi è una costante impennata. DopoMurodiMontecastello 200m il primo tornate, sono già oltre il 12% di pendenza, alzo lo sguardo e vedo il terribile rettilineo: 300m che conduWP_20160814_08_41_45_Procono al cielo, sembra una rampa di lancio, sul Gps leggo anche 29%, ma non c’è bisogno di conferme elettroniche, si sente nelle gambe che fa male: senti la forza di gravità trascinarti verso il basso. Arrivo al tornante, ma la pendenza rimarrà intorno al 20% sino davanti alla chiesa. Fatto! Cinque minuti in apnea, tanto è durato! Grande soddisfazione e panorami incredibili sia sul lago di Garda, sia sul monte Baldo, sia verso l’entroterra e i monti del Tremalzo. Mi fermo il cancello di accesso al sagrato è ancora chiuso, sono da poco passate le otto e la chiesa non aprirà prima delle nove: pazienza! Tornerò un’altra volta!

Riparto ora mi attende Piovere. Arrivo al bivio e inizio a salire, poco più di un chilometro e sono sulla curva che immette nel borgo, entro e mi attende una sorpresa piacevolissima: un paesino con tutte le strade in cubetti di porfido, strette ed anguste, con volti e sottopassi ed alla fine del borgo una parrocchia (San Marco) appoggiata su una roccia a strapiombo e raggiungibile solo a piedi, in quanto l’ultimo tratto che vi conduce è a gradini! Scendo dalla bicicletta, salgo i gradini e mi porto sul sagrato chMurodiPioveree domina, con la sua splendida visuale, tutto il basso lago. Esco dal paese e sono incuriosito da quella curva che avevo abbandonato per entrare in centro. La prendo ed inizio a salire, la pendenza è notevole, nuovamente siamo sopra il 16%, qualche centinaio di metri e mi trovo esattamente sopra al borgo, vista ancor più splendida! Imbocco una strada lastricata in discesa e mi ritrovo in pieno centro in forse meno di trecento metri di strada. Che spettacolo e che bellissima sorpresa questo Piovere che ho scoperto solo dopo quarantasei anni che ci passavo davanti!

Ritorno a Gargnano e mi reimmetto sulla statale, sono le dieci del mattino ed il traffico dei vacanzieri si è fatto intenso. Fortunatamente io abbandono la gardesana dopo un paio di chilometri e mi rifugio nella parallela interna che passa per Cecìna e Gaino. Questo comporta anche di risalire fino ai quasi 300m s.l.m. di questo abitato, ma si sa: più salita c’è meglio è! Ridiscendo e sono già a Toscolano, non esco neanche sulla statale e riprendo a salire verso Monte MWP_20160814_11_21_42_Proaderno (Sanico), oggi è una bellissima giornata e mi voglio godere il ‘mio’ lago da tutte le salite! Anche questa non è lunga, circa quattro chilMonteMadernoometri, le pendenze non arrivano mai al 9% con una media del 6%, quindi molto regolare sempre esposta ad est e molto soleggiata, ma con il lago sempre ben in vista. Dopo quei duri strappi al 20% la trovo quasi riposante, sicuramente rilassante! Arrivato a Sanico che è fine della strada asfaltata mi fermo a riempire le borracce alla fontana. Dall’alto sento arrivare delle mtb ed una voce mi grida: “Arda chi ghè!” (guarda chi c’è) mi giro è Michele e dietro di lui arriva anche il Beppe. Michele è un amico, prima che uno stimato artigiano di telai in carbonio (per la cronaca io posseggo due FM bike), Beppe aveva un negozio di biciclette ed era mio cliente, ora è solo Beppe il mio amico. Scambiamo due parole loro hanno fatto il giro del monte Pizzocolo (bikers tosti!), io racconto del muro di Montecastello. Ripartiamo Beppe e Michele di nuovo su sterrato verso Bezzuglio, io su asfalto torno a Maderno. Mi aspettano i quattro chilometri più brutti, quelli che in mezzo al caos turistico mi portano fino a Gardone Riviera all’imbocco della salita di San Michele. Sì perché piuttosto che altri tre chilometri tra le auto incolonnate io ne preferisco quasi sei in salita a dolci SanMichele(vecchiastrada)tornanti con viste sull’isola del Garda, sulla Rocca di Manerba e sulla penisola di Sirmione. Contrariamente alla quasi totalità dei ciclisti che svoltando a destra per il Vittoriale prosegue per il lungo rettilineo che ivi porta, io dopo un centinaio di metri svolto a sinistra ed imbocco la vecchia strada, che passa dinnanzi al municipio per poi attraversare una corta zona pedonale e sbucare di fronte all’ingresso del Vittoriale. Molto più panoramica e con pendenze più dolci. Per me San Michele sul lago è come il San Giuseppe in città ci salgo tutte le volte che posso: per allenarmi o per godere del paesaggio o per la tranquillità. La salita non è mai difficile, la media parla chiaro 5% senza nessuno strappo, in compenso offre scenari stupendi. Arrivo in cima oltrepasso il lungo falsopiano che porta a Serniga e mi getto in discesa verso Salò. La discesa è stupenda piena di curve e tornanti con viste mozzafiato tra i cipressi. Eccomi a Salò! Un respiro profondo (sempre quando entro nella mia città natale!) arrivo alle Zette e risalgo i suoi dolci tornati: salita corta, dove si può fare velocità o guardare il golfo. Io preferisco sempre la seconda. Pochi chilometri e sono a Polpenazze. Anche oggi il meteo è stato dalla mia parte, anche oggi ho scoperto qualcosa di nuovo.

Per i dettagli tecnici del giro: Cicloturisti!@Santuario di Montecastello – Piovere – Gaino – Monte Maderno – S.Michele

Photogallery completa:

Tignalga in solitaria

E’ il 6 settembre 2015 finalmente, dopo averlo pensato alcuni anni or sono, riesco a realizzare il giro completo della Tignalga. Il giro di oggi è in solitaria. Le escursioni in solitudine hanno sempre un fascino tutto loro. Se poi si percorrono, per lunghi tratti, strade con traffico nullo e si incontrano i luoghi che hanno segnato gran parte della propria vita, allora è facile inebriarsi di ricordi e meraviglie.

Parto! Sono le 5.52 del mattino (o forse della notte) la luna è alta nel cielo, più in basso alla sua sinistra brilla ancora Venere; dal lato opposto dell’orizzonte, dietro il monte Baldo, si scorgono i primi chiarori dell’alba. Il cielo è terso, l’aria frizzante, anche oggi sarà una giornata eccezionale per scattare fotografie!

Fortunatamente ho deciso di indossare lo smanicato antivento perché il GPS segna 11°C e l’umidità della notte si fa ancora sentire. Percorro la Valtenesi, scendo dalle Zette e giungo sul lungolago di Salò quando incomincia ad albeggiare. Mi fermo rapito ed osservo lo spettacolo che ho dinnanzi come se non lo avessi mai visto prima; sì, proprio io, che a Salò ci sono nato, ci ho vissuto innumerevoli estati della mia infanzia e non perdo occasione per tornarci, resto attonito di fronte a questo spettacolo.

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Qui capisco che oggi sarà una giornata da pelle d’oca tanto per il freddo, quanto per le emozioni. Inforco la bicicletta e riparto percorrendo tutto il lungolago ‘e mi sovvien l’eterno, e le morte stagioni, e la presente e viva e il suon di lei. Così tra questa immensità s’annega il pensier mio: e il naufragar m’è dolce in questo mar.’ parole migliori non potrei rubare per rappresentare il mio stato d’animo. Proseguo lungo tutta la gardesana fino a Gargnano ed il mio ‘stream of consciousness’ mi catapulta rocambolescamente da un ricordo all’altro mentre oltrepasso Gardone Riviera, Maderno, Toscolano e Bogliaco. Scendo al porto per imboccare la vecchia gardesana che passa a fianco di Villa Feltrinelli, meravigliosa residenza tristemente nota a causa di Mussolini. Questo mi consentirà di evitare la prima stretta e lunga galleria. Mi fermo sul lungolago mangio qualcosa e mi godo il paesaggio.

 

Riparto percorro la tortuosa strada ora adibita a pista ciclabile, anche se temporaneamente chiusa al traffico a causa di continue piccole frane.

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La vecchia gardesana

All’uscita di una corta galleria svolto a sinistra e inizio a salire, è il momento di cominciare a fare un po’ di fatica mi aspettano quasi sette chilometri di salita prima di giungere nella frazione di Gardola, centro di Tignale; le pendenze sono sempre abbastanza dolci attorno al 6%, senza mai strappare. Nella prima frazione che incontro, Oldesio, trovo l’insegna di un hotel: Zanzanù. Il flusso di coscienza torna prepotentemente ad imperversare nella mia mente:” Fa l’braö! Se no ciame el zanzanù!” mi dicevano i miei nonni materni, perché zanzanù, per noi bambini, era un personaggio inquietante al pari del lupo cattivo con cui nessuno avrebbe voluto avere a che fare. In realtà è il nome di un bandito che visse a cavallo del 1600 a Gargnano e che si rifugiò sui monti dai quali scendeva per compiere efferate scorribande. Arrivato nel centro di Tignale (550m s.l.m.) lascio la vista del lago e proseguo nell’entroterra verso la valle del torrente San Michele. Prima di uscire dal paese incontro il bivio per il santuario di Montecastello, una splendida chiesa e monastero arroccati sulle rocce a strapiombo sul lago con una vista mozzafiato. Nuovamente il flusso di coscienza bussa: stavolta è mio nonno paterno che in quel santuario, a me adolescente, diede la comunione più di trent’anni fa. Ancora oggi il ricordo è vivido e limpido nella mia mente: “Mio nonno! che mi dà la comunione!” pensai allora. Proseguo, inizio la discesa che mi porta ad oltrepassare il torrente San Michele, ora ci sono 6°C, ma non so se ho i brividi per il freddo o per i ricordi! Si risale, dopo il ponticello sul torrente ci sono quasi tre chilometri per arrivare a Vesio di Tremosine, il primo chilometro e mezzo è il più arcigno con una media del 10% e punte del 15%: fatto a 6°C dopo dieci minuti che non pedalo è una ‘legnata’ per i miei quadricipiti. Il paesaggio è surreale: da quando ho preso la ciclabile a Gargnano ho incrociato quattro o cinque automobili, da Tignale fino a Tremosine nessuno! E qui, in fondo alla valle, l’umidità della notte si sta alzando tutt’attorno come fosse nebbia , sembra autunno inoltrato! Ho troppo freddo non riesco a fermarmi per fare una fotografia! Arrivo a Vesio, sono quasi le nove del mattino, il sole è ormai alto ed inizia a scaldare, ma il vento che viene da nord, è teso e gelido.

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La vecchia gardesana

Mi fermo, mangio qualcosa, indosso anche la mantellina a maniche lunghe, ora mi attende la parte più paesaggistica di tutto il giro: la discesa, attraverso la strada della forra, che porta sino in riva al lago poco distante dalla frazione di Campione. Una strada che è riconosciuta come una delle più belle al mondo e che è stata teatro nel 2008 di un episodio della saga cinematografica di James Bond agente 007 ” Quantum of solace”. La strada è meravigliosa ed indescrivibile, il meteo perfetto ed è per questo che lascio parlare le fotografie che ho scattato lungo il suo aggrovigliato percorso.

A metà discesa mi fermo in una galleria con finestra naturale sul lago, mi siedo sul parapetto e mangio qualcosa contemplando il lago. Giunto, infine, sulla gardesana vengo accolto da un vento teso e gelido che fa la gioia dei tantissimi appassionati di kite-surf, i quali solcano il lago al largo di Campione. Scatto un paio di fotografie, tolgo la mantellina e risalgo verso la forra: d’altro canto una tra le strade più belle del mondo merita di essere percorsa sia in discesa, sia in salita.

Ritorno sull’altopiano di Tremosine la salita, circa sei chilometri, non è mai eccessivamente impegnativa, al bivio mi dirigo verso la frazione Pieve dalla cui terrazza del brivido sembra di potersi tuffare direttamente nel lago da un altezza di quasi 400m (s.l.m.). Avevo scattato una fotografia sulla riva del lago guardando verso la terrazza ed ora ne scatto una dall’alto verso il lago. Sono circa le dieci e trenta e decido di mettere un’altra barretta sotto i denti, mentre scaldo le mie ossa, ancora infreddolite.

Proseguo il giro dei borghi dell’altopiano di Tremosine. Mi dirigo verso Pregasio, da cui abbandonerò nuovamente la vista del lago, e Sermerio da cui ho una suggestiva vista del gruppo montuoso del Tremalzo.

Qui si conclude il quadrilatero dei borghi di Tremosine, io ritorno sulla Tignalga e ridiscendo verso il torrente San Michele, mi aspetta in salita la precedente discesa da Tignale. I colori sono cambiati rispetto a  questa mattina, anche le temperature sono decisamente meno rigide anche se ancora fresche. Ritorno a Tignale e all’inizio della discesa mi fermo al Belvedere, all’andata era ancora troppo presto per fare fotografie, ora invece il sole alto e il vento impetuoso danno delle colorazioni intense a tutto il lago.

Proseguo nella discesa e ritorno sulla vecchia gardesana fermandomi a godere di questo paesaggio, di qui a poco sarò nuovamente a Gargnano, nella civiltà e nel traffico automobilistico. Ormai sono le undici e mezza ed è domenica: i tanti turisti, che ancora soggiornano sul lago, sono in movimento e ravvivano i comuni della riviera.

Vorrei fermarmi qui, per contemplare ancora queste meraviglie e posticipare il momento del rientro, ma ci sono tre persone a casa che mi aspettano per pranzo. E’ altrettanto bello, dopo questa regressione all’infanzia, ritornare al presente e poter condividere tutto ciò con la mia famiglia. Adesso è il momento di ‘menare’: niente più soste, la strada è la stessa dell’andata, il traffico piuttosto intenso a volte mi rallenta, ma io testa bassa e pedalare: trenta, trentacinque, quaranta a volte quarantacinque all’ora, questi sono i numeri del contachilometri e sono già a Salò. Ci sono le Zette da salire e poi ancora Puegnago prima di arrivare, bisogna spingere, ma la gamba gira ancora bene e per mezzogiorno e mezzo sono a casa, una doccia e sono pronto per mangiare. Questa volta sono stato bravo e non mi hanno dovuto aspettare per iniziare il pranzo.

Grazie Marina, Alice e Matteo per concedermi questi spazi in solitudine, ma in realtà voi siete sempre con me!

Per i dettagli tecnici del percorso: La Tignalga (fronte e retro)