Tignalga in solitaria

E’ il 6 settembre 2015 finalmente, dopo averlo pensato alcuni anni or sono, riesco a realizzare il giro completo della Tignalga. Il giro di oggi è in solitaria. Le escursioni in solitudine hanno sempre un fascino tutto loro. Se poi si percorrono, per lunghi tratti, strade con traffico nullo e si incontrano i luoghi che hanno segnato gran parte della propria vita, allora è facile inebriarsi di ricordi e meraviglie.

Parto! Sono le 5.52 del mattino (o forse della notte) la luna è alta nel cielo, più in basso alla sua sinistra brilla ancora Venere; dal lato opposto dell’orizzonte, dietro il monte Baldo, si scorgono i primi chiarori dell’alba. Il cielo è terso, l’aria frizzante, anche oggi sarà una giornata eccezionale per scattare fotografie!

Fortunatamente ho deciso di indossare lo smanicato antivento perché il GPS segna 11°C e l’umidità della notte si fa ancora sentire. Percorro la Valtenesi, scendo dalle Zette e giungo sul lungolago di Salò quando incomincia ad albeggiare. Mi fermo rapito ed osservo lo spettacolo che ho dinnanzi come se non lo avessi mai visto prima; sì, proprio io, che a Salò ci sono nato, ci ho vissuto innumerevoli estati della mia infanzia e non perdo occasione per tornarci, resto attonito di fronte a questo spettacolo.

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Qui capisco che oggi sarà una giornata da pelle d’oca tanto per il freddo, quanto per le emozioni. Inforco la bicicletta e riparto percorrendo tutto il lungolago ‘e mi sovvien l’eterno, e le morte stagioni, e la presente e viva e il suon di lei. Così tra questa immensità s’annega il pensier mio: e il naufragar m’è dolce in questo mar.’ parole migliori non potrei rubare per rappresentare il mio stato d’animo. Proseguo lungo tutta la gardesana fino a Gargnano ed il mio ‘stream of consciousness’ mi catapulta rocambolescamente da un ricordo all’altro mentre oltrepasso Gardone Riviera, Maderno, Toscolano e Bogliaco. Scendo al porto per imboccare la vecchia gardesana che passa a fianco di Villa Feltrinelli, meravigliosa residenza tristemente nota a causa di Mussolini. Questo mi consentirà di evitare la prima stretta e lunga galleria. Mi fermo sul lungolago mangio qualcosa e mi godo il paesaggio.

 

Riparto percorro la tortuosa strada ora adibita a pista ciclabile, anche se temporaneamente chiusa al traffico a causa di continue piccole frane.

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La vecchia gardesana

All’uscita di una corta galleria svolto a sinistra e inizio a salire, è il momento di cominciare a fare un po’ di fatica mi aspettano quasi sette chilometri di salita prima di giungere nella frazione di Gardola, centro di Tignale; le pendenze sono sempre abbastanza dolci attorno al 6%, senza mai strappare. Nella prima frazione che incontro, Oldesio, trovo l’insegna di un hotel: Zanzanù. Il flusso di coscienza torna prepotentemente ad imperversare nella mia mente:” Fa l’braö! Se no ciame el zanzanù!” mi dicevano i miei nonni materni, perché zanzanù, per noi bambini, era un personaggio inquietante al pari del lupo cattivo con cui nessuno avrebbe voluto avere a che fare. In realtà è il nome di un bandito che visse a cavallo del 1600 a Gargnano e che si rifugiò sui monti dai quali scendeva per compiere efferate scorribande. Arrivato nel centro di Tignale (550m s.l.m.) lascio la vista del lago e proseguo nell’entroterra verso la valle del torrente San Michele. Prima di uscire dal paese incontro il bivio per il santuario di Montecastello, una splendida chiesa e monastero arroccati sulle rocce a strapiombo sul lago con una vista mozzafiato. Nuovamente il flusso di coscienza bussa: stavolta è mio nonno paterno che in quel santuario, a me adolescente, diede la comunione più di trent’anni fa. Ancora oggi il ricordo è vivido e limpido nella mia mente: “Mio nonno! che mi dà la comunione!” pensai allora. Proseguo, inizio la discesa che mi porta ad oltrepassare il torrente San Michele, ora ci sono 6°C, ma non so se ho i brividi per il freddo o per i ricordi! Si risale, dopo il ponticello sul torrente ci sono quasi tre chilometri per arrivare a Vesio di Tremosine, il primo chilometro e mezzo è il più arcigno con una media del 10% e punte del 15%: fatto a 6°C dopo dieci minuti che non pedalo è una ‘legnata’ per i miei quadricipiti. Il paesaggio è surreale: da quando ho preso la ciclabile a Gargnano ho incrociato quattro o cinque automobili, da Tignale fino a Tremosine nessuno! E qui, in fondo alla valle, l’umidità della notte si sta alzando tutt’attorno come fosse nebbia , sembra autunno inoltrato! Ho troppo freddo non riesco a fermarmi per fare una fotografia! Arrivo a Vesio, sono quasi le nove del mattino, il sole è ormai alto ed inizia a scaldare, ma il vento che viene da nord, è teso e gelido.

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La vecchia gardesana

Mi fermo, mangio qualcosa, indosso anche la mantellina a maniche lunghe, ora mi attende la parte più paesaggistica di tutto il giro: la discesa, attraverso la strada della forra, che porta sino in riva al lago poco distante dalla frazione di Campione. Una strada che è riconosciuta come una delle più belle al mondo e che è stata teatro nel 2008 di un episodio della saga cinematografica di James Bond agente 007 ” Quantum of solace”. La strada è meravigliosa ed indescrivibile, il meteo perfetto ed è per questo che lascio parlare le fotografie che ho scattato lungo il suo aggrovigliato percorso.

A metà discesa mi fermo in una galleria con finestra naturale sul lago, mi siedo sul parapetto e mangio qualcosa contemplando il lago. Giunto, infine, sulla gardesana vengo accolto da un vento teso e gelido che fa la gioia dei tantissimi appassionati di kite-surf, i quali solcano il lago al largo di Campione. Scatto un paio di fotografie, tolgo la mantellina e risalgo verso la forra: d’altro canto una tra le strade più belle del mondo merita di essere percorsa sia in discesa, sia in salita.

Ritorno sull’altopiano di Tremosine la salita, circa sei chilometri, non è mai eccessivamente impegnativa, al bivio mi dirigo verso la frazione Pieve dalla cui terrazza del brivido sembra di potersi tuffare direttamente nel lago da un altezza di quasi 400m (s.l.m.). Avevo scattato una fotografia sulla riva del lago guardando verso la terrazza ed ora ne scatto una dall’alto verso il lago. Sono circa le dieci e trenta e decido di mettere un’altra barretta sotto i denti, mentre scaldo le mie ossa, ancora infreddolite.

Proseguo il giro dei borghi dell’altopiano di Tremosine. Mi dirigo verso Pregasio, da cui abbandonerò nuovamente la vista del lago, e Sermerio da cui ho una suggestiva vista del gruppo montuoso del Tremalzo.

Qui si conclude il quadrilatero dei borghi di Tremosine, io ritorno sulla Tignalga e ridiscendo verso il torrente San Michele, mi aspetta in salita la precedente discesa da Tignale. I colori sono cambiati rispetto a  questa mattina, anche le temperature sono decisamente meno rigide anche se ancora fresche. Ritorno a Tignale e all’inizio della discesa mi fermo al Belvedere, all’andata era ancora troppo presto per fare fotografie, ora invece il sole alto e il vento impetuoso danno delle colorazioni intense a tutto il lago.

Proseguo nella discesa e ritorno sulla vecchia gardesana fermandomi a godere di questo paesaggio, di qui a poco sarò nuovamente a Gargnano, nella civiltà e nel traffico automobilistico. Ormai sono le undici e mezza ed è domenica: i tanti turisti, che ancora soggiornano sul lago, sono in movimento e ravvivano i comuni della riviera.

Vorrei fermarmi qui, per contemplare ancora queste meraviglie e posticipare il momento del rientro, ma ci sono tre persone a casa che mi aspettano per pranzo. E’ altrettanto bello, dopo questa regressione all’infanzia, ritornare al presente e poter condividere tutto ciò con la mia famiglia. Adesso è il momento di ‘menare’: niente più soste, la strada è la stessa dell’andata, il traffico piuttosto intenso a volte mi rallenta, ma io testa bassa e pedalare: trenta, trentacinque, quaranta a volte quarantacinque all’ora, questi sono i numeri del contachilometri e sono già a Salò. Ci sono le Zette da salire e poi ancora Puegnago prima di arrivare, bisogna spingere, ma la gamba gira ancora bene e per mezzogiorno e mezzo sono a casa, una doccia e sono pronto per mangiare. Questa volta sono stato bravo e non mi hanno dovuto aspettare per iniziare il pranzo.

Grazie Marina, Alice e Matteo per concedermi questi spazi in solitudine, ma in realtà voi siete sempre con me!

Per i dettagli tecnici del percorso: La Tignalga (fronte e retro)

 

 

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