Valle Duppo invernale!

Sabato 17 febbraio, l’inverno bussa ancora forte, sono le 7.25 quando parto da casa con un’idea fresca fresca, compiere il giro della valle Duppo sottozero (vedi (I’m going) Alone to Alone). Il tempo di acclimatarsi ed il gps segna 0°C ancor prima di uscire da Brescia. Risalgo la valle del torrente Garza verso il colle di Sant’Eusebio, le mitiche Coste. A Caino (metà salita) la temperatura è scesa a -3°C. Sui versanti nord delle montagne inizia a comparire la neve. Giusto domenica scorsa una nevicata a bassa quota aveva imbiancato tutti 2018-02-17_082105_i monti circostanti la città. Al penultimo tornante la neve lambisce ancora la strada. In vetta la temperatura è risalita fino a 0°C. Scollino e senza indugio mi getto in discesa per sfruttare il calore che ho generato durante la salita. Giungo ad Odolo, sono nuovamente a -3°C, svolto a sinistra e risalgo verso Agnosine e Bione, con calma, cerco di non alzare troppo i watt, voglio mantenermi caldo, ma sudare il meno possibile. Attraversato l’incrocio con la provinciale del passo del 2018-02-17_085210_Cavallo ricomincia a  fare capolino la neve ai margini dell’asfalto. Proseguo attraverso il centro abitato di Bione e mi dirigo verso lo strappo finale della Madonna della neve, poco meno di un chilometro con punte del 17%. Lo affronto con cautela, le strade sono ghiacciate e nonostante io abbia scelto di affrontare questo giro con la gravel (700×38) il rischio di scivolare anche in salita è sempre presente.

Scollino ed inizio la discesa, ripida e gelata, (video 28″) verso nord il cielo sembra volersi aprire e tra le nuvole si vedono larghe strisce di azzurro, dietro di me a sud verso il sole ancora nulla da fare un sottile velo grigiastro gli impedisce di riscaldarmi. Sono a Casto e svolto a sinistra seguendo il cartello per Alone ed il parco delle Fucine. Le Fucine sono una zona molto nota agli alpinisti in quanto decine di linee ferrate consentono di impratichirsi con la scalata in montagna. Esiste anche un bellissimo parco avventura, ma oggi a -2°C nessuno ha voglia di lanciarsi sulla zip line. Io proseguo sulla bellissima strada che porta ad Alone, al primo tornante la abbandono per seguire sulla destra il cartello Valle Duppo. “In to the wild” la strada diventa subito cementata e molto rovinata.

A metà salita mi fermo per gustarmi una barretta energetica, il panorama e scattare qualche istantanea di questo luogo incontaminato che, con la luce invernale ed una spruzzata di neve tutt’intorno, acquista un tono fiabesco ed onirico.dupinv03Riparto mi attende la parte più dura della salita, circa trecento metri costantemente sopra il 15%. “Stream of consciousness” mi alzo sui pedali e mi sovviene la musica della “corsa di resistenza” (video 44″) reminiscenza militaresca, la urlo mentre il cuore sale. Avrò passato troppo tempo sottozero e il cervello mi si è gelato??? Oltrepassato il muro svolto a destra verso Lodrino, la salita vera è finita ora un bel toboga mi porterà alla Cocca di Lodrino in poco più di un chilometro. A metà decido di fermarmi nuovamente, vorrei prolungare ancora un poco la mia permanenza in questo luogo dimenticato da tutti; sapori e profumi di natura incontaminata.

Riparto, la neve fa la sua comparsa perfino sull’asfalto in questo tratto poco esposto al sole e sopra i 700m. (video 28″). Arrivo a Lodrino, ritorno alla civiltà, prima di iniziare la discesa il tempo per un selfie con i monti innevati della val Trompia a fare da sfondo.

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La temperatura è risalita di qualche grado, perlomeno ora siamo sopra allo zero. Inizio la discesa guardandomi in giro e godendomi le montagne ancora cosparse di neve. A metà discesa, proprio nell’abitato di Invico, incrocio un ciclista che sta salendo, è il mitico Giorgio (quello che quest’autunno attraversava gli appennini a 4°C in completo estivo perché poi a Portofino avremmo avuto caldo! vedi Dagli Appennini a Portofino (and back)). Ci fermiamo scambiamo due parole, l’incontro di un amico è sempre la cosa più piacevole, ripartiamo subito per non raffreddarci troppo. Anche stavolta mi batterà con quasi il doppio dei miei chilometri e tre salite contro le mie due ah! ah! Arrivato a Brozzo, prima di immettermi sulla ex statale di fondo valle per il rientro, mi cambio i guanti ormai congelati dalla discesa ed indosso quelli che custodivo al caldo sotto il giubbino. In meno di due minuti anche i mignoli riprendono la giusta sensibilità. Oggi sto usando la gravel ed allora sfruttiamola fino in fondo. A Gardone Valtrompia, passato il semaforo per Polaveno, invece di restare nel traffico mi butto a destra sulla ciclabile. Percorro la strada bianca che costeggia l’argine sinistro del fiume Mella e raggiungo la città, senza attraversare strade trafficate o sentire il rumore di camion alle spalle. Non me ne accorgo quasi e sono a Collebeato, esco dalla ciclabile ed affronto gli ultimi chilometri su stradine alternative che mi conducono a casa. I chilometri non sono molti 74 per 1.212m di dislivello in 3h22′, ma la temperatura media del giro è di 0°C  e questo mi basta per renderla una “frozen ride”.

Valle Duppo il vestito invernale di dona forse più di quello estivo!

Detttagli tecnici su Strava: Cicloturisti!Coste,Bione, ValleDuppo,Lodrino

Valle Duppo invernale

Videogallery: Discesa dalla Madonna della neve di Bione – Valle Duppo, fine tratto duro – Valle Duppo fine salita

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Allenarsi in salita d’inverno? Si può! Alle Cariadeghe e ci si diverte!

Fino ad alcuni anni fa l’inverno, per me, rappresentava una sorta di letargo. Io che adoro le montagne e la salita trascorrevo questa parte dell’anno in attesa che la temperatura risalisse per poter ricominciare a scalare. Come tanti, seguendo il dictat dell’allenamento classico, scorrazzavo, un poco contro voglia, per le lande umide della Franciacorta o per le colline sinuose della Valtenesi. Come si diceva: ‘Facevo la gamba’. Nel 2012 tramite una delle aziende che rappresentavo acquistai un misuratore di potenza integrato nel mozzo della ruota posteriore. Le cose cambiarono velocemente nel giro di un anno. La nuova tecnologia applicata all’allenamento, i nuovi materiali per l’abbigliamento sempre più traspiranti e veloci nell’evacuare il sudore resero l’allenamento invernale completamente diverso. Finalmente si potevano scalare salite più o meno brevi anche con il freddo senza rischiare di congelarsi ad ogni discesa. Inoltre l’utilizzo dei watt come parametro dell’allenamento rese possibile effettuare una moltitudine di esercizi, proprio in salita. In fondo, dal momento che il mio obiettivo è portare la mia bicicletta a scoprire e violare sempre nuove montagne, quello che mi serve è, soprattutto, allenarmi in salita. Non ho ambizioni di migliorare i miei record personali in termini di tempo impiegato, ma di percorrere maggior dislivello e coprire distanze più lunghe. Per questo diventa fondamentale mantenere la mia capacità aerobica e resistenza alla distanza ad un discreto livello durante i mesi freddi in modo da essere pronto ad allungare il chilometraggio ed alzare il dislivello ai primi tepori primaverili. Nasce così l’esigenza di trovare tra le nostre salite quelle più adatte ai climi freddi. Il ‘Lido’ di Cariadeghe così chiamiamo questo meraviglioso altopiano sopra l’abitato di Serle è la meta ideale per l’allenamento in salita nelle stagioni più fresche.

Il versante che sale dalla città è esposto al sole fino dall’alba e la sua roccia marmorea si riscalda rapidamente dando piacevoli sensazioni di tepore fin dalle prime pedalate. Oggi 17 dicembre, per la settantacinquesima volta in cinque anni parto all’alba in direzione della mia palestra invernale preferita. Sono le 7.37 quando aggancio il pedale, nel giro di qualche minuto il termometro del mio gps si attesta a 1°C. Sta per sorgere il sole, io percorro viale Venezia in direzione est, qualche nube striata arrossa il cielo sull’orizzonte quasi fosse un tramonto. Uscito dalla città e dal suo auto-riscaldamento, la temperatura inizia a scendere, poco prima di lasciare il comune di Brescia, in aperta campagna mi fermo a fotografare un’incredibile alba. Ci sono -3°C, il terreno è brinato e il monte Maddalena rosso come il fuoco!

Riparto immanentemente, troppo freddo! A Botticino inizia la salita per Serle e le Cariadeghe, la temperatura è scesa a -4°C sarà il punto più basso. In queste limpide e gelide giornate l’inversione termica fa la sua parte e dopo soli quattro chilometri sono a San Gallo a 1°C, qui finisce la prima parte della salita. Pendenza media vicino al 7% piuttosto regolare (max 12%), giusto il tempo di una SST di 20″, ora mi aspetta un chilometro circa di pianura e discesa attraverso l’abitato. Uscito dal paese inizia la seconda parte di salita, poco più di tre chilometri anch’essi con pendenza regolare vicino a 8% e punta del 9,5%, un’altra SST da 15″. Arrivo nella frazione Castello da cui parte (sulla sx) una cementata che sale irruenta verso Valpiana (1,5km al 14%medio). Salita ottima per i fuori soglia, ma a questa temperatura, sono tornato sottozero, troppo rischiosa con la bici da corsa, meglio optare per un’altro chilometro in falsopiano che mi porta alla Cocca di Serle da dove inizia l’ultimo tratto di salita verso Casinetto. Sono altri 3,6km con una pendenza media di 4,9%.

Media ingannevole, in quanto dopo un breve tratto al 8% la strada prosegue in mezzo alle prime doline per un chilometro in falsopiano. Ora ho di fronte il chilometro  e mezzo più impegnativo costantemente  sopra il 10%, con un tratto in ombra che spesso è ghiacciato. Lo supero ed entro finalmente nella parte più alta dell’altopiano, quella da cui si ha la vista migliore sugli alpeggi, mi fermo e fotografo un mucchietto di neve, residuo della nevicata di due settimane fa.

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Arrivo alla fine della strada asfaltata, da qui in poi è terreno dei bikers! Io giro la bici  pronto per il ritorno e scatto altre fotografie di questo luogo incantato così vicino alla città (25km) e al tempo stesso così isolato e lontano dalla frenesia urbana.

All’uscita da Casinetto mi fermo ad una pozza ghiacciata nella dolina, l’avevo fotografata un mese fa quando ero salito l’ultima volta ed era ancora increspata dal vento.

Subito dopo la pozza scendendo sulla destra c’è un bellissimo boschetto di larici, inusuale a questa altitudine (850mt.), l’altopiano è territorio dominato dalle betulle e dai carpini. Oggi i loro rami sono spogli la nevicata di quindici giorni or sono ha lasciato cadere tutti gli aghi, ma il mese scorso erano nel pieno del loro splendore!

Riparto, percorro il primo tratto di discesa e dopo pochi minuti sono nel paese di Serle pronto ad affrontare una dolce salita di cinquecento metri che mi riscalda. A metà mi fermo ed immortalo la pianura sottostante, ancora leggermente brinata, e l’estremità meridionale del lago di Garda; ora ci sono 5°C, ma fermi al sole sembrano il doppio.

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Riparto, attraverso il falsopiano di Zuzurle, sorrido sempre quando leggo questo nome sul grande cartello. Nuovamente sono a Castello, qualche centinaio di metri in salita ed ecco la prima vera discesa. Ormai il sole irradia calore ed arrivo a San Gallo senza patire freddo. Un’altra breve salita di qualche centinaio di metri riattiva il mio metabolismo e riporta i battiti cardiaci sopra le 100 pulsazioni (sono scese fino a 75 lungo la discesa). L’ultima discesa, la più lunga, è anche la più fredda, infatti arrivo a Botticino e la temperatura è scesa nuovamente a 2°C. Ora mi restano una decina di chilometri di pianura, che percorro ad un buon ritmo per riscaldarmi e per giungere in orario dalla mia famiglia. In totale son quasi 50km e 2h28min di allenamento, con un dislivello di poco superiore ai  1.000mt, ma quello che più conta è che anche oggi i miei occhi hanno goduto di panorami mozzafiato.

Allenarsi in salita divertendosi, anche d’inverno!

Dettagli tecnici su Strava: Cicloturisti!@LidoFullimmersionCicloturisti!@SuaMaestàLido

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Magasa, la magia della neve, il Natale alla porta

Oggi, domenica 3 dicembre, le previsioni annunciano una giornata dal cielo limpido e soleggiato. In settimana una perturbazione ha portato la prima spolverata di neve a bassa quota. Decido, quindi, di recarmi in auto a Bogliaco per partire in bicicletta verso la Valvestino. Questa volta, a differenza dello scorso inverno (vedi Valvestino tra i ghiacci!), voglio arrivare a Magasa borgo a quasi 1.000mt. di altitudine sotto al famoso alpeggio di cima Rest. Sono le 8.26 quando cavalco il mio fido destriero in titanio e parto, dopo un paio di chilometri svolto a sinistra ed inizio a salire costeggiando il lago. Quante volte avrò scalato il Navazzo da quando vado in bicicletta? Non si contano, salita dolce e dai paesaggi meravigliosi sul lago. Oggi devo percorrere i sette chilometri che mi separano dal paese lentamente cercando di sudare il meno possibile. La temperatura durante la salita si attesta tra i 2°C ed i 4°C, il sole irraggia calore e la sensazione è quella di essere a 10°C, ma so per certo che una volta oltrepassato il borgo appropinquandomi alla Valvestino la temperatura precipiterà ampiamente sotto lo zero. Per questo devo cercare di restare il più asciutto possibile per evitare che il sudore mi si congeli addosso. Mentre salgo ammiro il panorama, oggi la giornata è di quelle speciali, cielo terso, aria cristallina, sole caldo, il lago intensamente blu zaffiro, tutto lascia presagire uno spettacolare paesaggio anche una volta entrato nella valle. Giungo a Navazzo, mi fermo e tolgo i guanti leggeri, usati durante l’ascesa, per indossare quelli asciutti e pesanti pronti per contrastare il gelo della Valvestino. Bevo un sorso d’acqua, mentre contemplo il monte Pizzoccolo, oggi già vestito a Natale. Esso pare un pandoro con una leggera spolverata di zucchero a velo sulla sommità.

Riparto, ancora un paio di chilometri ed il sole si nasconderà proprio dietro il Pizzoccolo. La strada inizia a sbiancare, segno di piccoli cristalli di ghiaccio sull’asfalto. Procedo con circospezione, i mezzi antineve sono già passati con sabbia e sale durante la settimana, ma non in maniera esaustiva. Arrivo alla diga, la temperatura è già scesa sotto lo zero, i cristalli liquidi del mio gps iniziano a perdere contrasto, a fatica riesco a leggere -4°C. Non ci sono ancora le colonne di ghiaccio dello scorso anno, troppo pochi i giorni sotto lo zero per averle già formate; tuttavia sufficienti per aver ibernato gli esili ramoscelli di arbusti a bordo strada. Miracolosamente ne trovo alcuni baciati da un raggio di sole filtrato tra le montagne, mi fermo e li fotografo.

Proseguo, giungo al primo ponte, alla destra la valle che conduce verso Costa, ancora tutta in ombra ricoperta da una sottile coltre di neve bianca. Paesaggio silente e spettrale. Arrivo al secondo ponte, quello dell’antico confine con l’impero austroungarico. Semre a destra si apre la valle del Droanello anch’essa completamente in ombra e cosparsa di neve. Vorrei fotografarla, ma ormai il freddo è entrato sotto i miei guanti e le dita iniziano a ghiacciare. Per fortuna il bivio di Molino di Bollone è vicino, lì so di poter trovare nuovamente il sole per alcune centinaia di metri per riscaldarmi. Non riesco più a leggere la temperatura sul mio gps perché è ormai quasi completamente nero, segno evidente che la stessa si è abbassata ulteriormente. Arrivo al sole e rallento per godere di qualche istante in più di caldo. Tengo la destra, direzione Turano e Magasa. La strada ricomincia a salire, anche se ancora dolcemente. Ritorno nella gelida ombra, sto arrivando al punto più freddo di tutta la valle, dopo una curva sinistrorsa scorgo la mia ‘palude’ o ‘stagno’ preferito, tutt’intorno neve e ghiaccio. Non posso non fermarmi a fotografare quest’immensa bellezza.

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A casa scoprirò che la temperatura era scesa a -8°C. Riparto, oltrepasso il bivio per Turano e procedo spedito verso Magasa. I mignoli iniziano a bruciare dal freddo, ma so che tra breve risalendo la montagna sarò di nuovo al sole.Magasa All’incrocio il cartello recitava 5km al paese. Questa salita è costantemente tra il 7% e il 10% di pendenza, piuttosto impegnativa, ma senza strappi violenti. Dopo i primi due chilometri sono nuovamente su un versante soleggiato ed alla mia destra posso ammirare gran parte della Valvestino ancora parzialmente in ombra, mi fermo e scatto alcune istantanee per immortalare il paesaggio.

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Riparto ormai Magasa è vicina, il sole mi riscalda, la temperatura riprende a salire, all’ultimo tornante scorgo alcune stalattiti di ghiaccio, ma non mi fermo dovrò scendere ancora dalla stessa strada, avrò modo al ritorno di fotografarle quando saranno illuminate dal sole. Poco prima del borgo non posso esimermi dal fermarmi e immortalarlo con il mio telefono.

Entro in paese e ne percorro alcuni vicoli alla ricerca di angoli suggestivi da fotografare. Incrocio solo un paio di persone, nonostante siano già le 10.45 di mattina. Mi fermo in un piccolo slargo dove provvedo ad indossare un intimo asciutto, a mangiare un fruttino, bere dell’acqua ed indossare i nuovi guanti a tre dita unite per la discesa.

Mi accingo a lasciare il paese, ma proprio all’uscita del borgo mi viene l’ispirazione per un’ultima fotografia panoramica e per una deviazione verso il parco giochi appena fuori l’abitato non lontano dal cimitero.

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La deviazione si rivela interessante e mi consente di fotografare Magasa da una prospettiva diversa e molto suggestiva.

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Riparto, sono già passate le 11.00, questa volta si scende per tornare indietro. Come promessomi mi fermo a fotografare prima le stalattiti di ghiaccio e poi i boschi ed i monti innevati attorno a Magasa.

In discesa mi raffreddo un poco e cerco di non prendere troppa velocità, ad ogni sosta fotografica in realtà mi scaldo un pochino grazie all’irraggiamento solare. Oltrepasso il bivio per Turano e mi dirigo verso il mio stagno, unico punto che credo di trovare ancora in ombra. Così è, ma la mia sorpresa è tanta nell’osservare il meraviglioso effetto scenico che l’acqua immobile della palude crea con le vette che ivi si specchiano.

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Anche stavolta il mio ‘stagno’ ha saputo sorprendermi, quasi fosse quello di Giverny che Monet amava dipingere in orari e stagioni diverse. Mi giro dall’altro lato ed osservo uno spettacolare gioco bicolore di grigio e bianco lungo tutta la parete rocciosa.

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Qui, nonostante l’orologio segni 11.30, ci sono ancora -5°C! Monto in sella e mi dirigo rapido verso il lago di Valvestino oramai quasi completamente al sole. Lo percorro godendomi ogni istante ed ogni scorcio, fermandomi qua e là a scattare fotografie.

Oltrepasso la diga, arrivo in prossimità di Navazzo ed inizio a scorgere la sagoma innevata della vetta del monte Baldo. La temperatura è tornata sopra lo zero, io passo il paese e inizio la discesa verso il Benaco, ma sono costretto nuovamente ad un paio di soste, il vento di Peler oggi sferza il lago con estrema violenza e rende i panorami limpidi e con profondità d’immagine.

Oggi opto per la discesa attraverso Zuino, stretta, tortuosa e ripida, ma che mi consentirà di giungere direttamente alla rotonda dove ho parcheggiato l’autovettura. Scendendo ammiro il lago e prendo una nuova decisione. Giunto alla rotonda proseguo verso il porto di Bogliaco. Prima di tornare voglio gustarmi il ‘mio’ lago anche dalle sue tumultuose rive. Così mi fermo all’imbarcadero ed immortalo anche questo incredibile scenario, ora la temperatura è salita a 7°C, ma sembra ce ne siano almeno 15°C.

Sono le 12.45 quando carico la bicicletta in auto. Non avrei potuto sperare in una giornata dal meteo migliore: sole, neve e ghiaccio.

Anticipo di un Natale che sta per sopraggiungere.

Dettagli tecnici su Strava: Cicloturisti!@Magasa (in Valvestino è Natale!)

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Dalle Alpi alla Riviera (Campo Cecina, Lerici)

Sono le sei di sabato 8 aprile quando giro la chiave di accensione dell’automobile, oggi andiamo in trasferta. Io, Rick e Max abbiamo deciso di affrontare la salita di Campo Cecina sulle Alpi Apuane, ora che la primavera è finalmente arrivata. Passo a prenderli sotto le loro abitazioni. È la prima volta che io e Max ci troviamo ‘vis à vis’, conosciamo le nostre storie ciclistiche dai social e qualche informazione dall’amico comune Rick. Con Max c’è subito sintonia e le due ore di autostrada per arrivare ad Aulla passanoIMG-20170408-WA0079 rapidamente. Scarichiamo le biciclette e alle 9.10 siamo pronti per partire. La temperatura è attorno ai 13°C ed il sole inizia a riscaldare, io e Max optiamo per la giacca  Mossa. Sono leggermente influenzato e un po’ preoccupato per il giro. Dopo pochi chilometri lasciamo la statale svoltando a destra su una strada laterale che pare quasi un accesso carraio. Oggi il nostro Caronte è Rick che è sceso in perlustrazione l’estate scorsa ed ha creato quest’escursione. Entriamo nella campagna prima e nel bosco poi. La strada ci porta a Ponzanello, un abitato minuscolo arroccato su un crinale a metà della salita verso la località Foce.

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Le salite di questa zona sono sempre molto incostanti, subito un paio di corti strappetti a 11%, poi 3km con pendenze regolari tra 6% e 9%, poco prima di entrare nel borgo la strada si inasprisce con punte di 15% e una media Ponzanelloabbondantemente sopra il 10% per un chilometro, poi si prosegue a strappi fino alla vetta. Scolliniamo e proseguiamo sul crinale della montagna, da qui si dovrebbe vedere già il mare, ma la giornata è molto fosca e lo si intravede appena. Ora ci attendono una decina di chilometri su e giù per il crinale in attesa di arrivare al bivio per la nostra salita di giornata. Eccolo il cartello che indica Campo Cecina a sinistra. Svoltiamo e ci addentriamo nel bosco. Sin da subito ci rendiamo conto che Rick aveva pienamente ragione, sarà una bellissima scalata. Dieci chilometri scarsi di salita con pendenza media al 6%, molto regolari con alcuni tratti in falsopiano e mai sopra al 10%. L’ideale per godersi il panorama mentre si pedala. CampoCecinaLa caratteristica più originale, che notiamo fin da subito, è lo snodarsi della strada sul crinale dei monti spostandosi continuamente dal versante sud-ovest, soleggiato e tiepido, al versante nord-est, ombroso e fresco. Ne consegue che anche il panorama è talvolta sulle colline dell’entroterra, talaltra sulla foschia marina e sulle prime cave di marmo.

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Decidiamo di rimandare le fotografie a dopo. Dovremo, infatti, ridiscendere ancora da qui, in quanto, questa è una salita ‘cieca’. Procediamo uniti, parlottando, godendoci il paesaggio e la compagnia, proprio come dei veri cicloturisti. Da metà salita in su si inizia a vedere la montagna scavata dall’uomo per estrarre il marmo. Arrivati nel piazzale di Campo Cecina a 1.320mt ci sfoghiamo con ripetuti scatti all’immenso panorama e a noi stessi. Qui mi rendo conto che Max è ancor più preso dal raptus fotografico del sottoscritto. Povero Rick ne avrà da sopportare di soste tecniche con due pazzi come noi!

Ripartiamo e ci addentriamo verso il rifugio, un chilometro soltanto e siamo arrivati, tutto ancora chiuso, Max scatta innumerevoli fotografie agli oggetti in marmo che si trovano nel parco. Indossiamo l’antivento e partiamo per la discesa, durante la quale ci fermiamo spesso per immortalare il paesaggio e per prolungare la nostra visita a questo luogo assieme così meraviglioso e particolare. Ora Rick ha previsto di dirigerci verso Ameglia, borgo ligure arroccato sull’estuario del fiume Magra. Per farlo attraversiamo Fosdinovo, antica cittadina medioevale per secoli marchesato della famiglia dei Malaspina e successivamente annesso al ducato di Modena dal congresso di Vienna del 1815. Purtroppo il tempo è tiranno e dobbiamo accontentarci di fotografarlo da fuori le mura.

Finita la discesa ci inseriamo sulla statale Aurelia, ma solo per pochi chilometri. Svoltiamo a destra oltrepassiamo il fiume Magra e siamo diAmeglia fronte alla nostra seconda meta. La salita che porta ad Ameglia e successivamente prosegue fino a Montemarcello è anch’essa di modesta difficoltà circa 5km con pendenze mai sopra il 7%. Dopo poco più di due chilometri entriamo in Ameglia. Un cartello indica il centro e il punto panoramico a sinistra, ma solo per i pedoni. Lo seguiamo, ci ritroviamo in stretti viottoli che conducono alla piccola piazzetta in cui sorge la chiesa parrocchiale di San Vincenzo.

Da qui la vista verso le Alpi Apuane è eccezionale e l’alzarsi della foschia mattutina rende il tutto ancora più incantevole. Osserviamo il viottolo che sale a lunghi gradini passando sotto le case, ci guardiamo negli occhi e… Bici in spalla! Saliamo fino alla piazza della grande torre medioevale del XIII secolo. Siamo o no dei Cicloturisti!

Ci guardiamo e sorridiamo, vestiti e attrezzati per una granfondo ci comportiamo come dei turisti in bicicletta che vagano per le vie del centro. Finalmente usciamo da questo dedalo di vie e ci dirigiamo verso Montemarcello, frazione più alta del comune di Ameglia da cui si gode una ragguardevole vista sul mar Ligure. Sono le 14.20 quando entriamo nel borgo alla ricerca di una locanda dove rifocillarci. Ne troviamo una con un bel terrazzo, chiediamo se la cucina è ancora aperta e ci accomodiamo. Cosa mangiamo?

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Beh, dato il luogo, la scelta per tutti non può che essere ‘testaroli al pesto’. Ottimi, squisiti, li divoriamo, un caffè e via che si parte verso la più scontata delle destinazioni, Lerici. Già perché l’idea è proprio questa: dalle Alpi al mare. La temperatura si è decisamente alzata, il sole scalda; anch’io, passato il momento di difficoltà influenzale a Campo Cecina, mi sfilo i gambali e levo lo ‘scaldacollo’. Sarà l’effetto taumaturgico del mare!?! La dolce discesa che ci porta a Lerici è un’incanto, un susseguirsi di curve che consente di ammirare la costa ed i piccoli golfi sottostanti, il profumo della macchia mediterranea che si risveglia dopo l’inverno.

Inizia la discesa che ci porta in centro a Lerici ed il traffico automobilistico, sino ad ora quasi inesistente, si intensifica. Arriviamo sul lungomare proprio di fronte al porto, ci sediamo sui gradini e prendiamo il sole. L’aria è calda e profuma di salsedine, un anticipo dell’estate che verrà. Penso: stamattina ero a Brescia a 7°C e due ore fa a 1.320mt nelle Alpi Apuane, ora sono al sole di fronte al mare. Che giornata indimenticabile!

È il momento di ripartire, percorriamo tutto il lungomare, scattiamo le ultime istantanee di giornata e risaliamo verso Pugliola, da qui ci gettiamo a capofitto nella corta discesa verso Sarzana. Prendiamo la statale per il passo della Cisa che ci condurrà dritti ad Aulla. Sono gli ultimi venti chilometri e do fondo a tutte le mie energie. Con due triatleti al mio fianco questo può solo significare, cronometro a squadre, cambi regolari, pestare forte sui pedali. Alla fine Strava dirà 35km/h di media controvento in leggerissima salita. A fine giro con 2.000mt di dislivello nelle gambe, non è male. Resta il tempo per un’ultima volata sullo strappo che conduce alla nuova stazione ferroviaria di Aulla. Scopro così che il mio nuovo amico Max è un vero ‘competitivo’, bene così! Cicloturisti competitivi, questo è quello che ci piace essere. Arrivati all’autovettura un ultimo selfie a memoria della splendida giornata passata insieme (le facce scanzonate lo dimostrano!).

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Sono 108km per 2.180mt di dislivello, nulla di speciale dal punto di vista sportivo, incredibilmente ricco in quanto a luoghi e paesaggi, ma  soprattutto con una nuova amicizia.

Grazie Max e Rick!

P.s: Grazie a Max e Rick per le fotografie, le mie sono andate quasi tutte bruciate sulla mia scheda SD 😦

Dettagli tecnici su Strava: Cicloturisti!@CampoCecina,Lerici

Planimetria:

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Colmì e colle San Zeno (over the floating piers)

Oggi, sabato 18 giugno, mancano solo due settimane alla Maratona dles Dolomites, dovrei fare un lungo, ma è anche previsto il festeggiamento del compleanno di Laura, mia sorella. Per questo la partenza è all’alba per riuscire a completare il giro per mezzogiorno e mezzo. Scartabellando nel mio gps cerebrale trovo un giro inedito. Da poco è stato sistemato l’asfalto che da Nistisino conduce al Colmì, per cui la strada che abitualmente percorriamo in salita si può agevolmente fare in discesa. Inoltre, proprio oggi, si inaugura l’installazione di Christo, the floating piers, (il passaggio galleggiante che unisce Sulzano a Montisola).

Parto alle 5:50, mi dirigo verso Brione per giungere a Polavecolmigussagono e prendere la strada che porta a Santa Maria del Giogo passando dal Colmì. La salita è lunga ed incostante: un primo tratto di 4,8 km porta all’abitato di Brione con pendenze impegnative, lo segue un tratto di circa 3 km di falsopiano che attraversa San Giovanni di Polaveno, infine poco più di 5 km costantemente in salita (particolarmente duri gli ultimi 2 km quasi sempre sopra al 10%). Le temperature, nonostante il mese di giugno inoltrato, sono piuttosto fresche, lungo tutta la salita sto tra gli 11°C ed i 9°C. Arrivato finalmente al Colmì inizio la discesa con circospezione, l’asfalto è nuovo e meraviglioso, ma non sfloat004o fin dove arriva. Giungo al bivio per Santa Maria e trovo già pronta la transenna che impedirà il transito veicolare verso il lago. The floating piers, per qualche settimana, rivoluzionerà la circolazione tra Iseo e Pisogne, ogni accesso sarà interdetto. Sento il ronzare degli elicotteri sul lago, forse Christo ha deciso di anticipare l’apertura del ponte. Arrivo al primo pascolo con vista sul lago e scorgo le linee arancio del ponte che solcano il lago. La giornata è grigia, ma l’aria è pulita e dona comunque profondità ai panorami. Mi fermo a scattare qualche fotografia; il ponte è stato aperto, si vedono già i primi minuscoli puntini spostarsi sulle strisce arancio. Proseguo nella mia discesa, arrivo alle porte di Sulzano e le transenne con minacciosi cartelli si moltiplicano, seguo il percorso obbligato e giungo sulla vecchia statale del lago, manca qualche minuto alle otto del mattino, ma c’è molto fermento per le vie. Giro a destra verso Pisogne, per cui il vigile non mi dice nulla, avessi provato a svoltare a sinistra verso l’imbocco del ponte mi avrebbe sicuramente bloccato. Proseguo qualche centinaio di metri e mi fermo ad una balconata sul lago da cui posso fotografare  splendidamente le piccole formiche che si muovono in una lunga unica fila sopra alla striscia arancio come dovessero tornare al loro formicaio di Montisola.

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Floating piers

Riparto, lungo tutta la strada del lago, l’atmosfera resta surreale. Nonostante i numerosi passanti il silenzio pervade tutto; niente rombi di motore, niente schiamazzi, solo il frusciare delle foglie al vento e il bisbiglio dei visitatori incuriositi. Terminato il tratto di ciclabile che da Marone pcimapassaboccheorta a Pisogne rientro nella civiltà rumorosa. Ora mi attende la salita di giornata, Passabocche – Colle di San Zeno. La scalata è piuttosto lunga, più di quattordici chilometri, sin dall’uscita dall’abitato di Pisogne le pendenze si fanno severe, su alcuni tornanti si supera  decisamente il 10%. Dopo 2 km un rettilineo di qualche centinaio di metri si impenna con pendenze che rasentano il 20%, subito dopo si inizia a godere del panorama del lago, vista che non mi abbandonerà quasi mai lungo tutta la salita.

Il cielo è ancora grigio e la temperatura non accenna a salire nonostante siano ormai le nove di mattina da un po’. Proseguo nella mia scalata con un occhio all’orologio; oggi i minuti sono contati, anche il tempo per le fotografie è ridotto al minimcollesanzenodavalpaloto per poter arrivare in orario. Così, di buona lena, ma senza forzare eccessivamente in un’ora e un quarto sono a Passabocche, giusto il tempo di un fruttino e sono in discesa (4 km) verso Val Palot, mi fermo alla fontana per riempire le borracce e mangio una barretta. Riparto, ma proprio ai piedi della salita finale per il Colle di San Zeno, lunga 4,6 km, vedo una baita sulla sinistra con un magnifico giardino fiorito. Nonostante il tempo uggioso i fiori hanno colori cosi vivaci e brillanti che sono sicuro renderanno benissimo anche in fotografia.

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La salita è abbastanza impegnativa, ma essendo relativamente corta, la supero agevolmente. Giunto in cima a San Zeno mi guardo intorno, il cielo è ancora grigio, ma le nuvole si spostano rapidamente nel cielo, forse prima di tornare a Brescia qualche raggio di sole lo vedrò. Mangio un’ultima barretta e riparto per la temibile discesa verso Pezzazze. L’asfalto è veramente rovinato e pieno di buche, impossibile evitarle tutte. Per fortuna la discesa è interrotta dalla vista di una bella cascata formatasi con le insistenti piogge di questa primavera. Mi fermo un attimo per immortalarla e per osservare il paese di Pezzazze illuminato dai primi raggi di sole di questa giornata.

Riparto, sono da poco passate le undici, il tempo per le soste è definitivamente terminato. Poco più di dieci minuti e giungo sulla statale della val Trompia, da qui solo traffico e pedalare! Mancano circa 25 km tutti in leggera discesa e con il consueto vento di termica che ti soffia in faccia. Unico lato positivo, finalmente è arrivato il sole e la temperatura è abbondantemente sopra i 20°C. Testa bassa e pedalare: 35km/h di media ed in cinquanta minuti sono a casa.

Soddisfatto per essere riuscito ad inventarmi un giro da 2.600 metri di dislivello in 120 km. Compiaciuto per aver visto prima dall’alto e poi da vicino l’apertura del ponte di Christo.

Buon compleanno Sorellina, sto arrivando!

Dettagli tecnici: Brione-Colmì-Sulzano-Passabocche-Colle S.Zeno

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Monte Stino

È passata ormai una settimana dalla Maratona delle Dolomiti, mi accingo a pensare al giro per il sabato e il pensiero cade sull’uscita con Giorgio dell’anno scorso (I sette borghi di Valvestino). Nel progetto originario avremmo dovuto scalare anche il monte Stino, poi il caldo afoso, l’orario e la gamba ci fecero desistere. Anche l’anno prima fui costretto ad interrompere la scalata quando mancava poco più di un chilometro alla vetta. Quella volta fu un temporale estivo a consigliarmi di girare la bicicletta e scappar via prima che grandinasse.

Oggi 9 luglio dovrebbe essere la volta buona. Parto al sorgstino001ere del sole, alle 5.45 sono già in sella e attraversando la Valtenesi mi dirigo verso Salò da dove proseguirò lungo la gardesana occidentale. Giunto in prossimità di Maderno non posso che fermarmi ad immortalare il sole mentre gioca a nascondino con il monte Baldo. Proseguo, giungo a Gargnano, svolto a sinistra per Navazzo, sono solo le 7:15 quando entro nel borgo e decido di non fermarmi a riempire la prima borraccia già vuota. Lstino007e riempirò entrambe più avanti. Arrivato all’omonima diga inizio a scattare le prime fotografie; ne avrò decine e decine, ma non riesco a farne a meno, ogni volta credo di aver trovato un’angolazione diversa, una luce differente. Oggi è una giornata abbastanza limpida e calda (23°C e sono solo le 7:15) il lago è intensamente dipinto di verde ed io inizio ad osservare compiaciuto uno dei miei panorami preferiti. Circa al quindicesimo chilometro della strada provinciale mi fermo, sono arrivato in uno dei miei ‘luoghi della memoria’. Ora mi sovviene che non l’ho mai fotografata e così prontamente colmo queststino005a lacuna. È l’acqua del Bolà! Una delle fontanelle migliori del bresciano, forse la migliore per freschezza; gelida anche nelle più torride giornate estive. Una fontanella da ’10’ come dice Gino il papà di Francesco e Marco. L’emozione sale mentre rimembro la mia prima salita a Valvestino nell’ormai lontano 1995 proprio con papà Gino e Francesco. Fu il mio battesimo sulle grandi salite, la mia prima volta al Passo San Rocco di Capovalle, insomma un giro vero! Gino e Francesco amano dare un voto a tutte le fontane che si incontravano in bicicletta e quella del Bolà è in assoluto la migliore di tutte! Riparto, non sono passate ancora due ore dall’inizio e sono già sopraffatto dai miei meravigliosi e nostalgici ricordi. Al bivio di Molino di Bollone tra le due salite scelgo quella di destra che porta a Turano, Moerna. È la mia preferita, sia per le pendenze arcigne che ne fanno una salita impegnativa (come piace a me), sia per i paesaggi incantevoli che la circondano. Prima delle ripide rampe, sotto all’abitato di Turano, si trova un piccolo pianoro perennemente in ombra, che grazie alle insistenti piogge di questa primavera si è trasformato in un’amena palude (disturbata solo dalla voracità delle sue zanzare). Mi fermo, fotografo, mi godo quella che sicuramente sarà l’ultima frescura di giornata, ora la temperatura è scesa a 15°C; mi domando quanto freddo ci possa essere in pieno inverno in questa conca (lo scoprirò a gennaio! Valvestino tra i ghiacci!).

Riparto, spedito attraverso uno dopo l’altro i tre borghi e giungo al vecchio confine che separa la Valvestino da Capovalle. Una corta discesa ed eccomi pronto pemontestinor l’erta di Monte Stino. Poco meno di quattro chilometri con una pendenza media del 12% e punte vicino al 20%. La salita si presenta subito con un primo rettilineo costantemente sopra l’11%. Il fondo stradale lascia subito spazio al cemento e gli scoli trasversali per l’acqua piovana spezzano ritmo e gambestino026. Insomma salita di quelle vere! I primi due chilometri sono abbastanza riparati dal bosco, mentre la parte finale è completamente esposta al sole, le pendenze, comunque, non accennano ad addolcirsi se non in prossimità del rifugio omonimo. Giunto in vetta (1.400m s.l.m.) la vista si apre sulle Alpi bresciane, sulle cime del Baremone e del Dosso Alto. Sotto di me il lago d’Idro, ma l’afa estiva rende fosco lo sguardo verso il basso, il cielo sopra di me invece è di un blu intenso a metà tra il freddo cobalto ed il caldo turchese. Oggi va così, la giornata è splendida, ma l’aria non cristallina non consente una profondità di panorama; per cui, memore dell’ultima gara di fotografia con mia figlia Alice mi dedico alla botanica fotografando fiori, sono proprio un buontempone!

Riparto, ritorno a Capovalle, per evitare il traffico della gardesana decido di concludere il giro passando per il passo del Cavallino della Fobbia (1.090m). Per farlo bisogna percorre una fantastica stradina immersa nel bosco e dimenticata da tuttmadonnarioseccoi che passa sotto ad una chiesetta, il santuario della Madonna di Riosecco. Come tutti i santuari che si rispettino per raggiungerlo bisogna prima passare dall’infernale rampa di trecento metri al 16% di media con una punta del 21%. In tutto la salita che porta al Cavallino misura 3,7km con tre strappi ben oltre il 14% di pendenza, ed un paio

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Madonna di Riosecco

di tratti in leggera discesa. Arrivato al passo non mi resta che gettarmi in discesa verso Valdegagna per rientrare in Valsabbia. La strada è molto stretta e piuttosto sporca, l’asfalto non è dei migliori, non si può certo prendere troppa velocità se non si vuole rischiare di finire spiaccicati sul parabrezza di una delle poche autovetture che ivi sale. A dispetto di ciò il panorama di cui si gode durante la discesa è decisamente meritevole. Il sole è ormai alto e gli alberi del bosco riscaldati emanano i loro profumi più intensi. Io ne approfitto per respirare a pieni polmoni quest’aria salubre, tra poco sarò di nuovo in pianura in mezzo alle comodità della civiltà ed alle sue storture. Fine della discesa, Vobarno, svolta a destra e  poco dopo a sinistra per Pompegnino, evito così anche l’ultimo tratto di statale della val Sabbia. Tormini, Soprazzocco, Laghi di Sovenigo, Polpenazze, stradine secondarie meravigliose che mi conducono a casa nell’entroterra della Valtenesi, arrivato! Sono le 11:30, quasi in anticipo sulla tabella di marcia. Anche oggi soddisfatto per aver conquistato una nuova vetta!

Grazie papà Gino e Francesco senza di voi non mi sarei mai appassionato a questo sport!

Dettagli tecnici su: Navazzo-Moerna-P.so S.Rocco-M.Stino-Madonna Di Riosecco-Soprazzocco-L.di Sovenigo

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San Michele tra il gelo della val di Sur e il tepore della riviera gardesana!

Oggi è sabato 14 gennaio, ieri è nevicato un poco anche in pianura, le temperature rigide della notte hanno ghiacciato la maggior parte delle strade, per questo decido di recarmi nella mia Salò in auto per partire direttamente da lì per il mio giro. La scelta si rivela da subito indovinata, mentre percorro la statale per il lago le temperature scendono fino a -4°C. Magicamente nell’avvicinarmi a Salò iniziano a risalire e quando parcheggio l’auto siamo già sopra lo zero, precisamente 2°C. Ad un quarto alle nove aggancio il pedale e parto. Come spesso accade decido di attraversare il lungolago in bicicletta e fin da subito capisco che oggi sarà una di quelle giornate da incorniciare: cielo limpido, acqua cristallina, aria frizzante, qua e là qualche mucchietto di neve ghiacciata (raramente succede) e all’orizzonte il monte Baldo finalmente imbiancato. Uscendo dall’abitato mi dirigo verso la salita di Serniga che porta poi a San Michele di Gardone. Decido di affrontare subito la salita, sia per riscaldarmi, sia per godere, fin da subito, di questi paesaggi fiabeschi. Sì, perché il basso lago di Garda raramente si imbianca. Vedere la neve consernigatrapporsi all’acqua del lago è, di per sé, raro e suggestivo. Il ‘ Serniga’ o ‘S.Michele da Salò’ è una salita non troppo difficile, anche se richiede un minimo di allenamento per essere affrontata. In totale sono 3,6km con pendenza media del 7,5% punta massima del 12%. Si inerpica sopra la frazione di Barbarano con tornanti panoramici in cui filari di cipressi si alternano a vedute panoramiche del lago. Già sul primo tornante non resisto alla tentazione e mi fermo per immortalare questa giornata straordinaria; oggi il responso cronometrico non mi interessa; questi sono paesaggi che devono essere gustati dall’inizio alla fine.

Riparto e continuo la lunga serie di tornanti meravigliandomi ad ogni pedalata di quello che sto vedendo, io che Salò la vivo da quando sono nato non ero mai riuscito a salire il Serniga leggermente imbiancato. Procedo lentamente quasi volessi prolungare questa visuale per meglio fissarla nella mia memoria, saltuariamente mi immagino quale scenario mi si potrà presentare una volta giunto sull’altipiano all’imbocco della val di Sur; là sicuramente ci sarà neve sui prati, le correnti fredde che scendono dal monte Pizzocolo rendono la località di San Michele fresca anche d’estate. Giungo in prossimità del primo scollinamento e in un tratto d’ombra compaiono le prime lastre di neve ghiacciata, le affronto con cautela e quando arrivo al bivio per San Bartolomeo non me la sento di salire a sinistra. Se c’è neve ghiacciata qui, non è saggio proseguire su una salita che presenta pendenze al di sopra del 15%. Proseguo in direzione S.Michele e dopo la curva entro nel ‘revers’ (rovescio, i.e. lato nord) come mi diceva mio nonno Battista. La strada è completamente imbiancata e solcata dalle traccie degli pneumatici degli autoveicoli che sono già passati di là. Con un po’ di timore, io non sono un gran discesista e soprattutto non ho confidenza con tutto ciò che è scivoloso e sdrucciolevole, attraverso il rettilineo e giungo alla curva successiva, una volta completata prendo fiducia, l’aderenza delle gomme è stata buona, proseguo, ma poco dopo devo fermarmi a fotografare quei luoghi a me così noti e che oggi appaiono così strani e inusitati.

Riparto, la temperatura è già scesa a 0°C, dalla prossima curva la vista si aprirà sulla val di Sur e sulla cima del Pizzoccolo. Sono ansioso, le aspettative ormai sono alte e non saranno deluse. Panorami meravigliosi! A sinistra i monti innevati a destra il lago incendiato dal sole mattutino.

Mi fermo, scatto numerose fotografie, respiro profondamente quest’aria frizzante e cristallina, mi inebrio di gioia e vengo colto da un raptus, lascio la bici distesa a terra e decido di fotografarla così, appoggiata sulla neve.smneve12

Rinsavisco, rimonto in sella e riparto, mi attendono i tratti più impegnativi del ‘revers’, non ho il tempo di catturare immagini, sono troppo impegnato a stare in piedi, ora la strada è in discesa e non posso permettere che la bici prenda velocità! Quando finalmente entro in paese ed esco dal tratto ghiacciato la temperatura è scesa a -3°C. Sono all’imbocco della val di Sur, ovviamente, procedo sulla strada principale in direzione lago. Opto per la discesa verso Supiane, per poi risalire da Gardone. Entrambi i versanti sono quasi completamente al sole e si affacciano sul lago e penso che non ci saranno grossi problemi di ghiaccio. Infatti nonostante le pendenze che portano a Supiane siano in doppia cifra l’asfalto è quasi ovunque asciutto. Prima di entrare nel borgo, all’inizio di un lungo rettilineo che sembra un trampolino per il salto con gli sci, ho una vista spettacolare sul monte Baldo e sul lago.

Riparto, oltrepasso Supiane e mi dirigo verso il Vittoriale di Gardone, ma giunto all’incrocio, non giro a destra per risalire a s.Michele bensì svolto a sinistra per scendere fin quasi alla statale e girare a sinistra sulla vecchia strada che passandSanMichele(vecchiastrada)o dal municipio torna al Vittoriale (vedi San Michele vecchia strada). Da qui ritornerò parzialmente sui miei passi ed arriverò nuovamente in vetta a San Michele. Anche su questo versante di salita, il più dolce tra tutti (5,7km al 5,1%) i panorami sono normalmente meravigliosi, ma con l’aggiunta di questa spolverata di neve e con un cielo così terso sono incredibili. Nuovamente sono costretto a fermarmi ad immortalare questi panorami.smneve6
Riparto e completo la salita senza ulteriori fermate, ma guardandomi attorno come se vi salissi per la prima volta. Inaspettatamente in alcune curve, ancora in ombra, trovo ancora neve ghiacciata, ma sono piccole zone e non mi destano preoccupazione neanche per la successiva discesa; sì perché di affrontare il falsopiano ghiacciato per ridiscendere da Serniga (questo era il progetto iniziale) non se ne parla proprio. Giunto alla fontanella di San Michele decido di arrivare fino alla chiesa da cui si gode di una vista incredibile. Per farlo devo scendere dalla bicicletta e percorre gli ultimi metri del ciottolato innevato a piedi. Un po’ di narcisismo ed ecco anche questa fotografia è scattata.

Ora inizio la discesa, ma sul primo tornante c’è un punto che mi aveva colpito molto nel salire ed avevo deciso che mi sarei fermato a fare un paio di istantanee e cosi faccio.

Riparto, è già tardi, tra fotografie e discese ghiacciate ho perso veramente tanto tempo, ora non mi resta che scendere a Gardone Sopra, percorrere la strada alta che conduce alla frazione di Morgnaga (giusto per evitare qualche chilometro di gardesana) e ritornare a Salò, anche oggi consapevole di avere beneficiato di una giornata di grazia e certo di aver catturato con la mia fotocamera delle istantanee difficilmente ripetibili. I miei genitori, da giovani, videro la neve scendere la notte di Natale all’uscita del Duomo di Salò, io ora posso dire di avere visto neve ghiacciata in una giornata di sole ‘primaverile’ sulla riviera gardesana.

 

Dettagli tecnici: Cicloturisti@SanMichele tra il gelo della val di Sur e il tepore della riviera gardesana!

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Umbrailpass, Glorenza, Passo dello Stelvio. (Stelvio day 2016)

Sono un po’ di giorni che, con i miei soci, parliamo dello Stelvio day. Quest’anno le previsioni meteo sono molto buone: una bolla di alta pressione garantisce bel tempo e lo zero altimetrico sopra i 4.000m, condizioni ideali per un giro oltre i 2.700m del passo Stelvio. Purtroppo giunti a venerdì nessuno è riuscito a liberarsi per questa giornata.

Quindi, sabato 27 agosto, decido di partire da solo. Sveglia alle 5.15 e partenza in automobile per Bormio. Alle 8.46 aggancio il pedale pronto per un giro che sarà certamente fantastico. Sin dai primi metri, in centro a Bormio, si respira aria di festa, aria di una giornata dedicata ai ciclisti e con il passo chiuso al traffico su tutti e tre i versanti fino alle quattro del pomeriggio.

Oltrepasso il bivio per Livigno ed inizia la salita chiusa al traffico veicolare, siamo veramente in tanti, sento dire che alcune stime danno diecimila ciclisti totali su tutti e tre i versanti. I primi chilometri sono ancora all’ombra delle montagne, io mi giro a destra e a sinistraStelvio9 per osservare le meraviglie di questi posti. Sono passati undici anni dall’unica volta che venni a fare questo giro ed i ricordi non sono sempre precisi. Dopo dieci chilometri giungo alle prime gallerie, il versante su cui pedaliamo è ancora in ombra, ma il versante opposto è già illuminato dal sole ed inizia a riservare Stelvio10panorami splendidi degni di essere fotografati, così mi concedo il lusso di un paio di rapide fermate per qualche scatto. La salita è lunga e troppe fermate interrompono il ritmo di pedalata aumentando il senso di fatica: dovrò farne poche se vorrò concludere il giro che ho in mente. In effetti l’idea è di arrivare fino al bivio per la Svizzera e scollinare ai 2.503m dell’Umbrailpass (Giogo di S.Maria) per scendere a Müstair, passare a Glorenza e risalire al Passo Stelvio da Prato. In questo modo la prima ascesa sarà di circa tre chilometri più corta rispetto al vero Stelvio da Bormio, resta comunque una salita di 18km con una pendenza media del 7%. Fino a quando si giunge in vista delle cascate del Braulio le pendenze soUmbrailpassAltimetriadaBormiono sempre costanti, quando finalmente la stretta valle si apre ed iniziano i tornanti che portano all’altopiano sotto lo Stelvio, ecco che, ogni tanto, le pendenze vanno in doppia cifra. Io continuo ad ammirare il paesaggio e cerco il punto giusto dove scattare una fotografia, riproponendomi di scattare le altre al ritorno con la luce del primo pomeriggio. Giunto sui primi tornati che consentono di risalire il ripido dislivello della cascata non resisto e scatto un’istantanea. Mi riprometto che la prossima sarà solo dopo che avrò raggiunto il falsopiano. Così è, percorro tutti i tornati, entro nell’altopiano e qui la vista si apre sulle montagne circostanti. Ormai ho passato i 2.300m e bisogna stare attenti a non spingere troppo, l’aria rarefatta diminuisce considerevolmente la capacità polmonare e di conseguenza la potenza espressa. Numerosi studi indicano che rispetto al livello del mare a questa altitudine si perda già più del 10% della propria potenza di soglia!

Fortunatamente i quasi due chilometri con pendenze intorno al 6% aiutano a mantenere un ritmo più tranquillo ed a godere ancora meglio dei colori dei monti e del cielo. Attraversato l’altopiano, tre tornanti portano all’Umbrailpass (2.503m) dove mi ferStelvio16mo a mangiare uno dei tre tramezzini di formaggio e bresaola (per rimanere in tema valtellinese) che mi ero preparato. Autoscatto di rito e parto per la discesa, non indosso nemmeno l’antivento le temperature, anche in quota, oggi sono decisamente miti. Percorro poco più di un chilometro della discesa e mi fermo a catturare due immagini dei monti e della strada.Stelvio18 La discesa è molto bella, anche l’ultimo tratto di strada bianca è stato tolto e si può tranquillamente raggiungere velocità molto alte (io no!). Nello scendere scopro che siamo un discreto numero coloro che hanno deciso di affrontare il giro con il doppio Stelvio.Tutto ciò mi fa piacere, un po’ per la compagnia, un po’ perché vuol dire che ci sono altre persone che pedalano anche per guardarsi intorno. Giunto a  Müstair, i vigili svizzeri ci fanno deviare su una strada che attraversa i campi senza passare dalle strade trafficate del paese e qui immortalo questa bellissima vallata svizzera che spaccerò ad Alice per essere quella di Heidi.Stelvio19

Continuo la discesa, oltrepasso la dogana e giungo velocemente a Glorenza, il più piccolo comune dell’Alto Adige che si possa fregiare del titolo di città. Famosa soprattutto per la sua cinta muraria dei primi del cinquecento tuttora intatta. A Glorenza esiste il detto:”La nostra città è così piccola che dobbiamo andare a messa fuori dalle mura.” Infatti la cattedrale è fuori dalle antiche mura.

Mi fermo in prossimità del ponte pedonale a mangiare il mio secondo tramezzino e riparto verso Prato da dove inizierà l’ascesa più dura: quella di 24km all’8% che mi porterà in vetta allo Stelvio (2.758m), passo più alto d’Europa. Lungo questo tratto quasi pianeggiante a volte vengo sorpassato da gruppetti di ciclisti che tirano come forsennati manco stessero facendo una cronosquadre! Non è il mio stile e soprattutto un cielo così terso ed un clima così andreStelvio29bbero apprezzati diversamente, ma, giustamente, ognuno ha il suo stile per affrontare le uscite in bicicletta: onore a loro che hanno la caparbietà ed il coraggio di faticare anche in pianura sapendo cosa dovranno affrontare dopo! Finalmente arrivo a Prato e mi infilo nella valle che conduce attraverso Gomagoi e Trafoi al passo dello Stelvio. Sin da subito il fragore del Rio Solda accompagna le mie pedalate e sarà così per un po di chilometri. La temperatura è salita a 30°C e, se lStelvio36e pendenze di questi primi 7km non sono mai assassine (6-7%), lo è invece il muraglione di pietra a sostegno della montagna sul ciglio della strada: bollente! Tuttavia io sono un amante del caldo e non solo sudo volentieri, ma sorrido a pensare che anche lassù in cima non avrò freddo! Dopo i primi 10km, passato l’abitato di Trafoi, si inizia a fare sul serio: sono a circa 1.500m di altitudine, ho superato solo 600m di dislivello e me ne restano altri 1.200m abbondanti da percorrere in 14km. Le pendenze non scenderanno mai sotto l’8%, se non per poche decine di metri lungo alcuni tornanti in compenso vedrò lunghi tratti, tra un tornante ed il successivo, con pendenze ben sopra il 10%. Insomma lo Stelvio da Prato non è uno scherzo! PassoStelvioAltimetriadaPrato

Comunque non resisto e mi devo fermare più volte a scattare fotografie, la giornata oggi è incredibile il ghiacciaio dell’Ortles-Cevedale è lì che mi sovrasta in tutto il suo splendore ed in tutta la sua maestosità. Se non bastasse la rarefazione dell’aria, anche questi ampi panorami lasciano attoniti e senza fiato.Stelvio35

Mi fermo anche due volte per riempire la borraccia e per mangiare qualcosa di solido, ho preventivato che comprese le fermate per le fotografie ed il mangiare ci vorranno circa tre ore per arrivare in vetta. All’ultima fontanella, a cui mi fermo per riempire la borraccia, scatto una fotografia verso valle che rende molto bene l’idea di quale giornata meravigliosa io abbia trovato anche oggi.Stelvio38  Mancano ormai pochi chilometri alla vetta, ma le sorprese non mancano. Ecco appostati, sul ciglio degli ultimi tornanti, i fotografi di un’agenzia specializzata in eventi sportivi pronti per immortalare le nostre gesta. Non so come ci sia riuscito, ma sicuramente il merito è tutto del fotografo e qui sembro quasi un ciclista vero. Sono ormai al tornante 1° come recita il cartello ed anche io mi fermo per scattare dall’alto dei 2.700m una fotografia del ghiacciaio, della vallata e degli interminabili tornanti che ho appena percorso.

Ora gli ultimi metri mi separano dal grande piazzale del Passo dello Stelvio: la soddisfazione è tanta, ma c’è ancora tutta la discesa da percorrere e non bisogna perdere la concentrazione. Sono da poco passate le tre del pomeriggio ed il piazzale è ricolmo di ciclisti.Stelvio40Mi fermo, con calma, indosso prima l’antivento smanicato e poi, sopra, quello con le maniche. La giornata è splendida,  il sole scalda, ma l’aria è comunque fresca e scendere per 20km completamente sudati può essere insidioso se non ci si copre adeguatamente. Inizio la discesa e già dopo il primo chilometro mi fermo per fotografare il Pizzo della Forcola che con la luce del pomeriggio ha aStelvio42ssunto
un intensa colorazione rossastra, mi fermo ancora spesso per fotografare tutti quei posti a cui avevo rinunciato questa mattina al primo passaggio. Quando giungo nei pressi della cascata non solo fotografo, ma resto fermo ed in silenzio a contemplare la montagna per qualche istante. Ormai la fatica è conclusa ed anche io posso rilassarmi e godere appieno di tutto quello che mi circonda.

Passa qualche minuto, faccio un ultimo respiro profondo e riparto. Sono da poco passate le quattro del pomeriggio e sono ritornato nel traffico automobilistico di Bormio. Arrivo al mio parcheggio, mi cambio, mi rinfresco, mangio e riparto: destinazione lago di Garda, laggiù ci sono tre persone che mi aspettano a cui anche oggi ho rubato del tempo prezioso per concedermi la mia solitudine.

Grazie Famiglia!

Ulteriori dettagli tecnici su Strava: Umbrailpass – Glorenza – Passo dello Stelvio

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Dosso dei Galli con Francesco

Siamo ai primi di giugno e le temperature si sono ormai alzate, stiamo decidendo al telefono il giro per domenica e Francesco esterna un suo desiderio: arrivare ai radar della NATO. L’idea mi intriga molto e la approvo prontamente, resta solo da definire da quale versante arrivare, optiamo per quello di Bagolino.

Domenica 7 giugno partiamo all’alba in direzione delle coste di S.Eusebio. Questa per me è una gita molto particolare. Francesco è il mio migliore amico, nonché testimone di nozze, ci conosciamo dall’età di sei anni ed abbiamo condiviso molte passioni, ma soprattutto è colui che mi ha avvicinato al mondo della bicicletta nel lontano 1993 e che mi ha fatto scalare per la prima volta una delle salite simbolo del bresciano: le coste di S.Eusebio. Le cose evolvono ognuno si crea una famiglia, le priorità cambiano e quindi passano più di dieci anni dall’ultima volta che io e lui pedaliamo insieme per un giro così lungo e impegnativo, ma per noi è come se l’ultimo tour fosse stato l’altro ieri.

Dunque saliamo verso le Coste, proprio come ventidue anni fa, passiamo Preseglie e ci fermiamo per una sosta idrica a Lavenone proprio come allora. A S.Antonio lasciamo il lago d’Idro sulla destra per iniziare l’ascesa verso passo Maniva. Giunti a Bagolino ci fermiamo a rifornirci d’acqua ed a mangiare un paio di barrette nel parco pineta vicino all’inizio della vera salita: 11 km con pendenza media dell’ 8% ed un tratto finale con pendenze sopra il 14%. Si parte all’ombra di un bellissimo bosco dove qua e là si scorgono gustose fragoline di bosco. Sin da subito la salita si fa impegnativa e le chiacchiere si diradano, Francesco preferisce il silenzio nei momenti di massimo sforzo. A circa quattro chilometri dalla vetta ci separiamo, ognuno procede con il suo passo. In vetta al passo scopriamo che oggi parte una granfondo di MTB proprio dal piazzale del Maniva. Ci fermiamo qualche minuto in più per guardare la partenza della gara, inoltre il meteo oggi è eccezionale, il cielo è terso, la visibilità incredibile e così ne approfittiamo per ammirare il panorama. Una volta vista la partenza ricominciamo a pedalare anche noi, ci mancano ancora 8 km al 5% di media prima di giungere alla postazione dei radar. In realtà la pendenza media inganna molto, infatti la strada prosegue con lunghi tratti oltre il 10% alternati da corti falsopiani. Arrivati sul crinale vicino ai radar ci si presenta una vista mozzafiato. Da un lato i laghetti degli alpeggi, la val Camonica e i monti della Presolana dietro di lei, dall’altro lato la valle di Bagolino, il monte Caplone e  il Tombea.

Ma la più grande sorpresa è la vista del lago di Garda, nel cui centro si riesce a distinguere la penisola di Sirmione! Pensare di essere a 2.000m vicino al passo di Crocedomini e vedere la penisola di Sirmione a quasi dell’incredibile.

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Lago di Garda, Sirmione (a centro sinistra una linea in mezzo al lago che termina all’inizio delle cime più vicine)

Francesco mi chiede una fotografia a suggello di una giornata perfetta e non posso certo negargliela.

Ripartiamo, ormai non ci resta che affrontare la discesa fino a Collio e da lì il solito ventaccio soffocante che risale la val Trompia e che ci farà compagnia sino alla porta di casa. Anche questa volta un meteo meraviglioso ha fatto da cornice ad un’escursione e ad una compagnia che, già di loro, erano stupende. Grazie Francesco.

Dati tecnici e gps su: Coste-Bagolino-P.so Maniva-Dosso dei Galli-Collio-Bs