Pian delle Fugazze, Vicenza e Verona

Sabato 15 agosto 2020, alle 5.43 parto da Polpenazze per un giro che dovrebbe essere il più lungo della mia carriera cicloturistica. Per la prima volta sono costretto a dichiarare i miei intenti in famiglia in quanto l’arrivo sarà sicuramente dopo l’ora di cena. La promessa è di mandare, di tanto in tanto, fotografie dei luoghi che attraverso. Prima fermata d’obbligo, appena partito, per immortalare l’alba che verrà, poi via verso la mia città natale dove scattare un’altra suggestiva panoramica del golfo di Salò.

Oggi poche soste fotografiche lungo la gardesana, giusto la classica cartolina dal porticciolo di Villa di Gargnano e l’immancabile panoramica su Limone dalla statale.

Alle 7.30 pedalo sulla ciclopista a sbalzo, il Peler soffia forte oggi, kite e wind-surf sono già in mezzo al lago ad effettuare le loro evoluzioni. La fermata a metà ciclabile è obbligatoria.

Riparto alla fine della passerella mi fermo per una fugace barretta e per un paio di scatti che sanciscono il cambio di regione.

Riparto, alle 8.00 precise sono nella piazza dell’imbarcadero di Riva. Quasi 27km/h di media, assolutamente in tabella di marcia. Riempio le borracce e mi dirigo verso Torbole, all’altezza della galleria sotto il monte Brione entro in ciclabile e scatto una fotografia verso il lago, da quella che per me è una posizione inusuale, l’estremità nord.

Attraverso il centro di Torbole e salgo verso Nago sfruttando la via ciclabile promiscua, circa un chilometro e mezzo con pendenza vicina al 10%, dopo i primi trecento metri “a chiocciola” un lungo rettilineo porta al borgo sovrastante. A metà mi giro, scatto una fotografia e saluto il mio lago.

Attraverso l’abitato seguendo i cartelli della ciclabile Torbole-Rovereto e inizio la discesa attraverso i vigneti e la depressione del lago di Loppio. Ciclabile bellissima e ben fatta che alterna tratti promiscui a traffico zero nelle vigne a tratti ben separati lungo il bosco del lago.

Sono alle porte di Mori, rientro sulla statale e la seguo fino a Rovereto, data l’ora e soprattutto il giorno di Ferragosto, la strada è pressoché deserta, attraverso la zona industriale e commerciale di Rovereto ed alle porte del centro svolto a destra sulla sp89 “sinistra Leno” in direzione monte Zugna, Albaredo.Rovereto-Anghebeni (SP89) I primi 6km sono impegnativi, pendenza costantemente attorno a 10%, dopo circa 2km nella frazione di Porte mi concedo una pausa “rubinetto” all’ombra del bosco e mangio il primo dei dieci panini al latte che ho preparato. Riparto, giungo al Albaredo dove si divide la strada per il monte Zugna dalla provinciale “sinistra Leno”.

Da qui anche quel poco traffico veicolare che saliva al monte non mi disturberà più. In piazza trovo una magnifica fontana dove riempire nuovamente le borracce, inzuppare di acqua fresca lo “scaldacollo” (in realtà è quello estivo in microfibra), il cappellino sotto-casco e affondare entrambe le braccia fino alle ascelle nella vasca. Sono da poco passate le 10.00, ma la salita era completamente scavata nella roccia ed esposta al sole ed il caldo si è fatto sentire. Oggi sarò esposto ai raggi solari fino a sera e l’ultima cosa che voglio è soffrire di un colpo di calore. Riparto, adesso che ho raggiunto i 750m di quota la strada si fa più semplice, l’attraversamento dei paesi di Foppiano, Zanolli e Matassone è caratterizzato da continui saliscendi che fanno guadagnare leggermente quota fino ad un massimo di 850m in 6km, una splendida visuale sul Pian delle Fugazze prima ed un altissimo viadotto mi costringono a fotografie e video.

Da qui scendo leggermente per altri 3km fino a raggiungere la frazione di Aste. Raggiunto il borgo scendo a fondo valle per spostarmi sul versante destro, quello della SS del Pasubio. Risalgo per un chilometro (pendenza 8%) e mi innesto sulla statale ad Anghebeni. Queste citate sono tutte frazioni di un vastissimo comune che copre quasi l’intera valle, il comune di Vallarsa.Pian delle Fugazze da Arlach Per raggiungere il passo mi servono ancora quasi 12km. Dall’altitudine attuale di 590m devo risalire fino ai 1.163m del Pian delle Fugazze. La pendenza media sarebbe dolce meno del 5%, ma la realtà, come è giusto che sia in montagna, è ben diversa. La strada alterna tratti facili in falsopiano e in leggera discesa a rampe con pendenza tra 8% e 14%. Dopo l’ottavo chilometro addirittura un chilometro e mezzo di discesa che fa perdere ben 50m di quota. Io, in realtà, sono concentrato sul paesaggio e sul mantenere una pedalata sempre agile. Così dopo quattro chilometri da Anghebeni mi fermo ad ammirare lo splendido laghetto artificiale di Seccheri e la sovrastante Cima Carega.

All’inizio della discesa dell’ottavo chilometro il panorama cambia, le vette dei monti del Pasubio iniziano a fare capolino tra le aperture del bosco. Quando giungo sotto al Soglio dell’Incudine la fermata è obbligata.

Riprende la salita ed è proprio qui che si fa arcigna, mancano solo due chilometri al passo ed il primo è costantemente in doppia cifra con punta del 14%. Dovrei essere accigliato ed invece sorrido dentro, mi sembrava troppo facile questa salita (mi son forse già dimenticato dei primi 6km al 10% ?!?). L’ultimo chilometro spiana leggermente, la ex-casa cantoniera preannuncia lo scollinamento che arriva di lì a poco.

Manca poco a mezzogiorno ed io decido di pranzare alle Fugazze, tre panini dolci con bresaola vanno giù uno via l’altro. Ce ne era bisogno, lo stomaco iniziava a sentire il vuoto. Un poco di stretching a collo e schiena, un’altra foto inviata a casa e dopo circa un’quarto d’ora sono pronto a ripartire. “Andiamo a vedere ‘sto Pasubio!” La discesa è bella, a tornanti, decisamente più ripido il versante vicentino. Si apre subito davanti a me la conca meravigliosa del Pasubio.

Sarà per i numerosi cartelli marroni (ossario, cimitero di guerra, trincea, casermetta), per i resti di qualche bunker, per le numerose bandiere italiane alle finestre, per gli alti pennoni con il tricolore svolazzante, ma a me viene la pelle d’oca, mi sembra di sentire ancora le urla dei soldati della Grande Guerra e la montagna nella mia mente trasuda sangue, il sangue dei nostri bisnonni che qui combatterono per la nostra patria. Arrivo a Valli del Pasubio e cerco di ripigliarmi da questa rievocazione storica, svolto a destra e prendo la sp “strada per Recoaro”.

Potrei scendere dritto a Vicenza, ma #lapianuranonesiste e quindi risalgo a passo Xon, salita breve circa 6km facili, i primi 3km quasi piatti ben riparati dal bosco, poi i restanti 3km con pendenza 6% molto regolare. Circa al quinto chilometro arrivo nella frazione di Staro, all’inizio del paese un bel fontanone mi attende, riempio entrambe le borracce ed in una aggiungo una busta di sali, inzuppo lo scaldacollo, il cappellino e sciacquo gambe e braccia. C’è una targa vicino alla fontana, raffigurante il crinale dei monti che si vedono dal borgo con tutti i nomi delle cime. Riparto alla ricerca del posto migliore per scattare una foto di quel crinale, arrivo quasi alla fine del paese senza averlo trovato, ma un cartello indicante “Staro Alta” mi obbliga a deviare dalla traccia per qualche centinaio di metri. Finalmente trovo il luogo per la didascalia ed anche un bellissimo murales che rappresenta una truppa alpina!

Ritorno sulla via programmata, oramai sono a passo Xon, da qui altra vista spettacolare sulla Cima Campogrosso.

Scendo a Recoaro, discesa tortuosa con tornati ravvicinati, anche questa mi sembra più ostica, come pendenza, da questo versante. Recoaro si presenta deserta, come è giusto che sia per una cittadina il giorno di Ferragosto, dalla piazza principale scatto un paio di didascalie alla chiesa e riparto.

Ora è tutto un falsopiano in leggera discesa fino a Vicenza, la provinciale è larga, il traffico nullo ed io quando riesco, senza forzare, supero i 50km/h. Sono a Valdagno e la mia traccia, realizzata con Komoot mi manda sulla ciclabile, bellissima anche questa.

Non che avessi problemi a stare sulla provinciale dal momento che era deserta, ma questo mi consente di rimanere sull’argine del torrente Agno e godere di lunghi tratti ombrosi. In uno di questi ne approfitto per una pausa “rubinetto” e per aggiungere alla borraccia mezza piena, mezzo barattolino dell’intruglio che mi ero preparato. Niente di che: tre cucchiai da minestra di caffè solubile, di orzo e di zucchero. Riparto, all’altezza di Brogliano sono costretto, mio malincuore, ad abbandonare la ciclabile per svoltare a destra verso Castelgomberto. Una leggera salita in paese e scendo ad ovest, riparato dal sole, verso Sovizzo e Creazzo. Sono immerso nella campagna vicentina. Non me ne accorgo quasi e svoltando a sinistra mi ritrovo in via Ponte Storto proprio vicino all’enorme rotonda che porta a Vicenza e che ho percorso più volte per lavoro in automobile. Essendo Ferragosto, mi circonda il deserto totale e posso circolare liberamente su questo stradone che normalmente è affollato da autovetture e camion in coda. In poco meno di tre chilometri sono a Vicenza, il navigatore mi guida verso viale Dante Allighieri da dove inizia la salita classica al Monte Berico. In realtà riconosco le strade, le ho fatte l’autunno scorso quando con Marina siamo venuti un fine settimana a festeggiare il nostro anniversario e la domenica siamo saliti in auto al santuario.Monte Berico I chilometri sono già 172km e temo un poco la salita. In realtà la ricordavo più complicata di quello che è. Un chilometro giusto, ma solo gli ultimi 600m con pendenza 8-12%.

Innesto il rapporto più agile e salgo piano piano, il sole dritto in viso cuoce, sono da poco passate le 15.00, l’aria è calda e umida. Arrivo nel piazzale e vedo subito una fontanella, ennesimo rifornimento idrico. Mi dirigo al parapetto per scattare un paio di fotografie a Vicenza dall’alto e ai monti dai quali sono arrivato.

Un panino, un attimo di relax e riparto. Ripasso dalla fontanella e rabbocco la borraccia che era già vuota per metà. Percorro il crinale dei monti Berici, passo da Arcugnano e salgo fino a Perarolo, un dolce saliscendi il cui tratto più duro misura circa 1,5km ad una pendenza di 5-6%.Perarolo Prima di arrivare nella frazione di Perarolo mi concedo una deviazione a sinistra per scattare una fotografia panoramica sulla conca formata dai Berici in cui è racchiuso il lago di Fimon. Inizia la discesa dai circa 260m di altitudine e questa è stata veramente l’ultima salita di giornata.

A metà discesa l’Incompiuta, quello che doveva essere il nuovo Duomo di Brendola i cui lavori vennero bloccati durante la Seconda Guerra Mondiale senza più ripartire, attira la mia attenzione. Sosta rapida e via seguendo la traccia che ricalca in parte l’itinerario cicloturistico “I1” Vicenza-Soave-Verona. La traccia che ho programmato salta a destra e sinistra dell’autostrada, attraversando i celebri vigneti di Soave. Dopo San Bonifacio piego decisamente verso sud-ovest fino a raggiungere quasi l’argine sinistro dell’Adige, strade di campagna traffico quasi nullo ad eccezione di tre chilometri vicino al casello dell’autostrada. Qui percorro una bretella in cui la sede stradale a destra della riga bianca che delimita la carreggiata degli autoveicoli è più larga di una normale ciclabile! Arrivo sull’argine di un naviglio e svolto a destra puntando dritto verso Verona. Con mia sorpresa mi aspettano un paio di chilometri di strada bianca, ben battuta, con poca ghiaia, la attraverso ad un buon ritmo.

pasu82
Argine dell’Adige

Ritorno sull’asfalto e inizio a cercare una fontanella, l’acqua è nuovamente ai minimi. Qualche chilometro e nell’attraversare il minuscolo borgo di Mambrotta trovo una fontanella nel parco giochi. Fermata un po’ più lunga, riempio, mangio, getto le cartacce nel bidone della spazzatura, bevo e riempio ancora. Sono già a 225km, manca ormai poco a Verona, passo sopra l’autostrada, sotto alla ferrovia ed un cartello mi dice che sono arrivato in città. Sì, ma a San Michele Extra, che vuol dire ancora più di cinque chilometri per piazza Brà. Percorro il lungo viale Unità d’Italia sulla carreggiata. In realtà, sul lato opposto al mio, un marciapiede enorme, almeno otto metri di larghezza, è usato per metà come pista ciclabile ben segnata, anche il mio navigatore mi avrebbe fatto percorrere quella via, ma il traffico ridottissimo mi ha convinto a restare sulla strada.

pasu31
Ponte sull’Adige, Verona

Finalmente il ponte sull’Adige, il centro è ormai vicino, giro attorno alle mura scaligere ed entro in piazza Brà. Sono quasi le 19.00. Eccola AliMat fotografata in primo piano davanti all’Arena!

pasu39
Arena di Verona

Proseguo, castello e ponte Scaligero. Salgo sull’argine per le fotografie di rito. Tutto ciò mi porta a rallentare il passo di marcia, ma si sa gli attraversamenti delle grandi città sono così.

Prendo la ciclabile del sole che parte proprio da Verona in direzione dell’Alto Adige, il sole è proprio in fronte, ma ormai scalda poco, inizia a sentirsi l’umidità della sera soprattutto perché costeggio il naviglio.

pasu83
Ciclabile del Sole (VR-Resia)

A Bussolengo abbandono la ciclabile per dirigere verso le colline moreniche. Prima di uscire dal paese una rapida sosta per svuotare il barattolino di intruglio nella borraccia. La strada risale dolcemente sui clivi ed a Palazzolo mi ritrovo con il sole basso sull’orizzonte che illumina una sottile striscia di acqua, è il basso lago di Garda che dalla modesta altitudine di 250m si riesce appena ad intravedere.

pasu35Lo fotografo, trovo anche una fontana e riempio entrambe le borracce, riparto in direzione colline moreniche. L’aria oramai e fresca e umida ci sono 23°C. Attraverso la statale per Peschiera, ma non la prendo, il giro deve essere completamente su strade poco trafficate. Passo nuovamente sopra l’autostrada, mi fermo ancora per una fotografia prima che il sole scompaia definitivamente dietro l’orizzonte.

pasu44
Tramonto a Oliosi

Svolto per Oliosi, in realtà io vado a Monzambano, ma da qualche chilometro a questa parte nelle indicazioni vedo solo questo nome oltre a Valeggio. La strada è sempre in leggera discesa ed io accelero un poco, voglio passare il ponte sul Mincio prima che sia definitivamente buio in quanto al di là del fiume conosco bene il percorso. Sono da poco passate le otto e mezza di sera quando passo sul Mincio, niente fotografia, ormai è troppo buio. Finalmente posso prendere la strada per Pozzolengo, nuovamente su una gobba lo scenario al crepuscolo mi esorta ad un tentativo di fotografia anche se solo con il telefono. Modalità “Pro” in semi-automatico, ISO 100 (altrimenti nella correzione sgrana troppo), tempo di esposizione 1/2sec e speriamo bene.

Riparto, ormai e buio pesto, ma non sono per nulla preoccupato, i miei due fari anteriori fanno il loro lavoro alla perfezione. Il più forte e con raggio di apertura maggiore illumina dritto, quasi fosse un abbagliante, ad oltre 50m; l’altro punta leggermente in basso e illumina a giorno i 15m più vicini a me. Dietro due fari con superLed e luce di frenata ad accelerometro. Arrivo a Pozzolengo, decido di aggirarlo percorrendo la bretella esterna, credo così di poter fare più veloce. Di tanto in tanto incrocio un’autovettura o qualcuna mi supera, in entrambi i casi rallentano, evidentemente non capiscono che razza di mezzo di trasporto ci sia per la strada.

Meglio così, vuol dire che mi vedono già da lontano. Ancora qualche chilometro nel buio ed i passaggi sopra autostrada e tangenziale sanciscono l’arrivo nell’abitato periferico di Desenzano. Passo sotto il viadotto della ferrovia, mi fa strano percorrere queste strade di sera in bicicletta io che sono abituato a percorrerle in automobile. Alla rotonda prendo a sinistra per l’ospedale, di nuovo fuori dal traffico, nelle colline della bassa Valtenesi in direzione Maguzzano. E’ proprio lì che scattano i 300km sul GPS, caccio un urlo di godimento, ora devo solo cercare di non far succedere pasticci negli ultimi chilometri. La strada scende al lido di Lonato e per un paio di chilometri seguo la statale per Salò, poi svolto a sinistra salgo a Padenghe, ne attraverso il centro, il viale alberato del cimitero e giungo a Soiano, sono quasi le 22.00.

pasu86
Arrivo a Polpenazze!

Ultimo sforzo per risalire in paese e scendere al confine con Polpenazze ed i giochi sono fatti! I numeri dicono 308km, 3.080m dislivello, 13h57’40”, 11 borracce più le sorsate dirette (circa 9 litri) 10 panini al latte imbottiti, 6 barrette energetiche,  4 gel energetici, 1 busta di sali, 1 barattolino di intruglio. Quello che non dicono sono le emozioni di un viaggio da prima dell’alba a notte inoltrata. Un viaggio costituito da paesaggi meravigliosi: la gardesana occidentale scavata nella roccia, la ciclopista a sbalzo di Limone, le ciclabili trentine, i monti del Pasubio. Un viaggio nella storia dell’unità d’Italia dal Pasubio trasudante sangue della Grande Guerra alle colline moreniche terreno delle feroci battaglie della I e II guerra d’Indipendenza contro gli Asburgo. Un viaggio nell’arte della palladiana Vicenza e della scaligera Verona. Soprattutto un viaggio verso una pentola di acqua bollente con più di un etto di pasta che “Moglie” sta preparando per me! E questa è stata la soddisfazione più grande!

Pasubio 300

Dati tecnici su Strava: https://www.strava.com/activities/3918487278

su Komoot: https://www.komoot.it/tour/239893181

Videogallery: https://youtu.be/H4e3xsB_Reg (5min)

Photogallery:

Passo Tremalzo gravel-extreme

Sono le 4:52 quando mi sveglio, ancor prima che il telefono suoni. Mi alzo, guardo fuori dalla finestra, scendo in giardino e scatto una fotografia dell’alba che verrà. Si prospetta una mattina dal cielo terso e dalla profondità di campo giusta per fare fotografie.

Oggi la mia mente ha progettato il giro che è il degno coronamento di tutti i piccoli passi fatti in questi due anni di allenamenti e test sulle strade ghiaiose del nostro lago di Garda e dell’altopiano di Cariadeghe. Alle 5:42 parto, mi aspetta una lunga cavalcata pianeggiante verso Riva del Garda in tutto più di 50km. A quest’ora il traffico è ridottissimo e la Gardesana si trasforma in uno splendido lungo rettilineo adatto ai video e alle fotografie: l’alba dall’alto di Puegnago, il golfo di Salò, il porticciolo di Toscolano, la ciclabile sulla vecchia strada a Gargnano, per finire con il clou, la ciclopista a sbalzo di Limone sul Garda.

Poco prima delle 8:00 sono a Riva, mi fermo come mia abitudine a mangiare una barretta all’imbarcadero, riempio le borracce di acqua e riparto. Attacco la salita del Ponale, sicuramente l’unica strada del lago che può lottare per bellezza e arditezza con la Forra di Tremosine. Sono 2,5km sterrati, ben battuti, intagliati nella roccia viva a strapiombo sul lago. Con attenzione, si può fare tranquillamente con una bdc moderna con sezione dei copertoni da 25mm o meglio da 28mm, oggi con LinaBatista ed i Terratrail tassellati da 40mm diventa una passeggiata, ma la dimensione delle mie gomme fin troppo generosa qui, sarà altresì sufficiente in vetta al Tremalzo?

Mi fermo un paio di volte per scattare fotografie, la giornata è incredibile, una delle migliori che io abbia avuto quanto a profondità di campo.

Finito lo sterrato ancora un paio di chilometri asfaltati con tornanti e vista sull’orrido mi conducono davanti all’ingresso della galleria della strada statale. Mi immetto sulla via principale in salita verso il lago di Ledro, ma, fortunatamente, la abbandono cinquecento metri dopo per svoltare a sinistra e riprendere il sentiero del Ponale che sale al lago di Ledro e che è stato trasformato in ciclabile da qualche anno. Sicuramente più ostico questo secondo tratto per una bdc, in quanto i primi chilometri totalmente sterrati presentano piccole rampe sopra il 10% con fondo molto mosso, difficilmente superabili con copertoni sottili senza scivolare (vedi Antica via Ponale e passo Tremalzo (Giro dei 4 laghi) ).

A Prè di Ledro la Ponale entra in paese, si torna sull’asfalto, da qui fino a Molina i tratti sterrati sono pochissimi, ma più volte ci si arrampica su tornanti cementati al 20%. Faticosa in certi punti, ma di una bellezza straordinaria. Inoltre con le abbondanti piogge di questo mese tutti i torrenti e i ruscelli sono carichi di acqua dando ancor più bellezza allo scenario boschivo, verde e rigoglioso come non lo vedevo da anni. A Molina nuova fermata d’obbligo di fronte al lago, sono circa le 9:00 e la mia colazione prevede già un bel panino con prosciutto crudo oltre agli integratori di rito.

Mi aspetta la sponda sud del lago, quella in parte interdetta alle autovetture su splendida ciclabile sterrata in mezzo al bosco. I riflessi verde smeraldo del lago si mescolano con il verde chiaro del fogliame del bosco. A Pieve di Ledro prosegue la ciclabile su una bellissima traccia, verniciata di recente, immersa nei campi: curve sinuose si alternano a piccoli ponticelli sui ruscelli. Un paradiso per famiglie! Per fortuna a quest’ora non sono ancora in movimento. Arrivo al lago d’Ampola, chiamarlo lago forse è eccessivo, comunque uno splendido specchio d’acqua ricolmo di ninfee e canne. Sono al 76km, sono le 9:50 ed inizia la parte tosta del giro, il passo Tremalzo: 12,3km per quasi mille metri di dislivello. Una salita di quelle definite HC (hors categorie) piuttosto regolare, parte subito con pendenza in doppia cifra e per i primi tre chilometri sono più i tratti a 10/12% che quelli a 7/9%.Passo Tremalzo La bellezza del luogo, il fresco del bosco (14°/16°C), l’asfalto liscio la rendono molto meno faticosa. Prima del quinto chilometro sono già a 1.000m di quota, circondato, ancora una volta, da splendidi maggiociondoli in fiore. In questa amenità l’ultima cosa a cui penso è la fatica della scalata, ci penseranno poi i dati del gps a decretare che per più di 10km (su 12,3km totali) la pendenza è rimasta sopra 8%. Iniziano i primi alpeggi e fortunatamente anche il primo breve falsopiano in corrispondenza della chiesetta di Santa Croce, solo un centinaio di metri e si risale a 10%. Poco prima dell’ottavo chilometro un’altra contropendenza, questa volta più lunga, quasi cinquecento metri. Il panorama si fa sempre più ampio man mano che salgo, si iniziano a scorgere il Cornone di Blumone e la vetta dell’Adamello anche se oscurata dalle nuvole.

Prima del passo (e me lo ricordo bene dallo scorso viaggio!) la strada per qualche decina di metri si snoda sullo stretto crinale dei monti. Mi fermo per una ripresa incantevole e spaventosa assieme! Il lato sud verso il Garda scosceso, uno strapiombo di quasi 400m sugli alpeggi sottostanti; Il lato nord, dolce, verde, erboso e fiorito (con un neologismo lo definirei “pratoso”) con le cime delle Alpi in lontananza a fare da sfondo.

Arrivo al passo Tremalzo (1.702m) il tempo di alcune didascalie, di sgonfiare gli pneumatici a 2,0 bar e riparto in discesa.

L’idea è di fermarmi per mangiare i panini in mezzo ai prati sottostanti. La discesa si presenta subito “tecnica” o meglio difficoltosa per una bici ghiaiosa. A parte alcuni brevi tratti lastricati, il fondo è molto mosso e con sassi piuttosto grossi per i miei copertoni da 40mm. Sono costretto a scendere sempre a freni tirati per non superare i 10-15km/h e non rischiare di compromettere i cerchi in uno dei tanti larghi e profondi scoli dell’acqua piovana o su uno dei sassi più grossi ed appuntiti.

Arrivo al passo della Cocca, decido di fermarmi lì, luogo incantevole, consumo il mio pranzo e riparto. Poco dopo sono costretto ad una nuova fermata, l’alpeggio con le creste sovrastanti quasi a semicerchio crea un gigantesco teatro naturale. Obbligatorio un video a 360°.

Confessate che avete proseguito anche voi con: “le caprette ti fanno ciao!”. Ancora un chilometro ed eccomi di fronte alla magnificenza della cascata del Pra di Lavino, detta del Pisù, con le ripetute piogge di questi giorni è carica di acqua come in pochi altri momenti dell’anno. Il fragore, il profumo umido, le goccioline nebulizzate nell’aria ancor fresca di primavera ne fanno un luogo magico, d’obbligo una lunga sosta.

Tutte queste pause, in realtà, oltre che rallentarmi, mi confortano in quanto consentono ai miei cerchi di non surriscaldarsi eccessivamente durante le lunghe frenate. Riparto, una contropendenza di un chilometro mi porta a Bocca Lorina (1.431m) bivio per la strada che sale al Monte Caplone entrando nel territorio della Valvestino. Io, invece, scendo verso la valle del San Michele. Sono 7km di terribile discesa con pendenza media di 11%, ma spesso tra 15% e 18%, fortunatamente ora il fondo è molto più compatto ed i tornanti spesso sono cementati. Il panorama è impressionante: sono nel mezzo, guardo  in su e vedo le creste aguzze sopra di me, guardo in giù e vedo un bosco a strapiombo nella valle del torrente San Michele.

Una meraviglia! Oggi l’aria così limpida e pura dona una profondità di campo da restare senza fiato. Ovviamente mi fermo più di una volta per fotografare. Finalmente giungo in fondo alla ripida discesa, arrivo alla piccola diga sul torrente. Accosto la bicicletta e ne approfitto per scendere sul ghiaioso letto del corso d’acqua.

Mangio, bevo, riempio le borracce alla vicina fontana, rigonfio gli pneumatici fino a quasi 3bar e riparto, poco più di tre chilometri e ritorno sull’asfalto all’incrocio con la provinciale Tignalga, svolto a destra e mi accingo a rientrare nella civiltà. La strada è nota, tre chilometri di discesa, tre di risalita con pendenza impegnativa ed eccomi nel comune di Tignale, oltrepasso alcune delle sue frazioni, inizio la discesa, fermata d’obbligo al “Panorama del Fil”, purtroppo quasi immancabile con strade nuove il messaggio di ritardo a casa, fotografo e riparto.

Come settimana scorsa mi aspetta la “Hidden Road” e la vecchia gardesana che mi conducono a Gargnano. Troppo traffico in paese e dopo soli due chilometri mi infilo a destra nelle stradine del golf di Bogliaco, a Cecìna (non Cécina, quella è in Toscana) mi fermo per riempire nuovamente le borracce, il sole picchia forte anche se l’aria non è ancora calda come in piena estate ed io sto già bevendo come un cammello. Scatto una fotografia ad una splendida bouganville che si arrampica sul muro di pietre di una casa e via si riparte!

Attraverso Toscolano, Maderno e Fasano in statale e a Gardone rientro a destra per la frazione di Sopra; il rumore delle motociclette mi stava dando troppa noia dopo tutte quelle ore passate nella pace e tranquillità dei monti. Ridiscendo da Morgnaga a Barbarano, ma rientro subito a destra per il centro di Salò, solite Zette in risalita e Valtenesi. Anche oggi la lieta sorpresa della Citroën 2CV Charleston, questa volta la incrocio prima di Puegnago.

Sorrido, è il degno suggello ad una giornata veramente indimenticabile per i luoghi visitati e per le condizioni meteo che hanno saputo donar loro ancor più splendore. Grazie LinaBatista con i tuoi ultimi miglioramenti tecnici mi stai portando “là dove non ero mai stato!”

Per la cronaca: ⇔ 152,6km,  ⇑ 3.082m,  τ: 8h42’56”

Dettagli tecnici su Strava: Cicloturisti!Ghiaiosi@ La Ponale, Passo Tremalzo Extreme

TremalzoGravelExtreme

Videogallery: Video integrale (10’40”) (se potete trovate il tempo per guardarlo, merita tutto, non per le mie riprese, ma per i luoghi incredibili)

Photogallery:

Monte Puria e le strade militari

Sabato 6 giugno 2020, tra un temporale e l’altro, colgo l’occasione per portare la mia LinaBatista alla scoperta di nuove ghiaie militari. Alle 6.09 si parte in direzione alto lago. La giornata è fresca (15°C) scendo a Salò e percorro il lungolago.

Fa strano vedere tutti questi cartelli giallo-blu che indicano i sensi unici di marcia a causa dell’emergenza Covid. Proseguo e attraverso Gardone R., Maderno e a Gargnano mi fermo per un paio di istantanee sul lungolago.

Imbocco la vecchia gardesana e proseguo fino all’incrocio per Tignale. Svolto a sinistra ed inizio a salire, il cielo è terso ad occidente mentre ad oriente, e soprattutto sopra il monte Baldo, è piuttosto offuscato con le solite nuvolette sulla cima. Mah, speriamo che la giornata tenga! – penso io. Il giro in programma è piuttosto lungo ed impegnativo. Procedo, giungo al balcone di Tignale chiamato “Panorama del Fil”, mi fermo per un video.

Sono le 8.00 quando riparto, attraverso le frazioni di Gardola e Olzano, bellissima con la sua ripida ed angusta strada acciotolata, e mi dirigo verso Cima Piemp.

La salita per il Piemp (vedi Cima Piemp, uno splendido balcone sull’alto Garda.) è sempre incantevole e impegnativa, quest’anno grazie alle copiose piogge degli ultimi giorni il bosco in cui si snodano i suoi sinuosi tornanti cementati è particolarmente lussureggiante.CimaPiempdaGardola

Poco più di 6km con numerosi tratti su cemento e la pendenza che si inasprisce sempre più man mano che ci si avvicina alla vetta. Di contro paesaggi stupendi impreziositi in questi giorni di inizio giugno dai gialli maggiociondoli in fiore.

La temperatura scende fino a 11°C, l’umidità del mattino esalta ulteriormente i profumi del sottobosco, io salgo con relativa tranquillità, dalla mia oggi ho la tripla con il piccolo 24 anteriore. In vetta al Piemp mi concedo una sosta fotografica e ne approfitto per mangiare, sono da poco passate le 9.00.

Riparto, inizia il divertimento, da qui in poi la strada sarà sterrata, o meglio ghiaiosa, per un bel po’. Ripercorro l’itinerario del giro Andata Gardesana, ritorno creste! fino al Passo d’Ere. Mi ricordo che lo scorso anno giunto all’inizio della salita per il Passo Segable dovetti scendere a piedi a causa del fondo sdrucciolevole e della mancanza di un rapporto adeguato della mia AliMat (34×34 e gomme 40mm slick).StrappoSegable

Oggi LinaBatista dotata di un più agile 24×29 e dei Continental TerraTrail da 40mm leggermente tassellati aggredisce con vigore la ghiaia, non slitta e con agilità (ho tirato a manetta!) supera questo chilometro. Sono soddisfatto, sento che con questo assetto, anche in salita posso andare quasi ovunque. Da Passo Segable in breve si scende a Ere, dove, al bivio, svolto secco a destra per entrare nella magnifica strada che conduce al Passo di Scarpapè, già percorsa l’anno scorso in Cima Rest da Passo Scarpapè.

Il passaggio della vecchia galleria militare è sempre incredibilmente affascinante.

Ora proseguo verso il passo, subito dopo, un ulteriore bivio separa la strada che scende a Cadria (la presi lo scorso anno) e quella che sale al Passo della Puria obiettivo di giornata.

Davanti a me si presenta un nuovo tratto, circa un chilometro, di salita impegnativa e con fondo molto mosso, ma anche stavolta LinaBatista fa il suo dovere.

Giungo al passo (1.380m), ma la cima del Monte Puria e soprattutto la sua anticima sono distanti meno di un chilometro, per cui devio dalla strada militare su un sentiero, oltrepasso la sbarra e mi dirigo verso il monte.

Arrivato ai piedi dell’anticima appoggio la bici ad un giovane pino e salgo a piedi verso il cocuzzolo, circa una trentina di metri sopra di me. Mentre salgo un capriolo si avvicina alla LinaBatista osservandola incuriosito, decido quindi di iniziare il video panoramico anche se mancano alcuni metri alla vetta.

Sono piuttosto emozionato, è la prima volta che mi spingo così oltre con la mia ghiaiosa, soprattutto non ero mai stato letteralmente su una vetta isolata! vedere la striscia di ghiaia della strada 30/40m in verticale sotto di me, il vuoto tra la mia anticima e le vette attorno, il Monte Tremalzo così vicino, mi regalano brividi ed adrenalina. Un misto di pace, vuoto, senso di inadeguatezza, stupore mi pervade. Il soffio del vento è l’unico rumore che si sente.

Decido di scendere, con grande cautela, arrivo alla bicicletta, la vedo lì, appoggiata al giovane pino, quasi stesse riposando per la fatica. La fotografo e decido che questa sarà l’immagine simbolo del mio primo giro culminato su una vetta.

puria26

Riparto, visti i temibili nuvoloni neri che ricoprivano le cime del Tremalzo, decido che la scelta più saggia sia quella di rientrare al passo d’Ere per la medesima rotta, per poi scendere verso Bocca Paolone, questa è senza dubbio la via più veloce e mi consentirà di evitare i temporali che sono previsti nel primo dopopranzo. Gongolo perché questo vuole anche dire che ripasserò nella splendida galleria militare a ritroso. Abbasso il reggisella telescopico di qualche centimetro. Sì, perché tra le novità di quest’anno LinaBatista si è dotata di un canotto sella regolabile per darmi più sicurezza e confidenza nelle discese sopra il 20% dove mi sentivo sempre catapultare in avanti. Così è tutta un’altra storia! Scendo il primo chilometro della Puria con molta più confidenza. No, non velocità! Semplicemente mi sento più sicuro. Arrivo alla galleria e devo fermarmi a scattare un paio di fotografie all’orrido.

Riparto, al passo d’Ere proseguo verso Bocca Paolone, un primo tratto di leggera discesa su strada ben battuta, poi dopo il passo della Colomba, un altro chilometro di ripida discesa su sconnesso conduce all’inizio dell’asfalto.

Asfalto che, per quel che mi riguarda, dura pochissimo in quanto poco prima di Bocca Paolone incontro il bivio per il Passo della Fobbia che conduce direttamente a Piovere di Tignale, senza fare tutto il giro dalla Costa di Gargnano come feci lo scorso anno. Anche questa è, per me, una strada nuova. Da subito si capisce che il paesaggio e il manto stradale sono decisamente cambiati. Sono sotto quota 1.000m la ghiaia delle strade militari scavate nella roccia lascia il posto alla terra battuta scavata nel fitto bosco, di tanto in tanto qualche piccola radura seganala la presenza di una malga. Io scendo piano, sia per prudenza, sia per non sollevare troppo fango da dietro.

Quando la pendenza si fa troppo impegnativa la strada viene cementata per agevolare la risalita dei mezzi, io ne sono felice perché l’aderenza migliora decisamente.

In circa cinque chilometri perdo quasi 600m di dislivello e mi ritrovo, oltrepassato Piovere, al bivio della provinciale Tignalga da cui ero risalito stamattina. Discesa impegnativa, soprattutto per le mani, ma la bellezza del fitto sottobosco, i continui guadi sui torrenti carichi di acqua dei temporali scorsi, mi fanno dimenticare quel poco di sofferenza articolare che mi hanno procurato. Al solito dalla provinciale mi stacco per non entrare sulla ss45 ed attraverso la “hidden road” mi ricongiungo alla vecchia gardesana.

Oltrepasso la frana, che quest’anno è decisamente peggiorata, e ne approfitto per fermarmi sul tornante a contemplare il lago mentre mangio un’ultima barretta.

Riparto, a Gargnano rientro in statale. Oggi, a differenza della settimana scorsa, in cui il ponte aveva portato numerosi turisti con le immancabili code sul lago, la strada è praticamente vuota. L’orario certo aiuta sono quasi le 12.30. Decido di rimanere sulla gardesana per accelerare i tempi di rientro, ma niente, all’inizio di Gardone Riviera, dopo circa 10km sono già ampiamente “stufo” e decido di concedermi almeno il passaggio per Gardone sopra, ripercorrendo le antiche strade di Gabriele d’Annunzio. Un paio di fotografie ad una bellissima piscina e ad una villa incredibile poco prima di Morgnaga giustificano ulteriormente la piccola deviazione.

 Rientro in statale all’altezza del centro di Barbarano, ma solo per un chilometro, allo svincolo tengo la destra ed entro nella mia amata città natale. Le Zette, la Valtenesi, al solito, mi riportano a casa, ma stavolta ho un piacevole imprevisto poco prima della rotonda di Polpenazze a due soli chilometri dall’arrivo: una Citroën 2CV Charleston (me lo ha spiegato il mio amico Carlo, per me era un Dyane) mi sorpassa.

Un’ultima ciliegina su una torta riuscita perfettamente, grazie anche agli “upgrade” della mia LinaBatista. (⇔101,2km  /  ⇑ 2.360m  /  τ: 5h59’30”)

Dettagli tecnici su Strava: Cicloturisti!Ghiaiosi@ Monte Puria (Cima Piemp, Passo Segable, Passo Puria, Passo della Colomba, Passo Fobbia)

MontePuria

Videogallery: Video integrale 8’45” (prendetevi il tempo e guardatelo merita davvero♥)

Photogallery:

Andata Gardesana, ritorno creste!

Sabato 20 luglio, finalmente, l’altro ieri sono arrivate anche le ruote “cicciotte” per la AliMat, perché, come detto (AliMat), il progetto prevede che questo telaio possa essere usato anche su strade bianche utilizzando dei cerchi da 27,5”. Ieri lo ho collaudato ed oggi posso inaugurare questi nuovi cerchi DT in alluminio montati dalle sapienti mani di Davide Coato con copertoni da 40mm di larghezza solo leggermente zigrinati e con il nuovissimo pacco pignoni Chorus 12v con il 34 finale. Questo mi consente di utilizzare il rapporto 1:1 come più leggero che unito alla minor circonferenza della ruota (2.055mm contro i 2.135mm delle ruote stradali) mi porta ad avere virtualmente un 34×35,5. Con questa agilità non dovrei aver problemi, fatica a parte, sulle cementate fino al 20%. Alle 5.44 parto in direzione alto lago per un giro che ho in mente da più di un anno. Immancabile passaggio dal lungolago di Salò con sosta fotografica alla suggestiva alba ed alle mie nuove Lake purple custom.

Proseguo veloce verso Maderno (sosta fotografica),

Gargnano e mi infilo nella vecchia ciclabile, nella lunga galleria aperta i graffiti aumentano ed io li immortalo mentre pedalo.

Mi ricongiungo alla SS45bis e scendo lungo la prima galleria che porta al Prà della Fam, raggiungo i 60km/h, con il 50×11 sono abbondantemente sopra le 110rpm, ma, ciò che conta, la bicicletta è estremamente scorrevole e tiene la velocità anche interrompendo la pedalta. Ottime ruote ed i copertoni slick, nonostante la dimensione generosa, gonfiati a 3,5bar scivolano veloci sull’asfalto. Prima prova superata, vedrò poi come si comporteranno sullo sdrucciolo. Uscito dalla galleria svolto a sinistra per Tignale, non sono ancora le 7.30 ed io abbandono la statale, non la utilizzerò più per tutto il giro! Salgo verso Cima Piemp, la giornata è afosa e umida, il cielo è biancastro, mi fermo comunque al Belvedere di Tignale per un paio di fotografie didascaliche.

Risalgo sulla specialissima e attraverso il borgo, inizio la parte più impegnativa della salita (Cima Piemp). Piacevolmente stupito constato che numerosi tratti sono stati riasfaltati di recente. Sotto le mie ruote si alternano segmenti di asfalto vecchio granuloso, di asfalto nuovo e scorrevole e di cemento “pettinato” quelli più arcigni.

Io salgo con calma, senza sforzare troppo, quello che mi attenderà dopo è una novità e voglio avere la gamba il più fresca possibile. Prima delle 9.00 sono a Cima Piemp, la vista è completamente offuscata dall’afa, si fatica a vedere persino Tignale più sotto di cinquecento metri. Mi fermo, mangio un paio di barrette, bevo e scatto qualche istantanea.

Sono pronto per lo sterrato, decisamente eccitato per il nuovo percorso ed anche un poco timoroso per la mia scarsa capacità di guida sullo sdrucciolo. La strada è quella che collega Cima Piemp alla Costa di Gargnano attraversando passo d’Ere (1.130m) e bocca Paolone, strada una volta percorribile anche in automobile, ma ormai interdetta al traffico veicolare tranne che per i frontisti. In principio la carreggiata è molto ben battuta e pianeggiante, facile da percorrere.

Dopo un paio di chilometri la piazzola di atterraggio per l’eliambulanza ricavata su una curva a gomito mi costringe ad una sosta fotografica.

Riparto sulla destra la montagna presenta dei fori di gallerie risalenti alla prima guerra mondiale, dopo averne oltrepassati alcuni decido di fermarmi e di entrare per una ripresa utilizzando come torcia il fanale della bicicletta.

Sono gasato, il giro mi sta regalando ancor di più rispetto alle mie aspettative, che erano già alte. Poter percorrere strade nuove con la mia bici da strada riadattata a ghiaiosa è fantastico!

Riparto e dopo il terzo chilometro di sterrato la strada si inerpica di fronte a me, il terreno diventa molto sconnesso con la presenza di numerosi grossi sassi su cui la mia ruota anteriore tende ad impuntarsi. Prima di scendere alla velocità limite di equilibrio sgancio il pedale e decido di proseguire a piede per un piccolo tratto. Succede ancora due volte, sempre per brevi tratti prima di oltrepassare cima delle Carbonere (1.180m altitudine max) ed iniziare la discesa a passo d’Ere.

In un chilometro circa scendo poco più di 100m con un paio di stretti e sdrucciolevoli tornanti (pendenza sopra il 12%) che mettono a dura prova le mie scarse capacità e la geometria prettamente “corsaiola” della mia bicicletta. Dall’incrocio di passo d’Ere si diparte anche la strada per passo Scarpapè che porta ai piani di Rest, ne percorro una ventina di metri per capire com’è.

Ritornato sui miei passi riprendo la strada per Costa, ora per un paio di chilometri la discesa è meno ripida all’interno del bosco e con fondo migliore ed io riesco a gustarmela meglio. Torno nuovamente su sterrato mosso e con pendenza sopra a 10% nell ultimo tratto che mi conduce nuovamente verso l’asfalto.

Un altro chilometro circa e sono a bocca Paolone dove è posto un altro bivio con una strada sterrata che conduce alle malghe di Droane. Io, invece, proseguo su asfalto. Giunto a Costa mi fermo a riempire le borracce, ormai vuote, alla fontana del borgo. Mangio e riparto, mi attende un po’ di comodo asfalto, anche se di traffico per arrivare a Navazzo so già che non ne troverò. Il cielo si è tinto un poco di azzurro e le fotografie vengono un pochino meglio.

A Navazzo lascio la provinciale che sale in Valvestino per svoltare a sinistra nella zona industriale, scavallo cima Mezzane e scendo lungo la cementata che porta dritta a Gaino. Sapevo dell’esistenza di questa strada e sapevo anche delle sue pendenze assurde, per questo non l’avevo mai percorsa con la bicicletta da corsa nonostante fosse tutta cementata ed asfaltata. Oggi con gomme da 40mm gonfie a 2.5atm e freni a disco ho sicuramente un mezzo molto più idoneo ad affrontare questo chilometro in discesa con pendenza costantemente attorno al 20% e soprattutto con ripetuti passaggi sui terribili scoli d’acqua trasversali. Anche questa prova è superata egregiamente da AliMat. Oltrepasso Gaino e scendo in quel di Toscolano, ma quando sono a meno di venti metri dalla Gardesana svolto a destra sul vecchio ponte di pietra, scavalco il torrente e risalgo verso Maclino. Poco più di due chilometri di salita con pendenze tranquille e sono nell’abitato, seguo a sinistra per via per Bezzuglio.

Subito la strada diventa sterrata con le due strisce di terra tipiche delle vie di campagna, scendo fino a guadare il torrente valle di Bornico ed inizio a risalire verso Bezzuglio, come mi era stato detto mi trovo di fronte un’altra cementata terribile; solo un centinaio di metri, ma stavolta la pendenza è del 25%, la gomma tiene, il 34 posteriore mi aiuta ed io salgo. Dopo i primi cento metri mi accorgo che davanti a me la strada sta per divenire nuovamente sterrata, mi affretto a sganciare il pedale e salgo a spinta. Non ci sono alternative per affrontare quella pendenza su sterrato con i miei rapporti. Anche il primo tratto di discesa è particolarmente ripido e pieno di sterpaglie e mi costringe ad un altro tratto a piedi, la strada torna nuovamente cementata ed io rimonto in sella ed entro nel borgo di Bezzuglio.

Lo adoro, piccolissimo, tutte case di mattoni a vista ed ognuna con una bellissima bouganville fiorita che sale fin sopra i tetti. All’uscita dal paese scelgo la strada più facile per arrivare a San Michele, cioè quella che passa per Tresnico.

ere34

È quasi mezzogiorno quando arrivo in cima. Mi fermo alla fontanella e faccio la mia pausa pranzo. Dopo un’quarto d’ora riparto alla volta di Serniga, sfortunatamente i lavori sul ponte del torrente Barbarano (perennemente asciutto tranne che durante le forti piogge) non sono ancora ultimati come avrebbero dovuto e la strada è completamente bloccata. Neanche in bicicletta si riesce a scavalcare. Di tornare indietro fino a Gardone sopra non se parla proprio, per cui risalgo una sterrata che partendo dal ponte costeggia la riva destra fino a trovare un sentiero che scende nel letto del fiume. Bici a spalle e ritorno verso il ponte tra i grossi massi del secco alveo. So che sulla sponda sinistra, ora alla mia destra, c’è un azienda agricola, presumo che anche da lì ci sarà un sentiero che scende fino al torrente. Infatti dopo un centinaio di metri scorgo le sagome colorate di una decina di arnie, risalgo nel prato e tramite la strada sterrata ritorno sulla comunale per Serniga. Oltrepasso il Conventino, oggi la vista sul lago non è un granché, giungo al bivio per la discesa, ma la vocina nella mia testa mi esorta ad un fuori programma e così in poco meno di dieci minuti mi ritrovo di fronte alla chiesetta di San Bartolomeo che domina il golfo della mia Salò. Qualche foto di rito, una barretta e scendo verso la mia città natale.

Giunto in centro decido di completare il ritorno sfruttando la ciclabile di Campoverde-Villa che mi conduce all’innesto con la ciclabile della Valtenesi.

Per la verità il tratto che da Villa sale ai laghi di Sovenigo è promiscuo con i veicoli a motore, anche se ad ogni mio passaggio non ne ho mai incontrati più di due; inoltre la pendenza iniziale intorno a 15% e i successivi tratti sopra a 10% la fanno sconsigliare a tutti coloro che non hanno un minimo di allenamento. Raggiunti i laghetti decido di proseguire sulla ciclabile, da qui verso Polpenazze in alcuni tratti è molto sporca e piena di sabbia tracimata sull’asfalto durante gli ultimi temporali, ma oggi ho le gomme “cicciotte” e vado tranquillo. A Mura di Puegnago, distrattamente manco una svolta a destra e rientro sulla provinciale, ma decido di riprendere la ciclabile prima di Polpenazze, proseguo in direzione di Castelletto, l’obiettivo è di scendere direttamente all’incrocio con il residence dei miei suoceri attraverso via Rero e Via Capra.

Sono entrambe sterrate, ma soprattutto vengono ormai utilizzate solo dai trattori dei contadini, per cui in alcune parti sono praticamente inesistenti. Riesco a farle in sella semplicemente perché sono in discesa, ma rischio più volte di perdere l’equilibrio a causa di grossi massi dispersi sulle due scie di terra. Arrivo. Missione compiuta, dall’incrocio per Tignale in poi non sono più rientrato sulla statale o su strade trafficate. Ottantatre chilometri stupendi attraversando i luoghi della Grande Guerra, percorrendo cementate dalle pendenze impossibili, guadando torrenti in secca, e camminando, laddove era necessario, grazie alle mie nuove Lake con battistrada in gomma da mtb, ma con suola interna in carbonio che mi ha garantito la rigidità di una scarpa da corsa quando c’era da spingere. AliMat, cosa dire di lei? Prova superata a pieni voti ed ora pronti per un nuovo itinerario ghiaioso sulle sterrate della Grande Guerra dell’alto lago!

Ere

Dettagli tecnici su Strava: Cicloturisti!Ghiaiosi@ Cima Piemp, Passo d’Ere, Costa, Maclino, Bezzuglio, S.Michele, S.Bartolomeo, Laghi Sovenigo

Videogallery: Andata in Gardesana, ritorno da Cima Piemp sulle creste (video integrale 6min circa)

Photogallery:

Cicloturisti! Una gita di mezza estate (Forra di Tremosine, Tignalga, Eremo di Montecastello)

Oggi 18 agosto è una giornata speciale. Ho lanciato l’idea di percorrere alcune delle più famose e suggestive strade del Garda bresciano. In quattro hanno risposto al mio invito. Carlo e Max che non hanno mai percorso molte di queste strade; Dario e Francesco che ne hanno una conoscenza più approfondita e recente. Nessuno di loro, però, è ancora passato dalla “hidden road”. Per una volta non sarò il fotografo di paesaggi, ma il Caronte di una gita che ha, già nel percorso, i presupposti per essere indimenticabile. Ore 6.30 parto alla volta di Salò dove mi incontrerò con il resto del gruppo, non senza aver prima immortalato l’ennesima alba.

Il ritrovo è alle ore sette del mattino al parcheggio di Barbarano. Arrivo puntuale, davanti a me vedo la sagoma di Dario che sta sganciando il pedale. Carlo, Max e Francesco sono arrivati in automobile per motivi logistici e di tempo, anche loro sono praticamente pronti. Tengo un piccolo “briefing” prima di partire, il mio amico Dario non conosce ancora lo spirito pazzo che alberga i Cicloturisti! Si parte, rigorosamente in fila indiana, nonostante l’ora mattutina siamo pur sempre su una statale, la 45bis gardesana occidentale. Poco meno di mezz’ora e siamo a Maderno, suggerisco di tenere la destra per percorrere l’intero lungolago ciclabile. A metà pista si trova il punto del promontorio da cui si ha una visione a 270° della quasi totalità del lago: a nord la scoscesa parete sopra Campione e Malcesine, a sud l’intero basso lago da Torri fino a Gardone Riviera passando per la penisola di Sirmione e la Rocca di Manerba.

Ripartiamo, terminato il lungolago, restiamo su vie interne che ci conducono direttamente alla chiesa di Toscolano alla fine del paese. Riprendiamo la gardesana, altri venti minuti e siamo a Villa di Gargnano, a mio avviso uno dei più graziosi porticcioli del lago, deviamo dalla statale per attraversarlo, usciti ci troviamo a Gargnano dove effettuiamo la prima vera sosta. C’è chi mangia qualcosa, chi fotografa, chi rassicura i familiari con sms, chi chiacchiera amabilmente, poi arriva il momento selfie e dopo alcuni tentativi a Dario viene la malsana idea di dirci “Fatene una voi quattro soli”.

Ecco riuscire l’istantanea più vanitosa che potessimo fare, manco fossimo “I fantastici 4”.

fant51

Si riparte, ci infiliamo nella vecchia gardesana, che passa davanti a villa Feltrinelli, ex residenza del Duce. Qualcuno avanza dei dubbi, pensava che l’avessimo già incontrata prima, parte l’embolo dell’ignoranza a tutti. “Ma no, il Mog ti prende in giro ha fatto mettere il cartello lì sull’inferriata, ma è tutta una finta.” Francesco, quando si tratta di sfottò, è sicuramente il migliore tra noi. Nonostante tutto arriviamo alla sbarra che delimita la parte franosa, la attraversiamo e tramite una breve e panoramica salita saltiamo la prima lunga e pericolosa galleria di Gargnano. Ci fermiamo ancora per qualche scatto ed usufruire degli splendidi servizi igienici che madre natura ci ha donato.

fant10

Si riparte, nuovamente sulla 45bis, due gallerie la prima suggestiva con rocce a vista, la seconda lunga ed in discesa ci portano al Prà de la Fam. Ivi giunti ci accoglie sua maestà il Peler in tutta la sua forza. Il lago già brulica di kite e windsurf, in questo che è considerato per antonomasia il paradiso della vela. Noi proseguiamo ad andatura cicloturistica, oltrepassiamo la lunghissima galleria di Campione e ci ritroviamo, finalmente, al bivio per la prima meta di giornata, la strada della Forra. Svoltiamo a sinistra e già la vista verso il basso lago è di quelle da brivido. Tengo a freno gli entusiasmi di Max, imponendogli come prima sosta fotografica il primo tornate. So che quello è in assoluto il punto migliore per scattare istantanee prima di entrare nell’orrido. Ci fermiamo, estraiamo tutti quanti il nostro cellulare e scattiamo, come fossimo cow-boy appena usciti da un saloon.

Si riparte, evitiamo la brutta (senza illuminazione!) galleria utilizzando, per l’ennesima volta, la vecchia strada che passa sul fianco della montagna. Negli ultimi anni ripetute frane ne hanno ridotto la carreggiata a meno di un metro in alcuni punti. Rientrati sulla via maestra, Dario e Francesco, che conoscono la strada, si avvantaggiano in salita. Io resto con Carlo e Max ad espletare le mie mansioni di Cicerone. Ad un tornate a destra abbandoniamo temporaneamente il lago per infilarci nella Forra. Meravigliosa come sempre (video 2’49”). Prima di entrare nell’abitato di Pieve ci ricompattiamo, suggerisco di tenere il rapporto agile e di seguirmi in fila indiana, entreremo nei vicoli e nei sottoportici più nascosti del borgo per giungere così direttamente nella piazzetta del belvedere, detta anche terrazza del brivido.

Nuova sosta fotografica, i canadair ci passano ripetutamente a pochi metri per scendere sul lago a rifornirsi d’acqua. Purtroppo due giorni or sono un fulmine ha acceso un focolaio nel bosco della valle di Bondo, il forte e caldo vento ha fatto divampare le fiamme che in poco tempo hanno devastato interi ettari di pineta, la situazione ora è in miglioramento, ma apprendiamo che forse il passaggio per passo Nota è chiuso.

Ripartiamo in direzione Vesio, perlomeno vedremo la valle di Bondo, migliaia di anni fa sede di un piccolo laghetto. Da Pieve a Vesio la strada è sempre in salita anche se non impegnativa, 4km e si è al bivio per Limone. Noi proseguiamo sulla nuova strada che conduce verso Bondo senza attraversare il centro del paese. Una rampa di cinquecento metri con pendenze tra 13% e 17%. Carlo non la digerisce e mi fa notare che l’attempato signore che era dietro di noi è salito dal paese su un clivo sicuramente più dolce. Io incasso. La strada è chiusa, ma se desiderassimo andare a passo Nota ci lascerebbero passare in quanto l’incendio è sull’altro lato del monte.

Dopo una rapida consultazione, decidiamo all’unanimità che sarebbe di cattivo gusto nei confronti di chi sta lavorando. Passo Nota next time! Ritorniamo a Pieve, un carabiniere ci ha confermato che da lì, passando per Pregasio e Sermerio si può riprendere la Tignalga e rientrare sul percorso originale. Sono 5,5km di salita che ci portano dai 420m della Pieve ai 640m dello scollinamento dopo l’abitato di Sermerio. Tutti con incantevoli panorami sul lago, sul monte Baldo, e sui borghi di Tremosine. Sembriamo un gregge di pecore sparpagliate in salita, qualcuno qualche decina di metri avanti ad altri, qualcuno a volte, persino, da solo, ma sempre a poca distanza gli uni dagli altri. Siamo così, Cicloturisti, ognuno fa quel che preferisce. Lungo questo pendio Carlo mi chiede di descrivergli meglio la salita che lo attenderà dopo, quella che risale verso Tignale, e che io, precedentemente, avevo definito “un po’ come Vallio”. Francesco non si lascia scappare l’occasione ed inizia il tormentone: “Carlo, poi, puoi mandarmi anche aff… ma perché vuoi farti del male da solo, sai già che ti dirà che è dura; vivi nella tua ignoranza”, ne nasce la solita chiacchiera da bar che durerà tutti e cinque i chilometri. Aggirato Sermerio ci troviamo di fronte la piana interna di Tremosine e la valle di San Michele. Una sosta ristoratrice al meraviglioso e fresco fontatone non ce la toglie nessuno. Intanto ammiriamo i panorami.

Ripartiti, scendiamo fino al ponticello sul torrente San Michele, ora inizia la salita, 2,5km la prima parte, la più dura con pendenza sempre sopra il 10% e con punta del 14%. Nuovamente Dario si avvantaggia (d’altronde in salita sembra un camoscio!) stavolta è Max che gli fa compagnia. Io e Francesco disquisiamo amabilmente delle nostre vacanze, lui in Olanda ed io a Monaco e Innsbruck; Carlo resta qualche metro indietro ascoltando e chiosando qua e là i nostri discorsi. Terminata la prima salita, una corta discesa, un breve strappo di cinquecento metri abbastanza intenso ed alcuni chilometri in falsopiano ci introducono al comune di Tignale. Siamo alcune decine di metri sopra a Prabione e nuovamente la vista del lago ci stupisce, il forte vento ha reso il cielo ancor più limpido e la visibilità è ampia. Arriviamo all’incrocio per l’Eremo di Montecastello, luogo con una bella vista sul lago. Dario e Max, ci stanno aspettando; in precedenza avevo lanciato l’amo: “Niente passo Nota, potremmo salire all’eremo e godere della fantastica vista da lì”.

Parlottiamo, com’è, come non è, sono 350m cementati con pendenza vicino al 20%, ne vale la pena… Carlo nuovamente chiosa: “Beh, io vi aspetto qua, il posto è bello, intanto mangio qualcosa”, Francesco reagisce: “Quanto tempo ci vuole ad arrivare in cima?” Io rispondo: “Cinque o sei minuti in bici, di più a piedi”, infine Francesco decide: “Allora si sale!” Partiamo alla spicciolata, dopo i primi 150m asfaltati con pendenza normale, parte il tratto cementato. All’inizio ancora 100m attorno al 16%, poi dopo il tornante un ‘drittone’ di 200m tutto tra il 19% e il 28%, mi alzo sui pedali, la bicicletta danza a destra e sinistra con cadenza lenta, io sbuffo come una locomotiva a vapore quasi per scandire il mio passo, dietro di me il ‘camoscio’ Dario non si fida a superarmi solo perché non l’ha mai percorsa, ma potrebbe passarmi avanti in qualsiasi momento, poco dietro Francesco, più indietro non sento e non riuscendomi a girare non so. Finisco il rettilineo quattro metri di tornate quasi piatto consentono un respiro profondo prima degli ultimi 100m sempre attorno al 18% (video). Arrivo! Subito dietro Dario, poi Francesco. Saliamo gli scalini ed entriamo nel giardino-sagrato basso della chiesa, posizioniamo le bici in fila sul parapetto in pietra e saliamo sul sagrato più alto, quello da cui si domina il lago. Inizia la gara di fotografia!

Arriva anche Max, gli ultimi metri ha scelto di farli a piedi per sicurezza, aveva paura di non sganciare il pedale in tempo in caso di fermata. Troppa prudenza! Entro in chiesa scatto un paio di fotografie, esco e scendo la scalinata, sta arrivando anche Carlo, alla fine è salito anche lui consumando le “tacchette” delle scarpe. Mi impone l’addebito del costo delle nuove che dovrà comprare. Spero che l’incommensurabile vista lo possa ripagare dello sforzo e dell’usura e che non dia seguito alla sua richiesta pecuniaria.

Max, nel frattempo, discorre amabilmente con una famiglia di turisti del nostro lago. Francesco, che ha il rientro forzato entro l’una, inizia un nuovo tormentone: “Max! ti presento io un’insegnante madrelingua, peraltro gn***a se hai bisogno di rinfrescare il tuo inglese, ora andiamo!” Finalmente IronMax scende e con lui la famigliola alla quale ci sentiamo in diritto di chiedere di scattare qualche fotografia a noi cinque davanti alle nostre biciclette.

Reminiscenze di gioventù, quando in televisione davano “La banda dei cinque”. Dopo questa lunga pausa, circa venti minuti, ripartiamo. La maggior parte del giro, ormai, è alle spalle, ora dobbiamo attraversare Tignale per scendere nuovamente a bordo lago e rientrare a Salò. Appena fuori dal borgo, lungo un ampio tornante a destra è posizionato il Belvedere, una terrazza quasi a picco sul lago posta all’altitudine di 500m circa. Breve sosta per consentire fotografie e selfie.

Le sorprese per i miei compagni di viaggio non sono ancora finite, manca all’appello la “hidden road”. Dopo aver raccomandato a tutti quanti di non sopravanzarmi in discesa, ripartiamo. Infatti a cinquecento metri dall’incrocio con la statale devio su una stradina laterale destra che risale per poco meno di un chilometro riportandoci su curvoni panoramici, questa è la vecchia strada che collegava Gargnano a Tignale e si innesta direttamente alla sbarra posta a fianco della prima galleria. Purtroppo, causa frana, questa strada è interrotta, la si può affrontare solo in bicicletta in quanto è stata liberata solo un sottile striscia di asfalto dove poter far scorrere le esili ruote di un velocipede; così facendo ci ritroviamo direttamente a Gargnano senza aver affrontato alcuna galleria e senza essere stati toccati dal traffico automobilistico. Il caldo di mezzogiorno ora si fa sentire ci sono più di 30°C ed il fresco delle pinete dell’alto Garda è già un ricordo. Ripassiamo di fronte a villa Feltrinelli ed il tormentone di Francesco riparte come una cambiale in scadenza. Entriamo in statale, ma, dopo soli tre chilometri la abbandoniamo alla rotonda di Bogliaco seguendo a destra per Roina. Ci intrufoliamo nella stradina interna che costeggia il campo da golf. In questo modo evitiamo altri cinque chilometri di gardesana, beneficiamo dell’ombra del piccolo bosco che costeggia il golf ed ammiriamo i graziosi borghi di Cecina e Pulciano. Unico inconveniente, aumentiamo il dislivello complessivo di altri 150m, cosa forse poco gradita a Carlo, il più stanco di tutti, che arranca un poco sull’ennesima corta rampa al 15% che conduce a Pulciano. Dopo l’ennesima discesa panoramica, rientriamo in statale questa volta definitivamente fino a Barbarano di Salò, in fondo sono solo sei chilometri. Siamo al parcheggio per Francesco e Carlo l’avventura odierna finisce qui, sono da poco passate le 13.00 quasi come da tabella di marcia.

fant35

Io, Dario e Max proseguiamo insieme fino a Polpenazze, lì anche io sarò arrivato e loro rientreranno verso la città. Il caldo inizia ad essere insopportabile ed una volta attraversata la mia città natale, prima di affrontare le Zette, riempiamo le borracce alla fonte Tavina. Lungo le poco trafficate strade della Valtenesi con Dario tiriamo le somme del giro, alla fine i 2.000m di dislivello li ho passati ed anche i 100km, per l’esattezza 114km, il meteo è stato dalla nostra e ci ha consentito di beneficiare di visuali ampie e profonde sull’intero lago, raramente in piena estate si distingue così bene la penisola di Sirmione da Tignale e Gargnano. Grazie a tutti!

Starring:

fant71

FRANCESCO: l’amico di sempre, mio testimone nuziale, colui che dall’età di sei anni mi sopporta, vale il viceversa, compagno di mille avventure prima nel basket poi in sella; carattere a volte scorbutico, ma sempre sincero: IRRIVERENTE

 

fant72

DARIO: conosciuto per lavoro ormai quasi vent’anni fa, titolare insieme al fratello di un negozio bici/moto a Rezzato (se state per salire a San Gallo e avete problemi alla bici passate da lui ve li risolverà!) chiacchierando durante il lavoro scopriamo di avere molti interessi in comune, sempre gentile e rispettoso: GARBATO

 

fant44

MASSIMO: (IRONMAX ormai StoneIronMax dopo che ha concluso lo StoneBrixiaMan) conosciuto solo un anno fa, da subito si è creata la giusta alchimia, persona affabile e generosa, fisicamente il più tosto di tutti: GRANITICO

 

fant11

CARLO: conosciuto, quasi per caso, durante il Giro dei cinque colli bresciani più di una decina di anni fa. Al solito io chiacchieravo mentre salivo e nonostante questo ha deciso di essermi amico: DIPLOMATICO

 

 

fant70

MARCO: (aka IL MOG) che poi sarei io. Beh se avete letto il blog già sapete molto di me altrimenti: cosa aspettate a leggere gli altri articoli?!?

 

 

Dettagli tecnici su Strava: Cicloturistiforever!@ La Forra di Tremosine, la Tignalga, Eremo di Montecastello

2018-08-20

Videogallery: Video della forra (2’49”)

Video di Montecastello (3’08”)

Photogallery:

Punta Veleno

Sono le 5.15 del mattino di sabato 28 luglio quando parto da Polpenazze per affrontare una tra le salite più “arrabbiate” d’Italia: la temibile punta Veleno in località Prada Alta, un piccolo altopiano a mille metri di quota sopra la sponda veronese del lago di Garda. Da alcuni anni, ormai, la tengo sott’occhio, ma per un motivo o per l’altro durante i miei soggiorni estivi lacustri non sono ancora riuscito a trovare il momento giusto. Oggi lo è! La giornata inizia con gli ultimi scorci dell’eclissi totale di luna, alla partenza una rapida istantanea al nostro satellite è un tributo dovuto.

Rapido scendo a Salò, mentre il sole inizia a rischiarare il cielo dietro al monte Baldo. Le luci ancora accese sul lungolago e nelle vie danno un sapore magico al mio golfo. Qualche fotografia e si riparte, il primo obiettivo è di risalire tutto il lago fino a Riva d/G nel minor tempo possibile, ma senza affaticare troppo la gamba.

E’ così che prima delle 7.30 sono nella cittadina trentina senza avere subito il traffico estivo della gardesana. La giornata è piuttosto afosa, l’orizzonte non è limpido, guardando il basso lago si vede già molta foschia. Mi fermo in piazza dell’imbarcadero, dove sono ancora ormeggiati metà della flotta dei battelli di Navigarda (l’altra metà è a Desenzano e Peschiera). C’è l’Italia, il battello a pale dei primi del novecento, il mio preferito, quello che mi porta alla mia adolescenza. Inevitabile un reportage fotografico a lui dedicato.

Faccio la mia colazione e riparto, attraversando le vie del centro, giungo a Torbole. La quantità di negozi e noleggi di biciclette in questa zona è incredibile e molti sono già aperti a quest’ora. All’uscita del paese mi fermo su un pontile per qualche scatto verso la magnifica strada del Ponale e verso monte Brione che separa i due comuni del Garda trentino.

Issate le vele riparto verso sud con un notevole vento a favore, senza nessuno sforzo spesso supero i 30km/h a volte raggiungo i 40km/h. Proprio quello che  mi ci vuole per arrivare a Castello di Brenzone con la gamba calda, ma ancora piuttosto riposata. Sono le 8.10 ho già percorso 81km ad un media per me inusuale di 27km/h, per forza, ho solo 500m di dislivello nelle gambe, ma ora si recupera! Seguendo pedissequamente le indicazioni del mio Xplova X5 salgo a Castello dalla peggiore delle strade, il muro di via del Dosso, una cementata di trecento metri tutta sopra il 20%! Giusto per preparare la gamba a ciò che sta per arrivare (ndr scartabellando su Strava solo 153 rincitrulliti sono passati di lì ed io sono 14imo!). Altri cinquecento metri nell’abitato di Castello e con svolta secca a sinistra parte punta Veleno, annunciata da un grande e dettagliato cartello.

Si trovano scritti il tracciato altimetrico, le pendenze medie di ogni mezzo chilometro, il totale della salita per giungere a Prada Alta, 8km, la quota di partenza 164m, la quota di arrivo 1.156m e la pendenza media dei primi 6km “solo” il 15,3%, ma soprattutto quattro fotografie di ciclisti di cui una con un amatore che mestamente sale a piedi. Insomma “lasciate ogni speranza voi che entrate”. La catena sale immanentemente sul pignone da 32 denti e credo che lì starà per un bel po’. Il primo chilometro in realtà non sembra così terribile, qualche rampa intorno al 12% si alterna a pendenze normali di 8% e 10%, io procedo con circospezione. Dopo cinquecento metri il primo tornante, il 20°, la numerazione è decrescente come è giusto che sia per dare l’idea di quanto manchi all’arrivo. Alla fine del primo chilometro il tornante 18°, davanti a me un bel rettilineo con pendenza tra il 15% e il 18%.

La velocità ha del ridicolo tra i 4,5km/h ed i 5km/h la cadenza di pedalata tra le 36 e 42 battute al minuto. Scopro così, dopo anni, che il mio Joule gps sotto i 5km/h non aggiorna la pendenza istantanea. Poco male ho imparato a conoscermi ed ho una personale tabella; fino al 14% posso salire seduto in posizione arretrata per utilizzare anche i muscoli posteriori, sopra al 14% la ruota anteriore inizia ad impennare e devo, forzatamente, mettermi in punta di sella con la schiena bassa e la testa davanti all’attacco manubrio. La posizione in fuori sella è da escludere, a quella velocità diventa più un esercizio di equilibrismo poco ergonomico, alzare la cadenza e la potenza significherebbe scoppiare dopo massimo un chilometro e non vedere la cima. Proseguo, passano i tornanti, il terzo chilometro è un rettilineo unico e non mi sposto mai dalla posizione in punta di sella, i reni stanno scoppiando, la schiena fa più male delle gambe, ma con caparbietà e sempre al minimo insisto.

Dal quarto chilometro ricominciano i tornanti, almeno lì per qualche secondo riesco a rilassare la schiena. Prima del quinto chilometro al tornante 9° si apre la vista sull’orrido della valle di Trovai o Berton. Niente da fare, complice il fatto che sul tornante la strada spiana e mi consentirà un’agevole ripartenza, devo fermarmi a scattare un paio di fotografie. Sto fermo il minimo indispensabile, durante queste ascese è sempre una brutta idea interrompere il ritmo della pedalata.

Riparto, fortunatamente tra i 5,5km e i 6,5km la pendenza è leggermente più dolce, riesco a portarmi in posizione arretrata più di una volta. Arrivo ai primi alpeggi, sono ormai sopra quota 900m, il più è fatto. Ancora pendenze cattive fino a poco oltre il settimo chilometro, poi finalmente si comincia a rifiatare, distendo la schiena, inserisco anche il 28 per un breve tratto e mi godo il bosco di Prada Alta.

La strada è quasi piatta, o così sembra, dopo questa salita verticale. Ecco! Vedo finalmente la fine della valle di Trovai, quella che crea l’orrido verticale sul lago. Attraverso un ponticello e mi porto sull’altro versante, da qui una vista suggestiva sulla nuda montagna che sovrasta verticalmente la strada per gettarsi a capofitto verso il lago. Ovviamente mi fermo e fotografo, peccato per la foschia sul lago, ma come dice Giorgio #nevalsemprelapena!

Questo era il mio premio per la fatica, questo passaggio da solo vale il viaggio! Ora ancora qualche centinaio di metri e mi trovo su un bel prato erboso da cui si erge il cartello di “fine salita” di Punta Veleno. Questa volta mi fermo ed il selfie è obbligatorio, come lo è l’istantanea pubblicazione su Instagram.

Mangio e me la godo un poco. Riparto, venti chilometri di lunga discesa, su ampia carreggiata, mi condurranno sino a Torri del Benaco. Scendendo, scopro che San Zeno in Montagna (500m s.l.m.) è una località turistica viva e densamente affollata al pari delle più rinomate cittadine a bordo lago. La vista su gran parte del basso Garda è incantevole e la temperatura leggermente più fresca e sicuramente meno umida la fanno sicuramente apprezzare agli amanti delle vacanze un poco più tranquille.

Arrivato sul lungolago di Torri scopro che il traghetto sta già arrivando, quindi niente fotografie e lesto verso la biglietteria; 8€ il costo per una bicicletta sul traghetto per Maderno. Oggi per me li vale tutti perché questo mi consentirà di evitare il giro del basso lago affollatissimo in questo primo fine settimana di ferie per le grandi aziende. Salito sul battello, mi rilasso, mangio e scatto altre istantanee dal lago.

Sbarco a Maderno alle 11.20, pochi chilometri di gardesana trafficata ed al bivio per il Vittoriale non ci penso  troppo, svolto a destra e salgo a San Michele. La gamba è buona, si è riposata nel trasferimento. Tutto sommato, per eccesso di prudenza, non si è mai affaticata troppo neanche salendo a punta veleno, quella che stava urlando di dolore in effetti era la schiena. Spingo sui pedali, ne vien fuori addirittura un buon tempo con 205w di media, anche perché avevo avvisato casa che ero, stranamente, in anticipo e sarei riuscito ad arrivare per le 12.30 a pranzo. Scendo rapido a Salò e prendo la via che reputo più veloce per giungere a Polpenazze. Ore 12.35 apro il cancello, missione compiuta!

Oggi il grazie me lo tengo tutto per me, ma soprattutto per le mie gambe e per i miei reni!

Dettagli tecnici su Strava: Cicloturistiforever!@PoisonEdge😱 (Punta Veleno)

Videogallery: video (5’09”)

Photogallery: