Dagli Appennini a Portofino (and back)

Sono trascorsi quattordici giorni da quando, scesi dal monte Lesima, ci trovammo di fronte il bivio della statale ss45. A sinistra la freccia per Piacenza, a destra per Genova. Fu così che proferii le fatidiche parole: “Beh, Genova non è poi così lontana. Caffè a Portofino?”. Suscitai ilarità nei miei compagni di avventura, ma un malefico tarlo si insinuò nella mia testa. Nei giorni seguenti studiai il percorso nei minimi dettagli (ormai ho una reputazione da difendere) e quando fui pronto condivisi l’itinerario con Rick. Centosessanta chilometri ed un dislivello di duemilaottocento metri recitava il mio navigatore Xplova X5. La reazione fu: “Ma vuoi farlo adesso? Ormai è autunno inoltrato.” Risposi: “Sì, sfruttiamo l’ultima bolla di alta pressione che ci sta regalando inquinamento e giornate miti”.

È sabato 14 ottobre, alle 5.45 partiamo, direzione ancora una volta val Trebbia, località Ottone, dove si unirà a noi il grande Giorgio (quello de I sette borghi di Valvestino) partito da Chiari. Passato Bobbio ci insinuiamo in quella parte di val Trebbia che due settimane addietro evitammo per affrontare un’ultima salita panoramica. Il Trebbia qui forma un canyon spettacolare che, con la fioca luce dell’alba, appare ancor più spettrale nelle sue rocce bigie e cineree. All’improvviso, dopo un tornante, ecco di fronte a noi lui, il monte Lesima, colui dal quale è scaturita questa avventura. Io accosto la Mog-mobile. Rick, dopo un primo istante di perplessità, capisce il perché. Scendo, telefono alla mano ed il mio nuovissimo Nokia 8 scatta la prima immagine di giornata. È giusto che sia questa, il Lesima, da qui inizia ufficialmente questo nuovo itinerario che promette già di essere indimenticabile.

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Ad Ottone arriviamo con un’attimo di ritardo, Giorgio è già pronto. Entriamo nel bar per un caffè e per un giro in ‘ufficio’. Mentre prepariamo le biciclette amletici dubbi assalgono il povero Rick. Io sono vestito con giacca Mossa (vedi Inversione termica, skyline e promesse mantenute) e gambali felpati. Giorgio, quello degli ‘early morning’ alle 4.50 infrasettimanali, con maglia manica corta, manicotti e gilet antivento. Invernale o estivo? Avere freddo ora o soffocare a Portofino? Alla fine la scelta cade su giacca e guanti lunghi. Si parte, il termometro segna 1°C, resterà così per i primi venti chilometri in val Trebbia. Io e Rick abbiamo mignoli e anulari congelati, Giorgio continua a ripetere che in seguito avremo molto caldo. Sì, ma in seguito! Fortunatamente a Montebruno inizia la salita che porta a Barbagelata. BarbagelataPrima erta di giornata, 7,5km, di cui i primi 5km costantemente attorno a 8/10%, poi uno strappo di 500m tra 10/12% ed infine gli ultimi 2km con dolci pendenze per giungere in mezzo all’abitato di Barbagelata. La salita si sviluppa quasi interamente in un fiabesco bosco di castagni dagli accesi colori autunnali. Sin da subito mi stacco dai miei compagni decisamente più veloci di me; mi godo il paesaggio, ammiro la natura, cogito su come trasformare queste emozioni in parole e percepisco l’aria scaldarsi dolcemente mentre io scalo la montagna (in vetta oltre i mille metri s.l.m. ci saranno già 13°C). Oltrepasso il piccolo abitato di Costa Finale, pare disabitato, ma non lo è;pfin02 incrocio un’anziano passante ci salutiamo con complicità, quella di chi sa apprezzare le prime ore del mattino. Sono nel tratto più pedalabile, mi guardo attorno, cerco di capire se dietro di me si vede il Lesima per un’ultima occhiata prima di scavalcare il crinale e gettarmi nella lunga discesa verso la riviera ligure. Non lo vedo; scopro, invece, che sono giunto a Barbagelata. Ad accogliermi, un grosso cane bianco, che a discapito della taglia suscita tenerezza. Mi annusa, intanto che appoggio la bici al muretto per scattare un’inusuale fotografia a due pupazzi di legno posti a fianco della piccola chiesetta.pfin04 Riparto, i miei amici mi stanno aspettando poco più avanti, sul crinale, riscaldati dal primo sole mattutino, i gradi ora sono 17°C! Giorgio è il nostro Cicerone di giornata, già, perché scopriamo che sua mamma è di origine ligure e proprio di queste zone. Egli queste strade le conosce come io conosco le stradine della gardesana bresciana. Mangiamo qualcosa e iniziamo la discesa; il passo, quello vero, è qualche chilometro più a valle (passo della Scoglina) e separa la val d’Aveto dalla val Fontanabuona. Quasi venti chilometri di discesa, dapprima esposta al sole, in seguito, oltrepassato Favale di Malvaro, nuovamente all’ombra delle vette appenniniche circostanti; lo percepiamo dalla temperatura ridiscesa a 12°C. Sarà l’ultimo fresco di giornata. Giungiamo a Cicagna e ci innestiamo sulla più trafficata provinciale che porta a Chiavari, ma la abbandoniamo dopo soli tre chilometri. Siamo Cicloturisti! Quindi per giungere a Rapallo abbiamo scelto la strada più ostica e assieme panoramica, quella che sale al passo della Crocetta (599m). PassoCrocettaSalita non lunghissima, circa 6km con pendenza media vicina a 9% e punte di 15% dopo 4,5km. Una salita a cui portare rispetto. Come in precedenza, resto solo fin dal primo chilometro, i miei amici hanno decisamente un’altra gamba, soprattutto Giorgio, che mi svelerà in seguito Rick, pareva non far mai fatica. Preferisco salire al mio ritmo, senza assilli, il giro odierno sarà veramente lungo. Nel frattempo mi gongolo nuovamente all’ombra dei castagni che pare oggi non ci vogliano proprio abbandonare. Giunto sulla sommità, trovo uno spettacolo increscioso; è Rick a torso nudo, madido di sudore, che sta per indossare la giacca al rovescio. Sostiene che, così facendo, si asciugherà più velocemente l’interno. Avrei le foto a testimonianza dell’insolito gesto, ma per pudore non le pubblico. Iniziamo la discesa verso Rapallo attraversando il borgo di San Maurizio. Reti verdi e arancio ricoprono, come morbidi tappeti, gli uliveti collinari, in attesa che i ‘battitori’ dei contadini le inondino di succose olive. A metà discesa sono costretto a fermarmi, anche se c’è un poco di foschia, devo immortalare il golfo del Tigullio dall’alto. Avevo lasciato in silenzioso il telefono e Marina mi aveva chiamato.

La richiamo, sospettando che non avesse trovato la cartella con le foto dei compiti di Alice nel computer. Così era, ma, per fortuna, poi l’aveva trovata. Mi chiede com’è il tempo. “C’è il sole, fa caldo, stiamo scendendo a Rapallo.” rispondo io. “Beati voi!” sospira lei con un pizzico di invidia. Riparto, nel frattempo, il premuroso Rick stava risalendo non vedendomi più arrivare. Gli spiego l’accaduto mentre scendiamo a valle. Rapallo, sono le 11.40, il traffico in città è abbastanza intenso, la nostra guida Giorgio, ci conduce attraverso il centro ed il lungomare dirigendoci poi a Santa Margherita Ligure. Ormai siamo in vista dell’obiettivo. Portofino stiamo arrivando! Attraversiamo prima il piccolo golfo di Paraggi, una vera perla, io lo preferisco, più raccolto, intimo quasi timido rispetto alla più blasonata Portofino. L’acqua è cristallina, tutte le sfumature del blu degradano dal mare aperto verso riva. Si passa dal blu zaffiro, al blu cobalto, attraverso il verde smeraldo, per arrivare all’acquamarina a pochi metri dalla riva. Già guardandola dall’alto vien voglia di immergersi, i gradi ora sono 23°C, qualcuno il bagno lo sta facendo veramente, beato lui!

Noi ci rimettiamo in sella, ma non per molto, girato l’angolo la vista di Portofino, del suo piccolo golfo, i riflessi del mare e di un pino marittimo che sale in diagonale verso il cielo ci bloccano immanentemente. Quel pino sembra sia cresciuto così per farsi scattare le fotografie dai turisti. Io, ovviamente, mi fermo e rubo un’istantanea dell’affascinante luogo.

Finalmente arriviamo all’inizio dell’area pedonale, sono gli ultimi cento metri che ci separano dalla riva del porto. Io e Giorgio scendiamo dalla ‘specialissima’ e camminiamo tra i negozi, Rick si ricompone prima di raggiungerci. Giungiamo nella piazza, prontamente due vigili ci apostrofano gentilmente: “Le biciclette non sono ammesse neanche condotte a mano!”. Ci scusiamo, avevamo visto il divieto, ma non letto la postilla ‘anche condotte a mano’ essendo usi ai nostri lungolaghi dove a mano si può. Oramai siamo lì, scattiamo le fotografie e mesti torniamo indietro.

Rick, vedendo la scena da lontano, era già tornato all’ingresso del tratto pedonale. Niente caffè a Portofino! Città poco ‘bike-friendly’. Torniamo a Santa, così la chiama Giorgio, ci fermiamo in un bar sulla grande rotonda del lungomare. Caffè e focaccia all’aperto, il termometro segna 25°C.

Un rapido giro ai servizi per indossare l’intimo asciutto e la maglia manica corta che mi ero portato nella preziosa borsa sottosella da 2l e sono pronto per ripartire. Rick ha ancora fame, ci suggerisce di aspettarlo in piazza facendo fotografie mentre cerca un panificio aperto per acquistare dell’altra focaccia ligure. Si chiama ottimizzazione dei tempi! Noi, ubbidienti, eseguiamo; la piazza è molto bella ed il sole dietro ai campanili della chiesa di Santa Margherita le dona una lucentezza ed un calore estivo.

Ritorna Rick, ci abbuffiamo, ripartiamo, prossima meta Chiavari, da dove abbandoneremo il mar ligure per inoltrarci nuovamente nei boschi appenninici. Per farlo dobbiamo superare la dolce salita di Monte Cucco che parte nei pressi delle scogliere di Zoagli, sono solo 3,4km con un pendenza media costantemente tra 4% e 5%. MonteCuccoNon sarebbe impegnativa, se non fosse che la digestione delle focacce liguri necessita di tempo ed energia dedicata allo stomaco. Scolliniamo, davanti a noi una discesa pressoché diritta che porta a Chiavari, ci fermiamo un’istante ad ammirare la riviera; malgrado la foschia si distinguono chiaramente anche Lavagna e più ad est Sestri Levante con il caratteristico promontorio detto “l’isola”.

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Giungiamo in picchiata in città, seguiamo Giorgio mentre si districa nelle vie centrali come fossero quelle di casa sua. Abbandoniamo il mare, ci dirigiamo a nord, nella valle Sturla. Fino a Borzonasca la strada è pressoché piatta, in 17km guadagnamo soltanto 150m. Io inizio ad accusare il colpo. No, non è una crisi di fame, ho mangiato zuccheri ad ogni ora, neanche di sete tre borracce da 750ml in meno di sei ore. In realtà questa notte ho dormito poco e male a causa di Matteo, ma si sa essere padri ha qualche contro indicazione. Ho sonno, il mio cuore ha sonno, vuole riposarsi, a nulla valgono i miei tentativi di sollecitarlo. Non il presupposto migliore per affrontare la salita del passo della Forcella. Fortunatamente l’ascesa è di quelle facili, 16km con pendenze molto regolari attorno a 4-6%. Subito fuori dall’abitato di Borzonasca ci attende un lungo rettilineo con la roccia grigiastra esposta a sud, qui il caldo si fa sentire, leggerò poi sul gps che sarà la temperatura più alta di giornata 27°C. Io arranco, nonostante la pendenza ridicola non raggiungo i 15 km/h. Gli altri due, a maggior ragione stavolta, si sono già involati verso il passo. PassoForcellaIl paesaggio è meraviglioso, dopo il primo tratto tra i campi collinari, si entra nuovamente nel castagneto, sembra di stare in una galleria tutta gialla. Cerco di vincere il sonno guardandomi intorno; convincendomi che questa lentezza nel procedere mi da più tempo per fissare nella mente il ricordo di questi luoghi, ma sbadiglio ad ogni minuto. Provo a bere caffè liquido (zuccheri a rilascio graduale con aggiunta di caffeina), la situazione non migliora, a metà salita ingurgito un’energia rapida, l’effetto è scarso. Guardo i battiti, sono tra 110 e 120! È vero che sono bradicardico, ma, sotto lo sforzo di una salita, queste pulsazioni sono veramente poche. La salita sembra non finire mai e dentro di me si crea un po’ di rabbia al pensiero di poter rovinare questa splendida giornata. Penso sicuramente Rick dovrà guidare al ritorno, ma ora bisogna arrivare in vetta.  Mi trascino, tra uno sbadiglio e l’altro, fino alla Forcella da cui la vista è splendida. Super-selfie di rito per l’intrepido trio.

Prima di ripartire, faccio presente che ho assoluto bisogno di bere, ho esaurito entrambe le borracce che avevamo rabboccato a Santa. Giorgio ci rassicura in sei chilometri saremo a Cabanne, borgo della val d’Aveto, se non avremo ancora incontrato una fontana ci fermeremo ad un bar. Così avviene, entriamo nel bar, un bicchiere di coca alla spina per me e Rick, la sorseggio lentamente quasi fosse una medicina. Rabbocchiamo le borracce, un ultimo caffè liquido e siamo pronti per l’ultima erta di giornata. Passo del Fregarolo, 6km con pendenza media 6%, ma i primi 1,5km sono pressoché piatti, questo significa che nei restanti 4,5km saremo spesso con pendenza tra 9% e 11%. PassoFregarolaNon esattamente la salita che vorrei scalare per raggiungere l’automobile in queste condizioni. Giunto al primo tornante il clivo si fa aspro, mi alzo sui pedali e spingo. Sto, nuovamente, entrando in un bosco di castagni. L’ora è ormai tarda. Sono le quattro, il sole basso sull’orizzonte dona ancor più colore alle foglie autunnali. La montagna si accende di rosso, arancione, giallo anche il verde delle conifere è più intenso. Un chilometro più avanti Giorgio mi aspetta per fotografarmi ed incitarmi.

Poco più avanti, troviamo Rick che si è fermato a raccogliere un grosso e corto bastone da una fascina e lo tiene di traverso sul manubrio. È più di un chilometro che un grosso cane lo insegue abbaiando. Dice Rick: “Proteggerà anche la sua proprietà, ma, per non sbagliare, io mi attrezzo”, fortunatamente ancora qualche centinaio di metri e ci abbandona, abbiamo lasciato il suo podere. Rick mi rassicura: “Nessun problema, se non stai bene vado io all’auto e torno a prenderti”. Ribatto: “In un modo o nell’altro in cima arrivo in bici!”. “Brao Mog!” chiosa infine lui. Continuiamo a chiacchierare. Passa forse un minuto, penso al mio sonno, è somparso, non che sia in splendida forma, ma non sbadiglio più. Mi alzo sui pedali il cuore sale! Urlo: “Mi è passato il sonno!”. Girogio: “Ce ne siamo accorti!” Rick chiosa: “Il Mog o sta in silenzio totale o chiacchiera a manetta, non so cosa è meglio”. Sono un essere semplice modalità ON/OFF, praticamente un sistema binario! Ce la ridiamo e giungiamo al passo quasi senza fatica. In assoluto la salita più bella affrontata oggi, forse perché il sole che si appresta a tramontare ha reso i colori ancor più vivi.

Ultimo selfie di giornata, un’occhiata al gps ed esclamo: “Passati i 3.000m di dislivello!”. Ci gettiamo in discesa ed in breve tempo siamo a Loco, dove ci innestiamo sulla statale ss45 in direzione Ottone. Mancano poco più di 11km, Giorgio è davanti, si abbassa sul manubrio ed inizia a ‘stantuffare’, 40km/h, poi 45km/h, in poco più di un quarto d’ora siamo ad Ottone. Avevo guardato la mia velocità media a fine discesa 20,2km/h ora segna 21 km/h. Grazie Giorgio! Prima di scendere dalle bici ci complimentiamo tutti e tre. Forse il più felice di tutti oggi sono io; quando passi una crisi, che sia di sonno, fame o sete, quello che viene dopo ha sempre un sapore di grande conquista. Alla fine guido io! Durante il tragitto ripercorriamo ogni istante di questa splendida gita: 160km e 3.085m di dislivello in ottobre inoltrato, roba da giro estivo!

Grazie Giorgio che ci hai fatto da Cicerone, ma soprattutto grazie Moglie ed Agnoli che anche stavolta avete deciso di non divorziare!

AppenninoToPortofino

Dettagli tecnici su Strava: Cicloturisti!@CaffèAPortofino

Videogallery: coming soon…

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Bocca Lovere, Roccamagno, Bocca Paolone profumi di pineta con vista lago

Giovedì 18 agosto sono le 6.02 del mattino ed io inforco la mia bicicletta. Direzione alto lago, bocca Lovere. Arrivo a Gargnano ed il sole ha iniziato da poco a riWP_20160818_07_13_39_Proschiarare da dietro il monte Baldo, chissà se riuscirà a sbucare tra le nuvole, oggi la giornata è piuttosto uggiosa. Inizia la salita, per la prima parte seguo la stessa strada che porta in Valvestino, ma prima dell’abitato di Navazzo svolto a destra verso nord e proseguo l’ascesa con pendenze decisamente più impegnative. In totale mi aspettano poco più di quindici chilometri e raggiungerò i mille metri di quota, cosa abbastanza singolare per una strada asfaltata che domina il lago. Normalmente sulla sponda bresciana superati i 500/600m le strade si spostano verso l’interno della montagna senza dar più viste sul lago. Questa fa decisamente eccezione, dagli oltre 900m dell’altipiano, si domina il lago; la vista è eccezionale ed è un vero peccato che poche persone la conoscano. Arrivato al bivio di Navazzo le pendenze si fanno serie, in circa tre chilometri, progressivamentBoccaLoveree, passo dal 7% sino al 10%, con punte del 14%. Giunto al bivio per Costa di Gargnano tengo ancora la destra in direzione Briano; ora si fa veramente dura, di fronte a me un chilometro (sono già 10,5 km dall’inizio) con una media del 14% e punte del 17%. Fortunatamente una volta lasciato il bivio di Costa è anche il momento dei paesaggi più belli. La strada è immersa in un bosco di abeti ed il profumo di resina è persistente. Respiro a pieni polmoni e gioisco, adoro la resina di pino! Passato questo muro esco dal bosco e mi ritrovo sull’altopiano; a destra il lago ed il monte Baldo a sinistra gli alpeggi. Incrocio un mandriano che sta osservando le sue mucche brucare, lo saluto e proseguo. Il posto migliore da cui osservare il lago è nei pressi di unWP_20160818_08_24_25_Proa baita poco prima di rientrare nella fitta vegetazione e riprendere a salire con pendenze severe. Oggi il meteo non è dalla mia parte e la foschia appiattisce i paesaggi, ciononostante mi fermo a scattare una fotografia. Gli ultimi due chilometri sono costellati da vecchie malghe trasformate in case di villeggiatura, sono sparpagliate qua e là, ma una in particolare, quasi in cima alla salita, mi ha WP_20160818_08_19_00_Pro (2)sempre affascinato; è completamente ricoperta di legno scuro con le bordature dei tetti e degli infissi bianchi, un bellissimo giardino con una suggestiva e tortuosa scalinata in pietra. Ormai manca poco alla bocca Lovere, ivi giunto mi fermo a mangiare una barretta, sono passate poco più di due ore da WP_20160818_08_15_30_Pro (2)quando sono partito ed inizio ad avere un po’ fame. Riparto, ma raggiunto il bivio non proseguo nella discesa, bensì svolto a destra verso Costa che sarà la mia seconda meta di giornata, la speranza è che il meteo migliori un poco e mi lasci apprezzare meglio questi paesaggi. Per arrivare a questo borgo bisogna attraversare un saliscendi per un totale di quasi 8 km. Prima una leggera discesa di 3 km, poi 1 km di salita per giungere a bocca Magno (Roccamagno),poi altri 3 km di discesa ed infine un 1 km di salita. Giunto in paese vengo attratto da via Boccapaolone, molti anni fa salii in auto da bocca Paolone per giungere al passo d’Ere e scendere a Tignale, ma la strada era sterrata e di difficile percorrenza anche in auto. Oggi vedo la via con asfalto liscio e dei BoccaPaolonebellissimi lampioni; decido di percorrerla, non mi illudo che sia così fino in cima, ma voglio vedere fino a dove si può arrivare con la bici da corsa. Scopro che si riescono a fare altri 2 km abbondanti fino a raggiungere bocca Paolone, le pendenze sono di tutto rispetto tra il 9% e il 12%. Dopo il tornante inizia lo sterrato, provo a percorrere un centinaio di metri o poco più giusto per arrivare a vedere al di là del crinale. Il terreno è veramente impossibile, credo che anche una mtb abbia qualche problema di aderenza nell’affrontarla vista la pendenza sopra il 10%, il terreno frWP_20160818_09_17_42_Proanoso e i grossi massi. Mi fermo a fare un paio di fotografie e ritorno verso Costa, finalmente il cielo si apre lasciando spazio ad un poco di azzurro. Questo mi consente di ammirare meglio questi bellissimi alpeggi mentre ritorno verso Gargnano e di scattare qualche istantanea. Una volta arrivato a Navazzo decido di scendere per unaWP_20160818_09_30_37_Pro via poco conosciuta, ma molto bella e un tantino scomoda per la bici da corsa. Subito dopo il secondo tornate, sulla destra si trova una piccola strada cementata (via Cisternino), la prendo. La pendenza è molto alta, più volte vicino al 20%, bisogna stare attenti a non far prendere velocità alla bicicletta perché la strada molto stretta e le continue curve non danno margini di errore. In compenso il traffico è pressoché nullo, il paesaggio è stupendo, sono nuovamente immerso nel bosco ed ogni tanto il lago fa capolino tra le fronde degli alberi. Mi ritrovo in un battibaleno a Zuino. A Fornico lascio la strada principale per via Corneghe, questa deviazione mi consente di arrivare direttamente sulla strada interna di Cecìna senza passare dalla gardesana. Oggi decido per la variante bassa ed a Pulciano punto subito verso Toscolano, quattro chilometri di statale e ricomincio a salire verso S.Michele. La parte migliore del giro se ne è ormai andata ed anche se il rientro finale è sempre quello; i paesaggi, l’intensità emotiva dei luoghi, lo rendono sempre piacevole ed interessante. Sono passate poco più di sei ore da quando sono partito e da poco le campane hanno suonato il mezzogiorno. Per una volta arrivo in anticipo su quanto dichiarato, spero vada in compensazione con una delle tante volte che sono arrivato in ritardo!

Dettagli tecnici del giro: https://www.strava.com/activities/680300371

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Santuario di Montecastello, Piovere, Monte Maderno e San Michele

Domenica 14 agosto, siamo rientrati dalle vacanze marine da quattro giorni durante i quali ho testato la condizione ciclistica. Ora è giunto il momento di godermi il primo giro lungo. Scartabellando nella mia mente mi sovviene che non salgo all’Eremo di San Michele dal 2004 (prima ed unica volta). Fu nel mese di novembre, la condizione quella calante di chi si accinge al riposo invernale. Partii da Brescia, ma a duecento metri dal santuario dovetti scendere dalla bici e proseguire a piedi. Allora c’erano forti motivazioni personali per arrivare fin lassù, dove mio nonno Michele andava in ritiro (link Tignalga in solitaria) e dove io avevo deciso che dovevo arrivare dopo una grande tribolazione familiare. Ora le carte in tavola sono completamente diverse: siamo in agosto, sono in splendida forma, come ultimo pignone ho il 30 invece del 27 di allora. Non mi sfiora nemmeno il pensiero di scendere daWP_20160814_07_08_00_Prolla bicicletta, non è presunzione: è consapevolezza e determinazione. Sono le sei del mattino, parto, percorro la gardesana come sono solito fare in questo periodo. Non mi stanca mai da quanto sono meravigliosi i suoi paesaggi. Passato Gargnano, finalmente, il sole sorge da dietro il monte Baldo regalando ai miei occhi una bellissima raggiera luminosa  ed iniziando a scaldare e colorare di tinte accese la sponda breWP_20160814_07_18_16_Prosciana del lago ed io non posso che catturarne le immagini con il mio telefono. Proseguo e giungo al bivio per Tignale, da qui inizia la salita: quasi sette chilometri perlopiù dolci e gradevoli. Salgo con calma, dopo 3km incontro il bivio per Piovere, già il mese scorso con Rick (link Giro dei tre laghi) ci eravamo confidati come si passi sempre davanti a questo paese, ma, né io, né lui ci siamo mai stati. Oggi è il giorno: al ritorno salirò a Piovere. Mi godo il panorama studio l’immensa abilità di chi ha scavato nTignaleella roccia questa strada ed arrivo al Belvedere di Tignale, non mi fermo, ma osservo mentre rallento il passo. Ormai sono in centro al paese, tra poche centinaia di metri inizierà il temibile muro cementato del Santuario di Monte Castello. Arrivo al bivio e svolto a destra,  inizio l’arrampicata, in totale poco più di 600m. I primi 100m vengono facili con pendenze al di sotto del 10%, ma da qui in poi è una costante impennata. DopoMurodiMontecastello 200m il primo tornate, sono già oltre il 12% di pendenza, alzo lo sguardo e vedo il terribile rettilineo: 300m che conduWP_20160814_08_41_45_Procono al cielo, sembra una rampa di lancio, sul Gps leggo anche 29%, ma non c’è bisogno di conferme elettroniche, si sente nelle gambe che fa male: senti la forza di gravità trascinarti verso il basso. Arrivo al tornante, ma la pendenza rimarrà intorno al 20% sino davanti alla chiesa. Fatto! Cinque minuti in apnea, tanto è durato! Grande soddisfazione e panorami incredibili sia sul lago di Garda, sia sul monte Baldo, sia verso l’entroterra e i monti del Tremalzo. Mi fermo il cancello di accesso al sagrato è ancora chiuso, sono da poco passate le otto e la chiesa non aprirà prima delle nove: pazienza! Tornerò un’altra volta!

Riparto ora mi attende Piovere. Arrivo al bivio e inizio a salire, poco più di un chilometro e sono sulla curva che immette nel borgo, entro e mi attende una sorpresa piacevolissima: un paesino con tutte le strade in cubetti di porfido, strette ed anguste, con volti e sottopassi ed alla fine del borgo una parrocchia (San Marco) appoggiata su una roccia a strapiombo e raggiungibile solo a piedi, in quanto l’ultimo tratto che vi conduce è a gradini! Scendo dalla bicicletta, salgo i gradini e mi porto sul sagrato chMurodiPioveree domina, con la sua splendida visuale, tutto il basso lago. Esco dal paese e sono incuriosito da quella curva che avevo abbandonato per entrare in centro. La prendo ed inizio a salire, la pendenza è notevole, nuovamente siamo sopra il 16%, qualche centinaio di metri e mi trovo esattamente sopra al borgo, vista ancor più splendida! Imbocco una strada lastricata in discesa e mi ritrovo in pieno centro in forse meno di trecento metri di strada. Che spettacolo e che bellissima sorpresa questo Piovere che ho scoperto solo dopo quarantasei anni che ci passavo davanti!

Ritorno a Gargnano e mi reimmetto sulla statale, sono le dieci del mattino ed il traffico dei vacanzieri si è fatto intenso. Fortunatamente io abbandono la gardesana dopo un paio di chilometri e mi rifugio nella parallela interna che passa per Cecìna e Gaino. Questo comporta anche di risalire fino ai quasi 300m s.l.m. di questo abitato, ma si sa: più salita c’è meglio è! Ridiscendo e sono già a Toscolano, non esco neanche sulla statale e riprendo a salire verso Monte MWP_20160814_11_21_42_Proaderno (Sanico), oggi è una bellissima giornata e mi voglio godere il ‘mio’ lago da tutte le salite! Anche questa non è lunga, circa quattro chilMonteMadernoometri, le pendenze non arrivano mai al 9% con una media del 6%, quindi molto regolare sempre esposta ad est e molto soleggiata, ma con il lago sempre ben in vista. Dopo quei duri strappi al 20% la trovo quasi riposante, sicuramente rilassante! Arrivato a Sanico che è fine della strada asfaltata mi fermo a riempire le borracce alla fontana. Dall’alto sento arrivare delle mtb ed una voce mi grida: “Arda chi ghè!” (guarda chi c’è) mi giro è Michele e dietro di lui arriva anche il Beppe. Michele è un amico, prima che uno stimato artigiano di telai in carbonio (per la cronaca io posseggo due FM bike), Beppe aveva un negozio di biciclette ed era mio cliente, ora è solo Beppe il mio amico. Scambiamo due parole loro hanno fatto il giro del monte Pizzocolo (bikers tosti!), io racconto del muro di Montecastello. Ripartiamo Beppe e Michele di nuovo su sterrato verso Bezzuglio, io su asfalto torno a Maderno. Mi aspettano i quattro chilometri più brutti, quelli che in mezzo al caos turistico mi portano fino a Gardone Riviera all’imbocco della salita di San Michele. Sì perché piuttosto che altri tre chilometri tra le auto incolonnate io ne preferisco quasi sei in salita a dolci SanMichele(vecchiastrada)tornanti con viste sull’isola del Garda, sulla Rocca di Manerba e sulla penisola di Sirmione. Contrariamente alla quasi totalità dei ciclisti che svoltando a destra per il Vittoriale prosegue per il lungo rettilineo che ivi porta, io dopo un centinaio di metri svolto a sinistra ed imbocco la vecchia strada, che passa dinnanzi al municipio per poi attraversare una corta zona pedonale e sbucare di fronte all’ingresso del Vittoriale. Molto più panoramica e con pendenze più dolci. Per me San Michele sul lago è come il San Giuseppe in città ci salgo tutte le volte che posso: per allenarmi o per godere del paesaggio o per la tranquillità. La salita non è mai difficile, la media parla chiaro 5% senza nessuno strappo, in compenso offre scenari stupendi. Arrivo in cima oltrepasso il lungo falsopiano che porta a Serniga e mi getto in discesa verso Salò. La discesa è stupenda piena di curve e tornanti con viste mozzafiato tra i cipressi. Eccomi a Salò! Un respiro profondo (sempre quando entro nella mia città natale!) arrivo alle Zette e risalgo i suoi dolci tornati: salita corta, dove si può fare velocità o guardare il golfo. Io preferisco sempre la seconda. Pochi chilometri e sono a Polpenazze. Anche oggi il meteo è stato dalla mia parte, anche oggi ho scoperto qualcosa di nuovo.

Per i dettagli tecnici del giro: Cicloturisti!@Santuario di Montecastello – Piovere – Gaino – Monte Maderno – S.Michele

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Passo S.Rocco, Passo Baremone, Passo Dosso Alto ed il resto vien da sè.

Venerdì 9 settembre, sono in viaggio verso il lago, questo sarà l’ultimo fine settimana che trascorreremo a Polpenazze per questa stagione. Ho in mente tanti giri per domani, ma un campanellino d’allarme mi ricorda che sono già passati quattro anni dall’ultima mia salita al passo Baremone, una delle mie preferite, quindi senza indugio abbandono tutti gli altri progetti ed elaboro un giro che ruoti attorno ad essa. Sabato parto ancoroccobare1r prima che sorga il sole. Alle 5.35 sono in bicicletta, prima delle sei scendo le Zette verso Salò: è ancora buio e le luci sul lungolago danno un effetto fiabesco al golfo. Come sempre percorro il lungolago e giunto a fianco di piazza del Duomo scopro, con immenso piacere, che la cattedrale è splendidamente illuminata di notte. Non resisto entro in piazza appoggio la specialissima ed inizio a scaroccobare5ttare fotografie al ‘mio’ Duomo (vedi I luoghi della memoria) e al suo campanile, che illuminato nell’omonimo vicolo, ha un fascino del tutto particolare. Riparto, esco dalla mia cittadina e percorro la Gardesana. Mi trovo nei pressi di Maderno quando un alroccobare8one rossastro inizia a rischiarare il cielo alle spalle del Monte Baldo: sta per sopraggiungere l’alba! Proseguo in direzione di Gargnano, lì inizierà la prima salita di giornata che mi porterà fino al passo San Rocco, dopo aver attraversato tutta la Valvestino. La salita è suddivisa in tre parti: i primi 7km, che portano all’abitato di Navazzo, con pendenze sempre abbastanza dolci tra il 5% e ilpassosroccodagargnano 7%; un lungo falsopiano di oltre 11km, che costeggia prima la diga e poi il lago di Valvestino, infine un ultima ascesa di 6,7km, questa volta abbastanza impegnativa, con tratti al 9% ed una media di quasi 7% di pendenza. Considerato quello che mi aspetta nel proseguo del mio giro è il caso di iniziare a salire con calma godendomi lo spettacolo del cielo, del lago e dei monti. Giungo a Navazzo, mi volto, il sole non è ancora sorto da dietro il monte Baldo, ma è proprio lì, questione di minuti, non ho tempo e procedo! In compenso vedo per la roccobare11prima volta nella mia vita le rocce del monte Pizzoccolo arrossarsi ‘di vergogna’ sotto i primi raggi di sole! Arrivo finalmente alla diga ed inizio a costeggiare il lago. Le dighe portano sempre con se qualcosa di inquietante, soprattutto quando le si osservano ancora in ombra, in compenso il lago con i suoi riflessi verde pino sa dispensare piacevoli sensazioni e lascia presagire profumi di resina silvestre. Lasciato il lago ed il ponte su cui è posta la scritta del vecchio confine con l’impero austro-ungarico inizio la terza parte della salita, il sole ormai fa capolino tra un tornante e l’altro ed io mi ritrovo a Capovalle quasi senza essermene accorto. Attraverso il borgo, arrivo al passo, mi fermo e mangio. Pronti via! Mi attende una discesa bellissima: fondo stradale quasi perfetto, carreggiata così ampia che ovunque è dipinta la linea di mezzeria, tornanti tra gli abeti e rettilinei con pendenze superiori al 10%. Se qualcuno vuole sfiorare i 100km/h in bicicletta qui ci può riuscire, io come mio solito arrivo a 68km/h e tiro i freni, per un motivo o per l’altro i 70km/h non li supero mai e tutto sommato ne sono anche un po’ contento: cicloturista prudente! Subito dopo la galleria il paesaggio si apre sull’Eridio, alcuni tornati mi portano fino all’abitato di Idro, passo oltre e proseguo per Anfo.

Qui mi fermo per riempire entrambe le borracce ormai prosciugate dalla mia sete. Ci siamo è il momento di affrontare il Baremone: una salita molto impegnativa, ma dai paesaggi meravigliosi. Sono 11,2km quelli che portano al rifugio Rosa di Baremone con una pendenza media prossima al 9%. Una salita molto costante e questo significa che per gran parte si sta in doppia cifra (in totale ben 4km sono oltre il 10%).passobaremone Insomma il passo Giau di casa nostra. Anche i panorami durante la sua ascesa non sono certo inferiori a quelli blasonati delle Dolomiti: si passa dalla vista del lago nei primi tornanti; alle malghe di fondo valle strette tra le creste sovrastanti; al fitto bosco; fino all’ampio panorama, giunti sopra i 1.000m di quota, del lago (oggi un poco offuscato) e delle creste montuose circostanti. Ovviamente, nonostante i buoni propositi di non fermarmi troppo spesso per non interrompere il ritmo, scatto numerose fotografie:

Arrivo finalmente al rifugio Rosa, soddisfatto per l’ascesa, ma, soprattutto, con gli occhi pieni di gioia per i meravigliosi paesaggi che la lentezza della salita mi ha lasciato osservare ancor più a lungo. Mangio ancora qualcosa e riparto velocemente, mi aspetta il tratto più bello e più ostico: quello che porta ai 1.704m del passo Dosso Alto. Bello perché la strada di snoda incastonata tra le rocce delle piccole dolomiti bresciane (vedi Piccole dolomiti bresciane) con la vista degli alpeggi di Vaiale, Presegno e Bisenzio. Ostico perché quel maledetto chilometro di strada, tuttora sterrato e su roccia viva, deve essere affrontato con la massima concentrazione per non scivolare e con grande speranza in quanto il taglio di tubolare o la ‘pizzicatura’ di camera d’aria sono sempre in agguato. Un vero peccato perché è proprio in questo chilometro che il panorama è migliore ed è per questo che io, noncurante, mi fermo e fotografo comunque!

Finalmente, terminato lo sterrato, restano da percorrere gli ultimi 2kmpassodossoaltodabaremone, i più impegnativi, la pendenza è costantemente intorno al 10% con punte del 15%, una vera ‘legnata’ per le gambe ancora rintronate dalla ‘centrifuga’ dello sterrato. Comunque la bellezza dell’altopiano, le malghe e la vetta del Dosso Alto distraggono dalla fatica e consentono di arrivare allo scollinamento senza sentire troppo l’affanno. Ora non mi resta che scendere al passo Maniva per fermarmi al rifugio a consumare il mio pranzo. Le undici sono passate da poco e dopo cinque ore e mezza di pedalata ho una discreta fame!

Mi siedo rilassato (anche troppo!) e mangio guardandomi intorno, senza accorgermi che il tempo passa! Quando riparto è quasi mezzogiorno! Scendo verso la val Trompia, la strada è stata riasfaltata in molti tratti ed è un piacere percorrerla, arrivo alla mia massima velocità odierna 69,1km/h (Marco vorrai mica passare i 70km/h?!?) anche qui chi volesse si può divertire e oltrepassare agevolmente gli 85km/h. Passato Bovegno è il momarmentinoviairmamento di ricominciare a salire. Mi aspettano Irma e Dosso di Marmentino, solitamente venendo dalla città si affronta Marmentino salendo dal comune di Tavernole, che si incontra prima. Invece, scendendo dal Maniva, ci si imbatte prima nel bivio di Aiale che porta ad Irma prima di giungere a Marmentino. Una salita, a torto, poco frequentata dai ciclisti in quanto, oltre a riservare dei bellissimi paesaggi, è
un ascesa di tutto rroccobare32ispetto con i suoi quasi 7km totali. Considerando poi, che dopo l’abitato di Irma, c’è una discesa di quasi un chilometro nella quale si perdono ben 70m di dislivello, si evince che le pendenze nei due tratti in salita, oltre che poco costanti, sono del tutto ragguardevoli. Nell’ultimo chilometro non si scende mai sotto il 10%! Arrivato a Dosso un lungo falsopiano attraverso le frazioni di Marmentino mi conduce al passo Termine da dove rientro in val Sabbia. Qui l’idea originale era un’altra, ma un fastidioso brontolio intestinale mi fa capire che oggi non devo esagerare. Decido di scendere al Lago di Bongi. Pensandoci bene quest’anno non sono ancora passato da Bongi e questo un poco mi sorprende in quanto è una delle mie strade preferite per le gite primaverili: non troppo impegnativa, immersa nella vroccobare35egetazione  e senza traffico veicolare. Attraverso Lavino, Noffo ed arrivo al laghetto artificiale; qui scopro che, ora, a fianco della strada, campeggia la scultura lignea di un simpatico capriolo. Giungo a Mura riempio nuovamente le borracce al lavatoio, la temperatura ormai e vicina ai 30°C e l’acqua freschissima della fontana è un toccasana. Se penso che ho passato le prime tre ore di gita quasi costantemente tra i 12°C e i 16°C mi viene un poco da sorridere. Riparto e decido di scendere direttamente ai Piani di Mura: discesa ripida, estremamente tecnica, tornati strettissimi, insomma una discesa da percorrere molto concentrati e senza prendere troppi rischi: una disattenzione qui si paga a caro prezzo! Purtroppo arrivo a Nozza di Vestone. Purtroppo perché dopo ore tra le montagne sono ritornato a fondo valle sulla trafficata ex-statale ‘Del Caffaro’, ma non la percorrerò molto a lungo: giusto quei 3km che mi consentono di arrivare a Barghe e deviare per Preseglie: salitella di poco conto in un giro come quello di oggi, 2km al 5%. Attraversato anche questo paesino scendo verso Odolo da dove parte il versante valsabbino della mitica, per noi bresciani, salita delle Coste: 4,3km al 4% di media con il cosiddetto ‘Groppo’ strappo di 500m iniziale all’8%. In realtà una salita dallo scarso roccobare36significato paesaggistico ed anche ciclistico, date le pendenze. Tuttavia è la nostra salita di casa: quella su cui si può spingere il ‘rapportone’, quella dove anche i cicloturisti come me salgono ad oltre 22km/h di media, toccando più volte i 30km/h, immaginandosi dei ciclisti professionisti. Perché anche ai cicloturisti, a volte, piace sognare di andare forte! Sono in cima, ma stavolta non devo scendere a Brescia. No, per me, dopo la discesa a Vallio, veloce e tecnica anch’essa, c’è ancora da scavallare Muscoline per giungere a Polpenazze dopo l’ennesimo lungo sabato passato in compagnia di me stesso. Saranno 172km, 3.700m di dislivello e grande soddisfazione per il giro ed i panorami visti. Anche oggi in ritardo di un’ora sul mio programma, anche oggi abusando della pazienza di chi mi sta accanto, anche oggi confidando nella loro comprensione.

Grazie…

Dettagli tecnici su Strava: P.so S.Rocco-P.so Baremone-P.so Dosso Alto-Irma-P.Termine-L.di Bongi-Preseglie-Coste

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Dall’Eridio al Sebino e ritorno (P.so Crocedomini, Passabocche, Colle S.Zeno, P.so Maniva)

È la sera di venerdì 2 settembre, ho in mente un giro speciale per il sabato: vorrei superare il mio record di dislivello in un’unica uscita. Proprio per questo resto vago con tutti dicendo solamente di non aspettarmi per pranzo perché arriverò dopo le due del pomeriggio. Sabato mattina parto con il buio in automobile verso Anfo. Alle 6.07 accendo il GPS ed i fari della bicicletta: la strada sarà ancora buia per una mezz’ora.

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Alba sull’Eridio

Giunto a S.Antonio prendo a sinistra per il passo Crocedomini, dopo un centinaio di metri mi fermo e scatto una fotografia dell’Eridio prima del sorgere del sole. Sole che, peraltro, non si potrebbe vedere in quanto il cielo è completamente coperto. Fa fresco e l’umidità è altissima. Il mio CG (central governor) inizia a preoccuparsi: sa benissimo che l’umidità delle giornate uggiose è il mio peggior nemico e la causa principale di crampi, ancor più della fatica. Arrivo a Bagolino mancano alcuni minuti alle sette del mattino, mi fermo in centro per scattare un paio di foto e penso che tutto sommato un caffè non sarebbe una cattiva idea.

Strano, io che non apprezzo mai le soste al bar durante le uscite in bicicletta, stamattina sento che è proprio quello che ci vuole per iniziare.  Riparto nella speranza che il cielo si possa aprire con lo scorrere della mattinata. Il CG, intanto, continua nella sua opera di dissuasione: attenzione, senza sole, in cima al Crocedomini si può sempre andare verso il Dosso dei Galli ed abbreviare il giro. Io proseguo guardandomi intorno, osservando i monti cambiare colore al sopraggiungere della luce del giorno. Non me ne accorgo e sono alla prima rampa tra due stretti tornanti.passocrocedomini Il Crocedomini è una salita lunghissima 29,3km per 1.493m di dislivello se si parte dal lago d’Idro,  18km se si parte appena usciti dall’abitato di Bagolino  ed in questo caso senza più discese. Le pendenze non sono mai proibitive, ciononostante, saltuariamente ci si trova a dover superare degli scalini con pendenze del 13% proprio in corrispondenza di piccole cascate del torrente Caffaro. In sostanza una salita che va affrontata con il massimo rispetto altrimenti quando ci si troverà negli ultimi chilometri, senza più vegetazione, con un forte vento e con le ultime decisive rampe oltre il 10% si avrà la sensazione di non spingere più avanti la propria specialissima. Giungo in prossimità di Val Dorizzo, supero lo scalino a tornati che la precede e quello che la segue, da qui la vallata si apre ed i panorami diventano ancor più belli. Anche il cielo inizia ad aprirsi, qua e là si vede l’azzurro del mattino. Molto bene! Sono nella piana del Gaver le montagne a nord sono ancora immerse nelle nuvole basse; mancano ancora sette chilometri al passo: i primi, tutti a tornanti nel bosco, hanno panorami spettacolari tra cui la vista del monte Colombina.

Sono ormai arrivato alla Malga Cadino, restano gli ultimi chilometri sull’altopiano, stranamente senza vento, è la prima volta che mi capita: sarà forse per l’ora mattutina?

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Goletto di Cadino

Il cielo si è aperto ed il sole inizia a riscaldare i pascoli ancora affollati da bovini che si stanno accingendo alla transumanza di rientro. Io mi fermo in vetta al goletto di Cadino (1.942m) punto più alto di questa salita (il passo Crocedomini è a 1.895m) per osservare da questo punto privilegiato il panorama a 365°. Mangio un panino e mi getto in discesa, mi aspettano più di venti chilometri di ‘toboga’ velocissimo, arrivo a sfiorare i 70km/h, cosa per me inusuale, penso che più di un ciclista in questo tratto avrà superato anche i 90km/h! Arrivo a Bienno, trovo una fontana, riempio le borracce, mangio un altro panino, e mi accingo ad affrontare il mio ‘Kansas’ come ci disse Nico Valsesia rispondendo alla domanda “Qual è la parte più dura della Race across America?” “Il Kansas perché è tutto dritto e non finisce mai.” Ecco la parte più noiosa del mio giro arriva ora: 20km di noiosa val Camonica fino a Pisogne (in realtà nulla in confronto alle centinaia di chilometri del Kansas). Per fortuna, arrivato sul lago d’Iseo, proprio all’inizio delle salite di Passabocche e del colle San Zeno si trova la splendida chiesetta di Santa Maria della Neve completamente affrescata dal Romanino. Mi fermo, contemplo, fotografo e riparto.

Inizia ora la seconda lunga salita di giornata, il clima è afoso e umido,3vxtreme20 il caldo torrido la fa ‘da padrona’, anche il Sebino è liscio come l’olio. Dopo circa quattro chilometri di salita mi trovo di fronte al bivio: a sinistra Colle di San Zeno diretti, a destra Passabocche (1.280m) discesa in Val Palot (1.000m) e risalita a San Zeno (1.380m). Il CG mi ricorda che sceso in val Trompia dovrò ancora risalire al Passo Maniva per poter tornare ad Anfo, sarebbe già un bel giro salendo subito a sinistra. No! Oggi non ci sento, sono convinto, non ho dubbi e vado a destra. Forse poi me ne pentirò, ma poco importa. La salita di Passabocche è un’altra salita lunga ed insidiosa: quasi 15km per 1.080m di dislivello, pendenze non sempre costanti e numerosi tratti sopra il 10%. Oggi la affronterò quasi esclusivamente con il pignone del 30, concedendomi il 26 ed cimapassaboccheil 23 solo per i brevi tratti sotto al 6%, in questo modo dovrei avere ancora la gamba abbastanza ‘fresca’ per le ultime due salite. Purtroppo l’afa rende leggermente foschi gli splendidi paesaggi di cui si gode mentre si sale. Dalla cima di Passabocche si domina il lago d’Iseo ed il panorama è veramente mozzafiato, oggi, purtroppo, bisogna accontentarsi. Scollino e mi fermo a mangiare prima di scendere in val Palot dove riempio nuovamente le due borracce. Ora fa caldo, è da poccollesanzenodavalpaloto passato mezzogiorno ed il sole è alto nel cielo. Io mi accingo a risalire gli ultimi 4,5km che mi separano dal Colle di San Zeno. Di tutte, questa è la salita più corta, le pendenze sono comunque sostenute (il 10% si supera spesso) e la affronto con cautela, forse anche troppa, ma meglio così. Giunto i3vxtreme25n vetta e vista l’ora mi concedo una sosta al rifugio dove mangio due buonissime fette di crostata accompagnate da due lattine di coca. Si riparte, mi aspetta la discesa più impegnativa di tutto il giro, non per la difficoltà delle curve o per la ripidità della strada, bensì per le numerose buche, direi voragini, che costellano tutto l’asfalto. Giungo a fondo valle, il cervello è un poco frullato, mi riprendo un attimo. Eccola l’ultima salita si sta avvicinando, guardo l’altimetro segna quasi 3.300m di dislivello. Sorrido, dentro e fuori, ormai ci sono in un modo o nell’altro arriverò in cima al Maniva. A Collio devo fermarmi nuovamente per un rifornimento borracce, d’ora in poi non voglio più effettuare soste per non spezzare il ritmo di passomanivadasancolombanopedalata. Il passo Maniva è una salita di 10km circa con pendenza media prossima a 8%, ma spesso sopra il 10%. In realtà non esiste un vero punto di inizio della salita, in quanto la val Trompia dal comune di Bovegno in poi sale continuamente con pendenze che oscillano tra il 2% e il 6%. In totale ci sono 18km di ascesa per superare più di 1.000m di dislivello, di cui gli ultimi 9km sono i più impegnativi. Salgo con la dovuta calma, ogni tanto controllo i pericolosi cumulonembi neri che sovrastano il Dosso Alto a destra e il Dosso dei Galli a sinistra del giogo del Maniva. A poco meno di un chilometro dalla cima non posso resistere e da3vxtreme26 un tornante scatto una fotografia al Dosso Alto già immerso nelle nuvole. Ormai sono in vetta, sono quasi le quattro del pomeriggio, è fatta! Mangio, mi copro, mi preparo per la discesa, ma prima ancora uno scatto della valle del Caffaro dall’alto dei 1.626 del passo. Ora giù verso Bagolino, il tempo quassù, nel pomeriggio, può cambiare anche molto rapidamente. La prima parte di discesa è bella, ma quando si entra nel bosco l’asfalto si fa più sc3vxtreme28onnesso e bisogna stare attenti alle crepe ed alle buche. Arrivo a Bagolino supero il ponte di Prada e mi accingo a sorpassare l’ultima salitella di giornata: 1,3km al 5% di pendenza media. Mi alzo sui pedali, spingo, sento le gambe ancora robuste, spingo ancora più forte, mi sorprendo di me stesso: dopo 160km e più 3vxtreme29di 4.500m di dislivello, non solo non mi sono arrivati i crampi, ma riesco a forzare un poco il ritmo. Giornata di grazia! Inizio l’ultima fase di discesa costeggiando il lago d’Idro e mi fermo a scattare una fotografia nello stesso punto da cui avevo scattato stamattina alle 6.25. Sono quasi le cinque del pomeriggio quando arrivo al parcheggio e carico la bicicletta sull’automobile. Il meteo oggi non è stato eccezionale, ma il giro sì! Per una volta la soddisfazione di avere superato i miei limiti è venuta prima della bellezza dei luoghi visitati.

Grazie CG (central governor) per non avermi disturbato troppo, ma tanto non ti avrei ascoltato!

Per i dettagli tecnici:Cicloturisti!@Passo Crocedomini – Cima Passabocche – Colle San Zeno – Passo Maniva

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Umbrailpass, Glorenza, Passo dello Stelvio. (Stelvio day 2016)

Sono un po’ di giorni che, con i miei soci, parliamo dello Stelvio day. Quest’anno le previsioni meteo sono molto buone: una bolla di alta pressione garantisce bel tempo e lo zero altimetrico sopra i 4.000m, condizioni ideali per un giro oltre i 2.700m del passo Stelvio. Purtroppo giunti a venerdì nessuno è riuscito a liberarsi per questa giornata.

Quindi, sabato 27 agosto, decido di partire da solo. Sveglia alle 5.15 e partenza in automobile per Bormio. Alle 8.46 aggancio il pedale pronto per un giro che sarà certamente fantastico. Sin dai primi metri, in centro a Bormio, si respira aria di festa, aria di una giornata dedicata ai ciclisti e con il passo chiuso al traffico su tutti e tre i versanti fino alle quattro del pomeriggio.

Oltrepasso il bivio per Livigno ed inizia la salita chiusa al traffico veicolare, siamo veramente in tanti, sento dire che alcune stime danno diecimila ciclisti totali su tutti e tre i versanti. I primi chilometri sono ancora all’ombra delle montagne, io mi giro a destra e a sinistraStelvio9 per osservare le meraviglie di questi posti. Sono passati undici anni dall’unica volta che venni a fare questo giro ed i ricordi non sono sempre precisi. Dopo dieci chilometri giungo alle prime gallerie, il versante su cui pedaliamo è ancora in ombra, ma il versante opposto è già illuminato dal sole ed inizia a riservare Stelvio10panorami splendidi degni di essere fotografati, così mi concedo il lusso di un paio di rapide fermate per qualche scatto. La salita è lunga e troppe fermate interrompono il ritmo di pedalata aumentando il senso di fatica: dovrò farne poche se vorrò concludere il giro che ho in mente. In effetti l’idea è di arrivare fino al bivio per la Svizzera e scollinare ai 2.503m dell’Umbrailpass (Giogo di S.Maria) per scendere a Müstair, passare a Glorenza e risalire al Passo Stelvio da Prato. In questo modo la prima ascesa sarà di circa tre chilometri più corta rispetto al vero Stelvio da Bormio, resta comunque una salita di 18km con una pendenza media del 7%. Fino a quando si giunge in vista delle cascate del Braulio le pendenze soUmbrailpassAltimetriadaBormiono sempre costanti, quando finalmente la stretta valle si apre ed iniziano i tornanti che portano all’altopiano sotto lo Stelvio, ecco che, ogni tanto, le pendenze vanno in doppia cifra. Io continuo ad ammirare il paesaggio e cerco il punto giusto dove scattare una fotografia, riproponendomi di scattare le altre al ritorno con la luce del primo pomeriggio. Giunto sui primi tornati che consentono di risalire il ripido dislivello della cascata non resisto e scatto un’istantanea. Mi riprometto che la prossima sarà solo dopo che avrò raggiunto il falsopiano. Così è, percorro tutti i tornati, entro nell’altopiano e qui la vista si apre sulle montagne circostanti. Ormai ho passato i 2.300m e bisogna stare attenti a non spingere troppo, l’aria rarefatta diminuisce considerevolmente la capacità polmonare e di conseguenza la potenza espressa. Numerosi studi indicano che rispetto al livello del mare a questa altitudine si perda già più del 10% della propria potenza di soglia!

Fortunatamente i quasi due chilometri con pendenze intorno al 6% aiutano a mantenere un ritmo più tranquillo ed a godere ancora meglio dei colori dei monti e del cielo. Attraversato l’altopiano, tre tornanti portano all’Umbrailpass (2.503m) dove mi ferStelvio16mo a mangiare uno dei tre tramezzini di formaggio e bresaola (per rimanere in tema valtellinese) che mi ero preparato. Autoscatto di rito e parto per la discesa, non indosso nemmeno l’antivento le temperature, anche in quota, oggi sono decisamente miti. Percorro poco più di un chilometro della discesa e mi fermo a catturare due immagini dei monti e della strada.Stelvio18 La discesa è molto bella, anche l’ultimo tratto di strada bianca è stato tolto e si può tranquillamente raggiungere velocità molto alte (io no!). Nello scendere scopro che siamo un discreto numero coloro che hanno deciso di affrontare il giro con il doppio Stelvio.Tutto ciò mi fa piacere, un po’ per la compagnia, un po’ perché vuol dire che ci sono altre persone che pedalano anche per guardarsi intorno. Giunto a  Müstair, i vigili svizzeri ci fanno deviare su una strada che attraversa i campi senza passare dalle strade trafficate del paese e qui immortalo questa bellissima vallata svizzera che spaccerò ad Alice per essere quella di Heidi.Stelvio19

Continuo la discesa, oltrepasso la dogana e giungo velocemente a Glorenza, il più piccolo comune dell’Alto Adige che si possa fregiare del titolo di città. Famosa soprattutto per la sua cinta muraria dei primi del cinquecento tuttora intatta. A Glorenza esiste il detto:”La nostra città è così piccola che dobbiamo andare a messa fuori dalle mura.” Infatti la cattedrale è fuori dalle antiche mura.

Mi fermo in prossimità del ponte pedonale a mangiare il mio secondo tramezzino e riparto verso Prato da dove inizierà l’ascesa più dura: quella di 24km all’8% che mi porterà in vetta allo Stelvio (2.758m), passo più alto d’Europa. Lungo questo tratto quasi pianeggiante a volte vengo sorpassato da gruppetti di ciclisti che tirano come forsennati manco stessero facendo una cronosquadre! Non è il mio stile e soprattutto un cielo così terso ed un clima così andreStelvio29bbero apprezzati diversamente, ma, giustamente, ognuno ha il suo stile per affrontare le uscite in bicicletta: onore a loro che hanno la caparbietà ed il coraggio di faticare anche in pianura sapendo cosa dovranno affrontare dopo! Finalmente arrivo a Prato e mi infilo nella valle che conduce attraverso Gomagoi e Trafoi al passo dello Stelvio. Sin da subito il fragore del Rio Solda accompagna le mie pedalate e sarà così per un po di chilometri. La temperatura è salita a 30°C e, se lStelvio36e pendenze di questi primi 7km non sono mai assassine (6-7%), lo è invece il muraglione di pietra a sostegno della montagna sul ciglio della strada: bollente! Tuttavia io sono un amante del caldo e non solo sudo volentieri, ma sorrido a pensare che anche lassù in cima non avrò freddo! Dopo i primi 10km, passato l’abitato di Trafoi, si inizia a fare sul serio: sono a circa 1.500m di altitudine, ho superato solo 600m di dislivello e me ne restano altri 1.200m abbondanti da percorrere in 14km. Le pendenze non scenderanno mai sotto l’8%, se non per poche decine di metri lungo alcuni tornanti in compenso vedrò lunghi tratti, tra un tornante ed il successivo, con pendenze ben sopra il 10%. Insomma lo Stelvio da Prato non è uno scherzo! PassoStelvioAltimetriadaPrato

Comunque non resisto e mi devo fermare più volte a scattare fotografie, la giornata oggi è incredibile il ghiacciaio dell’Ortles-Cevedale è lì che mi sovrasta in tutto il suo splendore ed in tutta la sua maestosità. Se non bastasse la rarefazione dell’aria, anche questi ampi panorami lasciano attoniti e senza fiato.Stelvio35

Mi fermo anche due volte per riempire la borraccia e per mangiare qualcosa di solido, ho preventivato che comprese le fermate per le fotografie ed il mangiare ci vorranno circa tre ore per arrivare in vetta. All’ultima fontanella, a cui mi fermo per riempire la borraccia, scatto una fotografia verso valle che rende molto bene l’idea di quale giornata meravigliosa io abbia trovato anche oggi.Stelvio38  Mancano ormai pochi chilometri alla vetta, ma le sorprese non mancano. Ecco appostati, sul ciglio degli ultimi tornanti, i fotografi di un’agenzia specializzata in eventi sportivi pronti per immortalare le nostre gesta. Non so come ci sia riuscito, ma sicuramente il merito è tutto del fotografo e qui sembro quasi un ciclista vero. Sono ormai al tornante 1° come recita il cartello ed anche io mi fermo per scattare dall’alto dei 2.700m una fotografia del ghiacciaio, della vallata e degli interminabili tornanti che ho appena percorso.

Ora gli ultimi metri mi separano dal grande piazzale del Passo dello Stelvio: la soddisfazione è tanta, ma c’è ancora tutta la discesa da percorrere e non bisogna perdere la concentrazione. Sono da poco passate le tre del pomeriggio ed il piazzale è ricolmo di ciclisti.Stelvio40Mi fermo, con calma, indosso prima l’antivento smanicato e poi, sopra, quello con le maniche. La giornata è splendida,  il sole scalda, ma l’aria è comunque fresca e scendere per 20km completamente sudati può essere insidioso se non ci si copre adeguatamente. Inizio la discesa e già dopo il primo chilometro mi fermo per fotografare il Pizzo della Forcola che con la luce del pomeriggio ha aStelvio42ssunto
un intensa colorazione rossastra, mi fermo ancora spesso per fotografare tutti quei posti a cui avevo rinunciato questa mattina al primo passaggio. Quando giungo nei pressi della cascata non solo fotografo, ma resto fermo ed in silenzio a contemplare la montagna per qualche istante. Ormai la fatica è conclusa ed anche io posso rilassarmi e godere appieno di tutto quello che mi circonda.

Passa qualche minuto, faccio un ultimo respiro profondo e riparto. Sono da poco passate le quattro del pomeriggio e sono ritornato nel traffico automobilistico di Bormio. Arrivo al mio parcheggio, mi cambio, mi rinfresco, mangio e riparto: destinazione lago di Garda, laggiù ci sono tre persone che mi aspettano a cui anche oggi ho rubato del tempo prezioso per concedermi la mia solitudine.

Grazie Famiglia!

Ulteriori dettagli tecnici su Strava: Umbrailpass – Glorenza – Passo dello Stelvio

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Piccole dolomiti bresciane

Oggi è sabato 30 luglio e l’indomani partiremo per le nostre vacanze estive, così decido di effettuare un ultimo giro paesaggistico prima del forzato riposo ciclistico. Per non intralciare troppo i lavori di preparazione delle valige parto ancor prima dell’alba. Sono le 5.27 quando accendo il mio Joule gps+, aggancio il pedale e parto. Destinazione Presegno Bisenzio, frazioni montane di Lavenone da cui si scorgono quelle che sono soprannominate: piccole dolomiti bresciane. L’itinerario prevede di scavallare il colle di S.Eusebio per gettarmi in val Sabbia ed arrivare a Lavenone. Poco dopoWP_20160730_06_22_43_Pro le sei e un quarto sono in vetta alle coste e mi godo il sole che sorge dalle prealpi veronesi. È un buon presagio: anche oggi riuscirò a scattare qualche fotografia interessante dei meravigliosi luoghi che visiterò. Non troppe, ho calcolato i tempi e per essere di ritorno prima di mezzogiorno non devo perdere eccssivamente tempo nelle pause. Ecco che decido di scendere seguendo la bretella esterna di Odolo per guadagnare qualche secondo in discesa. Anche la successiva corta discesa di Preseglie la affronto a testa bassa, ma senza esagerare o prendere rischi. Alle 7.10 sono a Lavenone, sono persino in anticipo e sono felice. Ci pensa la fontana in marmo che distribuisce anche acqua gassata a intristirmi un poco: è chiusa! Nessun problema la seconda borraccia è ancora piena, la temperatura è ancora sotto i 20°C, posso tranquillamente arrivare fino a Bisenzio. Da qui inizia la parte piWP_20160730_07_13_21_Proù bella della mia gita, dopo avere svoltato a sinistra e percorso un primo piccolo tratto in discesa si giunge WP_20160730_07_16_18_Proad una forra creata dal torrente Abbioccolo; non ero mai arrivato qui così presto e il sole che cerca di salire da dietro le montagne conferisce al paesaggio un colore inedito. Proseguo nell’attraversamento del fondo valle, le pendenze per il momento sono dolci e consentono di godere appieno del panorama. Il fragore delle cascatelle è un poco assordante e rompe quel silenzio che solo la montagna sa regalare. Quest’anno è piovuto, spesso e di continuo, le cascate sono ancora cariche di acqua nonostante sia ormai estate piena.

Dopo circa quattro chilometri si abbandona il torrente e si inizia a salire seriamente, anche il paesaggio cambia. Mentre ci si inerpica lungo i tornanti la visuale a tratti si apre verso i monti per poi richiudersi in una fitta pineta dal forte profumo di resina, essenza che suscita in me ricordi di gite in cerca di funghi con il nonno.

Le pendenze ora raggiungono punte vicine al 10% per poi ritornare al 6-7%, la salita è lunga, in totale sono tredici chilometri e non va presa alla leggera, anche perché le sorprese sono tutte nel finale! All’incirca al settimo chilometro su un tornante a sinistra si dirama una sterrata che porta all’agriturismo ‘Piccole dolomiti’ presagio che tra non molto il panorama cambierà nuovamente. Infatti dopo poche centinaia di metri si iniziano a scorgere le cime delle Alpi circostanti. Sono da poco passate le otto del mattino ed il sole che illumina la Cima Caldoline e la Cima della Zerna le fa sembrare realmente rocce dolomitiche.

Perdonatemi l’azzardato paragone, ma il mio pensiero è subitamente andato al Sassongher che vedevo dalla finestra del mio albergo mentre ero a Corvara per la Maratona. Proseguo nella mia ascesa, ormai la frazione di Presegno è vicina ed il sole è salito sopra le creste dei monti a levante conferendo al loro profilo frastagliato un fascino particolare.WP_20160730_08_09_06_ProAdoro l’alba, adoro il suo silenzio interrotto solo dal fragore dell’acqua, adoro i colori ed i giochi d’ombra creati dal sole che sta nascendo! Adoro perdermi nell’immensa solitudine della natura a pochi chilometri dalla civiltà! Mi sto godendo questa salita metro dopo metro, riempio i miei occhi di immagini mozzafiato, le mie narici di profumi alpini, i miei polmoni di aria pura e cristallina. Ecco a cosa serve tanto allenamento sui miei amati rulli invernali: ad arrivare pronto a questi momenti! Perché io cicloturista sono, il responso cronometrico arriva dopo (a volte proprio non arriva!), ciò che importa e poter affrontare lunghi ed impegnativi percorsi alla ricerca di luoghi incantevoli. Sono arrivato a Presegno attraverso il piccolissimo borgo e proseguo verso Bisenzio, è lì poco più avanti. Lo raggiungo, non mi fermo, svolto bruscamente a destra mi alzo sui pedali e spingo duro, la prima ‘sorpresa’ è arrivata: per uscire dal paese si deve affrontare una rampa di un centinaio di metri con pendenza vicino al 20%. Prima di arrivare allo scollinamento ne dovrò affrontare altre tre di queste scalette, molto più brevi, ma dopo quasi dodici chilometri di salita sono sempre ardue da superare. In sostanza una salita piuttosto impegnativa con continui cambi di ritmo, ma con dei paesaggi incredibili.BisenzioAltimetriaArrivato in vetta bevo un sorso d’acqua e mi getto a capofitto in discesa, quest’anno con tutti i temporali che ci sono stati è particolarmente brutta: la sottile striscia di asfalto è ricoperta di sassi e di terra testimonianza che la strada diventa un torrente durante le tempeste. Le pendenze sono molto alte sempre in doppia cifra e scendo sempre a freni tirati per non far prendere velocità alla bicicletta, ora la vista si apre sulla vallata di Pertica Bassa, ma la difficoltà della discesa fa sì che non mi possa distrarre molto. Gli ultimi chilometri prima di giungere ad Ono Degno sono su cementata, bella e pulita, ma con numerosi e pericolosi scoli per l’acqua tipici di queste strade. Arrivo al lavatoio del paese e finalmente mi fermo, nell’ansia di non perdere troppo tempo sono arrivato in anticipo sulla mia tabella di marcia, mi rilasso un attimo e mangio, sono solo le otto e trequarti, ma ho una fame da lupi! Con Carlo avevo stimato di incontrarci a Livemmo alle nove e mezza oppure alle nove e trequarti alla Nozza di Vestone nel caso in cui fosse partito in ritardo ed avesse optato per la salita di Lodrino al posto di quella di Marmentino. Io ora devo affrontare la salita di Avenone per arrivare a Livemmo. È una strada relativamente breve, solo sei chilometri, ma piuttosto impegnativa ed anch’essa con continui cambi di ritmo e tratti abbondantemente sopra al 10% di pendenza.AvenoneAltimetria Scollino, dopo una brevissima discesa sono a Livemmo, arriva il messaggio di Carlo: “Passato Lodrino!” Arriva anche un altro messaggio è di Marina, la chiamo, avrebbe piacere che arrivassi prima: non riesce a combinare nulla con i bimbi che le fanno girare la testa! Cambio di programma: inizialmente avevo pensato di incrociare Carlo e risalire verso Lodrino con lui per rientrare dalla val Trompia, ma ora scrivo a Carlo: prosegui verso le Coste. Rientrerò da lì in modo da cercare di recuperare un poco di tempo, scendo da Livemmo attraversando Belprato, la discesa è bella e sinuosa, per chi ne è capace, c’è veramente da divertirsi. Carlo mi ha risposto: “Sono a Nozza proseguo piano verso Preseglie così non ti rallento in salita”. Premuroso! E Marina sicuramente apprezzerà! Finalmente poco prima del paese raggiungo Carlo ci restano la discesa e le Coste prima di rientrare a Brescia, non è molto il tempo che potremo trascorrere insieme a ‘chiaccherare’, ma va bene anche così. Oltrepassiamo Odolo e ci dirigiamo verso il ‘groppo’. Solitamente eseguo una progressione in questo mezzo chilometro di salita per testare quanto siano stanche le mie gambe alla fine del giro. No! Oggi no! Si sta con Carlo! Un po’ si parla ed un po’ si spinge, vedo che sale bene, considerate tutte le tribolazioni di questa primavera, provo ad accelerare un poco, lui regge, poi si stacca, allora calo un attimo. Proseguiamo così fino quasi al gpm poi gli ultimi metri accelero e mi testo. Quando ci ricongiungiamo in vetta il suo volto è soddisfatto, non pensava di fare un tempo così, soprattutto perché aveva già una salita nelle gambe e quest’anno non aveva ancora fatto un giro con due salite. Sono contento, fa piacere vedere un amico che ritrova fiducia nelle sue capacità ciclistiche, ma soprattutto, egoisticamente ed ironicamente: non posso uscire sempre da solo, altrimenti con chi sfogo la mia incessante parlantina ciclistica?! Scendiamo, Carlo decide di accompagnarmi fino casa  prima di rientrare a Gussago. Sono le undici ed un quarto, sono riuscito a guadagnare mezz’ora sull’orario che avevo lasciato scritto a casa. Ci salutiamo entrambi soddisfatti.

Grazie Marina, ma proprio GRAZIE per non esserti opposta a questo giro, anche se come dici tu: “Avevo alternative?” 😉

PiccoleDolomitiAltimetria

Per ulteriori dettagli tecnici sul percorso: Cicloturisti!@PiccoleDolomitiBresciane (Coste-Bisenzio-Avenone-Coste)

 

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Giro dei tre laghi con Rick (Garda, Ledro, Idro)

È venerdì 15 luglio io e Rick siamo al telefono per decidere il giro del giorno seguente. Alla fine ognuno concede qualcosa all’altro e si definisce il percorso sarà: Tignalga, Ponale e Valdegagna. Come un Lego Creator 3 in 1: tre giri in un solo giorno. L’indomani il ritrovo è a Salò alle 7.00 entrambi puntualissimi: io parto da Polpenazze in bici, Rick arriva in auto da Brescia. Partiamo con qualche minuto di anticipo, ovviamente, ci concediamo di percorrere tutto il lungolago prima di infilarci nella ss45bis Gardesana occidentale. Anche oggi il clima è eccezionale, aria fresca che scende da nord, vento forte e teso che agita il lago per il piacere dei velisti e rende il cielo terso e limpido, sole caldo e piacevole.

Risaliamo verso Gargnano e ci accorgiamo che il vento così forte ci rallIMG-20160717-WA0012enta alquanto nel nostro movimento verso l’alto lago, ma poco importa noi siamo cicloturisti: la giornata è tutta dedicata alla bicicletta. Prima di giungere a Gargnano deviamo per la frazione di Villa, porticciolo incredibile, passaggio obbligato, per noi. Proseguiamo verso la vecchia gardesana, ora pista ciclabile (spesso chiusa), in modo da evitare la prima lunga galleria. Nell’iniziare a prendere quota ci accorgiamo subito che oggi potremo godere di panorami mozzafiato o, come dico io, da sindrome di Stendhal! A metà ci fermiamo a fare qualche fotografia: impossibile resistere!

Rientrati sulla gardesana attraversiamo una galleria e prendiamo a sinistra la strada per Tignale, man mano che saliamo i paesaggi si fanno ancor più belli, giunti al Belvedere, sul tornante poco prima del centro di Tignale, ci fermiamo per altre istantanee e chiediamo gentilmente ad un turista di farci una fotografia.

Alla ripartenza Rick mi racconta della suo passato da surfista, di come sia stato tra i pionieri del windsurf sul Garda alla fine degli anni settanta. Oggi sul lago spira un vento meraviglioso e scorgo un po’ di compiaciuta malinconia nelle descrizioni della sua adolescenza, mentre pensa a quanto ci si potrebbe divertire là in mezzo al lago. Dopo avere attraversato la frazione di Oldesio lasciamo il lago per addentrarci nella valle del torrente San Michele, il paesaggio cambia come ho già descritto ampiamente nell’articolo sulla Tignalga (Tignalga in solitaria). Come sempre nei miei giri in compagnia il silenzio non è contemplato, la conversazione è continua e lo si nota anche dai tempi un poco più alti del solito, ma va bene così: godere di questi meravigliosi paesaggi confrontando le nostre storie passate è per entrambi motivo di grande gioia. La strada si fa più impegnativa le pendenze ora sono sempre in doppia cifra: noi rallentiamo, ma zitti certo non stiamo! Finalmente siamo saliti sull’altopiano di Tremosine, ci fermiamo per rifornirci di acqua e mangiare qualcosa e ne approfittiamo per fotografare il monte Tremalzo.

Proseguiamo verso Pregasio,  da dove si riprende la vista del lago, il panorama si fa ancor più spettacolare: di fronte a noi il monte Baldo, su di esso si distinguono chiaramente i tagli a zig zag della salita a Prada Alta (punta veleno) e noi fantastichiamo su un futuro giro che includa quella salita.

Ci dirigiamo verso la frazione di Pieve da dove si gode una meravigliosa vista a strapiombo sul lago: la terrazza del brivido. Sono le 9.30 ed un cappuccio con brioches ci sta proprio tutto, ma non prima di esserci fotografati insieme in questo luogo meraviglioso e le battute a doppio senso tra di noi si sprecano.

Dopo esserci rifocillati ripartiamo alla volta della frazione di Vesio da dove devieremo a destra verso la ripida discesa verso Limone. Qualche chilometro di salita, mai impegnativa, ma spesso panoramica e ci tuffiamo verso il lago. Poche centinaia di metri e urlo a Rick di fermarsi: ho visto un luogo dove scattare fotografie incantevoli.

Adoro la fotografia che mi ha scattato Rick mentre, di spalle, ero intento nell’immortalare il panorama; la trovo simbolica del mio modo di interpretare il ciclismo. Inforchiamo le nostre specialissime un paio di chilometri in discesa e mi fermo ancora, non senza essere apostrofato con un “Mog tu sei pericoloso, quando fai così!” in effetti non avevo dato molto preavviso della mia fermata.WP_20160716_10_06_56_Rich Giunti nuovamente sulla gardesana non possiamo che osservare il bellissimo golfo che racchiude l’abitato di Limone. Chiedo di fermarmi ancora, Rick sbuffa un po’, sostiene che sono fotografie banali da cartolina, ma io ribatto che servono per documentare la fantastica giornata che abbiamo trovato e quindi è corretto che siano didascaliche.

Iniziamo a percorrere il tratto di strada che il giorno prima aveva suscitato qualche perplessità da parte mia: le gallerie che conducono a Riva del Garda. Colpevoli sicuramente i miei ricordi di infanzia, ho sempre evitato le gallerie dalla gardesana. Debbo dire, invece, che le nuove gallerie che conducono a Riva sono tutte luminose o ben illuminate ed anche abbastanza larghe. Inoltre il traffico sostenuto fa si che gli autoveicoli spesso siano più lenti di noi e questo li rende ancor meno pericolosi. Giungiamo finalmente a Riva ed usciti dall’ultima galleria svoltiamo bruscamente a sinistra per aggredire la Ponale. La prima e unica volta che la feci fu in discesa e mi dissi: mai più! Gli ultimi due chilometri sterrati, tranne che nelle gallerie, furono piuttosto fastidiosi con le ruote che andavano dove volevano loro e il rischio di tagliare il copertone sempre presente. In realtà, devo dare atto a Rick che aveva ragione, in salita lo sterrato è decisamente più gestibile. Infatti il problema più grande si è rivelato essere l’eccessivo traffico di mtb e trekking che ci costringevano a ritmi poco consoni ai nostri rapporti da  bici da corsa. A metà dello sterrato ci fermiamo per immortalare ancora questo paesaggio, questa giornata clamorosa e questa strada letteralmente intagliata nella roccia.

Ripartiamo, non senza difficoltà visto il terreno sdrucciolevole, finalmente ritorniamo sull’asfalto con mio grande sollievo. Dopo un paio di tornanti è il momento di fare ancora un paio di scatti prima di abbandonare definitivamente la vista del lago di Garda.

Lasciamo l’antica via Ponale e ci immettiamo sulla strada che conduce al lago di Ledro, Rick ricorda come questi sei chilometri di salita, quasi sempre dritta in mezzo al verde dei prati, siano piuttosto noiosi e gli siano apparsi interminabili l’ultima volta che li percorse. Finalmente giungiamo al lago di Ledro, il secondo del nostro giro, optiamo per il lato alla nostra sinistra, la strada è più panoramica e scarsamente trafficata.

Dopo aver costeggiato il lago con i suoi innumerevoli piccoli saliscendi ci fermiamo ad un chiosco per un panino ristoratore, d’altro canto è ormai mezzogiorno e siamo decisamente stanchi di ‘fruttini’ e barrette.

Dopo questo fantastico panino con salame e formaggio di monte ripartiamo alla volta del Passo d’Ampola. In realtà, essendo noi già sull’altopiano del lago di Ledro, abbiamo da percorre una strada solo in leggera salita e, per una volta, anche con il vento a favore. Prima di scollinare guardiamo alla nostra sinistra la strada che conduce al passo Tremalzo, realizziamo che solo qualche ora prima eravamo esattamente dal lato opposto di questa montagna e questo ci fa sorridere.IMG-20160717-WA0008 Inizia la discesa verso Storo ora il vento e contro e sarà così fino alla fine. Mentre scendiamo guardiamo aprirsi davanti a noi le valli Giudicarie, giunti sulla statale del Caffaro svoltiamo a sinistra per rientrare in provincia di Brescia ed andare a costeggiare per intero il terzo lago del nostro giro: il lago d’Idro. Grazie anche all’ora di pranzo la strada è completamente libera ed arriviamo ad Idro incrociando pochissime autovetture. Durante questo tratto di strada lancio a Rick una proposta, ciclisticamente, indecente: perché non farlo diventare il giro dei quattro laghi salendo da Capovalle e scendendo lungo il lago di Valvestino? No, il giro è stato creato così, si sale a Treviso Bresciano (Cavallino Fobbia accorciato) e si scende in Valdegagna per arrivare a Vobarno come da programma. Eppoi c’è Agnoli che aspetta Rick in spiaggia a Salò, mica possiamo farla aspettare troppo? Inizia la salita per Treviso: è tosta e lo sappiamo entrambi, la conosciamo bene, le pendenze sono sempre in doppia cifra e percorrerla dopo più di 120km e con 2.000m di dislivello nelle gambe non è propriamente quella che si suol dire ‘una passeggiata’. Dopo circa tre chilometri di salita prima di abbandonare il lago d’Idro c’è un punto panoramico con una panchina dove più volte mi sono fermato a fare una fotografia al lago, ma credo di non essere mai riuscito a trovare  un cielo così limpido ed una vista così profonda verso le montagne del Brenta.

Dopo la sosta riprendiamo la salita, prima attraversiamo le due frazioni di Treviso B. e poi ci inerpichiamo sul tratto più duro: un paio di chilometri con pendenze spesso al 15%. Arriviamo al bivio e prendiamo a destra per Eno, ci fermiamo ad una gelida fontanella a rinfrescarci: ormai le ore di bici sono quasi otto ed il caldo delle due del pomeriggio comincia a farsi sentire. Corroborati iniziamo la discesa: il primo tratto molto ripido, sdrucciolevole e con qualche buca di troppo, dopo Eno decisamente meglio. Siamo a Vobarno in Valsabbia, ma, si sa, a me le statali proprio non piacciono ed allora attraversiamo il fiume Chiese, prendiamo la strada per Pompegnino , poi per Roè, scendiamo a Volciano e ci ritroviamo a Salò senza avere fatto un metro di strade trafficate. Anche Rick è soddisfatto, apprezza molto la mia ricerca di strade alternative per stare nel traffico automobilistico il meno possibile e per poter godere dei paesaggi nella più assoluta tranquillità. Ormai siamo vicini alla spiaggia della conca d’oro, anche stavolta il giro è stato entusiasmante, anzi forse qualcosa di più: la fortuna di una giornata dal meteo incredibile, il percorso lungo ed impegnativo (per me da Polpenazze saranno 164km e 3.065m disl.), le innumerevoli storie che ci siamo raccontati, i numerosi ‘colpi di Stendhal’, hanno reso questa una gita indimenticabile, densa di emozioni che ci rimarranno per sempre nell’animo. Saluto Rick, Agnoli lo sta aspettando, proseguo per le Zette, io ho ancora un piccolo dislivello da percorrere prima di arrivare, ma ho anche un’ultima fotografia da scattare quella della mia Salò in una giornata così clamorosamente spettacolare.WP_20160716_15_12_47_Rich  Grazie Rick!

Per i dettagli tecnici: @Cicloturisti: Il giro dei Tre Laghi con variazioni ovvero Tignalga – Ponale – P.so d’Ampola – Valdegagna.

 

 

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Colle dei Cuori (S.Giuseppe)

Oggi, come a volte accade in estate, uscita di un’ora in bici in pausa pranzo. Uno dei miei giri preferiti è quello che comprende l’ascesa al colle S.Giuseppe dal versante di Mompiano. Quella salita sotto casa che, come già detto, mi ha fatto nascere la passione per la bicicletta. Ciò che mi piace di questo giro attraverso Costalunga e Mompiano è che mi consente di fare una ventina di chilometri fuori dal traffico automobilistico, senza uscire dalla città. Inoltre Mompiano è il luogo dove ho vissuto per trent’anni. Per me pedalare nelle stradine che  ero solito percorrere da bambino, sulla mia fantastica bici cross con il sellone lungo (e chi negli anni’80 non ne aveva una?!?), ha sempre un fascino particolare, a volte anche un po’ melanconico, ma sempre piacevolissimo. PercorreWP_20160722_13_26_40_Pro le vie e rivedere le fontanelle ancora là, al loro posto, come allora. Già perché da piccoli, nelle torride estati, sotto l’incessante frinire di cicale, il ‘giro delle fontanelle’ era immancabile e imprescindibile!

Dopo avere percorso la strada della valle di Mompiano, compreso lo sterrato che riporta al villaggio Montini (d’altro canto Cicloturista sono), passo a fianco della vecchia parrocchia, la chiesa di S.Antonino dove mi sono sposato. Nel voltare a destra per iniziare la salita del S.GiuseppWP_20160722_13_25_45_Proe noto, dipinti di bianco sull’asfalto una serie di quattro cuori. Che piacevole sorpresa, penso che probabilmente nel fine settimana, appena trascorso, qualcuno si è sposato ed ha deciso di fare un omaggio alla sua amata fuori dalla chiesa. Proseguo nella salita e poco dopo intravedo un’altra serie di quattro cuori giusto su un bivio prima del ‘tornantone’ a 360°. Qui gatta ci cova!

Vuoi vedere che, non solo si sono sposati a S.Antonino, ma sono anche andati a festeggiare al ristorante del Castello Malvezzi, tra i più famosi di Brescia, sia per la cucina sia per lo splendido parco e panorama?

Continuo nella salita e trovo numerose altre serie di quattro cuori intervallate da cuori solitari dipinti sull’asfalto. Il tutto fino proprio alla sommità del colle dove è ubicato il ristornate. Io penso a mia moglie, al giorno del nostro matrimonio, ad Alice e Matteo che sono nati dal nostro amore e  questo mi rende ancor più piacevole l’ascesa alla mia salita di casa.

S.Giuseppe da oggi ribattezzato Colle dei cuori anche stavolta hai saputo stupirmi!

 

Maratona dles Dolomites 30°edizione …ed io ne ho fatte la metà!

Siamo arrivati alla trentesima edizione della Maratona dles Dolomites (MdD) ed io sono iscritto; concludendola, per me, sarà la quindicesima: tre lustri di MdD.

Da quando è nata Alice questo evento è divenuto una scusa per una piccola vacanza in montagna per la famiglia “allargata”. E’ giovedì mattina, tutto è pronto per la partenza, io e Marina un po’ meno, abbiamo un raffreddore pazzesco. Si va in stazione, si recuperano zia Manuela e zio Francesco che arrivano da Milano e si parte per la val Badia. Siamo un poco abitudinari, prima tappa pranzo ad Ortisei al meravigliosoWP_20160630_13_57_26_Rich ristorante Tubladel, consigliatomi dall’amico Carlo (quello del giro Gavia, Mortirolo): cucina eccellente e raffinata, ed anche oggi non si smentisce! Ripartiamo, cumulonembi neri e minacciosi si distendono sopra al passo Gardena: le previsioni per questo fine settimana non sono delle migliori, continui temporali tipici dell’alta montagna. Mentre attraversiamo Selva inizia a grandinare, per fortuna dopo il passo Gardena il tempo migliora un poco. Arriviamo in hotel, al Marmolada, sono alcuni anni che veniamo in questo albergo gestito splendidamente dai titolari e la loro accoglienza è sempre impeccabile. Io sono distrutto ho qualche linea di febbre ed un po’ d’influenza, ma il riposo e buone dosi di propoli sono il rimedio giusto. L’indomani mattina ci alziamo ed il sole fa capolino tra nubi ad alta quota: le previsioni dicono che fino alle due il bel tempo dovrebbe reggere. Decidiamo di prendere la cabinovia e di salire al rifugio Boé (2.200m). Arrivati il panorama è di quelli mozzafiato, io ed Alice ci scateniamo con le fotografie.

Alice adora fotografare i fiori ed allora anche io mi metto in competizione con lei.

Decidiamo di affrontare un breve sentiero che ci porterà al lago Boé, il segnale indica quindici minuti di camminata. Sì per le persone normali, ma a noi piacciono le cose difficili: Francesco è cieco sin da quando era ragazzo ed anche la sorella di Marina è diventata ormai tale, Matteo è ancora piccolino e non si sa quando deciderà che sarà stanco. Salire sul ghiaione del sentiero, incunearsi tra le rocce per scendere al lago risulta quindi un’impresa non da poco, ma ci arriviamo perché: volere è potere! Mi piace che i miei figli crescano osservando e giocando con Francesco e Manuela, due menti sopraffine, che sanno far capire quanto i nostri limiti possano essere anche solo aggirati se non superati. Il loro desiderio di voler vedere il lago è incredibilmente bello ed educativo. Sì, perché hanno ‘visto’ il profumo dei fiori, lo scricchiolare della ghiaia sotto i piedi trasformarsi in un morbido tappeto erboso per  poi divenire uno spigoloso passaggio di rocce ed infine lasciar spazio alla sabbia ghiaiosa del lago, hanno udito l’eco della conca naturale, in cui il lago si forma, e ne hanno delimitato il perimetro. Tutto questo lo comunicano ad Alice e Matteo con estrema semplicità ed affetto. Manuela e Francesco si siedono sulle rocce, mentre io porto i bimbi a toccare un lastrone di neve che, all’ombra del sole, resiste a questa timida estate.

Matteo torna con la mamma a ‘campo base’ mentre io e la ‘scalatrice’ Alice completiamo il periplo del lago scalando la montagna ed infilandoci in anfratti reconditi.

“Papà, papà! Guarda quell’animaletto, che bello, guarda che blu! Gli fai la foto tu, che io l’ho lasciata alla mamma.”

Come non fare una foto ad un bellissimo coleottero blu cobalto ed anche alle nuvole, che si specchiano nella acque cristalline del lago come fossero dipinte dalla sapiente mano di Claude Monet. E’ giunto il momento di tornare verso il rifugio, anche perché Matteo sta ancora aspettando di poter giocare al parchetto delle altalene che aveva visto appena sceso dalla cabinovia. Scendiamo da un altro sentiero, effettivamente, questo è un poco più agevole del precedente. Arrivati, i bimbi vanno a giocare e noi cerchiamo di gustarci l’ultimo sole prima del temporale. Mentre mangiamo inizia a piovere come previsto. Scendiamo all’hotel: i grandi in sauna per un salutare bagno di vapore (io non prima di essere andato a ritirare il pacco gara!), i piccoli in sala giochi a divertirsi. Dopo cena ennesimo acquazzone e di conseguenza niente passeggiata.

E’ sabato, anche per oggi è prevista mattinata soleggiata e pomeriggio bagnato. Decidiamo, come peraltro ogni anno, di andare a piedi a Colfosco attraverso il bosco: una passeggiata pressoché piatta ed agevole. Arrivati a Colfosco i bimbi chiedono insistentemente di poter entrare al parco avventura e fare il percorso più facile, quale motivo potremmo avere per non accontentarli? Così eccoli con casco ben allacciato in testa iniziare il giro, ne faranno almeno venti prima di stancarsi!

Si riparte, è già mezzogiorno, e naso all’insù il cielo non promette nulla di buono, ci infiliamo nel solito ristorante (Black hill) e mangiamo pacificamente mentre fuori si scatena un’altro temporale. Tempo di finire di banchettare che spiove, ritorniamo a Corvara; io mi fermo con i bimbi al parco giochi dove per più di due ore sarà: altalena, carrucola sul filo e, finalmente, palla per Matteo. Gli altri in sauna. Dopo cena io ed i bambini a letto, mentre gli altri restano a guardare l’Italia del calcio al bar dell’albergo. Il mio raffreddore è migliorato grazie anche ai bagni di vapore aromatici, direi che sto piuttosto bene e sono fiducioso per la corsa dell’indomani, peraltro dicono che dovrebbe essere asciutta. La sveglia è puntata per le cinque, a me non piace proprio stare in griglia fermo al fresco del mattino. Non suonerà, alle 4.55 mi sveglio da solo, faccio colazione mi vesto ed esco dall’albergo sono le 5.44 non mi era mai capitato di partire così presto! Ma non è servito a nulla! Con poca sorpresa scopro che il piazzale della terza griglia è già praticamente pieno, poco male io sono cicloturista e sono qui per godermela questa MdD. Quello che mi preoccupa di più infatti è il meteo: le nuvole sono bassissime e delle incantevoli montagne che ci circondano purtroppo si vede molto poco.

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Michil Costa, patron della MdD, alla partenza

Nonostante tutto passo sotto allo striscione di partenza alle 6.45: pensavo peggio. Finalmente si parte il lungo serpentone di biciclette si sta muovendo verso il Campolongo, anzi i primi stanno quasi per scollinare, noi invece iniziamo lentamente, come fossimo in processione, un paio di volte il piede tocca terra per non perdere l’equilibrio, d101 Campo‘altro canto siamo quasi nove mila non si può pretendere di avere strada libera. Mentre saliamo verso il Campolongo ci immergiamo nelle nuvole, scolliniamo e iniziamo la discesa verso Arabba ancora tutti uniti, allineati e coperti come si diceva da militari, non c’è molto da cercare di superare gli altri. Inizio la salita del Pordoi quest’anno  cronometrata anch’essa. Siamo ancora in tanti e fatico a tenere il mio passo, vorrei andare leggermente più forte di chi mi sta intorno, ma non ho voglia di chiedere spazio, ci sono già quelli dell’ultima griglia che vanno veramente più forte di me, che vogliono passare, che sicuramente faranno un tempo di gran lunga migliore del mio, per cui, me ne sto tranquillo.

A metà salita del Pordoi, solitamente vengo rapito dalla vista del gruppo del Sella: oggi no! dov’è il Sella? chi mi ha rubato il mio Sella? Il Sella c’è, ma è circondato dalle nuvole solo sopra al valico del Pordoi si intravede uno spiraglio di azzurro. Scollino il cronometro non è dei migliori, ma non fa nulla; inizio la discesa, non fa neanche troppo freddo, ma l’umidità altissima non da speranza che il mio copioso sudore si possa dissolvere, resterò fradicio come uno straccio per tutta la gara. Inizia la salita del passo Sella è corta,ma impegnativa, le pendenze qui sforano il 10% in molti punti, dopo i primi due chilometri sembra che il sole possa sconfiggere finalmente le nuvole, ma sarà solo un illusione. Scollino mangio una barretta chiudo l’antivento e via.

Inizio la discesa più pericolosa della gara, sì perché dopo un paio di chilometri e prima del grande ghiaione dove possono atterrare anche gli elicotteri ci sono un paio di curve a chiudere molto insidiose. Gli organizzatori le segnalano benissimo, ci sono uomini che sventolano la bandiera rossa  nei punti critici, eppure anche quest’anno sull’ultima curva a sinistra mi trovo di fronte lo spettacolo che nessun ciclista vorrebbe mai vedere: barella ancora sull’asfalto ciclista completamente imbragato e coperto, casco ancora allacciato al capo e occhi chiusi, tutto il personale paramedico era tranquillo e questo mi ha rincuorato, ma per i chilometri successivi rifletti molto sul senso e sulla precarietà della vita.

Inizia la salita del Gardena poco più di due chilometri e sono a pian de Gralba dove è posizionato il ristoro più succulento della MdD, non mi fermo, io ho il mio ristoro personale a C401 Gardeorvara davanti alla stazione dei Carabinieri: è meno ricco di vivande, ma molto più di a408 Gardemore! Passo oltre e mi infilo nel lungo falsopiano del Plan de Frea. Sono tornato in mezzo alle nuvole, su in cima al passo Gardena si intravede il chiaro, ma sia a destra sia a sinistra il cielo è piuttosto grigio e minaccioso, non pi415 Gardeoverà per tutta la gara, ma l’asfalto fin’ora è sempre stato umido ed in alcuni punti anche bagnato. Proseguo nella salita verso il passo bevo e mangio qualcosa prima di scollinare chiudo l’antivento ed inizio la discesa del Gardena, lunga e veloce, il traffico ora è un poco calato e saltuariamente si possono impostare le curve come si deve. Arrivo a Corvara, dove mi attende la famiglia al completo, c’è finalmente il sole in val Badia, ma tutto intorno permangono nuvoloni bassi che oscurano la vista delle magnifiche Dolomiti. Matteo ha in mano la borraccia ed è impaziente di darmela, la prendo e lo ringrazio, tolgo le ginocchiere e lascio l’antipioggia che ho usato in griglia per non prendere freddo a Marina, intasco qualche barretta e con grande sorpresa di tutti dichiaro che farò il medio. “Ma non stai bene?” mi chiedono. “No è tutto a posto, ma non mi sto divertendo, tiro il Campolongo e poi porto a casa il medio”. Do un ultimo bacio e via, questa volta si apre il gas, cerco di spingere forte anche se non a tutta, in fondo poi ci sono ancora dodici chilometri di salita del Falzarego-Valparola da fare. Alla fine viene il mio miglior tempo sulla salita del Campolongo e questo mi basta, sarà un caso, ma lungo tutta la salita c’è sempre stato il sole e le temperature erano un poco più calde. Anche la discesa, stavolta senza traffico, è molto più divertente, mi sto quasi pentendo della mia scelta, poi guardo verso i monti della Marmolda e vedo ancora e solo nuvole, al bivio di Cernadoi guardo oltre il bosco in direzione del Giau e vedo ancora nuvoloni grigi, prendo la strada per il passo Falzarego: avevo visto giusto, oggi purtroppo lo spettacolo delle Dolomiti è negato a noi ciclisti, ogni tanto qua e là qualcosa si lascia intravedere, ma poca cosa rispetto alla fatica che facciamo. Per me che il lungo lo ho già fatto nove vol600 Falzate, senza la vista di queste meraviglie, sarebbe solo una fatica inutile: in fondo sono proprio un Cicloturista nel bene e nel male. Inizio la salita, nei primi chilometri c’è ancora il sole e i verdi pascoli, che circondano la striscia di asfalto, pullulano di meravigliosi fiori di montagna: penso ad Alice quante fotografie avrebbe scattato lungo questa strada! Arrivo ai piani di Falzarego di fronte a me i tornanti scavati nella dolomia guardo insù e nuovamente i nuvoloni grigi coprono le Dolomiti, inizio i tornanti, con gli occhi cerco il Valparola e lo ved702 Valpao coperto da una massa grigio scura sembra proprio pioggia. Proseguo nella scalata del Falzarego ormai sono vicino allo scollinamento e la visuale si apre sulla piana del passo: “Ma dove sono il Lagazuoi, la Croda Negra, l’Averau e le Tofane?” Sempre avvolti dalle nuvole ed ogni tanto fanno capolino come giocassero a nascondino. Resta ancora l’ultimo chilometro del Valparola da percorre ed è quello più antipatico pendenza sempre sopra il 10% e niente tornanti per rifiatare.

Mi alzo sui pedali e spingo con regolarità, scollino, bevo e mangio qualcosa. Mi alzo lo scaldacollo sulla bocca, sento che l’aria è tornata fredda (11°C) e inizio la discesa più lunga della MdD. Siamo in pochi in strada in questo momento e si può scendere in tutta tranquillità, dopo pochi chilometri di discesa si abbandona il Veneto per rientrare in val Badia e magicamente torna anche il sole.


Prima dell’arrivo resta un ultimo scoglio (un sapelòt) il Mür dl Giat (300m di ram802 Giatpa in centro a La Villa), già in cima al Valparola avevo sentito che il mio adduttore destro era arrivato al capolinea, dunque che il crampo era in agguato. Con circospezione riprendo a pedalare agile una volta finita la discesa e mi alzo sui pedali per affrontare il gatto. Va tutto bene, niente crampi, riparto, mancano solo tre chilometri ed anche se il crampo è li che spinge ormai sono all’arrivo. Per la prima volta in quindici anni sono i miei famigliari che mi vedono per primi sul rettilineo di arrivo (merito della maglia Cicloturisti!), nel frattempo è arrivata anche Laura (mia sorella) con Marco e il piccolo Riccardo che soggiornavano a Selva. Taglio il traguardo espleto le formalità di fine corsa e mi godo gli sguardi felici e gli abbracci di tutti quanti.

Un’altra Maratona è finita, non è brillata certo per la bellezza dei panorami, ma è pur sempre la MARATONA DLES DOLOMITES. Per noi la vacanza, fortunatamente, non è ancora conclusa e, soprattutto, mi deve riservare ancora una piccola sorpresa. Dopo l’arrivo, un bel bagno caldo ed il pranzo al bar, siamo andati con i bambini  prima a giocare ai gonfiabili e poi nuovamente al parchetto. Alle cinque siamo riusciti a portarli in camera, anche loro svegli dalle sette del mattino erano stremati, anche se avrebbero voluto continuare a giocare. Convinco Matteo a sdraiarsi nel suo letto per riposarsi con la promessa di stare lì con lui a fare la coccola. Mentre mi sdraio gli sussurro: ” Sei stato bravo ad ascoltarmi.” Matteo mi risponde: ” Tu sei bravissimo, papà! Perché hai fatto la gara.” Poi si addormenta.
La mattina di lunedì è giorno di partenza, si chiudono i bagagli, ci si dirige ad Ortisei dove abbiamo appuntamento con mia sorella per un pranzo tutti insieme prima di seWP_20160704_12_54_32_Richpararci per tornare ognuno alla sua quotidianità. Marco e Laura ci propongono un ristorante dove loro sono stati più volte proprio in centro ad Ortisei: Mauriz keller. Devo ammettere che lo stinco di  maialino al forno era sublime come anche il gelato con lamponi caldi alla fiamma! Resta ancora il tempo per un ultima passeggiata sopra le scale mobili verso il parco giochi ed una foto di gruppo della nuova generazione di piccoli Contarelli/Anselmi!WP_20160704_14_51_13_Rich
Alice, Matteo e Riccardo siete il nostro futuro!

Dettagli sul percorso medio: Maratona dles Dolomites (medio)