Passo Maniva tra neve e primule (versante Bagolino)

20 aprile 2019, quest’anno l’inverno è stato clemente con temperature poco rigide, ma soprattutto con scarsità di neve. Questo mi ha concesso di anticipare le tappe ed affrontare le salite prealpine già da fine febbraio. Ora, alla prima occasione utile, sono  pronto per un grande giro. Boom! Oggi è quel giorno! È sempre emozionante dopo la pausa invernale progettare la traccia del primo 3K (3.000m di dislivello). Sono le 5.43 quando la catena della bicicletta si tende sotto la spinta dei miei quadricipiti ed inizia a muovere la mia Lynskey. Il cielo è ancora buio, la direzione sempre quella, verso nord, verso le Alpi. Risalgo le Coste con la strada illuminata solo dal mio nuovo potente faro Trelock. A metà salita il cielo inizia a schiarire lasciando intravedere solo poche nuvole, segno che la giornata sarà limpida. Sul secondo tornante dopo l’abitato di Caino una sfolgorante e luminosa luna piena non si rassegna a calare ad ovest oltre l’orizzonte.

 

Ancora pochi chilometri e sarò in vetta. Il sole è sorto da pochissimo e non posso non immortalarmi con lui. Inizio la discesa, indosso anche la mantellina lunga sopra al gilet antivento, la temperatura è di 5°C, ma so già che scenderà ancora. Prima della piccola risalita di Preseglie mi ritrovo a 1°C, cerco di riscaldarmi un poco in salita. I nuovi guanti leggeri invernali GSG stanno facendo egregiamente il loro dovere. Decido di non togliere la mantellina e proseguo. Scollino, scendo a Barghe, risalgo la valle, Nozza, Vestone, Lavenone e, finalmente, Idro ed il suo lago. La temperatura non cambia, sempre al di sotto di 5°C. Mentre costeggio la sponda di ponente dell’Eridio, il sole si alza oltre il monte Stino, ora irraggia calore favorito dal cielo terso. Mi balena l’idea di fermarmi ad un bar per una colazione. L’unica altra volta che mi successe fu all’inizio del grande giro Dall’Eridio al Sebino e ritorno a tutt’oggi il mio dislivello maggiore durante una pedalata. Dal momento che ho imparato a capire le mie sensazioni, le assecondo e all’uscita del borgo di Anfo mi fermo al bar-trattoria “La Lanterna” posto al bivio della salita per il passo Baremone. “Un latte caldo, una brioche e un caffè lungo, per favore.” mi tolgo la mantellina, i guanti invernali, lì ripongo ordinati nella mia grande borsa sottosella e, con grande calma, mi gusto la mia seconda colazione. Esco dal bar, l’aria è ancora frizzante, il sole è già alto, riparto, mi sento decisamente meglio. Oggi non salirò dal Baremone, una delle mie ascese preferite, ma da Bagolino verso passo Maniva (1.626m). Giunto nei pressi della Rocca d’Anfo, complesso militare fortificato eretto nel secolo XV dalla Repubblica di Venezia, rifletto sul fatto di non averla mai fotografata, nonostante i ripetuti passaggi. ‘This is the day!’ mi fermo e le dedico uno shooting fotografico. Voglio mettere alla prova il mio nuovo Nokia 9 con cinque fotocamere Zeiss che scattano in simultanea su focali diverse. La forte luce del sole, le zone in ombra sotto le montagne, chiaroscuri complessi, vediamo come li saprà rendere.

 

Riparto, sono già felice così, ed il bello deve ancora iniziare. Arrivo a Sant’Antonio, bivio per Bagolino, alla rotonda tengo la sinistra ed affronto la prima parte di salita, quella che scollina all’inizio della valle del Caffaro. Pochi chilometri con pendenze dolci. I panorami verso le valli Giudicarie a nord e sull’Eridio a sud mi costringono ad altre fermate fotografiche.

 

Una volta scollinato si apre di fronte a me lo scenario della valle con la strada per il passo Crocedomini che fa da sfondo, purtroppo la vista spazia anche sulle pinete devastate dalla tempesta di ottobre/novembre. Gli alberi abbattuti a centinaia dalla furia del vento sembrano bastoncini pronti per giocare a Shangai. Riparto con un poco di malinconia.

 

Dopo il ponte sul torrente Caffaro la strada riprende a salire, un lungo rettilineo di quasi 4 km porta all’innesto con l’erta per il Maniva. Questa volta la pendenza è tutt’altro che facile. Tratti più agili al 5/6% si alternano a strappi in doppia cifra. Poco prima del bivio, una bellissima zona parco, dove siamo usi sostare, mi consente il reintegro idrico; già perché nonostante il freddo io sudo tanto e devo stare attento e continuare a bere per non incorrere in bruschi cali. Riparto ed inizio la vera grande scalata di giornata. Il Maniva da Bagolino non è uno scherzo, tant’è che assieme al Baremone, nel nostro gruppo, lo consideriamo la prima vera salita dell’estate.PassoManivaBagolino Quest’anno lo sto affrontando con un mese di anticipo! Si presenta così 10,7km 900m dislivello con pendenza media superiore a 8% ed un chilometro finale sempre sopra 10% con punta di 16%. Una salita lunga ed impegnativa in cui i tratti dove rifiatare bisogna inventarseli perché non ci sono, eccezion fatta per due brevissimi finti falsipiani (si passa dal 10% al 4%). A suo favore, oltre il fascino della salita alpina da grimpeur su una stretta strada di montagna, l’incredibile e vario paesaggio che la circonda. Oggi, sotto questo aspetto, è “la giornata perfetta”: la primavera è già arrivata ed i pascoli che si alternano alla pineta sono traboccanti di fiori (premere HD in basso a destra per vedere il video in alta definizione)

 

La brusca corrente fredda di lunedì ha portato più neve che tutto l’inverno e le montagne sopra i 1.500m sono completamente bianche. Il cielo è blu cobalto, l’aria frizzante rende l’orizzonte trasparente e lo sguardo salendo spazia anche a chilometri di distanza lungo la dorsale dei ghiacciai alpini. Io salgo, né troppo piano, né troppo forte, voglio godermelo questo spettacolare paesaggio a cavallo tra primavera ed inverno.

 

Più volte sfoderò il mio telefono per fotografare “in movimento”, anche il mio Gps Xplova X5 e costretto agli straordinari con il mio pollice che freneticamente lo accende e spegne per dei microfilmati.

 

 

Così facendo arrivo agli ultimi 3km quasi senza accorgermi (non è vero, ma fa “bello” scrivere così). Qui iniziano le piste da sci, la neve inizia a comparire a grandi macchie nei prati ed anche a bordo asfalto nei luoghi in ombra. Sono questi i chilometri più impegnativi, sulla montagna ormai scoperta dal bosco il vento soffia forte e infastidisce la scalata che, dal canto suo, ora non scende più sotto a 10% di pendenza. A mitigare il tutto l’incredibile scenario ormai aperto a 180°.

 

Ci siamo, l’ultimo lungo drittone, pare quasi che il geometra che ha progettato la strada vedendo il passo così vicino (ma la montagna inganna) abbia dimenticato che un paio di tornanti in più avrebbero reso l’ascesa più agevole. Di fronte a me, subito a sinistra del valico, si erge maestoso il Dosso Alto, oggi sarà lui il protagonista del mio shooting fotografico.

 

Io innesto il rapporto più leggero e mi alzo sui pedali, il sole scalda, ma la temperatura quassù è ancora fresca 10/12°C.

 

Sono al passo, scendo dalla bicicletta, giro un poco attorno, a nord la valle del Caffaro e le vette alpine, a sud la val Trompia con il monte Guglielmo nuovamente imbiancato dalla neve. Scatto numerose fotografie in tutte le direzioni, mangio qualcosa, chiudo lo smanicato e rimetto i guanti lunghi per la discesa.

 

Guardo l’ora sono le 10.45, oggi ho chiesto più tempo alla famiglia per il mio giro e non ho l’assillo del tempo. Inizio a scendere, alcuni tratti sono stati riasfaltati di recente, tutto sommato la discesa è in discrete condizioni.

 

Arrivo a San Colombano prima frazione abitata ai piedi del Maniva. Proseguo, la strada è ancora in discesa, ma con una giornata così tersa, il vento termico che risale la valle non può che essere ai suoi massimi. A Bovegno, come ormai mi capita spesso da quando ho riscoperto la Vaghezza, svolto a sinistra e inizio la seconda lunga salita di giornata. Questa stradina comunale porta prima alla frazione di Zigole e poi di Magno entrambi piccoli centri rurali dove il tempo sembra essersi fermato al secolo scorso. La salita è incostante, ma mi accoglie subito con pendenza in doppia cifra lungo l’abitato. In 4 km circa si arriva al comune di Irma, dove in una piccola piazzetta con un fontanone circolare decido di effettuare la mia sosta pranzo. Sono solo le 11.45, ma per me che pedalo da prima delle 6.00 è il momento giusto. Tolgo i gambali e li ripongo assieme ai guanti lunghi nella mia borsa. Ripongo il casco ed il berretto sulla panchina e mi do una sciacquata anche al viso. Mi siedo e mangio due barrette ed un ciucciotto al caffè. Mi ricompongo e riparto. Dopo una brevissima e ripida discesa oltrepasso il torrente Tesolo, che qui forma delle graziose cascatelle e riprendo a salire.VaghezzaDaZigole Ora non si scherza più, per arrivare in vetta ai piani di Vaghezza mancano 6,3 km, la pendenza è spesso in doppia cifra, soprattutto i primi due chilometri che mi aspettano presentano un lungo rettilineo costantemente attorno al 14%. Io salgo corroborato dal pranzo, ma stanco per le ore già passate in sella. Dopo un paio di chilometri sono al bivio di Dosso di Marmentino, potrei semplicemente tenere la strada principale e scendere subito a Tavernole, ma mi perderei lo spettacolo a 360° del punto panoramico sopra lo skilift abbandonato. Quindi proseguo, non curante della fatica, guardandomi attorno mentre guadagno quota ed attraverso un’altra magnifica pineta profumata.

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Arrivo all’ingresso dei piani, la pendenza si fa dolce, un chilometro abbondante di falso piano e sono pronto per l’ultima erta cementata di giornata che mi porta ai 1.200m della cima. Sono poco più di 500m con una punta massima di 14%. Sono nuovamente in mezzo al cielo, ma stavolta la vista può spaziare veramente a 360°, dal monte Guglielmo fino all’opposto monte Baldo che fa capolino sopra i tetti di una cascina. Che meraviglia! I piani di Vaghezza mi hanno conquistato un anno fa ed oggi riescono ancora una volta a stupirmi.

 

Dopo aver mangiato qualcosa riparto, ora sarà tutta discesa fino a casa. Prima lungo i bellissimi tornanti che mi conducono fino a Tavernole, poi lungo la noiosa e trafficata bassa val Trompia. Al solito dopo Ponte Zanano svolto a destra in direzione della frazione di Noboli e scendo la valle lungo strade laterali che attraversano le frazioni di Cailina e San Vigilio. Qui mi tuffo sulla ciclabile del Mella che mi conduce fin quasi sull’uscio di casa senza dovermi preoccupare del traffico veicolare. Quando giungo a destinazione sono da poco passate le 14.00, ho percorso 145km e 3.177m di dislivello portando a casa il primo 3K dell’anno in un giorno che può soltanto essere definito come la “Giornata Perfetta!”

Grazie meteo pazzerello che ci hai donato neve sui fiori primaverili!

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Dettagli tecnici su Strava: Cicloturisti!@ Coste, Passo Maniva, Piani di Vaghezza

Videogallery: Video Integrale 4’22”

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Passo Cavallino della Fobbia mon amour

Sabato 14 aprile alle 6.38, prima che sorga il sole, parto direzione Coste e passo Cavallino della Fobbia da Vobarno. Luci accese quasi fossi un albero di Natale. Le previsioni sembrano essere buone, ma questo 2018 ci ha già riservato parecchie sorprese dalla neve in pianura di Marzo alle ultime copiose piogge. La temperatura è ancora di quelle invernali, 6°C in partenza. Passo Cavallino ed il mio pensiero inizia il suo “stream of consciousness” ancor prima che io inizi a pedalare. Era il 25 aprile del 1997 quando lo scalai per la prima volta e fu subito sofferenza ed amore. All’epoca si calcolava ancora il chilometraggio con il compasso sulla cartina del TCI ed il dislivello per differenza tra la sommità dei passi e le quote dei paesi di fondo valle. Per capire le pendenze ci si affidava al simbolo “>” una freccia meno di 6%, “>>” fino a 11%, “>>>” più di 12% di pendenza, ma quelle della Fobbia non erano indicate, stradina secondaria e poco rilevante. Così, al mio terzo anno ciclistico, dopo aver scalato Lodrino mi trovo davanti la salita dal versante di Vestone; magnifica, ma capii subito che sarebbe stata dura e indimenticabile. Dopo Treviso Bresciano, all’altezza del Santuario della Madonna delle Pertiche, vidi Lei, tutti gli Angeli, gli Arcangeli e i Santi del Paradiso! La mia più colossale crisi di fame, mi fermai, mangiai tutte le merendine che avevo e stetti seduto a riposare sotto il portico della chiesa sperando che gli zuccheri entrassero in circolo per più di venti minuti. Da allora il versante di Vestone ha il mio perenne rispetto. Fu, però, amore immediato, tanto affascinante, varia, spettacolare era quell’erta. Sono già a Nave, tempus fugit, il rimembrar emozioni passate fa scorrere l’orologio a doppia velocità. Codesto è il motivo principale per cui la Fobbia è in assoluto tra le mie salite preferite. Inoltre rappresenta, ogni anno, la prima vera scalata alpina oltre i 1.000m di quota e con lunghezza di gran lunga sopra i dieci chilometri da entrambi i versanti. Scollino le Coste di Sant’Eusebio con tranquillità e mi dirigo verso Vallio, attraverso alcuni tratti della ciclabile ed alle 8.15 in centro a Vobarno svolto a destra in direzione Valdegagna. Inizia finalmente il

Cavallino della Fobbia (13,7km al 6,1%), il fondo valle si distende in direzione nord-est lasciandomi all’ombra per i primi quattro chilometri, la temperatura scende fino a 3°C.

PassoCavallinoFobbia(daVobarno)

Finalmente dopo l’abitato di Degagna il sole inizia a fare capolino da dietro le montagne. Il cielo si rasserena sempre più, guardando verso nord è completamente terso, presagio di una splendida giornata. Dopo sei chilometri si inizia a fare sul serio, due tornanti secchi e ravvicinati, un cavatappi, con pendenza sopra il 12% mi ricordano che l’erta è di quelle toste. Cinquecento metri per rifiatare e si inizia a salire con decisione, da qui la pendenza sarà costantemente in doppia cifra per quasi sette chilometri. Contemporaneamente lo spettacolo della Valdegagna cresce ad ogni metro di altitudine guadagnato. Ormai l’ultimo borgo è vicino, all’ottavo chilometro oltrepasso Eno, da qui fino alla vetta la strada si snoda sul versante occidentale e soleggiato della valle.

Ho superato i 600m di quota la vegetazione iniza a cambiare, i pascoli si alternano ai primi boschi di pini cembri, il sole mi sta scaldando, la temperatura è salita fino a 10°C, ma, confesso, mi sembrano molti di più, l’aria è asciutta, il clima ideale. Dopo il bivio per la scorciatoia per Treviso B. mi devo fermare per scattare alcune foto, il panorama è stupendo e me lo voglio godere appieno.

Continuo a salire e c’è spazio anche per un poco di narcisismo con un paio di autoscatti “on action”, a volte mi piace far finta di essere “uno di quelli forti”.

Sono felice, quasi non sento la fatica, sono così immerso nello splendore di questa giornata finalmente baciata da un caldo sole dopo un interminabile inverno che mi ha dato tanto “ciclisticamente” parlando. Arrivo al passo Cavallino (1.090m), ma non mi fermo, proseguo lungo il “traverso”, un chilometro circa che volgendo a nord collega il valico alla cima Fobbia (1.120m). Solo tre settimane fa l’asfalto era coperto di neve e con l’amico Giorgio ci siamo improvvisati piccoli Omar Di Felice che danzavano sulla neve.

Già perché quest’anno, nel primo sabato (24 marzo) dopo l’equinozio scalammo il passo dal versante di Vestone in una giornata che di primaverile aveva solo il calendario. Temperatura costantemente sotto i 6°C e minima a 0°C lungo tutto il tratto innevato e per il primo tratto di discesa verso Vobarno. Fu un’emozione ed un giro fantastico anche se gelido e ne serbo un vivido ricordo. Passare nuovamente qui, dopo sole tre settimane, in una clamorosa giornata di sole e cielo limpido mi sta regalando grande gioia e divertimento.

Raggiungo la vetta, mi fermo per il consueto e meritato ristoro e scatto alcune didascalie di questo incredibile paesaggio in cui le cime dei monti, ancora abbondantemente innevate, fanno da contrasto ai boschi sottostanti che germogliano verdi e rigogliosi.

È ora di ripartire, ci sono 14°C sono quasi le 11.00 ed il sole irradia calore, decido di scendere senza indossare l’antivento per asciugare più rapidamente la maglia. Scendo piano, mi godo il paesaggio degli alpeggi e delle vallate, mi asciugo e non sento freddo.

Passato Treviso Bresciano opto per la discesa verso Idro, leggermente più lunga di quella per Vestone, ma decisamente più veloce e soprattutto più panoramica. Sapevo che uno dei miei posti preferiti per guardare l’orizzonte oggi non mi avrebbe tradito e ivi giunto mi siedo e mi fermo a meditare un’attimo.

A malavoglia riparto, discesa con sede stradale ampia, ma tortuosa, che invita a pieghe esagerate anche chi, come me, “discesita” non è! Arrivo ad Idro, scatto un paio di istantanee, a pelo d’acqua, a questo meraviglioso specchio azzurro circondato dalle prime vette alpine e chiuso all’orizzonte dal gruppo dolomitico del Brenta.

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Riparto, sono le 11.20 circa, mi mancano una quarantina di chilometri per giungere a casa attraversando la val Sabbia e risalendo nuovamente le Coste. La spettacolare giornata mi ha distratto e nell’osservare luoghi e paesaggi ho perso la cognizione del tempo, rimanendo colpevolmente in ritardo sulla mia tabella di marcia. Ci provo, spingo sui pedali e nonostante le salite arrivo per le 13.00, sinceramente non ci speravo. Sono 105km per quasi 2.000m di dislivello a 22,6km/h di media. Per essere una delle prime uscite lunghe neanche male, ma quello che più importa è che anche oggi il Cavallino della Fobbia si è confermata come una delle erte più belle e difficili da scalare. Una salita che, da vent’anni, mi dona ricordi importanti e che quest’anno per la prima volta si è vestita a festa prima di immacolato bianco candore nevoso e subito dopo di lucente, caldo e rigoglioso verde primaverile.

Passo Cavallino della Fobbia mon amour!

Dettagli tecnici su Strava: Cicloturistiforever!Coste,P.soCavallinoFobbia(Vobarno),Coste🏞️🌺🌷🌱🌲🌳🏵️🌼💐🌻Cicloturistiforever!@Lodrino,PassoCavallinoFobbia,Coste❄️❄️❄️

2018-05-09

Videogallery: Video innevato (3’33”)Video primaverile (3’17”)

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