Colli di San Fermo (da Vigolo, Bratta)

Da quando, un paio d’anni fa, Paolo Savoldelli ha scalato i Colli di San Fermo da Bratta per Bike channel questa salita è balzata agli onori delle cronache ciclistiche. In effetti, da poco, è stata quasi interamente asfaltata rendendola così idonea ai cicloamatori da sempre restii allo sterrato. Io, da più di un anno, l’ho messa nel mirino, ma per strane coincidenze non sono riuscito ancora a farla.

Oggi è il giorno giusto! Partenza, al solito, all’alba. Ore 6.00, Francesco è puntuale sotto casa mia pronto per partire; purtroppo avrà solo un paio d’ore e  mi accompagnerà fino al passo dei tre Termini. Il secondo compagno di viaggio sarà Carlo che mi affiancherà da Iseo in poi.

Questa notte è piovuto, le strada sono ancora bagnate. Dopo Gussago si inizia a salire, prima nel bosco verso Brione, poi, attraversata la frazione di San Giovanni, fino a Polaveno per giungere infine al passo (705m s.l.m.). La salita è suddivisa in due tronconi principali; il primo decisamente più impegnativo di cinque chilometri ci porta a Brione con pendenze spesso in doppia cifra; poi circa quattro chilometri di discesa e falsopiani ci conducono ai tre chilometri finali con pendenza media del 5%.PassoTreTerminiGussago La temperatura è ancora bassa e l’umidità vicina al 100%, non certo le condizioni ideali per iniziare a carburare; quindi decidiamo di tenere un’andatura regolare. In vetta al passo saluto Francesco e mi tuffo in discesa verso Iseo, temo di essere in leggero ritardo, ma l’asfalto ancora umido mi trattiene dal forzare in discesa. Giunto al tornate del ristorante Ginepro, mi si apre la spettacolare vista del lago e delle torbiere. Il forte vento ed il sole che non illumina ancora tutto il lago danno al paesaggio un gioco di colori straordinario ed io non resisto, devo fermarmi a scattare una fotografia!

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Quest’immagine con il cielo terso è il presagio che la giornata sarà spettacolare! Giungo ad Iseo forse con un paio di minuti di ritardo e trovo Carlo pronto ad aspettarmi; il tempo di una barretta e partiamo per attraversare Paratico, Sarnico e immeterci sulla sponda bergamasca del lago. Il vento ci sferza il viso, ma rende i panorami incredibili; così, dopo la galleria, chiedo a Carlo di fermarsi per scattare una foto alle Alpi innevate e al lago increspato dalla forza di Eolo.

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Attraversiamo Tavernola Bergamasca e finalmente iniziamo la lunghissima salita ai Colli di San Fermo, saranno più di diciotto chilometri in totale. I primi 6,6km sono quelli che conducono all’abitato di Vigolo. Una salita frequentatissima dai cicloamatori, anche in inverno, in quanto la sua esposizione al sole fin dalle prime luci dell’alba la rende tiepida anche nelle giornate più rigide. La pendenza non è mai eccessiva, in compenso la vista sul lago e su Montisola è impareggiabile.

Giunti nel borgo di Vigolo ci fermiamo a riempire le borracce alla fontanella del bivio per Parzanica. Da qui la strada sarà inedita per entrambi. ColliSanFermoTavernolaUsciti dall’abitato ci addentriamo nella valle ed il paesaggio cambia repentinamente da lacustre a montano con verdissimi alpeggi tra boschi di abeti e betulle. Anche la pendenza dell’asfalto sotto le nostre ruote muta drasticamente, ora spesso vediamo numeri in doppia cifra. La salita è tutto fuorché costante, dopo i primi 3km intorno al 9% troviamo 2km ‘quasi’ di falsopiano che si insinuano ancor di più nella valle. Attraversato un ponticello sul torrente Valle di Rino le cose cambiano, la strada si impenna davanti a noi, la pendenza si aggira costantemente attorno al 14% per poco meno di un chilometro; sarà solo la prima di una serie di rampe, fortunatamente la strada si addolcisce per un altro chilometro e la vista spettacolare che l’aria limpida ci sa donare ci ripaga ampiamente della fatica.

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Un altro tratto molto impegnativo (13,6%) della lunghezza di poco più di un chilometro ci riporta in vista del lago, dopo un tornante mi fermo per scattare una fotografia a questo panorama mozzafiato e per una volta la foto non sarà solo didascalica, sulla strada sottostante sta passando un ciclista: è Carlo che si era attardato.

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Proseguiamo, siamo ormai sopra quota mille metri e tra poco ci aspetta il primo breve tratto sterrato, sono circa duecento metri completamente pianeggianti. Ora un’altra rampa ci porta all’interno di un bosco di betulle, con lo sguardo cerco uno spiraglio tra la vegetazione perché ho la certezza che la vista da lì dovrà essere incantevole. SFermo11 Infatti ecco che tra due betulle la visuale si apre sull’alto Sebino, sulla val Camonica e sul ghiacciaio dell’Adamello; il forte vento di questa mattina fa la sua parte e dà al panorama una profondità di immagine incredibile! Proseguo qualche centinaio di metri e lo stupore è davvero immenso quando capisco che da quel punto si può vedere a destra un piccolo scorcio del basso lago, a sinistra l’alto lago con Pisogne e la val Camonica separati al centro dalle vette del monte Pendola, di Punta del Bert e del monte Mandolino.

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La strada prosegue con un altro falsopiano che ci sposta sull’opposto versante del crinale, ora la vista è sugli alpeggi dei colli di San Fermo, qualche nuvolone grigio si avvicina ed oscura il sole. Senza la nostra stella sopra i 1.100m si avverte subito l’aria frizzante di montagna. Ancora una piccola rampa sopra al 10% di pendenzaSFermo15 e la salita è finita. Inizia un primo tratto di discesa di circa tre chilometri che ci conduce alla chiesa di San Fermo, ora il panorama si apre verso la val Cavallina. Giunti all’incrocio suggerisco a Carlo di proseguire la discesa, in attesa che ritorni il sole, e di fermarci solo allora per mangiare. Questo versante dei colli di San Fermo è quello più frequentato dai ciclisti e da subito, mentre scendiamo, incontriamo numerosi ciclisti che stanno ultimando la loro salita; sembra un’interminabile processione. Incrociamo anche Sandrino, un nostro compagno di squadra, un vero camoscio, lui sì che va forte in salita, non come noi cicloturisti. Prima di Adrara San Martino mi fermo su un tornante per un paio di istantanee.

Riparto e mi fermo in piazza, il sole è tornato, riempio le borracce e mangio qualcosa, arriva anche Carlo che, pazientemente, attende che io finisca di giocare con le mie fotografie. Giunge anche Sandrino, che terminata la scalata, ha deciso di scendere dallo stesso versante. Ora siamo in tre, vista l’ora tarda, decidiamo di rientrare verso Brescia per la strada più breve e meno trafficata; Villongo, Credaro, ponte sull’Oglio di Castelli Caleppio e attraversamento di tutta la Franciacorta, paesaggio collinare che conclude degnamente con splendide vedute sul lago e sui vigneti il nostro giro. Non c’è tempo per fermarsi a fotografare, ma il nuovo Xplova gps dotato di videocamera integrata mi consente di fare brevi filmati senza fermarmi (video [3’50”]). Giunti a Bornato un campo ricoperto di papaveri ci costringe ad uno stop. Dobbiamo immortalare quella vista che tanto mi ricorda il celebre dipinto ‘Papaveri ad Argenteuil’ di Claude Monet, uno dei miei pittori preferiti.

A Rodengo Saiano salutiamo Sandrino che è arrivato a casa. Dopo il dosso di Santo Stefano saluto Carlo mio odierno compagno di viaggio. Giungo a Brescia con 131km nelle gambe e quasi 2.400m di dislivello; anche oggi estremamente soddisfatto per quello che la bicicletta mi ha saputo regalare; una nuova salita che si inserisce di diritto tra le più suggestive ed impegnative che ho avuto l’onore di scalare.

 

Dettagli tecnici su Strava: Cicloturisti!@P.soTreTermini,ColliSanFermo(daBratta)

Guarda lo spettacolare video dalla ‘on board camera’ su YouTube: video (3min50sec)

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