Dagli Appennini a Portofino (and back)

Sono trascorsi quattordici giorni da quando, scesi dal monte Lesima, ci trovammo di fronte il bivio della statale ss45. A sinistra la freccia per Piacenza, a destra per Genova. Fu così che proferii le fatidiche parole: “Beh, Genova non è poi così lontana. Caffè a Portofino?”. Suscitai ilarità nei miei compagni di avventura, ma un malefico tarlo si insinuò nella mia testa. Nei giorni seguenti studiai il percorso nei minimi dettagli (ormai ho una reputazione da difendere) e quando fui pronto condivisi l’itinerario con Rick. Centosessanta chilometri ed un dislivello di duemilaottocento metri recitava il mio navigatore Xplova X5. La reazione fu: “Ma vuoi farlo adesso? Ormai è autunno inoltrato.” Risposi: “Sì, sfruttiamo l’ultima bolla di alta pressione che ci sta regalando inquinamento e giornate miti”.

È sabato 14 ottobre, alle 5.45 partiamo, direzione ancora una volta val Trebbia, località Ottone, dove si unirà a noi il grande Giorgio (quello de I sette borghi di Valvestino) partito da Chiari. Passato Bobbio ci insinuiamo in quella parte di val Trebbia che due settimane addietro evitammo per affrontare un’ultima salita panoramica. Il Trebbia qui forma un canyon spettacolare che, con la fioca luce dell’alba, appare ancor più spettrale nelle sue rocce bigie e cineree. All’improvviso, dopo un tornante, ecco di fronte a noi lui, il monte Lesima, colui dal quale è scaturita questa avventura. Io accosto la Mog-mobile. Rick, dopo un primo istante di perplessità, capisce il perché. Scendo, telefono alla mano ed il mio nuovissimo Nokia 8 scatta la prima immagine di giornata. È giusto che sia questa, il Lesima, da qui inizia ufficialmente questo nuovo itinerario che promette già di essere indimenticabile.

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Ad Ottone arriviamo con un’attimo di ritardo, Giorgio è già pronto. Entriamo nel bar per un caffè e per un giro in ‘ufficio’. Mentre prepariamo le biciclette amletici dubbi assalgono il povero Rick. Io sono vestito con giacca Mossa (vedi Inversione termica, skyline e promesse mantenute) e gambali felpati. Giorgio, quello degli ‘early morning’ alle 4.50 infrasettimanali, con maglia manica corta, manicotti e gilet antivento. Invernale o estivo? Avere freddo ora o soffocare a Portofino? Alla fine la scelta cade su giacca e guanti lunghi. Si parte, il termometro segna 1°C, resterà così per i primi venti chilometri in val Trebbia. Io e Rick abbiamo mignoli e anulari congelati, Giorgio continua a ripetere che in seguito avremo molto caldo. Sì, ma in seguito! Fortunatamente a Montebruno inizia la salita che porta a Barbagelata. BarbagelataPrima erta di giornata, 7,5km, di cui i primi 5km costantemente attorno a 8/10%, poi uno strappo di 500m tra 10/12% ed infine gli ultimi 2km con dolci pendenze per giungere in mezzo all’abitato di Barbagelata. La salita si sviluppa quasi interamente in un fiabesco bosco di castagni dagli accesi colori autunnali. Sin da subito mi stacco dai miei compagni decisamente più veloci di me; mi godo il paesaggio, ammiro la natura, cogito su come trasformare queste emozioni in parole e percepisco l’aria scaldarsi dolcemente mentre io scalo la montagna (in vetta oltre i mille metri s.l.m. ci saranno già 13°C). Oltrepasso il piccolo abitato di Costa Finale, pare disabitato, ma non lo è;pfin02 incrocio un’anziano passante ci salutiamo con complicità, quella di chi sa apprezzare le prime ore del mattino. Sono nel tratto più pedalabile, mi guardo attorno, cerco di capire se dietro di me si vede il Lesima per un’ultima occhiata prima di scavalcare il crinale e gettarmi nella lunga discesa verso la riviera ligure. Non lo vedo; scopro, invece, che sono giunto a Barbagelata. Ad accogliermi, un grosso cane bianco, che a discapito della taglia suscita tenerezza. Mi annusa, intanto che appoggio la bici al muretto per scattare un’inusuale fotografia a due pupazzi di legno posti a fianco della piccola chiesetta.pfin04 Riparto, i miei amici mi stanno aspettando poco più avanti, sul crinale, riscaldati dal primo sole mattutino, i gradi ora sono 17°C! Giorgio è il nostro Cicerone di giornata, già, perché scopriamo che sua mamma è di origine ligure e proprio di queste zone. Egli queste strade le conosce come io conosco le stradine della gardesana bresciana. Mangiamo qualcosa e iniziamo la discesa; il passo, quello vero, è qualche chilometro più a valle (passo della Scoglina) e separa la val d’Aveto dalla val Fontanabuona. Quasi venti chilometri di discesa, dapprima esposta al sole, in seguito, oltrepassato Favale di Malvaro, nuovamente all’ombra delle vette appenniniche circostanti; lo percepiamo dalla temperatura ridiscesa a 12°C. Sarà l’ultimo fresco di giornata. Giungiamo a Cicagna e ci innestiamo sulla più trafficata provinciale che porta a Chiavari, ma la abbandoniamo dopo soli tre chilometri. Siamo Cicloturisti! Quindi per giungere a Rapallo abbiamo scelto la strada più ostica e assieme panoramica, quella che sale al passo della Crocetta (599m). PassoCrocettaSalita non lunghissima, circa 6km con pendenza media vicina a 9% e punte di 15% dopo 4,5km. Una salita a cui portare rispetto. Come in precedenza, resto solo fin dal primo chilometro, i miei amici hanno decisamente un’altra gamba, soprattutto Giorgio, che mi svelerà in seguito Rick, pareva non far mai fatica. Preferisco salire al mio ritmo, senza assilli, il giro odierno sarà veramente lungo. Nel frattempo mi gongolo nuovamente all’ombra dei castagni che pare oggi non ci vogliano proprio abbandonare. Giunto sulla sommità, trovo uno spettacolo increscioso; è Rick a torso nudo, madido di sudore, che sta per indossare la giacca al rovescio. Sostiene che, così facendo, si asciugherà più velocemente l’interno. Avrei le foto a testimonianza dell’insolito gesto, ma per pudore non le pubblico. Iniziamo la discesa verso Rapallo attraversando il borgo di San Maurizio. Reti verdi e arancio ricoprono, come morbidi tappeti, gli uliveti collinari, in attesa che i ‘battitori’ dei contadini le inondino di succose olive. A metà discesa sono costretto a fermarmi, anche se c’è un poco di foschia, devo immortalare il golfo del Tigullio dall’alto. Avevo lasciato in silenzioso il telefono e Marina mi aveva chiamato.

La richiamo, sospettando che non avesse trovato la cartella con le foto dei compiti di Alice nel computer. Così era, ma, per fortuna, poi l’aveva trovata. Mi chiede com’è il tempo. “C’è il sole, fa caldo, stiamo scendendo a Rapallo.” rispondo io. “Beati voi!” sospira lei con un pizzico di invidia. Riparto, nel frattempo, il premuroso Rick stava risalendo non vedendomi più arrivare. Gli spiego l’accaduto mentre scendiamo a valle. Rapallo, sono le 11.40, il traffico in città è abbastanza intenso, la nostra guida Giorgio, ci conduce attraverso il centro ed il lungomare dirigendoci poi a Santa Margherita Ligure. Ormai siamo in vista dell’obiettivo. Portofino stiamo arrivando! Attraversiamo prima il piccolo golfo di Paraggi, una vera perla, io lo preferisco, più raccolto, intimo quasi timido rispetto alla più blasonata Portofino. L’acqua è cristallina, tutte le sfumature del blu degradano dal mare aperto verso riva. Si passa dal blu zaffiro, al blu cobalto, attraverso il verde smeraldo, per arrivare all’acquamarina a pochi metri dalla riva. Già guardandola dall’alto vien voglia di immergersi, i gradi ora sono 23°C, qualcuno il bagno lo sta facendo veramente, beato lui!

Noi ci rimettiamo in sella, ma non per molto, girato l’angolo la vista di Portofino, del suo piccolo golfo, i riflessi del mare e di un pino marittimo che sale in diagonale verso il cielo ci bloccano immanentemente. Quel pino sembra sia cresciuto così per farsi scattare le fotografie dai turisti. Io, ovviamente, mi fermo e rubo un’istantanea dell’affascinante luogo.

Finalmente arriviamo all’inizio dell’area pedonale, sono gli ultimi cento metri che ci separano dalla riva del porto. Io e Giorgio scendiamo dalla ‘specialissima’ e camminiamo tra i negozi, Rick si ricompone prima di raggiungerci. Giungiamo nella piazza, prontamente due vigili ci apostrofano gentilmente: “Le biciclette non sono ammesse neanche condotte a mano!”. Ci scusiamo, avevamo visto il divieto, ma non letto la postilla ‘anche condotte a mano’ essendo usi ai nostri lungolaghi dove a mano si può. Oramai siamo lì, scattiamo le fotografie e mesti torniamo indietro.

Rick, vedendo la scena da lontano, era già tornato all’ingresso del tratto pedonale. Niente caffè a Portofino! Città poco ‘bike-friendly’. Torniamo a Santa, così la chiama Giorgio, ci fermiamo in un bar sulla grande rotonda del lungomare. Caffè e focaccia all’aperto, il termometro segna 25°C.

Un rapido giro ai servizi per indossare l’intimo asciutto e la maglia manica corta che mi ero portato nella preziosa borsa sottosella da 2l e sono pronto per ripartire. Rick ha ancora fame, ci suggerisce di aspettarlo in piazza facendo fotografie mentre cerca un panificio aperto per acquistare dell’altra focaccia ligure. Si chiama ottimizzazione dei tempi! Noi, ubbidienti, eseguiamo; la piazza è molto bella ed il sole dietro ai campanili della chiesa di Santa Margherita le dona una lucentezza ed un calore estivo.

Ritorna Rick, ci abbuffiamo, ripartiamo, prossima meta Chiavari, da dove abbandoneremo il mar ligure per inoltrarci nuovamente nei boschi appenninici. Per farlo dobbiamo superare la dolce salita di Monte Cucco che parte nei pressi delle scogliere di Zoagli, sono solo 3,4km con un pendenza media costantemente tra 4% e 5%. MonteCuccoNon sarebbe impegnativa, se non fosse che la digestione delle focacce liguri necessita di tempo ed energia dedicata allo stomaco. Scolliniamo, davanti a noi una discesa pressoché diritta che porta a Chiavari, ci fermiamo un’istante ad ammirare la riviera; malgrado la foschia si distinguono chiaramente anche Lavagna e più ad est Sestri Levante con il caratteristico promontorio detto “l’isola”.

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Giungiamo in picchiata in città, seguiamo Giorgio mentre si districa nelle vie centrali come fossero quelle di casa sua. Abbandoniamo il mare, ci dirigiamo a nord, nella valle Sturla. Fino a Borzonasca la strada è pressoché piatta, in 17km guadagnamo soltanto 150m. Io inizio ad accusare il colpo. No, non è una crisi di fame, ho mangiato zuccheri ad ogni ora, neanche di sete tre borracce da 750ml in meno di sei ore. In realtà questa notte ho dormito poco e male a causa di Matteo, ma si sa essere padri ha qualche contro indicazione. Ho sonno, il mio cuore ha sonno, vuole riposarsi, a nulla valgono i miei tentativi di sollecitarlo. Non il presupposto migliore per affrontare la salita del passo della Forcella. Fortunatamente l’ascesa è di quelle facili, 16km con pendenze molto regolari attorno a 4-6%. Subito fuori dall’abitato di Borzonasca ci attende un lungo rettilineo con la roccia grigiastra esposta a sud, qui il caldo si fa sentire, leggerò poi sul gps che sarà la temperatura più alta di giornata 27°C. Io arranco, nonostante la pendenza ridicola non raggiungo i 15 km/h. Gli altri due, a maggior ragione stavolta, si sono già involati verso il passo. PassoForcellaIl paesaggio è meraviglioso, dopo il primo tratto tra i campi collinari, si entra nuovamente nel castagneto, sembra di stare in una galleria tutta gialla. Cerco di vincere il sonno guardandomi intorno; convincendomi che questa lentezza nel procedere mi da più tempo per fissare nella mente il ricordo di questi luoghi, ma sbadiglio ad ogni minuto. Provo a bere caffè liquido (zuccheri a rilascio graduale con aggiunta di caffeina), la situazione non migliora, a metà salita ingurgito un’energia rapida, l’effetto è scarso. Guardo i battiti, sono tra 110 e 120! È vero che sono bradicardico, ma, sotto lo sforzo di una salita, queste pulsazioni sono veramente poche. La salita sembra non finire mai e dentro di me si crea un po’ di rabbia al pensiero di poter rovinare questa splendida giornata. Penso sicuramente Rick dovrà guidare al ritorno, ma ora bisogna arrivare in vetta.  Mi trascino, tra uno sbadiglio e l’altro, fino alla Forcella da cui la vista è splendida. Super-selfie di rito per l’intrepido trio.

Prima di ripartire, faccio presente che ho assoluto bisogno di bere, ho esaurito entrambe le borracce che avevamo rabboccato a Santa. Giorgio ci rassicura in sei chilometri saremo a Cabanne, borgo della val d’Aveto, se non avremo ancora incontrato una fontana ci fermeremo ad un bar. Così avviene, entriamo nel bar, un bicchiere di coca alla spina per me e Rick, la sorseggio lentamente quasi fosse una medicina. Rabbocchiamo le borracce, un ultimo caffè liquido e siamo pronti per l’ultima erta di giornata. Passo del Fregarolo, 6km con pendenza media 6%, ma i primi 1,5km sono pressoché piatti, questo significa che nei restanti 4,5km saremo spesso con pendenza tra 9% e 11%. PassoFregarolaNon esattamente la salita che vorrei scalare per raggiungere l’automobile in queste condizioni. Giunto al primo tornante il clivo si fa aspro, mi alzo sui pedali e spingo. Sto, nuovamente, entrando in un bosco di castagni. L’ora è ormai tarda. Sono le quattro, il sole basso sull’orizzonte dona ancor più colore alle foglie autunnali. La montagna si accende di rosso, arancione, giallo anche il verde delle conifere è più intenso. Un chilometro più avanti Giorgio mi aspetta per fotografarmi ed incitarmi.

Poco più avanti, troviamo Rick che si è fermato a raccogliere un grosso e corto bastone da una fascina e lo tiene di traverso sul manubrio. È più di un chilometro che un grosso cane lo insegue abbaiando. Dice Rick: “Proteggerà anche la sua proprietà, ma, per non sbagliare, io mi attrezzo”, fortunatamente ancora qualche centinaio di metri e ci abbandona, abbiamo lasciato il suo podere. Rick mi rassicura: “Nessun problema, se non stai bene vado io all’auto e torno a prenderti”. Ribatto: “In un modo o nell’altro in cima arrivo in bici!”. “Brao Mog!” chiosa infine lui. Continuiamo a chiacchierare. Passa forse un minuto, penso al mio sonno, è somparso, non che sia in splendida forma, ma non sbadiglio più. Mi alzo sui pedali il cuore sale! Urlo: “Mi è passato il sonno!”. Girogio: “Ce ne siamo accorti!” Rick chiosa: “Il Mog o sta in silenzio totale o chiacchiera a manetta, non so cosa è meglio”. Sono un essere semplice modalità ON/OFF, praticamente un sistema binario! Ce la ridiamo e giungiamo al passo quasi senza fatica. In assoluto la salita più bella affrontata oggi, forse perché il sole che si appresta a tramontare ha reso i colori ancor più vivi.

Ultimo selfie di giornata, un’occhiata al gps ed esclamo: “Passati i 3.000m di dislivello!”. Ci gettiamo in discesa ed in breve tempo siamo a Loco, dove ci innestiamo sulla statale ss45 in direzione Ottone. Mancano poco più di 11km, Giorgio è davanti, si abbassa sul manubrio ed inizia a ‘stantuffare’, 40km/h, poi 45km/h, in poco più di un quarto d’ora siamo ad Ottone. Avevo guardato la mia velocità media a fine discesa 20,2km/h ora segna 21 km/h. Grazie Giorgio! Prima di scendere dalle bici ci complimentiamo tutti e tre. Forse il più felice di tutti oggi sono io; quando passi una crisi, che sia di sonno, fame o sete, quello che viene dopo ha sempre un sapore di grande conquista. Alla fine guido io! Durante il tragitto ripercorriamo ogni istante di questa splendida gita: 160km e 3.085m di dislivello in ottobre inoltrato, roba da giro estivo!

Grazie Giorgio che ci hai fatto da Cicerone, ma soprattutto grazie Moglie ed Agnoli che anche stavolta avete deciso di non divorziare!

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Dettagli tecnici su Strava: Cicloturisti!@CaffèAPortofino

Videogallery: coming soon…

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Dalle Alpi alla Riviera (Campo Cecina, Lerici)

Sono le sei di sabato 8 aprile quando giro la chiave di accensione dell’automobile, oggi andiamo in trasferta. Io, Rick e Max abbiamo deciso di affrontare la salita di Campo Cecina sulle Alpi Apuane, ora che la primavera è finalmente arrivata. Passo a prenderli sotto le loro abitazioni. È la prima volta che io e Max ci troviamo ‘vis à vis’, conosciamo le nostre storie ciclistiche dai social e qualche informazione dall’amico comune Rick. Con Max c’è subito sintonia e le due ore di autostrada per arrivare ad Aulla passanoIMG-20170408-WA0079 rapidamente. Scarichiamo le biciclette e alle 9.10 siamo pronti per partire. La temperatura è attorno ai 13°C ed il sole inizia a riscaldare, io e Max optiamo per la giacca  Mossa. Sono leggermente influenzato e un po’ preoccupato per il giro. Dopo pochi chilometri lasciamo la statale svoltando a destra su una strada laterale che pare quasi un accesso carraio. Oggi il nostro Caronte è Rick che è sceso in perlustrazione l’estate scorsa ed ha creato quest’escursione. Entriamo nella campagna prima e nel bosco poi. La strada ci porta a Ponzanello, un abitato minuscolo arroccato su un crinale a metà della salita verso la località Foce.

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Le salite di questa zona sono sempre molto incostanti, subito un paio di corti strappetti a 11%, poi 3km con pendenze regolari tra 6% e 9%, poco prima di entrare nel borgo la strada si inasprisce con punte di 15% e una media Ponzanelloabbondantemente sopra il 10% per un chilometro, poi si prosegue a strappi fino alla vetta. Scolliniamo e proseguiamo sul crinale della montagna, da qui si dovrebbe vedere già il mare, ma la giornata è molto fosca e lo si intravede appena. Ora ci attendono una decina di chilometri su e giù per il crinale in attesa di arrivare al bivio per la nostra salita di giornata. Eccolo il cartello che indica Campo Cecina a sinistra. Svoltiamo e ci addentriamo nel bosco. Sin da subito ci rendiamo conto che Rick aveva pienamente ragione, sarà una bellissima scalata. Dieci chilometri scarsi di salita con pendenza media al 6%, molto regolari con alcuni tratti in falsopiano e mai sopra al 10%. L’ideale per godersi il panorama mentre si pedala. CampoCecinaLa caratteristica più originale, che notiamo fin da subito, è lo snodarsi della strada sul crinale dei monti spostandosi continuamente dal versante sud-ovest, soleggiato e tiepido, al versante nord-est, ombroso e fresco. Ne consegue che anche il panorama è talvolta sulle colline dell’entroterra, talaltra sulla foschia marina e sulle prime cave di marmo.

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Decidiamo di rimandare le fotografie a dopo. Dovremo, infatti, ridiscendere ancora da qui, in quanto, questa è una salita ‘cieca’. Procediamo uniti, parlottando, godendoci il paesaggio e la compagnia, proprio come dei veri cicloturisti. Da metà salita in su si inizia a vedere la montagna scavata dall’uomo per estrarre il marmo. Arrivati nel piazzale di Campo Cecina a 1.320mt ci sfoghiamo con ripetuti scatti all’immenso panorama e a noi stessi. Qui mi rendo conto che Max è ancor più preso dal raptus fotografico del sottoscritto. Povero Rick ne avrà da sopportare di soste tecniche con due pazzi come noi!

Ripartiamo e ci addentriamo verso il rifugio, un chilometro soltanto e siamo arrivati, tutto ancora chiuso, Max scatta innumerevoli fotografie agli oggetti in marmo che si trovano nel parco. Indossiamo l’antivento e partiamo per la discesa, durante la quale ci fermiamo spesso per immortalare il paesaggio e per prolungare la nostra visita a questo luogo assieme così meraviglioso e particolare. Ora Rick ha previsto di dirigerci verso Ameglia, borgo ligure arroccato sull’estuario del fiume Magra. Per farlo attraversiamo Fosdinovo, antica cittadina medioevale per secoli marchesato della famiglia dei Malaspina e successivamente annesso al ducato di Modena dal congresso di Vienna del 1815. Purtroppo il tempo è tiranno e dobbiamo accontentarci di fotografarlo da fuori le mura.

Finita la discesa ci inseriamo sulla statale Aurelia, ma solo per pochi chilometri. Svoltiamo a destra oltrepassiamo il fiume Magra e siamo diAmeglia fronte alla nostra seconda meta. La salita che porta ad Ameglia e successivamente prosegue fino a Montemarcello è anch’essa di modesta difficoltà circa 5km con pendenze mai sopra il 7%. Dopo poco più di due chilometri entriamo in Ameglia. Un cartello indica il centro e il punto panoramico a sinistra, ma solo per i pedoni. Lo seguiamo, ci ritroviamo in stretti viottoli che conducono alla piccola piazzetta in cui sorge la chiesa parrocchiale di San Vincenzo.

Da qui la vista verso le Alpi Apuane è eccezionale e l’alzarsi della foschia mattutina rende il tutto ancora più incantevole. Osserviamo il viottolo che sale a lunghi gradini passando sotto le case, ci guardiamo negli occhi e… Bici in spalla! Saliamo fino alla piazza della grande torre medioevale del XIII secolo. Siamo o no dei Cicloturisti!

Ci guardiamo e sorridiamo, vestiti e attrezzati per una granfondo ci comportiamo come dei turisti in bicicletta che vagano per le vie del centro. Finalmente usciamo da questo dedalo di vie e ci dirigiamo verso Montemarcello, frazione più alta del comune di Ameglia da cui si gode una ragguardevole vista sul mar Ligure. Sono le 14.20 quando entriamo nel borgo alla ricerca di una locanda dove rifocillarci. Ne troviamo una con un bel terrazzo, chiediamo se la cucina è ancora aperta e ci accomodiamo. Cosa mangiamo?

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Beh, dato il luogo, la scelta per tutti non può che essere ‘testaroli al pesto’. Ottimi, squisiti, li divoriamo, un caffè e via che si parte verso la più scontata delle destinazioni, Lerici. Già perché l’idea è proprio questa: dalle Alpi al mare. La temperatura si è decisamente alzata, il sole scalda; anch’io, passato il momento di difficoltà influenzale a Campo Cecina, mi sfilo i gambali e levo lo ‘scaldacollo’. Sarà l’effetto taumaturgico del mare!?! La dolce discesa che ci porta a Lerici è un’incanto, un susseguirsi di curve che consente di ammirare la costa ed i piccoli golfi sottostanti, il profumo della macchia mediterranea che si risveglia dopo l’inverno.

Inizia la discesa che ci porta in centro a Lerici ed il traffico automobilistico, sino ad ora quasi inesistente, si intensifica. Arriviamo sul lungomare proprio di fronte al porto, ci sediamo sui gradini e prendiamo il sole. L’aria è calda e profuma di salsedine, un anticipo dell’estate che verrà. Penso: stamattina ero a Brescia a 7°C e due ore fa a 1.320mt nelle Alpi Apuane, ora sono al sole di fronte al mare. Che giornata indimenticabile!

È il momento di ripartire, percorriamo tutto il lungomare, scattiamo le ultime istantanee di giornata e risaliamo verso Pugliola, da qui ci gettiamo a capofitto nella corta discesa verso Sarzana. Prendiamo la statale per il passo della Cisa che ci condurrà dritti ad Aulla. Sono gli ultimi venti chilometri e do fondo a tutte le mie energie. Con due triatleti al mio fianco questo può solo significare, cronometro a squadre, cambi regolari, pestare forte sui pedali. Alla fine Strava dirà 35km/h di media controvento in leggerissima salita. A fine giro con 2.000mt di dislivello nelle gambe, non è male. Resta il tempo per un’ultima volata sullo strappo che conduce alla nuova stazione ferroviaria di Aulla. Scopro così che il mio nuovo amico Max è un vero ‘competitivo’, bene così! Cicloturisti competitivi, questo è quello che ci piace essere. Arrivati all’autovettura un ultimo selfie a memoria della splendida giornata passata insieme (le facce scanzonate lo dimostrano!).

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Sono 108km per 2.180mt di dislivello, nulla di speciale dal punto di vista sportivo, incredibilmente ricco in quanto a luoghi e paesaggi, ma  soprattutto con una nuova amicizia.

Grazie Max e Rick!

P.s: Grazie a Max e Rick per le fotografie, le mie sono andate quasi tutte bruciate sulla mia scheda SD 😦

Dettagli tecnici su Strava: Cicloturisti!@CampoCecina,Lerici

Planimetria:

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