Monte Baldo e giro del Garda

Sono le 5.54 di sabato 8 settembre quando parto da Polpenazze per una nuova inedita salita, il rifugio Graziani sul monte Baldo salendo da Mori. Questa volta la traccia è già impostata sul mio gps; si tratta solo di seguirla e di confermare la bontà del tracciato scelto. Giusto il tempo di partire e l’irresistibile fascino della luna prima dell’alba mi costringe ad una repentina fermata.

Uno spicchio di luna è illuminato dal sole, ma il cielo limpido fa sì che il riflesso luminoso che la terra produce su di lei ne definisca tutta la circonferenza con un nitido anello. Spettacolo di rara bellezza che la fotocamera di un cellulare non riesce a cogliere appieno. Dentro di me penso che questo sia il segno premonitore di un giro solitario indimenticabile. Scendo le Zette verso Salò e mi affaccio al mio lungolago appena rischiarato dai bagliori solari alle spalle del Baldo. Lo osservo e penso: “Tra qualche ora sarò lì a percorrere il tuo crinale!”

Riparto e proseguo spedito verso Riva del Garda, cerco di tenere un ritmo regolare senza mai affaticarmi in modo da giungervi il prima possibile, ma abbastanza riposato. Dopo la consueta deviazione di Gargnano per evitare la prima stretta galleria mi reimmetto sulla statale, qui incontro un tirolese di Brunico che scopro sta andando ad affrontare la temibile Punta Veleno; già mi è simpatico! Discorriamo di itinerari e luoghi da visitare in bicicletta e, dopo aver attraversato la fantastica ciclabile di Limone, ci ritroviamo all’ingresso di Riva d/G. Lo saluto, per me è giunto il momento della prima sosta, sono appena passate le otto del mattino e faccio la mia prima colazione a base di barrette e fruttini.

Riparto, arrivo a Torbole, proseguo in direzione sud qualche centinaio di metri giusto per scattare un paio di istantanee didascaliche al monte Brione e al tunnel che porta l’acqua dell’Adige nel lago di Garda.

Ritornato sui miei passi seguo le indicazioni della ciclabile Torbole/Nago – Rovereto. Mi intrufolo nei vicoli acciottolati di Torbole e salgo con pendenza massima di 15% verso Nago.Su un curvone leggo la scritta “punto panoramico” che invita a salire alcune decine di gradini per giungere sulla sommità di uno sperone roccioso. Non esito, bici in spalla, salgo i gradini, arrivato in cima mi si offre uno splendido panorama di tutto l’alto lago, mi fermo contemplo e fotografo.

Ripenso al segno premonitore. Ritorno sulla rotta e salgo un lungo rettilineo al 12% con vista notevole sulla piana di Arco, alla fine del quale la strada si immette sulla statale per Rovereto, ma io inseguo i segnali della ciclabile e svolto a destra in centro a Nago. All’uscita del borgo la segnaletica mi porta in mezzo ai vigneti, si sale ancora un poco prima della dolce discesa verso Rovereto. Praticamente la ciclabile e costituita dalle strette stradine asfaltate dei vigneti collegate tra loro da veri e propri tratti di ciclabile costruita ad hoc.

Scopro che molti ciclisti in bici da corsa la percorrono per raggiungere il lago, in effetti data la difficoltà altimetrica del tracciato (da 65m si sale a 260m) non è esattamente idonea alle passeggiate con bambini piccoli. Anche questa deviazione si è rivelata una scelta vincente: zero traffico e paesaggio stupendo. Giungo alla periferia di Mori e svolto bruscamente a sinistra come indica il mio gps. Avevo trovato una strada alternativa per affrontare i primi chilometri che conducono a Brentonico in modo da evitare la provinciale sp3 che sale da Mori. Da qui il computer dice che mancano 20,5km ai 1.617m del rifugio Graziani. Il primo chilometro e mezzo sale lungo la montagna con pendenza tra 7% e 10%, arrivo nella frazione di Sano e capisco che dovrò faticare parecchio, il pendio del monte di fronte a me è completamente terrazzato a vigne, la strada che esce dal paese sale dritta come un fuso in mezzo ad esse.

Sono quasi 800m con pendenza media da Punta Veleno, il ciclo-computer segna più di 20% di inclinazione più di una volta e non scende mai sotto 15%.

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Su una curva più larga, intravedo lo spazio per fermarmi e poter ripartire, voglio immortalare questa strada e questo splendido paesaggio.

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Fortunatamente, da qui in poi, le pendenze della strada alternativa non saranno più così cattive, comunque quasi sempre attorno a 10%. Mi ricollego alla strada secondaria e poi alla sp3 proprio in procinto di entrare nel centro di Brentonico. Un piccolo saliscendi in paese mi consente di rifiatare un poco ed un incoraggiante cartello all’uscita del borgo con la scritta “pendenza 16%” mi fa subito ricordare che la salita al Graziani è nota per non essere una cosa semplice, bisogna conquistarsela! La strada è molto larga, in inverno è utilizzata per portare le autovetture degli sciatori a San Valentino dove ci sono i primi impianti, d’estate è preda delle automobili degli escursionisti che salgono al monte Altissimo e di un orda indescrivibile di motociclisti, soprattutto tedeschi. Forse sono più infastidito dal rombo dei motori che affaticato dalla salita che, comunque, continua a regalarmi splendidi panorami su Rovereto e sulla Vallagarina. Su un ampio tornante mi fermo all’ombra di alcune piante per fotografare il Baldo dal basso ed osservare la strada che devo ancora percorrere.

Ho percorso circa 8km di salita ed ho passato quota 800m da poco, la salita è ancora lunga. Riparto oltrepasso la piccola frazione di S.Giacomo, che scopro essere meta per lo sci di fondo, affronto una piccola discesa che mi fa perdere quasi cinquanta metri di quota, e riprendo a salire, d’ora in poi non ci saranno più tratti in contro pendenza per rifiatare.

Arrivo a S.Valentino e dopo l’innesto con la provinciale sp208 che sale da Avio la strada diventa stretta e si addentra in uno splendido faggeto. Ci siamo! Inizia la salita vera quella dai profumi e dalle viste di montagna. Alla fine del bosco la lingua di asfalto si fa largo scavando il suo percorso nella roccia, la similitudine con il tratto di gardesana che sale a Tignale mi viene spontanea. Mi fermo ancora per immortalare questo luogo di rara bellezza.

Riparto ormai ho oltrepassato i 1.200m e la vista si apre sugli alpeggi, sul monte Altissimo (2.078m), sulla cima Valdritta (2.218m) e su punta Telegrafo (2.200m), entrambe già attorniate dalle nuvole.

Una serie di tornanti mi portano al rifugio, la pendenza negli ultimi chilometri è sempre rimasta tra 7% e 10% a conferma che questa salita di venti chilometri è veramente tosta.

RifGrazianiDaSano

Mi fermo davanti al rifugio giusto il tempo di qualche istantanea e di bere un “ciucciotto”.

Voglio arrivare il prima possibile alla bocca di Navene per poi scollinare il valico sotto a cima Valdritta. Conosco bene il Baldo (catena montuosa di origine vulcanica) la sua forma e, soprattutto, l’essere l’unico isolato rilievo sopra i 2.200m nella zona lo rendono un parafulmine eccezionale. Anche nelle giornate più terse durante la mattina l’umidità si accumula sopra le sue vette per creare temibili nuvoloni neri che dopo mezzogiorno possono dare luogo a temporali in quota. Arrivo a bocca di Navene, fotografo e mi gusto il panorama su Limone, sull’altopiano di Tremosine, sul monte Tremalzo e purtroppo distinguo perfettamente la macchia rosso bruna dell’incendio di due settimane fa in val di Bondo.

L’aria è frizzante sono sceso a quota 1.420m e devo risalire oltre i milleseicento metri in poco meno di quattro chilometri, preferisco ripartire subito e restare caldo, ma sarebbe stato fantastico soffermarsi a mangiare un panino proprio lì, al rifugio di bocca Navene, contemplando il lago. La strada sale dolcemente dapprima immersa nel bosco e poi sugli alpeggi assolati. Mandrie di mucche al pascolo, impreziosiscono il paesaggio, già di per sé incantevole, e allietano con il suono dei loro campanacci le mie orecchie. Io attraverso, mi fermo, osservo, fotografo, respiro e annuso il profumo di monte.

Il crinale e gli alpeggi del Baldo sono un vero spettacolo della natura è la tersa giornata settembrina li sta valorizzando appieno. Manca un chilometro al valico e la strada ricomincia ad incattivirsi sotto le mie ruote, la pendenza torna sopra il 10% con punta del 15% per poco più di cinquecento metri.

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È l’ultimo vero sforzo, poi sarà un infinita discesa fino a Peschiera d/G. Scollino, mi fermo su uno spiazzo ghiaioso, fotografo, mangio, indosso l’anti-vento senza maniche.

Sono all’ombra dei nuvoloni e la temperatura è scesa a 13°C. Il primo tratto di discesa è stretto, scavato sul fianco roccioso della montagna con pendenza compresa tra 13% e 15%. In queste condizioni di lugubre luce la strada intimorisce non poco. Passati i primi due chilometri di curve e contro curve il pendio roccioso lascia il posto a lunghi rettilinei immersi negli alpeggi, supero agevolmente i 65km/h, ma si sa il mio inconscio ha il limitatore di velocità inserito ed inizio a frenare. Le braccia e le mani iniziano a sentire il fresco nonostante sia tornato al sole. Il corpo invece è ben protetto dal gilet Breeze di GSG che ogni giorno che passa scopro essere sempre più versatile. Prima di Ferrara, al bivio, lascio la sp8 per tenere la destra e scendere verso Spiazzi da una strada più ombreggiata e per nulla trafficata.

Ce l’aveva fatta conoscere quasi vent’anni fa Francesco nell’ultima mia visita al monte Baldo salendo da Pazzon. Giunto a Spiazzi, famoso per essere il punto di partenza per le escursioni al santuario della Madonna della Corona, mi tolgo l’anti-vento, riparto, resto sulla destra su un’altra via laterale che mi fa evitare ancora un paio di chilometri di provinciale. Alle porte di Braga devo cedere e rassegnarmi a percorrere un tratto di strada principale. Il sole inizia a scaldare, a Pazzon tengo la sinistra ed invece di avvicinarmi al lago attraversando Caprino Veronese, punto diritto verso Rivoli Veronese dove la mia traccia mi consentirà di percorrere un tratto della celebre ciclabile Verona-Resia.

È quasi mezzogiorno e mezzo e questo fa si che il traffico sia minimo anche sulle provinciali. Dopo alcuni chilometri entro in ciclabile, nuovamente immerso nel bosco e nel nulla, come sempre le ciclabili vicino agli argini dei fiumi aumentano il dislivello del percorso con continui saliscendi, e questa non fa eccezione. A metà della salita più significativa su una curva è posto un cartello: “Punto panoramico”. Appoggio la bicicletta alla panchina e a piedi salgo lo sperone roccioso, di fronte a me la Vallagarina e l’Adige, fotografo e riparto.

Una piccola deviazione di un centinaio di metri mi porta sotto ad una delle pale dell’impianto eolico della bassa valle. Resto ipnotizzato dall’apparente lento incedere delle tre pale per un paio di minuti, poi dopo alcune istantanee riparto.

Percorro ancora alcuni chilometri di questa bellissima ciclabile ed all’altezza di Pastrengo la lascio per riportarmi sulle vie tradizionali. Sono costretto per alcuni chilometri, fino a Sandrà, su una strada che potrebbe essere trafficata, ma che l’orario del pranzo e la calura estiva, ci sono già più di 30°C, rendono scarsamente affollata. Seguendo la traccia svolto a destra su una strada secondaria immersa nuovamente nei vigneti, ma questa volta sono in pianura e non rischio brutte sorprese. Arrivo a Castelnuovo, passo a fianco del Gardaland Resort e sbuco a Cavalcaselle sulla ex-statale Verona Brescia. Attraverso Peschiera e non posso che fermarmi e fotografarmi sul ponte della fortezza.

Il centro brulica di turisti, l’estate sul lago non è ancora finita! Dopo tante ore passate nella pace e nella tranquillità vedere un poco di vita e di vivacità non guasta! Giusto qualche minuto ed all’uscita di Peschiera, lascio nuovamente il traffico per dirigermi verso Monzambano, obiettivo arrivare a Desenzano per le vie senza traffico delle prime colline moreniche. Passo davanti al santuario del Frassino, ma è troppo presto, riapre alle tre del pomeriggio ed io mi accontento di fotografare l’esterno.

Seguo la traccia, durante questo traverso percorro due brevissimi tratti di strada bianca, le colline moreniche sono piene di strade di questo tipo, lasciate senza asfalto, ma ben tenute e utilizzate soltanto da gente del luogo. Arrivo alla torre di San Martino della Battaglia celebre monumento che ricorda le guerre di indipendenza dall’Impero austriaco e dalla cui sommità, nelle giornate più limpide, si possono vedere distintamente, sia gli Appennini, sia i ghiacciai alpini. Mi fermo, cerco l’angolazione migliore con l’esposizione al sole della torre e mi scatto un vanitoso “selfie” di soddisfazione.

In fondo mancano pochi chilometri a casa ed è già tempo di resoconto. Lungo gli ultimi chilometri che da Desenzano mi conducono a Polpenazze attraverso la poco frequentata strada di Maguzzano, inizio a ripercorrere questa splendida giornata nella mia mente.

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Il segno premonitore ha avuto conferma, l’itinerario si è rivelato perfetto, senza traffico, con panorami sempre spettacolari, il meteo favorevole con cielo limpido, aria frizzante in montagna (13°C) e caldo afoso (34°C) sul basso lago. Alla fine, 190km e 3.123m di dislivello per uno spettacolo che è durato 8h 44′. Tutto gratuito, gentilmente offerto da madre Natura! Unico requisito richiesto un poco di allenamento e tanta determinazione. In assoluto uno dei miei giri meglio riusciti.

MonteBaldo

Dettagli tecnici su Strava: Cicloturistiforever!@ Riding around Lake Garda, Climbing up to Mount Baldo

Videogallery: Ciclabile Torbole Rovereto (1’06”) Ciclabile Verona-Resia (0’52”)

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Punta Veleno

Sono le 5.15 del mattino di sabato 28 luglio quando parto da Polpenazze per affrontare una tra le salite più “arrabbiate” d’Italia: la temibile punta Veleno in località Prada Alta, un piccolo altopiano a mille metri di quota sopra la sponda veronese del lago di Garda. Da alcuni anni, ormai, la tengo sott’occhio, ma per un motivo o per l’altro durante i miei soggiorni estivi lacustri non sono ancora riuscito a trovare il momento giusto. Oggi lo è! La giornata inizia con gli ultimi scorci dell’eclissi totale di luna, alla partenza una rapida istantanea al nostro satellite è un tributo dovuto.

Rapido scendo a Salò, mentre il sole inizia a rischiarare il cielo dietro al monte Baldo. Le luci ancora accese sul lungolago e nelle vie danno un sapore magico al mio golfo. Qualche fotografia e si riparte, il primo obiettivo è di risalire tutto il lago fino a Riva d/G nel minor tempo possibile, ma senza affaticare troppo la gamba.

E’ così che prima delle 7.30 sono nella cittadina trentina senza avere subito il traffico estivo della gardesana. La giornata è piuttosto afosa, l’orizzonte non è limpido, guardando il basso lago si vede già molta foschia. Mi fermo in piazza dell’imbarcadero, dove sono ancora ormeggiati metà della flotta dei battelli di Navigarda (l’altra metà è a Desenzano e Peschiera). C’è l’Italia, il battello a pale dei primi del novecento, il mio preferito, quello che mi porta alla mia adolescenza. Inevitabile un reportage fotografico a lui dedicato.

Faccio la mia colazione e riparto, attraversando le vie del centro, giungo a Torbole. La quantità di negozi e noleggi di biciclette in questa zona è incredibile e molti sono già aperti a quest’ora. All’uscita del paese mi fermo su un pontile per qualche scatto verso la magnifica strada del Ponale e verso monte Brione che separa i due comuni del Garda trentino.

Issate le vele riparto verso sud con un notevole vento a favore, senza nessuno sforzo spesso supero i 30km/h a volte raggiungo i 40km/h. Proprio quello che  mi ci vuole per arrivare a Castello di Brenzone con la gamba calda, ma ancora piuttosto riposata. Sono le 8.10 ho già percorso 81km ad un media per me inusuale di 27km/h, per forza, ho solo 500m di dislivello nelle gambe, ma ora si recupera! Seguendo pedissequamente le indicazioni del mio Xplova X5 salgo a Castello dalla peggiore delle strade, il muro di via del Dosso, una cementata di trecento metri tutta sopra il 20%! Giusto per preparare la gamba a ciò che sta per arrivare (ndr scartabellando su Strava solo 153 rincitrulliti sono passati di lì ed io sono 14imo!). Altri cinquecento metri nell’abitato di Castello e con svolta secca a sinistra parte punta Veleno, annunciata da un grande e dettagliato cartello.

Si trovano scritti il tracciato altimetrico, le pendenze medie di ogni mezzo chilometro, il totale della salita per giungere a Prada Alta, 8km, la quota di partenza 164m, la quota di arrivo 1.156m e la pendenza media dei primi 6km “solo” il 15,3%, ma soprattutto quattro fotografie di ciclisti di cui una con un amatore che mestamente sale a piedi. Insomma “lasciate ogni speranza voi che entrate”. La catena sale immanentemente sul pignone da 32 denti e credo che lì starà per un bel po’. Il primo chilometro in realtà non sembra così terribile, qualche rampa intorno al 12% si alterna a pendenze normali di 8% e 10%, io procedo con circospezione. Dopo cinquecento metri il primo tornante, il 20°, la numerazione è decrescente come è giusto che sia per dare l’idea di quanto manchi all’arrivo. Alla fine del primo chilometro il tornante 18°, davanti a me un bel rettilineo con pendenza tra il 15% e il 18%.

La velocità ha del ridicolo tra i 4,5km/h ed i 5km/h la cadenza di pedalata tra le 36 e 42 battute al minuto. Scopro così, dopo anni, che il mio Joule gps sotto i 5km/h non aggiorna la pendenza istantanea. Poco male ho imparato a conoscermi ed ho una personale tabella; fino al 14% posso salire seduto in posizione arretrata per utilizzare anche i muscoli posteriori, sopra al 14% la ruota anteriore inizia ad impennare e devo, forzatamente, mettermi in punta di sella con la schiena bassa e la testa davanti all’attacco manubrio. La posizione in fuori sella è da escludere, a quella velocità diventa più un esercizio di equilibrismo poco ergonomico, alzare la cadenza e la potenza significherebbe scoppiare dopo massimo un chilometro e non vedere la cima. Proseguo, passano i tornanti, il terzo chilometro è un rettilineo unico e non mi sposto mai dalla posizione in punta di sella, i reni stanno scoppiando, la schiena fa più male delle gambe, ma con caparbietà e sempre al minimo insisto.

Dal quarto chilometro ricominciano i tornanti, almeno lì per qualche secondo riesco a rilassare la schiena. Prima del quinto chilometro al tornante 9° si apre la vista sull’orrido della valle di Trovai o Berton. Niente da fare, complice il fatto che sul tornante la strada spiana e mi consentirà un’agevole ripartenza, devo fermarmi a scattare un paio di fotografie. Sto fermo il minimo indispensabile, durante queste ascese è sempre una brutta idea interrompere il ritmo della pedalata.

Riparto, fortunatamente tra i 5,5km e i 6,5km la pendenza è leggermente più dolce, riesco a portarmi in posizione arretrata più di una volta. Arrivo ai primi alpeggi, sono ormai sopra quota 900m, il più è fatto. Ancora pendenze cattive fino a poco oltre il settimo chilometro, poi finalmente si comincia a rifiatare, distendo la schiena, inserisco anche il 28 per un breve tratto e mi godo il bosco di Prada Alta.

La strada è quasi piatta, o così sembra, dopo questa salita verticale. Ecco! Vedo finalmente la fine della valle di Trovai, quella che crea l’orrido verticale sul lago. Attraverso un ponticello e mi porto sull’altro versante, da qui una vista suggestiva sulla nuda montagna che sovrasta verticalmente la strada per gettarsi a capofitto verso il lago. Ovviamente mi fermo e fotografo, peccato per la foschia sul lago, ma come dice Giorgio #nevalsemprelapena!

Questo era il mio premio per la fatica, questo passaggio da solo vale il viaggio! Ora ancora qualche centinaio di metri e mi trovo su un bel prato erboso da cui si erge il cartello di “fine salita” di Punta Veleno. Questa volta mi fermo ed il selfie è obbligatorio, come lo è l’istantanea pubblicazione su Instagram.

Mangio e me la godo un poco. Riparto, venti chilometri di lunga discesa, su ampia carreggiata, mi condurranno sino a Torri del Benaco. Scendendo, scopro che San Zeno in Montagna (500m s.l.m.) è una località turistica viva e densamente affollata al pari delle più rinomate cittadine a bordo lago. La vista su gran parte del basso Garda è incantevole e la temperatura leggermente più fresca e sicuramente meno umida la fanno sicuramente apprezzare agli amanti delle vacanze un poco più tranquille.

Arrivato sul lungolago di Torri scopro che il traghetto sta già arrivando, quindi niente fotografie e lesto verso la biglietteria; 8€ il costo per una bicicletta sul traghetto per Maderno. Oggi per me li vale tutti perché questo mi consentirà di evitare il giro del basso lago affollatissimo in questo primo fine settimana di ferie per le grandi aziende. Salito sul battello, mi rilasso, mangio e scatto altre istantanee dal lago.

Sbarco a Maderno alle 11.20, pochi chilometri di gardesana trafficata ed al bivio per il Vittoriale non ci penso  troppo, svolto a destra e salgo a San Michele. La gamba è buona, si è riposata nel trasferimento. Tutto sommato, per eccesso di prudenza, non si è mai affaticata troppo neanche salendo a punta veleno, quella che stava urlando di dolore in effetti era la schiena. Spingo sui pedali, ne vien fuori addirittura un buon tempo con 205w di media, anche perché avevo avvisato casa che ero, stranamente, in anticipo e sarei riuscito ad arrivare per le 12.30 a pranzo. Scendo rapido a Salò e prendo la via che reputo più veloce per giungere a Polpenazze. Ore 12.35 apro il cancello, missione compiuta!

Oggi il grazie me lo tengo tutto per me, ma soprattutto per le mie gambe e per i miei reni!

Dettagli tecnici su Strava: Cicloturistiforever!@PoisonEdge😱 (Punta Veleno)

Videogallery: video (5’09”)

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