Qualche settimana fa Rick e Macca hanno pedalato sugli appennini piacentini. Al ritorno Rick mi ha parlato del monte Lesima. Tempo zero ed ecco organizzato il giro per la conquista della vetta. Sabato 30 settembre sono le 6.30 del mattino quand
o partiamo in autovettura alla volta di Bobbio. Siamo io, Rick e Max. Alle 8.30 iniziamo a pedalare, non prima di un caffè ristoratore in centro a Bobbio. La strada si presenta subito in salita, prima attraverso dolci prati collinari e vigneti, poi addentrandosi nel bosco. Sono dodici chilometri circa, la pendenza non è mai estrema spesso tra 6% e 9%, tre corti falsopiani spezzano il ritmo della salita (video 36″). In poco più di un’ora siamo al passo, da cui si gode di una splendida visuale sul monte Alpe e la val Tidone. Siamo carichi e pronti per la prima carrellata di selfie.
Ripartiamo in direzione del Lesima, ci aspettano circa venti chilometri. I primi sette ci conducono, con panorami mozzafiato, all’inizio della corta salita (1km al 7%) del passo del Brallo, poi altri quattro chilometri ci fanno scendere fino alla sella di Brallo di Pergola a 950m, dove un quadrivio anima finalmente il paesaggio di qualche presenza umana.
Proseguiamo diritti e rientriamo nel bosco attraverso una strada che si presenta subito con pendenza severa intorno a 10%. Per giungere a cima Colletta (1.490m) ci vogliono quasi cinque chilometri al 8% tutti in un bellissimo bosco di larici, abeti, pini, castagni, dalle mutevoli colorazioni gialle, arancio, rosse e verdi.
Da qui altri cinque chilometri in costa e siamo di fronte alla sbarra (video 2’20”). La strada che porta alla sommità del Lesima è proprietà dell’Enac, in auto solo gli addetti al radar possono salire; diverso il discorso per escursionisti e ciclisti. Scavalchiamo, la strada è già al 20% ed agganciare il pedale è impresa da equilibristi. Rick si mette parallelo alla sbarra e sfruttando i due metri e mezzo di carreggiata parte; Max rinuncia e si avvia al primo tornante distante poco meno di cento metri; io ci provo una, due, tre volte ma sono veramente impedito e salgo a piedi fino al tornante.
Salgo con circospezione, ho letto sui blog che questi due chilometri sono letali. Il mio Xplova continua ad attivarsi per le riprese video segno che siamo sempre oltre il 15%; non che avessi bisogno di conferma; i quadricipiti me lo urlano, gli occhi vedono solo asfalto anche alzando lo sguardo. Sono spesso vicino al 20%, anche oltre sugli stretti tornanti successivi. Finalmente dopo 1,3km il tanto atteso falsopiano che coincide con l’immissione della strada sul crinale che conduce alla vetta. Quattrocento metri di respiro con uno strappo in centro al 10%. Infine l’ascesa finale, più simile alla pista di salto con gli sci che non ad una strada; centocinquanta metri diritti sul crinale, pendio scosceso a destra, pendio scosceso a sinistra. La guardo, un respiro profondo, mi alzo sui pedali e danzo.
Mi sono risparmiato fino a qui e adesso do tutto per salire come quelli veri (video 27″). Siamo in vetta 1.724m! Dopo qualche meritato respiro ci spostiamo alle spalle del radar per osservare il panorama verso sud. Il dinamico trio inizia ora lo scatto selfie e bothie selvaggio!
In vetta insieme a noi altri due ciclisti provenienti da Genova, stringiamo amicizia, Daniele, colui che è arrivato per primo ‘zompettando’ come un camoscio è affascinato dalla mia bicicletta. Scoprirò poi su Strava che è salito con il terzo miglior tempo di sempre :o) Si scende (video 3’03”), lentamente, è il momento di gustarci lo splendido paesaggio che in salita appariva annebbiato dalla fatica. Arrivati alla sbarra mangiamo qualcosa, Rick e Max indossano la mantellina e ci prepariamo per la lunga discesa verso Ottone. Splendida, sinuosa, divertente, incredibilmente ricca di paesaggi mutevoli, ma, al di sopra di tutto, senza nessuna automobile! In ventidue chilometri abbiamo incrociato solamente tre veicoli, da non crederci. Ritornati a fondo valle optiamo per il percorso corto, Max ha rotto un raggio della ruota anteriore, dopotutto la meta di giornata è stata conquistata. A Ponte Organasco ci fermiamo ad una trattoria a mangiare, sono le 12.45 ed abbiamo una discreta fame. Cosa Mangiare? Beh..nelle colline piacentine ci si abbuffa con ‘Pisarei e fasoi’!

Dopo un’ora circa si riparte. Il triatleta Max con una certa convinzione afferma: “Una ventina di chilometri a fondo valle e siamo a Bobbio”. Non ha fatto i conti col Mog, io fare altri venti chilometri piatti, sia mai! Ribatto: “Caro Max ora si sale subito verso Pratolungo, vorrai mica fare la statale 45 nel traffico?”. Sorride, IronMax non teme nulla. In totale la salita misura 6,8km con pendenze dolci tranne qualche corto strappo vicino al 10%. Noi l’affrontiamo con la calma di chi ha fagioli e crostata nello stomaco.
Soprattutto Rick ha bisogno di più tempo per la digestione. Verrà apostrofato perché ad un bivio abbiamo dovuto aspettarlo; ironicamente gli diciamo che mancheremo il kom su Strava per questo motivo. Alla Pieve, punto più alto dell’erta, una graziosa chiesa ci attende. Noi puntuali fotografiamo e ci dilunghiamo.
Ripartiamo, inizia una leggera discesa, traffico sempre ai minimi termini. Dopo 4,5km il bivio a sinistra per Rossarola, minuscola frazione di Corte Brugnatella, per altri cinque chilometri la strada si mantiene in quota, poi all’altezza del disabitato borgo di Pietranera inizia la discesa. Giungo primo al paese fantasma e ne vengo rapito, il meteo dopo pranzo è peggiorato ed ora il grigiore di nuvoloni bassi e cupi intristisce ancor più questo luogo dominato dall’Oratorio di S.Anna, anch’esso fatiscente.
La picchiata verso Bobbio è spettacolare (video 1’56”), la strada dapprima crepata, rugosa e rovinata si trasforma in un manto di velluto appena asfaltato nell’ultimo chilometro che conduce alla città. Siamo a Bobbio, ma non è finita; meglio, ciclisticamente sì, ma turisticamente restano da percorrere le vie del centro (video 48″)per osservare la cattedrale di Santa Maria Assunta, l’abbazia di San Colombano ed infine una fugace escursione al ponte Gobbo meraviglia architettonica del VII secolo costruito su una preesistente opera.
Non ci resta che caricare le bici sull’auto ricordando la splendida giornata; poco meno di 100km con 2.650m di dislivello, l’arcigno monte Lesima conquistato, le meravigliose e tortuose valli dell’appennino e la fantastica mancanza di traffico ovunque.
Grazie Max e Rick!

Dettagli tecnici su Strava: link
Videogallery: PassoPenice(36″), DalPeniceAlLesima(2’20”), LesimaSalita(5’08”), LesimaDiscesa(3’03”), DiscesaABobbio(1’56”), Bobbio(48″), Lesima100mtFinali
Photogallery:

Alle 6.30 puntuale lo scoppio del cannone portato in cielo dall’elicottero. Il patron della Maratona



chilometri sono quelli che portano a Tignale con pendenza regolare e mai impossibile. Giungo alla prima frazione, Oldesio, questa notte un forte temporale si è abbattuto sul Garda ed i segni qui sono più visibili. Sull’asfalto un tappeto di fogliame e piccoli ramoscelli suggerisce di procedere con cautela. Mi sorprende la solerzia dell’amministrazione comunale che ha già uomini al lavoro per ripulire la strada. Arrivo a Gardola, attraverso il centro e prendo a destra per Olzano, da qui la strada è per me inedita. Poco più avanti la strada principale prosegue con un tornante destrorso, mentre una secondaria entra nel centro del borgo; ovviamente scelgo la seconda, più ripida, ma decisamente più caratteristica (
rsi più dolce; continuerà così in un alternarsi di cemento (a volte molto sconnesso) e asfalto fino a cima Piemp. La pendenza dopo i primi tre chilometri rimarrà costantemente in doppia cifra e spesso intorno al 14-15%. Salita dura, difficile a causa del terreno sconnesso e delle foglie cadute nella notte (

Attraverso la prima galleria, lunga e buia (non illuminata!), le mie luci mi guidano, nessun altro mezzo la percorre mentre la oltrepasso, mi sembra di essere disperso nel cosmo! Uscito inizia la prima parte, scavata nella roccia continuamente dentro e fuori da piccole gallerie spesso con aperture sul lago; semplicemente fantastica. La seconda parte inizia con una curva a sinistra che porta verso l’interno della montagna, si abbandona il lago, un semaforo attivo governa il senso unico alternato, la forra è veramente stretta in certi punti. A quest’ora, fortunatamente, le automobili sono veramente pochissime a tutto vantaggio della quiete del luogo. Alzo la testa guardo la stretta gola che mi sovrasta, odo lo scorrere dell’acqua lungo le pareti rocciose, sento il profumo dell’umidità lasciata dalla notte. Sono solo pochi minuti anche in bicicletta, ma di intensità sovrumane. Non è un caso che sia annoverata tra le strade più belle al mondo. Ne esco, proseguo fino a Pieve di Tremosine, altra tappa obbligata prima di salire al passo Nota , meta di giornata. Qui è posta la celeberrima terrazza del brivido, già immortalata nei miei due precedenti giri,
Da qui parte la strada che sale a passo Nota. All’inizio una leggera discesa conduce nell’ampia val di Bondo, poi piano a piano, mentre si attraversano campi di granturco, la strada prende a salire sempre
dolcemente. Dopo poco più di tre chilometri arrivo ad un ampio parcheggio, subito dietro quest’ultimo, giochi per bambini, ‘arrampicazioni’ come le chiama Matteo e altalene nei verdi prati. Più in là una decina di splendide postazioni barbecue con panche e tavoli. A seguire un percorso vita si snoda lungo il corso del torrente. Che magnifico luogo dove portare famiglia ed amici per un’escursione. Proseguo, passato il ponte sul torrente la valle si stringe, la pendenza inizia a salire, sono gli ultimi quattro chilometri che portano al passo; quelli veri, quelli duri, ma, anche, quelli che ti danno soddisfazione. Il paesaggio è meraviglioso il torrente rumoreggia prima a fianco e poi sotto di me, le pareti spoglie e verticali dei monti di Tremalzo dapprima mi sovrastano; poi, mano a mano che salgo, si fanno più docili e mi guardano negli occhi.
per Tremosine. Salgo al rifugio e mi si presenta di fronte, in tutta la sua bellezza, l’alpeggio del passo Nota, mi fermo accanto al cannone posto in memoria della Grande guerra, scatto qualche fotografia e riparto. Qualcosa al trivio aveva attirato la mia attenzione, un cartello con la scritta “cimitero di guerra 1915-18” che invitava a percorrere la strada bianca in falsopiano; il terreno sembra compatto, decido di affrontarlo sperando di vedere già qualcosa dopo la curva che dista da me non più di duecento metri. Ne farò due di curve prima di arrivare; fino a lì la strada è percorribile in bdc (bici da corsa). Mi imbatto prima nei ruderi di un forte della prima guerra mondiale e poi nell’ingresso di un rifugio usato durante i bombardamenti, ora adibito a magazzino degli attrezzi.
nonni; per ricordare e farne tesoro nel loro futuro. Scendo dal crinale, mi fermo al fianco della mia bici e mangio una barretta, ma non mi fermo troppo la temperatura qui è ancora sotto i 20°C. Ho visto, lungo la strada a due chilometri dalla cima, una bella panchina con vista panoramica e un po’ di sole, così la raggiungo. Ormai è passato mezzogiorno ed ho decisamente fame. Durante la discesa mi fermo più volte per fotografare lo splendore dei crostoni del monte Tremalzo. Tornato a Vesio non mi resta che percorrere, come mio solito, la Tignalga per evitare il traffico. Attraverso l’impegnativo saliscendi della valle del torrente San Michele e mi ritrovo a Tignale; anche da qui la vista sul lago è eccezionale e la giornata limpida esalta i colori nonostante la calura estiva inizi a farsi sentire. Esco dal paese ed imbocco un’altra meravigliosa discesa, con ampie curve a strapiombo sul lago. Un chilometro prima dell’innesto sulla gardesana devio a destra per una strada laterale che resta in costa per più di un chilometro dove si trovano alcune abitazioni, da qui la strada è interdetta a tutti causa frana, ma qualcuno ha spostato le pietre cadute creando uno stretto passaggio ed io mi ci infilo ringraziando.
la strada si addentra nella pineta con lunghi rettilinei interrotti sporadicamente da ampie semi curve, le pendenze sono regolari tra 7% e 10%, il traffico è piuttosto intenso per essere una strada di montagna. Dopo 24km giungo a Sfazù, da cui si ha una splendida visuale sulla valle, Carlo è un poco in ritardo ed io ne approfitto per scattare qualche istantanea e mangiare un fruttino.

ima di giungere alla Forcola (
sono poco più di 8km dal ghiacciodromo alla vetta; i primi 3,5km sono molto facili con una media di 3,5%, successivamente la strada presenta un lungo tratto, di circa 4km, con pendenze regolari tra 6% e 8%, solo nell’ultimo chilometro, quando si arriva alle gallerie proteggi frana, la pendenza si fa severa superando il 10%. Durante la salita mi fermo a scattare fotografie e giunto in vetta aspetto un attimo Carlo per immortalarlo sui 2.315m della Forcola. Iniziamo la discesa,
iato prevede di affrontare, subito, a gambe fredde, la salita a Passo Daone da Preore, lo stesso versante scalato dal giro d’Italia nel 2015 (
Una bellissima sorpresa, nonostante la strada sia un poco rovinata, il percorso all’interno della pineta è meraviglioso ed anche impegnativo con strappi oltre il 10%. Sono passate due ore e mezza dalla partenza e ci troviamo a Sant’Antonio avendo incontrato pochissime automobili. Si prosegue sulla statale, la musica cambia subito, colonne di veicoli ci sorpassano costantemente e sarà così fino a Campiglio. Fortunatamente le nuvole dell’alba hanno lasciato spazio ad un sole limpido che ci riscalda lungo l’ascesa e ci dona dei bellissimi controluce del gruppo di Brenta (
Fortunatamente la discesa ci regala nuovi panorami incantevoli. Terminata la discesa prendiamo la strada che sale all’altopiano della Paganella attraverso il paese di Cavedago, dovrebbe essere meno trafficata della statale che sale da Fai, ciononostante troviamo un buon numero di autoveicoli e pullman che ci superano lungo la salita. La scalata non è troppo impegnativa, ma la mia inattività vacanziera di dieci giorni inizia a farsi sentire. Sono passati da poco i cento chilometri e i metri di dislivello sono già più di duemila.
I 12 km che ci separano dall’altopiano hanno pendenze costanti tra 6% e 8%, all’ottavo chilometro un falsopiano di 2 km che conduce al borgo di Cavedago mi lascia riposare. Dopo il paese la strada riprende a salire con regolarità, le nuvole stanno ricoprendo nuovamente le cime di Brenta. Sono previsti temporali pomeridiani. Vorrei poter accelerare, ma proprio non riesco a cambiare passo, Rick con pazienza rallenta e mi aspetta. All’imbocco dell’altopiano mi fermo e scatto un’ultima istantanea a tutta la val di Non, da qui sembra immensa.
paese di montagna in tipico stile trentino; ci dirigiamo verso Molveno, la vista del lago dall’alto ci suggerisce una fugace fermata per l’ennesima fotografia. Complice la strada in discesa anche Molveno viene oltrepassato senza soste. Il cielo è ormai grigio e vogliamo uscire dall’altopiano prima possibile per evitare la pioggia, almeno in discesa. A metà lago non resistiamo e ci fermiamo rapidamente per qualche istantanea commemorativa.
e quanto possa essere suggestivo con la calda luce solare. Arriviamo a Tavodo, l’ultima deviazione anti traffico; risaliamo verso Sclemo una corta salita di 3,2 km con pendenze tra 5% e 8% per 2,5 km e un finale quasi in falsopiano lungo l’abitato. La scelta è vincente per la viabilità, ci evita la statale di Ponte Arche e la sua lunga galleria, ma temiamo possa rivelarsi deleteria per il meteo; qualche goccia di pioggia inizia a scendere. Fortunatamente smette subito, restando a mezza costa possiamo godere, alla nostra sinistra, dello splendido panorama sull’altopiano di Fiavè, il monte Altissimo, il passo del Ballino; il cielo verso sud è ancora parzialmente sereno e così scatta automatica la fermata fotografia.
di Rio Bianco. Un ultimo cadeau per il nostro meraviglioso giro ed anche Rick è costretto ad immortalare l’acqua che scende. Ripartiamo, questa volta si punta dritti all’auto senza ulteriori esitazioni. Ripassiamo davanti a Preore da dove, nove ore prima, eravamo saliti al passo Daone; ci guardiamo, sorridiamo, facciamo un altro giro? No meglio di no! Ancora due chilometri e siamo arrivati al parcheggio; sono 151km totali per 3.275m di dislivello così recita il mio gps. La media, ridicola 19,8 Km/h, ma si sa siamo cicloturisti. Ci siamo divertiti, abbiamo goduto di panorami incredibili e nonostante il sabato di Ferragosto (da bollino nero) siamo riusciti a restare realmente per poco tempo nel traffico automobilistico. Grande Rick!
nuvole mattutine creano degli incredibili e variopinti giochi sopra la vetta del monte Baldo; più che ad un’alba ho la sensazione di essere di fronte ad un tramonto infuocato. Proseguo scendendo dalla Valtenesi verso le Zette di Salò, arrivo sul lungolago ed il panorama è di quelli che, anche per un salodiano come me, si vedono molto raramente durante l’anno. Adoro la mia città natale!
i consente di saltare la prima galleria; rientro
sulla ss45bis e al bivio per Tignale salgo a sinistra (si sa che non sopporto la pianura) percorro la Tignalga
erà il 
a a salire senza sosta fino al passo del Ballino (765m s.l.m.) che si trova all’imbocco dell’altopiano di Fiavè. Percorro l’intera salita girandomi a destra e a sinistra osservando questi luoghi per me ‘ciclisticamente’ nuovi. Il cielo si è rasserenato, sia perché mi sono spostato molto più a nord, sia perché il vento in quota ha eliminato le poche nuvole rimaste; ora è tutto intensamente azzurro. Il lago alla mia destra assume tutte le tonalità di color
e dal verde smeraldo dei boschi al blu cobalto del cielo, mi fermo un attimo e lo contemplo. Ora la salita si fa molto dolce, ormai sono entrato nell’altopiano di Fiavè, un lungo rettilineo mi porta al passo del Ballino. Anche il primo tratto di discesa è piuttosto dritto e non troppo ripido; dopo alcuni chilometri mi trovo immerso nei verdi campi coltivati, tutt’intorno le vette delle montagne trentine che alternano boschi e pendii scoscesi anteprima delle vicine dolomiti del Brenta.
volta è dolce, pendenza media del 7% senza strappi. Prima di abbandonare l’altopiano mi fermo un attimo per scattare altre fotografie. Giunto all’ultimo chilometro la strada si insinua nel bosco ed i profumo di re
sina di pino mi inebria. Scollino, quale luogo migliore per la seconda sosta panino! Mi rilasso all’ombra ed al fresco degli abeti, mangio con calma e respiro profondamente. È il momento di ripartire, la discesa è ripida, tortuosa ed in alcuni tratti piuttosto stretta
ll’incrocio vedo il cartello indicante Brescia a sinistra 80km, mi fa un poco sorridere, sono già passati 110km ed io sono ancora in trentino, mai mi ero allontanato così tanto solo con le mie gambe. Mi attende la salita che porta a Breguzzo, poco più di quattro chilometri di cui l’ultimo quasi pianeggiante, purtroppo si tratta di una statale ed un poco di traffico lo trovo. In paese mi devo fermare a riempire le borracce, il sole picchia ed io sto bevendo molto, adiacente alla fontana un particolare mi colpisce, sono tre tronchi di legno di altezze diverse su cui poggiano altrettanti sassi tondi dipinti come coccinelle portafortuna; li fotografo con la chiesa parrocchiale sullo sfondo. Ne sarà felice la mia piccola Alice. Da qui un lungo falsopiano in leggera discesa mi conduce a Ponte Caffaro all’imbocco del lago d’Idro, purtroppo non trovo la nuova ciclabile che da Tione porta al lago e complice il poco traffico dell’ora di pranzo mi adeguo a percorrere la statale. Finalmen
te a Condino riesco a salire sulla ciclabile salvo poi doverla abbandonare a causa di un tratto sterrato che oggi non ho voglia di affrontare; la riprendo a Storo ed arrivo sino a dove le acque del Chiese si gettano nell’Eridio. Rientro sulla statale, altri 12km di pianura lungo il lago, vista stupenda sullo specchio d’acqua e sui monti circostanti, ma inizio ad avere la nausea di questo piattume; quasi 45km senza nemmeno una ‘salitella’ sono davvero troppi per me! Ecco che ad Idro, nonostante il gps abbia appena passato i 160km e 2.700m di dislivello, non esito un istante nel girare a sinistra verso Treviso Bresciano (il Cavallino Fobbia sporco). Come, già l’anno scorso con Rick, salgo fino agli 800m della Madonna delle Pertiche per poi gettarmi in discesa verso Valdegagna e rientrare in val Sabbia a Vobarno.
Dopo i primi tre chilometri mi devo fermare per l’istantanea d’obbligo dalla panchina con vista lago, anche oggi il forte vento ha mantenuto l’aria limpida e la visuale è profonda verso le montagne trentine. Riparto, attraverso Treviso Bresciano, scollino, e lesto mi dirigo alla fonte d’acqua gelida presso i fienili di Rondaione.
e di 1,5km affronto la vera salita di Capovalle; poco più di 4km con pendenze spesso sopra il 10%. Mi alzo sui pedali e salgo con ritmo regolare, finalmente inizio a svegliarmi! A torto snobbiamo questa salita in quanto meno bella delle due che, attraverso il passo Cavallino della Fobbia, giungono sempre a Capovalle. Oggi invece la osservo meglio e, nonostante l’ampia sede stradale, trovo che abbia un suo fascino, immersa tra gli alberi e senza nulla attorno. Io, peraltro, ne serbo un ricordo speciale; quello del giro Brescia-Salò per andare dai nonni a pranzo, io in bici e la mia famiglia in auto. Arrivato in paese decido di percorrere la strada più alta, quella che conduce alla frazione di Zumié, più panoramica dell’altra. Proseguo e mi immetto sulla via che porta a Moerna attraversando il vecchio confine con l’impero austro-ungarico (vedi
ze regolari sempre intorno a 8% con punte del 10% fino all’abitato di Magasa, poi gli ultimi 3km più impegnativi con punte del 14%. Come dice l’amico Alberto se il paesaggio merita, la pendenza percepita si abbassa anche di due o tre punti. A cima Rest, vista la meraviglia del luogo sono sicuramente sceso sotto al 7% di pendenza! Arrivato a Rest (1.206m) non mi fermo, ma scendo verso Cadria. Sì, questa è la novità del giro, a Cadria io non sono mai stato, tre chilometri di discesa immersa nel bosco ed eccomi in un’alpeggio in fondo al quale sorgono una ventina di case; sono arrivato è l’ultimo borgo di Valvestino che ancora mi mancava. Rimango rapito dalla semplicità e dalla pace di questo luogo e scatto numerose fotografie nel tentativo di intrappolare questa amena serenità.


Per finire la serie mi manca ancora un borgo, è quello di Bollone; altri 4,2km di salita anche questi regolari al 6/7%. Sono già passate le undici da un po’ ed il caldo inizia a farsi sentire. Entrato in paese accosto la bici alla fontana, faccio due passi mentre mangio qualcosa, anche qui le foto arrivano facilmente.




ffico e meno vento.
e porte di Gardone, scopro che la prima parte del lungolago è chiusa per lavori, scendo dalle vie del centro e fotografo imbarcadero e Grand Hotel, quante passeggiate con i nonni ed i miei genitori. Riparto rapido verso Maderno, paese natale di mio nonno Battista, anche qui il lungolago è radicalmente cambiato in quarant’anni, mi apposto per scattare la fotografia proprio dove una volta la passeggiata finiva, dominata da un platano secolare denominato da tutti sem
plicemente ‘el piantù’ (il piantone). Ora il lungolago prosegue con una meravigliosa camminata che percorre buona parte del delta del torrente Toscolano, consentendo di spostare la visuale dal basso lago fino al monte Baldo e ai monti che sovrastano il parco dell’alto Garda. Oggi, per il momento, del Baldo non c’è traccia all’orizzonte. Riprendo la statale ed arrivo nel comune di Gargnano, come spesso accade, devio nella frazione
di Villa il cui porticciolo è sempre grazioso, anche oggi che è immerso in questa foschia che fa pensare più all’autunno che alla primavera imminente. Arrivato a Gargnano osservo i filari di aranci ancora ricolmi di frutti, raramente passo di qui in questa stagione e ne posso cogliere la bellezza dei colori, oggi il loro arancione intenso contrasta ancor di più con il grigiore del cielo e del lago. Riparto, controllo le luci sul casco, costeggio villa Feltrinelli e salgo lungo la vecchia gardesana per evitare la prima lunga galleria, l’unica che è rimasta come una volta, stretta e con le sole nuove lucine a led laterali. Rientro sulla st
rada nuova e percorro le gallerie che mi portano a Limone; penso che sono proprio migliorate molto da quando ero piccolino, per di più a quest’ora del mattino sono veramente rare le auto che incontro. All’uscita della galleria con lo svincolo per Campione di Tremosine, il mio sguardo viene rapito dagli inusuali riflessi che un timido, pallido sole crea sulle calme acque del lago. Arrivato a Limone scendo in paese, l’orario mattutino mi consente di attraversare le anguste vie del centro senza arrecare fastidio ai pochi pedoni e
di fermarmi nel piccolo vecchio porticciolo per l’ennesima fotografia del lungolago. Esco dal paese percorrendo via Nova che incrocia il sentiero del Sole prima di ricollegarsi alla statale. Il sentiero del Sole sarà parte integrante del favoloso progetto della ciclabile del Garda, sarà il punto da cui la ciclabile inizierà il suo percorso a sbalzo sul lago puntellata nella roccia! Per ora mi devo accontentare della statale e giungo a Riva, ora sono in Trentino, mi fa uno strano effetto leggerlo. È il momento per la sosta barretta e per qualche foto del vecchio porto. Da qui il percorso, per me, è abbastanza nuovo e devo stare attento anche alle indicazioni stradali per poter eseguire correttamente la traccia gps che mi ero prefisso. Finisce Riva ed inizia Nago Torbole senza soluzione di continuità, quasi
fossero un unico paese. Le nove sono oramai passate ed i numerosi negozi di biciclette che incontro espongono in file ordinate decine di biciclette elettriche e non pronte per essere noleggiate. All’uscita del paese salgo sul pontile dell’imbarcadero per scattare la foto della cittadina e del monte Brione che separa geograficamente l’interno di Riva da quello di Torbole. Ora fino a Malcesine quasi il nulla, inoltre la foschia persistente impedisce anche la vista della splendida balconata di Tremosine. Unico lato positivo, con questo tempo non si alza una bava di vento e si può viaggiare tranquillamente a 30km/h senza fatica. Giunto a Malcesine, i
nizio a sfruttare il piccolo bigino che mi ero scritto per poter girare nei lungolaghi veronesi senza perdermi nei meandri delle stradine interne. Arrivo sul lago e scatto un’istantanea al palazzo dei Capitani. Riparto alla volta di Torri, le uniche volte che sono stato qui furono per prendere il traghetto e non mi sono mai addentrato sul lungolago, oggi ho scoperto che è molto carino e sovrastato da un bel castello costruito, sopra fondamenta dell’epoca romana, intorno al decimo secolo e poi ampliato e terminato dalla signoria degli Scaligeri nell’ottocento. All’interno fa bella mostra di sé un agrumeto visitabile.
i una discesa in cui prendere velocità. Io, essendo cicloturista, decido di scendere qualche centinaio di metri lungo la strada bianca che conduce al piccolissimo porto, ho visto delle fotografie meravigliose di questo luogo, ma la giornata di oggi consentirà di fare solo scatti melanconici, che hanno comunque il loro fascino. Riparto, arrivo a Garda, ormai è metà mattina, le passeggiate sul lago iniziano a popolarsi di bambini con le loro biciclettine oltre che di pedoni, quindi bisogna moderare le velocità ed adeguarsi anche alle loro esigen
ze nell’attraversare i paesi. Decido di fermarmi alla fine del lungolago sotto ad un piccolo pergolato che sporge nel lago. Il cielo è ancora bigio e non si riesce a percepire la magia del golfo di Garda. Riparto ancora, mi aspettano i due lungolaghi più famosi della sponda veronese Bardolino prima e Lazise poi. Entrambi belli, grandi ed accoglienti. Ormai so
no le undici passate è comparso un pallidissimo sole ed i turisti stanno invadendo le passeggiate, con molta circospezione passo senza disturbare troppo e scatto le mie fotografie. Bardolino è, indubbiamente, una località da turismo estero e lo si evince dai numerosi negozi che vendono prodotti in cuoio, vetro di Murano, ceramiche, scacchiere in alabastro; insomma un poco come la nostra Sirmione. Lazise, invece
, mi è parsa più da turismo veronese, anch’essa molto graziosa soprattutto nella parte della vecchia Dogana che non ho potuto fotografare adeguatamente per mancanza di tempo. Esco dal centro e scendo verso Peschiera, oltrepasso i parchi acquatici ed arrivo innanzi al cancello d’ingresso di Gardaland. Non posso non fermarmi e scattare un selfie da far vedere ai miei bimbi questo pomeriggio,
millantando di essere stato al parco giochi senza di loro. In realtà come leggo dal grande tabellone la riapertura è prevista per il 9 di aprile. Finalmente giungo a Peschiera, attraverso la foce del fiu
me Mincio e scatto una foto dal ponte che separa la fortezza dalle vie del centro. Proseguo finché posso sul lungolago, poi rientro sulla vecchia statale attraversando la frazione di San Benedetto. Arrivo a Lugana di Sirmione, ecco qui un’altra deviazione dal gdl dei cicloamatori, per tracciare correttamente il profilo del lago devo risalire fino all’entrata del borgo storico di Sirmione, da lì in poi la strada è preclusa, per ovvie ragioni di s
pazi, anche a noi ciclisti. Foto di rito davanti all’ingresso del castello, credo una delle foto più classiche e inflazionate d’Italia e rientro sulla statale per giungere a Desenzano. Da qui il giro si snoda sulle strade conosciute e percorse più e più volte durante il periodo estivo. Mi vien quasi difficile fermarmi a scattare le fotografie dei vari lungolaghi o porti in maniera puramente didascalica, ma la cronaca di giornata non sarebbe completa e veritiera sen
za di esse. Per cui eccomi sul ponte del vecchio porticciolo di Desenzano ad immortalare gli ormeggi. Uscito dal territorio di Padenghe la mia strada si separa nuovamente dal gdl che normalmente taglia dritto verso Salò, io tengo la destra passando per il centro di Moniga, attraversando Gardoncino e giungendo ai piedi di Porto Dusano da cui scatto l’ennesima istantanea. In questa zona della Valtenesi è difficile rimanere più vicini di così alle acque del lago; dopo Dusano mi sposto verso la rocca di Manerba senza salirvi (la gamba ed il tempo non me lo permettono) scendo fino al lago per fotografarla anche dal basso.
i verso Salò ed ultimare il mio periplo. Guardo il gps del mio ciclo computer, sono ormai più di 160 i chilometri percorsi; il dislivello, con i continui saliscendi in ogni paese e soprattutto in Valtenesi, ha raggiunto comunque i 1.300m e sono sei le ore di pedalata effettiva; la velocità media è comunque quasi di 27km/h, non male dato i numerosi tratti in zona pedonale. Per giungere in paese devo passare davanti ad uno dei luoghi più suggestivi di Salò, il lungo filare di cipressi che costeggia il lago di fronte al grande cimitero.