Domenica 18 agosto, sono da poco passate le sei del mattino quando cavalco la mia AliMat per una nuova escursione sulle strade ghiaiose dell’alto lago. Subito lo spettacolo della luna che appare come una lampadina in alto nel cielo mi mette di ottimo umore.
Mi dirigo con una certa rapidità verso Gargnano, la temperatura, a quest’ora, è ottima anche nel torrido Ferragosto. Inizio a salire verso Navazzo, il sole è ancora nascosto dietro il monte Baldo anche se la sua luce rischiara ampiamente tutto il paesaggio. La luna sta calando, ma prima di scomparire definitivamente mi concede un ultimo regalo all’uscita di uno dei tanti tornanti della salita: io, lei ed il monte Castello.

Arrivo a Navazzo dopo poco più di 1’30” di pedalata. Oggi, per me, la salita è ancora lunga, svolto a destra e prendo per Costa di Gargnano, mi aspettano ancora dieci chilometri tra salita e qualche breve discesa. Appena lascio il versante che si affaccia sul lago per entrare nelle valli l’aria si rinfresca, 14°C la minima. Sono le otto e mezza quando, alla fontana prima di Costa, mi fermo per riempire le borracce e mangiare un poco. Sto per entrare nel vivo del giro odierno, mi attende la salita a Bocca Paolone (947m) e Passo della Colomba (1.109). La prima parte della salita è tutta asfaltata (2,5km) ed è anche relativamente facile (8% – 12%), dall’ultimo chilometro inizia lo sterrato, la pendenza resta sopra il 10% con dossi a 15%.
Io fatico, stamattina la gamba non gira come dovrebbe e sui dossi molto sconnessi faccio molta fatica, sul più impegnativo sento che anche la bicicletta perde aderenza e per sicurezza scendo e lo oltrepasso a piedi. Sono alla Colomba, ora la strada si muove pressoché piana fino al passo d’Ere (1.131m) immersa nel fresco ed odoroso bosco. Mi passano due biker, ci salutiamo, vanno leggermente più veloce di me, ma fino a quando il fondo è compatto non guadagnano molto. A Passo d’Ere il bivio, a destra si prosegue per Passo Segable e Cima Piemp, che avevo percorso a ritroso solo un mese fa (Andata Gardesana, ritorno creste!), a sinistra prosegue per Passo Scarpapè, la parte nuova del mio itinerario che mi porterà a Cima Rest. Da subito lo scenario si fa incantevole e suggestivo con rocce e pareti scoscese. Presagio di un’altra ottima scelta di percorso. Poco pù avanti la vista si apre su un ampia e vertiginosa parete sovrastante la strada. Uno spettacolo quasi dolomitico, oserei dire, e la strada si perde all’interno di una galleria militare, di pregevole fattura.
Sono letteralmente estasiato, all’uscita della galleria mi devo fermare per scattare anche alcune fotografie di questo luogo (a lungo sono stato indeciso se usare questa come didascalica del giro).
Riparto, raggiungo lo Scarpapè, vedo i due bikers che stanno già affrontando i tornanti del Passo di Puria per raggiungere Cima Rest o il Tombea. Mi fermo al bivio, dovrei salire anch’io, ma non mi sento pimpante e decido di non rischiare, prendo a sinistra la mulattiera che scende a Cadria e poi risalirò a Cima Rest dalla strada. So, per informazioni prese, che questa via è un po’ abbandonata, quindi non escludo di dover farne pezzi a piedi, ma resta il fatto che sarà tutta in discesa. All’inizio il fondo è discreto, dal momento che la mia bici non è una mtb scendo con cautela. Si intuisce subito che questa strada non viene più utilizzata da mezzi a quattro ruote già da molto tempo in quanto, dove ha potuto, la vegetazione si è mangiata parte della sede stradale.
Il percorso, dal punto di vista paesaggistico, è fantastico: un susseguirsi di entrate ed uscite dal bosco con ampie vedute sulla valle del Droanello. Purtroppo spesso sono costretto a concentrarmi solo sulla guida. Ad un tratto un grosso albero, caduto sicuramente durante la tempesta Vaia di quest’autunno, blocca ancora la strada. Ciò avvalora la tesi che oltre ad escursionisti e ciclisti di qui non passa ormai più nessuno da tempo. Lo scavalco e proseguo. Giungo ad un fitto bosco di alti pini silvestri che creano un’ansa su cui la mulattiera si appoggia con ripida discesa. Fermata fotografica obbligatoria, ma, soprattutto, il soffice letto di aghi che copre tutto il sentiero mi indica che per le mie Gravelking slick da 1’50 questa discesa a 20% non è il massimo e quindi la percorro a piedi per non scivolare direttamente a Cadria “culo a terra”.
Cinquanta metri e sono di nuovo in sella, manca oramai poco ai primi alpeggi, la mulattiera è tornata ad essere una carrareccia, segno che è ancora utilizzata da veicoli a quattro ruote. Attraverso il primo alpeggio e vedo in lontananza il borgo di Cadria.
Per un chilometro e mezzo entro ed esco dalle radure fino a quando mi ritrovo davanti ad una sbarra, così mi spiego come mai il sentiero a monte degli alpeggi è lasciato al suo destino. La oltrepasso ed una parete strapiombante fa da cornice ad uno splendido fontanile, quale luogo migliore per una sosta “merenda di metà mattina”!
Riparto, attraverso Cadria, è strano arrivare da sotto, ritorno su asfalto e risalgo verso Cima Rest, circa tre chilometri e mezzo e sono arrivato, ma oggi è il giorno in cui, per la prima volta, voglio raggiungere il celebre osservatorio astronomico. Quindi proseguo sulla cementata, un’altro chilometro (pendenza media 5% max 19%) con il solito muretto di un centinaio di metri prossimo a 20% di pendenza. Giunto all’osservatorio mi scateno in una sessione fotografica. La giornata sufficientemente limpida, il panorma sul crinale dei monti Tombea e Caplone e gli splendidi e numerosi cespugli di cardi fioriti mi ripagano ampiamente delle fatiche odierne.
È quasi mezzogiorno, mi siedo su una panchina e con tutta calma consumo il mio pranzo contemplando i monti della Valvestino. Oggi non ho fretta, ho la giornata per me. Dopo una ventina di minuti circa riparto ed inizio la fase di rientro. Scendo prima verso Magasa e poi verso il lago di Valvestino. All’altezza del vecchio mulino ad acqua di Turano, ora trasformato in museo degli antichi mestieri (link a VisitValvestino), scendo dalla strada per costeggiare il canale e fermarmi davanti alla costruzione per qualche fotografia.
Nuovamente in sella, costeggio il lago di Valvestino, me lo godo tutto, l’aria oramai è calda, ma non afosa. Oltrepasso la diga ed arrivo alle porte di Navazzo da nord, devio a destra ed entro in zona industriale, scenderò dal famoso “sentiero delle Camerate” una carrareccia ghiaiosa, cementata solo laddove la pendenza si attesta attorno a 20%. In questo modo arrivo dritto nella valle del torrente Toscolano, che in questi luoghi scava un vero e proprio canyon. Scendo con cautela, sia perché è la prima volta che la percorro, sia per le ripide e scivolose pendenze.
Anche qui il paesaggio è di sicuro spessore, il monte Pizzoccolo mi sovrasta imperioso e la forra del torrente Toscolano e di una incredibile bellezza. Arrivo alla fine della discesa e mi immetto nella valle delle cartiere. Mi fermo sul vecchio ponte che portava al palazzo Archesane ed alla valle di Campiglio per uno shoot fotografico. Sotto di me, vacanzieri in costume si rinfrescano nelle gelide acque del torrente che qui forma una grande ansa con piccole spiaggette ghiaiose. In questa forra la temperatura all’ombra è ancora di 25°C nonostante sia già l’una passata.
Sono sceso fino a 250m s.l.m. ed ora devo risalire un po’ per arrivare al borgo di Gaino, da dove riprende la strada asfaltata. Un pizzico di tristezza mi pervade nel lasciare lo sterrato, la parte migliore del giro è alle mie spalle. Davanti ho ancora la splendida discesa con vista lago dalla balconata di questa frazione e poi la gardesana. Sono le due del pomeriggio quando attraverso Salò, la mia città, brulicante di turisti e bagnanti. Oltrepasso le Rive, inizio a salire le Zette, guardo il lago, il golfo e mi scatto un “selfie on-action”.

Un degno suggello per questo fantastico nuovo itinerario percorso in virtù delle ruote cicciotte (⇔:115km — τ:6h46min — ⇑: 2.536m — T:14°C/35°C).
Grazie AliMat!

Dettagli tecnici su Strava: Cicloturisti!Ghiaiosi@ Bocca Paolone, Passo Scarpapè, Cadria, Cima Rest, Lago Valvestino, Camerate
Videogallery: Video YouTube con commenti (5’33”)
Video YouTube versione integrale (7’23”)
Photogallery:

Alle 6.30 puntuale lo scoppio del cannone portato in cielo dall’elicottero. Il patron della Maratona



schiarare da dietro il monte Baldo, chissà se riuscirà a sbucare tra le nuvole, oggi la giornata è piuttosto uggiosa. Inizia la salita, per la prima parte seguo la stessa strada che porta in Valvestino, ma prima dell’abitato di Navazzo svolto a destra verso nord e proseguo l’ascesa con pendenze decisamente più impegnative. In totale mi aspettano poco più di quindici chilometri e raggiungerò i mille metri di quota, cosa abbastanza singolare per una strada asfaltata che domina il lago. Normalmente sulla sponda bresciana superati i 500/600m le strade si spostano verso l’interno della montagna senza dar più viste sul lago. Questa fa decisamente eccezione, dagli oltre 900m dell’altipiano, si domina il lago; la vista è eccezionale ed è un vero peccato che poche persone la conoscano. Arrivato al bivio di Navazzo le pendenze si fanno serie, in circa tre chilometri, progressivament
e, passo dal 7% sino al 10%, con punte del 14%. Giunto al bivio per Costa di Gargnano tengo ancora la destra in direzione Briano; ora si fa veramente dura, di fronte a me un chilometro (sono già 10,5 km dall’inizio) con una media del 14% e punte del 17%. Fortunatamente una volta lasciato il bivio di Costa è anche il momento dei paesaggi più belli. La strada è immersa in un bosco di abeti ed il profumo di resina è persistente. Respiro a pieni polmoni e gioisco, adoro la resina di pino! Passato questo muro esco dal bosco e mi ritrovo sull’altopiano; a destra il lago ed il monte Baldo a sinistra gli alpeggi. Incrocio un mandriano che sta osservando le sue mucche brucare, lo saluto e proseguo. Il posto migliore da cui osservare il lago è nei pressi di un
a baita poco prima di rientrare nella fitta vegetazione e riprendere a salire con pendenze severe. Oggi il meteo non è dalla mia parte e la foschia appiattisce i paesaggi, ciononostante mi fermo a scattare una fotografia. Gli ultimi due chilometri sono costellati da vecchie malghe trasformate in case di villeggiatura, sono sparpagliate qua e là, ma una in particolare, quasi in cima alla salita, mi ha
sempre affascinato; è completamente ricoperta di legno scuro con le bordature dei tetti e degli infissi bianchi, un bellissimo giardino con una suggestiva e tortuosa scalinata in pietra. Ormai manca poco alla bocca Lovere, ivi giunto mi fermo a mangiare una barretta, sono passate poco più di due ore da
quando sono partito ed inizio ad avere un po’ fame. Riparto, ma raggiunto il bivio non proseguo nella discesa, bensì svolto a destra verso Costa che sarà la mia seconda meta di giornata, la speranza è che il meteo migliori un poco e mi lasci apprezzare meglio questi paesaggi. Per arrivare a questo borgo bisogna attraversare un saliscendi per un totale di quasi 8 km. Prima una leggera discesa di 3 km, poi 1 km di salita per giungere a bocca Magno (Roccamagno),poi altri 3 km di discesa ed infine un 1 km di salita. Giunto in paese vengo attratto da via Boccapaolone, molti anni fa salii in auto da bocca Paolone per giungere al passo d’Ere e scendere a Tignale, ma la strada era sterrata e di difficile percorrenza anche in auto. Oggi vedo la via con asfalto liscio e dei
bellissimi lampioni; decido di percorrerla, non mi illudo che sia così fino in cima, ma voglio vedere fino a dove si può arrivare con la bici da corsa. Scopro che si riescono a fare altri 2 km abbondanti fino a raggiungere bocca Paolone, le pendenze sono di tutto rispetto tra il 9% e il 12%. Dopo il tornante inizia lo sterrato, provo a percorrere un centinaio di metri o poco più giusto per arrivare a vedere al di là del crinale. Il terreno è veramente impossibile, credo che anche una mtb abbia qualche problema di aderenza nell’affrontarla vista la pendenza sopra il 10%, il terreno fr
anoso e i grossi massi. Mi fermo a fare un paio di fotografie e ritorno verso Costa, finalmente il cielo si apre lasciando spazio ad un poco di azzurro. Questo mi consente di ammirare meglio questi bellissimi alpeggi mentre ritorno verso Gargnano e di scattare qualche istantanea. Una volta arrivato a Navazzo decido di scendere per una
via poco conosciuta, ma molto bella e un tantino scomoda per la bici da corsa. Subito dopo il secondo tornate, sulla destra si trova una piccola strada cementata (via Cisternino), la prendo. La pendenza è molto alta, più volte vicino al 20%, bisogna stare attenti a non far prendere velocità alla bicicletta perché la strada molto stretta e le continue curve non danno margini di errore. In compenso il traffico è pressoché nullo, il paesaggio è stupendo, sono nuovamente immerso nel bosco ed ogni tanto il lago fa capolino tra le fronde degli alberi. Mi ritrovo in un battibaleno a Zuino. A Fornico lascio la strada principale per via Corneghe, questa deviazione mi consente di arrivare direttamente sulla strada interna di Cecìna senza passare dalla gardesana. Oggi decido per la variante bassa ed a Pulciano punto subito verso Toscolano, quattro chilometri di statale e ricomincio a salire verso S.Michele. La parte migliore del giro se ne è ormai andata ed anche se il rientro finale è sempre quello; i paesaggi, l’intensità emotiva dei luoghi, lo rendono sempre piacevole ed interessante. Sono passate poco più di sei ore da quando sono partito e da poco le campane hanno suonato il mezzogiorno. Per una volta arrivo in anticipo su quanto dichiarato, spero vada in compensazione con una delle tante volte che sono arrivato in ritardo!