Domenica 25 febbraio, è in arrivo il vento gelido da est, lo chiamano Burian. Sono le 7.29 quando parto sperando di poter andare a giocare con la neve al “Lido” (Allenarsi in salita d’inverno? Si può! Alle Cariadeghe e ci si diverte!), ma, appena uscito di casa, una forte folata di vento mi fa venire qualche dubbio, una seconda mi costringe al “piano B”. Già, perché c’è sempre un “piano B”! Salgo in Castello, giusto per riscaldarmi un pochino, e poi Maddalena. Ero salito ieri per cercare la neve e l’avevo trovata solo in vetta nel falsopiano verso Muratello. Risalirò anche oggi. In Castello il vento è pungente, a volte raffiche impetuose costringono a correzioni nella guida in salita, ma soprattutto in discesa. Oltrepasso piazzale Arnaldo ed inizio la scalata della “Madda”. Ogni tornante a sinistra è inesorabilmente esposto ad est ed il forte vento si fa sentire rallentando l’ascesa e talvolta facendomi sbandare. L’asfalto è fortunatamente già cosparso di sale e ghiaia, segno che i mezzi sono passati ancor prima dell’alba. Risaliti i primi 3km (quelli della panoramica) svolto a sinistra per imboccare il lungo viale alberato che conduce a San Gottardo.
Burian è li che mi aspetta, ne odo il forte urlo qualche decina di metri prima della curva. Arriva, afferro con fermezza il manubrio e resisto alle sue folate. Un fugace sguardo al gps, la temperatura è scesa a -2°C. Continua così per un centinaio di metri, io piegato sul manubrio per offrire meno resistenza al vento che da destra mi spinge a colpi verso il centro della strada. Se continua così sicuramente non rischio di salire in vetta. Fortunatamente, il soffio si calma un poco, arrivo al capolinea degli autobus, ora la strada è più riparata, salgo con tranquillità. Al primo tornante dopo S.Gottardo raggiungo uno dei punti più esposti ai venti orientali.

Nuovamente stringo saldamente il manubrio e mi piego su me stesso, la temperatura è scesa ancora, adesso sono a -4°C. L’asfalto in alcuni punti sembra gelato. Io confido nelle mie gomme 700×38 gonfiate solo a 2bar. Passo anche il terzo tornante sempre esposto ai venti e mi avvicino ad un altro punto critico. In località Medaglioni per un corto tratto la strada è scoperta su tutti e quattro i lati, qui il vento soffia violento con continui cambi di direzione, incredibilmente al mio passaggio c’è un attimo di relativa quiete che mi consente di arrivare nella parte di salita esposta a nord, quella più protetta dai venti. In compenso la temperatura continua a scendere ora sono a -6°C. La neve ormai è una costante a bordo strada, questa notte era prevista una debolissima nevicata fin da quote basse, così è stato, non più di 2cm, una spolverata di zucchero a velo che rende questi paesaggi fiabeschi. Il contrasto tra la bellezza della montagna innevata e la inquietante forza del vento gelido è affascinante e coinvolgente al tempo stesso.

Essere qui, solo, di fronte alla natura, non per sfidarla, ma per contemplarla e comprendere, una volta di più, quanto sia immensamente più grande di me. Incredibilmente coinvolgente. Se da un lato il mio animo è sopraffatto dalla maestosità della forza di Eolo, dall’altro il mio cervello è concentrato sull’asfalto e sulla tenuta della bicicletta. Ormai ho passato anche il settimo e l’ottavo chilometro, anche la strada a tratti si ricopre di neve ghiacciata, segno evidente che il sale non è arrivato ovunque.

Io la percorro con circospezione, ma fortunatamente non percepisco mai problemi di tenuta. Sono sul falsopiano, anche il grande “curvone” è passato; pensavo peggio, visto che è esposto ad est, ma a parte un grande e inquietante rumore il vento mi ha graziato.

Ho il tempo di osservare di nuovo il gps, ora ci sono -7°C discretamente freddo direi. L’ultimo chilometro è sicuramente il più scenografico, nuovamente nel bosco sotto agli alberi imbiancati, con l’asfalto a tratti ghiacciato ed il vento che fa volare fiocchi di neve gelata dai rami delle piante. Ormai ci sono, entro nel piazzale, ora la temperatura è di -8°C, rivolgo la bici verso la città e termino la ripresa.

Oggi non c’è il tempo per estrarre il telefono e scattare fotografie, mi accontento di quelle del X5evo. Temo la discesa più della salita. I piedi, con le nuove scarpe invernali ormai sono al sicuro, le mani invece sono tuttora il mio tallone d’Achille.

Dopo il primo chilometro inizia a nevischiare, poca roba, tanto che all’inizio penso che sia ancora la neve spostata dal vento. Invece no, poco, molto poco, ma sta nevicando. Nella discesa incontro parecchi bikers (mtb) e qualche runner, ci salutiamo tutti, come volessimo trarre forza e rispetto gli uni dagli altri. Dopo aver oltrepassato nuovamente San Gottardo incontro anche qualche impavido con la bici da corsa, chissà se riuscirà ad arrivare in vetta o se dovrà invertire la rotta prima per la scarsa tenuta? Io continuo a schiaffeggiare la mia mano destra contro la coscia, anche stavolta il gelo si è impossessato delle mie mani dopo pochissimi chilometri di discesa. Arrivo in via Pusterla, la discesa è finita senza troppi patemi d’animo per la tenuta di strada. Oggi il cronometro non conta, non ho neanche guardato a che velocità salivo o quanti watt sviluppavo. Oggi guardavo la natura e cercavo di capire fin dove mi avrebbe lasciato arrivare senza farmi rischiare più del dovuto.
Grazie Burian!

Dettagli tecnici su Strava: Cicloturisti!❄️❄️MaddalenaBurian🌪️🌪️
Videogallery: Burian in Maddalena 2’09”
Photogallery:














All’incrocio il cartello recitava 5km al paese. Questa salita è costantemente tra il 7% e il 10% di pendenza, piuttosto impegnativa, ma senza strappi violenti. Dopo i primi due chilometri sono nuovamente su un versante soleggiato ed alla mia destra posso ammirare gran parte della Valvestino ancora parzialmente in ombra, mi fermo e scatto alcune istantanee per immortalare il paesaggio.





feriti oggi lo voglio affrontare, anche se in versione ridotta, in pieno inverno (vedi
In pratica la mia #omarzone (vedi
consentirà un’istantanea su Turano, ma, soprattutto, di esporre le mie mani all’irraggiamento solare. Come uno ‘stream of consciousness’ joyciano mi martella nella mente la frase del Daitarn III: “Ed ora con l’aiuto del sole vincerò! Attacco solare! Energia!” correva l’anno 1980, ricordi di gioventù. Dopo quasi dieci minuti, durante i quali mangio anche un fruttino, la temperatura delle mani è rientrata nella norma. Riparto, ma a mani nude, ora mi aspetta l’erta impegnativa di Persone-Moerna,
i primi 3km con pendenze sempre in doppia cifra, quindi velocità ridotta e riscaldamento dovuto alla fatica dovrebbero mantenere il freddo lontano dalle mie mani molto meglio dei guanti. Così avviene, mi fermo sotto all’abitato di Persone per immortalarlo con il mio telefono, oltrepasso il borgo e spedito mi dirigo verso la frazione di Moerna, ora le pendenze sono più dolci, la velocità aumenta sensibilmente, ma, complice il sole in fronte, le mani non si raffreddano quasi per nulla.
Ormai sono vicino ai 1.000m (s.l.m.) e lo sguardo si apre sul panorama circostante. Che giornata meravigliosa! Attraverso il paese, la temperatura ora è vicina allo zero ed allo scollinamento decido di fermarmi per indossare guanti e sotto-guanti che avevo infilato nelle tasche posteriori lasciando le dita all’esterno per farle asciugare al sole.
manentemente, un messaggio a Marina: “Tutto a posto sono ora a Moerna, per le 12.30 sarò all’auto. Ti chiamo poi” e riparto. Dall’alto del vecchio confine con l’impero austro-ungarico fotografo l’abitato di Capovalle. La discesa è pulita, cioè non c’è ghiaccio, ma solo sabbia e sale, quindi grandi velocità non si possono comunque fare! Fortunatamente la strada è quasi completamente al sole, il che rende la sensazione di freddo della discesa molto blanda. Solo l’ultimo chilometro prima del bivio è nuovamente in ombra, in quanto incastonato nel fondo valle, qui l’ultimo assaggio di freddo di giornata. La strada che costeggia il lago di Valvestino è ora completamente al sole ed io posso scattare quelle foto che mi ero ripromesso al primo passaggio, la galleria ricoperta di ghiaccio, le colonne d’organo e gli scorci dalle colorazioni uniche sul lago.