Allenarsi in salita d’inverno? Si può! Alle Cariadeghe e ci si diverte!

Fino ad alcuni anni fa l’inverno, per me, rappresentava una sorta di letargo. Io che adoro le montagne e la salita trascorrevo questa parte dell’anno in attesa che la temperatura risalisse per poter ricominciare a scalare. Come tanti, seguendo il dictat dell’allenamento classico, scorrazzavo, un poco contro voglia, per le lande umide della Franciacorta o per le colline sinuose della Valtenesi. Come si diceva: ‘Facevo la gamba’. Nel 2012 tramite una delle aziende che rappresentavo acquistai un misuratore di potenza integrato nel mozzo della ruota posteriore. Le cose cambiarono velocemente nel giro di un anno. La nuova tecnologia applicata all’allenamento, i nuovi materiali per l’abbigliamento sempre più traspiranti e veloci nell’evacuare il sudore resero l’allenamento invernale completamente diverso. Finalmente si potevano scalare salite più o meno brevi anche con il freddo senza rischiare di congelarsi ad ogni discesa. Inoltre l’utilizzo dei watt come parametro dell’allenamento rese possibile effettuare una moltitudine di esercizi, proprio in salita. In fondo, dal momento che il mio obiettivo è portare la mia bicicletta a scoprire e violare sempre nuove montagne, quello che mi serve è, soprattutto, allenarmi in salita. Non ho ambizioni di migliorare i miei record personali in termini di tempo impiegato, ma di percorrere maggior dislivello e coprire distanze più lunghe. Per questo diventa fondamentale mantenere la mia capacità aerobica e resistenza alla distanza ad un discreto livello durante i mesi freddi in modo da essere pronto ad allungare il chilometraggio ed alzare il dislivello ai primi tepori primaverili. Nasce così l’esigenza di trovare tra le nostre salite quelle più adatte ai climi freddi. Il ‘Lido’ di Cariadeghe così chiamiamo questo meraviglioso altopiano sopra l’abitato di Serle è la meta ideale per l’allenamento in salita nelle stagioni più fresche.

Il versante che sale dalla città è esposto al sole fino dall’alba e la sua roccia marmorea si riscalda rapidamente dando piacevoli sensazioni di tepore fin dalle prime pedalate. Oggi 17 dicembre, per la settantacinquesima volta in cinque anni parto all’alba in direzione della mia palestra invernale preferita. Sono le 7.37 quando aggancio il pedale, nel giro di qualche minuto il termometro del mio gps si attesta a 1°C. Sta per sorgere il sole, io percorro viale Venezia in direzione est, qualche nube striata arrossa il cielo sull’orizzonte quasi fosse un tramonto. Uscito dalla città e dal suo auto-riscaldamento, la temperatura inizia a scendere, poco prima di lasciare il comune di Brescia, in aperta campagna mi fermo a fotografare un’incredibile alba. Ci sono -3°C, il terreno è brinato e il monte Maddalena rosso come il fuoco!

Riparto immanentemente, troppo freddo! A Botticino inizia la salita per Serle e le Cariadeghe, la temperatura è scesa a -4°C sarà il punto più basso. In queste limpide e gelide giornate l’inversione termica fa la sua parte e dopo soli quattro chilometri sono a San Gallo a 1°C, qui finisce la prima parte della salita. Pendenza media vicino al 7% piuttosto regolare (max 12%), giusto il tempo di una SST di 20″, ora mi aspetta un chilometro circa di pianura e discesa attraverso l’abitato. Uscito dal paese inizia la seconda parte di salita, poco più di tre chilometri anch’essi con pendenza regolare vicino a 8% e punta del 9,5%, un’altra SST da 15″. Arrivo nella frazione Castello da cui parte (sulla sx) una cementata che sale irruenta verso Valpiana (1,5km al 14%medio). Salita ottima per i fuori soglia, ma a questa temperatura, sono tornato sottozero, troppo rischiosa con la bici da corsa, meglio optare per un’altro chilometro in falsopiano che mi porta alla Cocca di Serle da dove inizia l’ultimo tratto di salita verso Casinetto. Sono altri 3,6km con una pendenza media di 4,9%.

Media ingannevole, in quanto dopo un breve tratto al 8% la strada prosegue in mezzo alle prime doline per un chilometro in falsopiano. Ora ho di fronte il chilometro  e mezzo più impegnativo costantemente  sopra il 10%, con un tratto in ombra che spesso è ghiacciato. Lo supero ed entro finalmente nella parte più alta dell’altopiano, quella da cui si ha la vista migliore sugli alpeggi, mi fermo e fotografo un mucchietto di neve, residuo della nevicata di due settimane fa.

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Arrivo alla fine della strada asfaltata, da qui in poi è terreno dei bikers! Io giro la bici  pronto per il ritorno e scatto altre fotografie di questo luogo incantato così vicino alla città (25km) e al tempo stesso così isolato e lontano dalla frenesia urbana.

All’uscita da Casinetto mi fermo ad una pozza ghiacciata nella dolina, l’avevo fotografata un mese fa quando ero salito l’ultima volta ed era ancora increspata dal vento.

Subito dopo la pozza scendendo sulla destra c’è un bellissimo boschetto di larici, inusuale a questa altitudine (850mt.), l’altopiano è territorio dominato dalle betulle e dai carpini. Oggi i loro rami sono spogli la nevicata di quindici giorni or sono ha lasciato cadere tutti gli aghi, ma il mese scorso erano nel pieno del loro splendore!

Riparto, percorro il primo tratto di discesa e dopo pochi minuti sono nel paese di Serle pronto ad affrontare una dolce salita di cinquecento metri che mi riscalda. A metà mi fermo ed immortalo la pianura sottostante, ancora leggermente brinata, e l’estremità meridionale del lago di Garda; ora ci sono 5°C, ma fermi al sole sembrano il doppio.

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Riparto, attraverso il falsopiano di Zuzurle, sorrido sempre quando leggo questo nome sul grande cartello. Nuovamente sono a Castello, qualche centinaio di metri in salita ed ecco la prima vera discesa. Ormai il sole irradia calore ed arrivo a San Gallo senza patire freddo. Un’altra breve salita di qualche centinaio di metri riattiva il mio metabolismo e riporta i battiti cardiaci sopra le 100 pulsazioni (sono scese fino a 75 lungo la discesa). L’ultima discesa, la più lunga, è anche la più fredda, infatti arrivo a Botticino e la temperatura è scesa nuovamente a 2°C. Ora mi restano una decina di chilometri di pianura, che percorro ad un buon ritmo per riscaldarmi e per giungere in orario dalla mia famiglia. In totale son quasi 50km e 2h28min di allenamento, con un dislivello di poco superiore ai  1.000mt, ma quello che più conta è che anche oggi i miei occhi hanno goduto di panorami mozzafiato.

Allenarsi in salita divertendosi, anche d’inverno!

Dettagli tecnici su Strava: Cicloturisti!@LidoFullimmersionCicloturisti!@SuaMaestàLido

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Dalla Forra di Tremosine alla neve della val di Bondo

Oggi sabato 9 dicembre è giunto il momento di collaudare la rinnovata ‘LinaBatista’. Abondo01vrei bisogno di un intero articolo solo per Lei, per capire cos’è e perché è nata più di dieci anni fa, ma oggi si parlerà d’altro. Sono le 8.20 del mattino, il sole è da poco sorto ed io parcheggio l’autovettura a Campione di Tremosine, piccolo delta sabbioso sul lago di Garda formato dai detriti del torrente San Michele e meta ambita dai surfisti di tutto il nord Italia. La luna è ancora alta nel cielo, in opposizione al sole che sta facendo capolino dalle pendici del monte Baldo. Scarico la bici e la immortalo con uno scatto sotto questa suggestiva luminosità.bondo02

 

Parto, direzione Tremosine, esco dal piccolo borgo, entro in galleria e mi ritrovo sulla gardesana, un paio di chilometri e svolto a sinistra. Inizia il divertimento, salgo verso la forra di Tremosine, una delle strade più belle al mondo che già ho percorso e descritto più volte nei miei giri estivi (Tignalga in solitaria,  La strada della Forra, passo Nota e la Grande Guerra). Quest’oggi voglio percorrerla in una gelida giornata invernale, sul lago ci sono 6°C, ma so già che appena abbandonato lo specchio d’acqua le cose cambieranno. Arrivo alla prima lunga galleria, questa volta opto per la vecchia strada esterna dismessa ormai da decenni. In alcuni punti l’asfalto non si riesce quasi a vedere data la miriade di piccoli detriti che continuamente franano dalla sovrastante roccia tagliata a vivo. Comunque, con cautela, sarebbe percorribile anche con la bici da corsa (video). Il panorama è di quelli da lasciare senza fiato, a sinistra la roccia tagliente sale in verticale sopra di me, a destra lo strapiombo sul lago, in mezzo io su una lingua d’asfalto larga  meno di un paio di metri. Rientro sulla via principale, oltrepasso le ultime gallerie e prima di abbandonare il lago lo immortalo in un paio di fotogrammi.

Entro nella forra! La temperatura inizia a calare e l’umidità a crescere. L’angusto anfratto fa da cassa di risonanza al reboante torrente Brasa. Io passo, mi immergo in questo fragore, la mente si libera ed io tacito ascolto, contemplo, ammiro. Esco, il rumore assordante ora si affievolisce fino a scomparire nel silenzio di questa salita poco frequentata in questa stagione. Osservo il gps, la temperatura è scesa a -1°C, non me ne sono nemmeno accorto. Passano una decina di minuti e sono a Pieve di Tremosine, attraversando le anguste vie del centro con i suoi sottoportici arrivo alla terrazza del brivido. Già di suo la vista qui è incantevole, oggi un cupo nembo sovrastante il basso lago la rende eccelsa! Io ringrazio e fotografo (video).

Riparto verso Vesio, la frazione principale del comune di Tremosine, luogo da cui parte  la val di Bondo e la strada per il passo Nota. Non credo di essere in grado di arrivare fino ai 1.200mt. del valico, ma voglio capire dove posso andare con le ruote grasse (700×38) di una gravel. Per me è la prima esperienza su un terreno simile e neanche io so di preciso dove il mio scarso equilibrio riuscirà a portarmi. Oltrepasso l’abitato e finalmente si apre di fronte a me la piana di Bondo. Un tempo era un lago, talvolta anche ai giorni nostri, quando le precipitazioni sono copiose e persistenti, si forma un acquitrino dovuto alla presenza di terra argillosa poco permeabile nel primo sottosuolo. Oggi la meraviglia! La candida e lucente neve presente nei campi illumina la piana che, ancora nell’ombra del mattino, fa da contraltare alla calda e assolata cordigliera delle creste del Tremalzo.

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Entro nella valle, ad ogni pedalata aumentano le lastre di neve ghiacciata sull’asfalto, comunque le due strisce parallele create dagli pneumatici dei veicoli restano pressoché pulite, la temperatura è scesa nuovamente sotto allo zero e proseguendo verso il passo Nota non potrà che calare ulteriormente. Dopo un paio di chilometri arrivo al parco giochi ed alle postazioni dei pic-nic. Mi ricordo, dal giro di quest’estate, che erano posti proprio in fondo alla valle prima dell’inizio della salita. La temperatura è scesa a -4°C, inizio quasi ad abituarmi, le tracce di asfalto pulito sono quasi scomparse; fortunatamente il sole è arrivato anche qui ed inizia a riscaldare. Dopo il parco un ponticello sul torrente di Bondo sposta la carrareccia sul versante sinistro della valle. Mi fermo proprio in mezzo, sgonfio i copertoni, scendo di poco sotto le due atmosfere in modo da avere la maggior trazione possibile, non sono un biker, ma certe cose si sanno. Prima di ripartire mi godo il paesaggio, il silenzio, la calma ovattata della montagna e scatto fotografie.

Riparto, non sono preoccupato, quando non me la sentirò di proseguire girerò la bici, già quello che ho visto e percorso fin qui mi ripaga del freddo patito. La strada è quasi completamente bianca, anzi per alcuni tratti pedalo su di un candido manto di neve, le pendenze non sono ancora impegnative e mi sorprende la tenuta e la trazione delle mie gomme, salgo senza problemi, solo raramente dove la neve è divenuta ghiaccio scivolo leggermente (video). Passo la fontana, oggi asciutta, dove quest’estate feci rifornimento, la pendenza si fa più severa vicino al 10%, al contempo le lastre di neve ghiacciata aumentano. Io temo per la discesa, non sono mai sceso da una strada innevata. È passato circa un chilometro dal ponticello ed io inizio a perdere aderenza più spesso , decido che come prima esperienza può bastare. Sono certo che, con questa stessa bici, persone con più pratica di me sarebbero arrivate fino a passo Nota, ma va bene così. Inizio la discesa, a passo d’uomo oserei dire, piacevolmente vedo che non perdo il controllo della bici (video), ritorno al sole e decido di fermarmi per la sosta tecnica: barretta, giacca asciutta, fotografie, tante fotografie, lungo questo bellissimo ponticello pedonale. Sono estasiato, sereno, rilassato, quasi il tempo si fosse fermato e vorrei cristallizzare questo momento come la neve che ho di fronte.

Sfortunatamente devo rientrare, mi rivesto, riparto, riguardo il parco giochi; Alice e Matteo quest’estate veniamo a fare un pic-nic così potete fare le ‘arrampicazioni’ come le chiamate voi. Passato Vesio mi dirigo verso Voiandes e poi Sermerio per ultimare il quadrilatero delle frazioni di Tremosine, ma all’incrocio per quest’ultimo, mi balena un’idea. Sono qui con la gravel, perché non assaggiare un tratto della sterrata che porta all’alpeggio di San Michele, un’altra via che conduce tramite mulattiera fino al passo Tremalzo salendo alla sua sinistra? Svolto a sinistra seguendo il cartello, dopo cinquanta metri l’asfalto lascia il posto allo sterrato. Questa valle è molto più esposta al sole rispetto a quella di Bondo e la neve, sebbene la quota altimetrica sia identica, è già scomparsa quasi completamente. Mi inoltro per due chilometri e mezzo, giusto per rendermi conto di come sia e per gustarmi questo bosco di pini cembri (video). Non ho punti di riferimento, scoprirò a casa che se avessi percorso ancora un chilometro sarei arrivato all’eremo di San Michele. Meglio così, materiale per un nuovo giro! Ritorno, gustandomi ancora il panorama, prima di rientrare sull’asfalto decido di immortalare anche il monte Tignalga e la valle di San Michele.

Giunto nuovamente sulla provinciale, lo sguardo è rapito dal Baldo che mi osserva in lontananza. Mi fermo lo fotografo e riparto alla volta di Sermerio

Inizio la discesa, ma non appena prendo velocità sull’asfalto liscio scopro, a mie spese, che con la gomma anteriore così sgonfia lo sterzo tende a chiudere troppo le curve. Mi fermo, saggiamente sulla ‘LinaBatista’ ho montato una mini pompa con manometro di precisione, gonfio i miei tubeless, salgo da 2 bar fino a 3,5 bar sull’anteriore e fino a 4 bar sulla posteriore, forse un po’ alte per una gravel, ma ormai ho solo asfalto da percorrere. Riparto prendo velocità ed è tutta un’altra storia. Oltrepasso Sermerio e Pregasio sotto di me il lago è leggermente offuscato dal vapore che il caldo sole solleva dalle sue acque.

Nuovamente attraverso la Pieve e inizio la discesa verso la forra, questa volta ci sono turisti che la percorrono a piedi, io me la godo un’altra volta. Giunto di nuovo al cospetto del lago decido di fotografarlo tra una galleria e l’altra.

Ripercorro la strada esterna per evitare la galleria non illuminata. Mi immetto sulla statale in direzione Salò come recita il cartello. In galleria svolto a destra e prendo il tunnel in uscita per Campione. Da piccolo, quando percorsi l’alta gardesana per la prima volta con i miei genitori ed i miei nonni Lina e Batista,  rimasi affascinato e sbigottito dal fatto che in una galleria ci potesse essere lo svincolo per un paese altrimenti irraggiungibile via terra; nel mio immaginario le gallerie dovevano essere come dei tubi con un entrata ed un uscita soltanto. Sono a Campione, il sole scalda, come sempre sul mio lago, i 9°C sembrano molti di più. Io mi avventuro sul pontile dell’imbarcadero per scattare le ultime fotografie di giornata.

Riparto, percorro il lungolago sul passaggio pedonale, d’inverno a Campione non c’è praticamente nessuno, svolto a sinistra, arrivo davanti al duomo, svolto a destra, imbocco uno stretto vicolo che riporta alla piazzetta dove avevo parcheggiato; oltrepasso un ponticello pedonale sul torrente San Michele, sì quel torrente che, partendo dalle pendici del Tremalzo e passando per la valle omonima da me poc’anzi percorsa, sfocia nel lago di Garda creando il delta su cui è adagiato Campione. Sono arrivato, pochi, pochissimi chilometri, solo quarantacinque, velocità ridotta, 1.000mt di dislivello e soprattutto incantevoli, splendidi e fiabeschi paesaggi. LinaBatista, buona la prima!

ValleDiBondo

Dettagli tecnici su Strava: Cicloturisti!@LaForraDiTremosine,ValBondo,ValSanMichele (…e che neve sia❄️!)

Videogallery: Strada della Forra di Tremosine (4’13”)Vecchia strada esternaPieve di Tremosine-Terrazza del brividoPasso Nota nella neveDiscesa in val di BondoGravel San Michele

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Magasa, la magia della neve, il Natale alla porta

Oggi, domenica 3 dicembre, le previsioni annunciano una giornata dal cielo limpido e soleggiato. In settimana una perturbazione ha portato la prima spolverata di neve a bassa quota. Decido, quindi, di recarmi in auto a Bogliaco per partire in bicicletta verso la Valvestino. Questa volta, a differenza dello scorso inverno (vedi Valvestino tra i ghiacci!), voglio arrivare a Magasa borgo a quasi 1.000mt. di altitudine sotto al famoso alpeggio di cima Rest. Sono le 8.26 quando cavalco il mio fido destriero in titanio e parto, dopo un paio di chilometri svolto a sinistra ed inizio a salire costeggiando il lago. Quante volte avrò scalato il Navazzo da quando vado in bicicletta? Non si contano, salita dolce e dai paesaggi meravigliosi sul lago. Oggi devo percorrere i sette chilometri che mi separano dal paese lentamente cercando di sudare il meno possibile. La temperatura durante la salita si attesta tra i 2°C ed i 4°C, il sole irraggia calore e la sensazione è quella di essere a 10°C, ma so per certo che una volta oltrepassato il borgo appropinquandomi alla Valvestino la temperatura precipiterà ampiamente sotto lo zero. Per questo devo cercare di restare il più asciutto possibile per evitare che il sudore mi si congeli addosso. Mentre salgo ammiro il panorama, oggi la giornata è di quelle speciali, cielo terso, aria cristallina, sole caldo, il lago intensamente blu zaffiro, tutto lascia presagire uno spettacolare paesaggio anche una volta entrato nella valle. Giungo a Navazzo, mi fermo e tolgo i guanti leggeri, usati durante l’ascesa, per indossare quelli asciutti e pesanti pronti per contrastare il gelo della Valvestino. Bevo un sorso d’acqua, mentre contemplo il monte Pizzoccolo, oggi già vestito a Natale. Esso pare un pandoro con una leggera spolverata di zucchero a velo sulla sommità.

Riparto, ancora un paio di chilometri ed il sole si nasconderà proprio dietro il Pizzoccolo. La strada inizia a sbiancare, segno di piccoli cristalli di ghiaccio sull’asfalto. Procedo con circospezione, i mezzi antineve sono già passati con sabbia e sale durante la settimana, ma non in maniera esaustiva. Arrivo alla diga, la temperatura è già scesa sotto lo zero, i cristalli liquidi del mio gps iniziano a perdere contrasto, a fatica riesco a leggere -4°C. Non ci sono ancora le colonne di ghiaccio dello scorso anno, troppo pochi i giorni sotto lo zero per averle già formate; tuttavia sufficienti per aver ibernato gli esili ramoscelli di arbusti a bordo strada. Miracolosamente ne trovo alcuni baciati da un raggio di sole filtrato tra le montagne, mi fermo e li fotografo.

Proseguo, giungo al primo ponte, alla destra la valle che conduce verso Costa, ancora tutta in ombra ricoperta da una sottile coltre di neve bianca. Paesaggio silente e spettrale. Arrivo al secondo ponte, quello dell’antico confine con l’impero austroungarico. Semre a destra si apre la valle del Droanello anch’essa completamente in ombra e cosparsa di neve. Vorrei fotografarla, ma ormai il freddo è entrato sotto i miei guanti e le dita iniziano a ghiacciare. Per fortuna il bivio di Molino di Bollone è vicino, lì so di poter trovare nuovamente il sole per alcune centinaia di metri per riscaldarmi. Non riesco più a leggere la temperatura sul mio gps perché è ormai quasi completamente nero, segno evidente che la stessa si è abbassata ulteriormente. Arrivo al sole e rallento per godere di qualche istante in più di caldo. Tengo la destra, direzione Turano e Magasa. La strada ricomincia a salire, anche se ancora dolcemente. Ritorno nella gelida ombra, sto arrivando al punto più freddo di tutta la valle, dopo una curva sinistrorsa scorgo la mia ‘palude’ o ‘stagno’ preferito, tutt’intorno neve e ghiaccio. Non posso non fermarmi a fotografare quest’immensa bellezza.

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A casa scoprirò che la temperatura era scesa a -8°C. Riparto, oltrepasso il bivio per Turano e procedo spedito verso Magasa. I mignoli iniziano a bruciare dal freddo, ma so che tra breve risalendo la montagna sarò di nuovo al sole.Magasa All’incrocio il cartello recitava 5km al paese. Questa salita è costantemente tra il 7% e il 10% di pendenza, piuttosto impegnativa, ma senza strappi violenti. Dopo i primi due chilometri sono nuovamente su un versante soleggiato ed alla mia destra posso ammirare gran parte della Valvestino ancora parzialmente in ombra, mi fermo e scatto alcune istantanee per immortalare il paesaggio.

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Riparto ormai Magasa è vicina, il sole mi riscalda, la temperatura riprende a salire, all’ultimo tornante scorgo alcune stalattiti di ghiaccio, ma non mi fermo dovrò scendere ancora dalla stessa strada, avrò modo al ritorno di fotografarle quando saranno illuminate dal sole. Poco prima del borgo non posso esimermi dal fermarmi e immortalarlo con il mio telefono.

Entro in paese e ne percorro alcuni vicoli alla ricerca di angoli suggestivi da fotografare. Incrocio solo un paio di persone, nonostante siano già le 10.45 di mattina. Mi fermo in un piccolo slargo dove provvedo ad indossare un intimo asciutto, a mangiare un fruttino, bere dell’acqua ed indossare i nuovi guanti a tre dita unite per la discesa.

Mi accingo a lasciare il paese, ma proprio all’uscita del borgo mi viene l’ispirazione per un’ultima fotografia panoramica e per una deviazione verso il parco giochi appena fuori l’abitato non lontano dal cimitero.

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La deviazione si rivela interessante e mi consente di fotografare Magasa da una prospettiva diversa e molto suggestiva.

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Riparto, sono già passate le 11.00, questa volta si scende per tornare indietro. Come promessomi mi fermo a fotografare prima le stalattiti di ghiaccio e poi i boschi ed i monti innevati attorno a Magasa.

In discesa mi raffreddo un poco e cerco di non prendere troppa velocità, ad ogni sosta fotografica in realtà mi scaldo un pochino grazie all’irraggiamento solare. Oltrepasso il bivio per Turano e mi dirigo verso il mio stagno, unico punto che credo di trovare ancora in ombra. Così è, ma la mia sorpresa è tanta nell’osservare il meraviglioso effetto scenico che l’acqua immobile della palude crea con le vette che ivi si specchiano.

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Anche stavolta il mio ‘stagno’ ha saputo sorprendermi, quasi fosse quello di Giverny che Monet amava dipingere in orari e stagioni diverse. Mi giro dall’altro lato ed osservo uno spettacolare gioco bicolore di grigio e bianco lungo tutta la parete rocciosa.

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Qui, nonostante l’orologio segni 11.30, ci sono ancora -5°C! Monto in sella e mi dirigo rapido verso il lago di Valvestino oramai quasi completamente al sole. Lo percorro godendomi ogni istante ed ogni scorcio, fermandomi qua e là a scattare fotografie.

Oltrepasso la diga, arrivo in prossimità di Navazzo ed inizio a scorgere la sagoma innevata della vetta del monte Baldo. La temperatura è tornata sopra lo zero, io passo il paese e inizio la discesa verso il Benaco, ma sono costretto nuovamente ad un paio di soste, il vento di Peler oggi sferza il lago con estrema violenza e rende i panorami limpidi e con profondità d’immagine.

Oggi opto per la discesa attraverso Zuino, stretta, tortuosa e ripida, ma che mi consentirà di giungere direttamente alla rotonda dove ho parcheggiato l’autovettura. Scendendo ammiro il lago e prendo una nuova decisione. Giunto alla rotonda proseguo verso il porto di Bogliaco. Prima di tornare voglio gustarmi il ‘mio’ lago anche dalle sue tumultuose rive. Così mi fermo all’imbarcadero ed immortalo anche questo incredibile scenario, ora la temperatura è salita a 7°C, ma sembra ce ne siano almeno 15°C.

Sono le 12.45 quando carico la bicicletta in auto. Non avrei potuto sperare in una giornata dal meteo migliore: sole, neve e ghiaccio.

Anticipo di un Natale che sta per sopraggiungere.

Dettagli tecnici su Strava: Cicloturisti!@Magasa (in Valvestino è Natale!)

MagasaNatale

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