Oggi, sabato 18 giugno, mancano solo due settimane alla Maratona dles Dolomites, dovrei fare un lungo, ma è anche previsto il festeggiamento del compleanno di Laura, mia sorella. Per questo la partenza è all’alba per riuscire a completare il giro per mezzogiorno e mezzo. Scartabellando nel mio gps cerebrale trovo un giro inedito. Da poco è stato sistemato l’asfalto che da Nistisino conduce al Colmì, per cui la strada che abitualmente percorriamo in salita si può agevolmente fare in discesa. Inoltre, proprio oggi, si inaugura l’installazione di Christo, the floating piers, (il passaggio galleggiante che unisce Sulzano a Montisola).
Parto alle 5:50, mi dirigo verso Brione per giungere a Polave
no e prendere la strada che porta a Santa Maria del Giogo passando dal Colmì. La salita è lunga ed incostante: un primo tratto di 4,8 km porta all’abitato di Brione con pendenze impegnative, lo segue un tratto di circa 3 km di falsopiano che attraversa San Giovanni di Polaveno, infine poco più di 5 km costantemente in salita (particolarmente duri gli ultimi 2 km quasi sempre sopra al 10%). Le temperature, nonostante il mese di giugno inoltrato, sono piuttosto fresche, lungo tutta la salita sto tra gli 11°C ed i 9°C. Arrivato finalmente al Colmì inizio la discesa con circospezione, l’asfalto è nuovo e meraviglioso, ma non s
o fin dove arriva. Giungo al bivio per Santa Maria e trovo già pronta la transenna che impedirà il transito veicolare verso il lago. The floating piers, per qualche settimana, rivoluzionerà la circolazione tra Iseo e Pisogne, ogni accesso sarà interdetto. Sento il ronzare degli elicotteri sul lago, forse Christo ha deciso di anticipare l’apertura del ponte. Arrivo al primo pascolo con vista sul lago e scorgo le linee arancio del ponte che solcano il lago. La giornata è grigia, ma l’aria è pulita e dona comunque profondità ai panorami. Mi fermo a scattare qualche fotografia; il ponte è stato aperto, si vedono già i primi minuscoli puntini spostarsi sulle strisce arancio. Proseguo nella mia discesa, arrivo alle porte di Sulzano e le transenne con minacciosi cartelli si moltiplicano, seguo il percorso obbligato e giungo sulla vecchia statale del lago, manca qualche minuto alle otto del mattino, ma c’è molto fermento per le vie. Giro a destra verso Pisogne, per cui il vigile non mi dice nulla, avessi provato a svoltare a sinistra verso l’imbocco del ponte mi avrebbe sicuramente bloccato. Proseguo qualche centinaio di metri e mi fermo ad una balconata sul lago da cui posso fotografare splendidamente le piccole formiche che si muovono in una lunga unica fila sopra alla striscia arancio come dovessero tornare al loro formicaio di Montisola.

Riparto, lungo tutta la strada del lago, l’atmosfera resta surreale. Nonostante i numerosi passanti il silenzio pervade tutto; niente rombi di motore, niente schiamazzi, solo il frusciare delle foglie al vento e il bisbiglio dei visitatori incuriositi. Terminato il tratto di ciclabile che da Marone p
orta a Pisogne rientro nella civiltà rumorosa. Ora mi attende la salita di giornata, Passabocche – Colle di San Zeno. La scalata è piuttosto lunga, più di quattordici chilometri, sin dall’uscita dall’abitato di Pisogne le pendenze si fanno severe, su alcuni tornanti si supera decisamente il 10%. Dopo 2 km un rettilineo di qualche centinaio di metri si impenna con pendenze che rasentano il 20%, subito dopo si inizia a godere del panorama del lago, vista che non mi abbandonerà quasi mai lungo tutta la salita.
Il cielo è ancora grigio e la temperatura non accenna a salire nonostante siano ormai le nove di mattina da un po’. Proseguo nella mia scalata con un occhio all’orologio; oggi i minuti sono contati, anche il tempo per le fotografie è ridotto al minim
o per poter arrivare in orario. Così, di buona lena, ma senza forzare eccessivamente in un’ora e un quarto sono a Passabocche, giusto il tempo di un fruttino e sono in discesa (4 km) verso Val Palot, mi fermo alla fontana per riempire le borracce e mangio una barretta. Riparto, ma proprio ai piedi della salita finale per il Colle di San Zeno, lunga 4,6 km, vedo una baita sulla sinistra con un magnifico giardino fiorito. Nonostante il tempo uggioso i fiori hanno colori cosi vivaci e brillanti che sono sicuro renderanno benissimo anche in fotografia.

La salita è abbastanza impegnativa, ma essendo relativamente corta, la supero agevolmente. Giunto in cima a San Zeno mi guardo intorno, il cielo è ancora grigio, ma le nuvole si spostano rapidamente nel cielo, forse prima di tornare a Brescia qualche raggio di sole lo vedrò. Mangio un’ultima barretta e riparto per la temibile discesa verso Pezzazze. L’asfalto è veramente rovinato e pieno di buche, impossibile evitarle tutte. Per fortuna la discesa è interrotta dalla vista di una bella cascata formatasi con le insistenti piogge di questa primavera. Mi fermo un attimo per immortalarla e per osservare il paese di Pezzazze illuminato dai primi raggi di sole di questa giornata.
Riparto, sono da poco passate le undici, il tempo per le soste è definitivamente terminato. Poco più di dieci minuti e giungo sulla statale della val Trompia, da qui solo traffico e pedalare! Mancano circa 25 km tutti in leggera discesa e con il consueto vento di termica che ti soffia in faccia. Unico lato positivo, finalmente è arrivato il sole e la temperatura è abbondantemente sopra i 20°C. Testa bassa e pedalare: 35km/h di media ed in cinquanta minuti sono a casa.
Soddisfatto per essere riuscito ad inventarmi un giro da 2.600 metri di dislivello in 120 km. Compiaciuto per aver visto prima dall’alto e poi da vicino l’apertura del ponte di Christo.
Buon compleanno Sorellina, sto arrivando!
Dettagli tecnici: Brione-Colmì-Sulzano-Passabocche-Colle S.Zeno
Photogallery:


Il Crocedomini è una salita lunghissima 29,3km per 1.493m di dislivello se si parte dal lago d’Idro, 18km se si parte appena usciti dall’abitato di Bagolino ed in questo caso senza più discese. Le pendenze non sono mai proibitive, ciononostante, saltuariamente ci si trova a dover superare degli scalini con pendenze del 13% proprio in corrispondenza di piccole cascate del torrente Caffaro. In sostanza una salita che va affrontata con il massimo rispetto altrimenti quando ci si troverà negli ultimi chilometri, senza più vegetazione, con un forte vento e con le ultime decisive rampe oltre il 10% si avrà la sensazione di non spingere più avanti la propria specialissima. Giungo in prossimità di Val Dorizzo, supero lo scalino a tornati che la precede e quello che la segue, da qui la vallata si apre ed i panorami diventano ancor più belli. Anche il cielo inizia ad aprirsi, qua e là si vede l’azzurro del mattino. Molto bene! Sono nella piana del Gaver le montagne a nord sono ancora immerse nelle nuvole basse; mancano ancora sette chilometri al passo: i primi, tutti a tornanti nel bosco, hanno panorami spettacolari tra cui la vista del monte Colombina.

il caldo torrido la fa ‘da padrona’, anche il Sebino è liscio come l’olio. Dopo circa quattro chilometri di salita mi trovo di fronte al bivio: a sinistra Colle di San Zeno diretti, a destra Passabocche (1.280m) discesa in Val Palot (1.000m) e risalita a San Zeno (1.380m). Il CG mi ricorda che sceso in val Trompia dovrò ancora risalire al Passo Maniva per poter tornare ad Anfo, sarebbe già un bel giro salendo subito a sinistra. No! Oggi non ci sento, sono convinto, non ho dubbi e vado a destra. Forse poi me ne pentirò, ma poco importa. La salita di Passabocche è un’altra salita lunga ed insidiosa: quasi 15km per 1.080m di dislivello, pendenze non sempre costanti e numerosi tratti sopra il 10%. Oggi la affronterò quasi esclusivamente con il pignone del 30, concedendomi il 26 ed
n vetta e vista l’ora mi concedo una sosta al rifugio dove mangio due buonissime fette di crostata accompagnate da due lattine di coca. Si riparte, mi aspetta la discesa più impegnativa di tutto il giro, non per la difficoltà delle curve o per la ripidità della strada, bensì per le numerose buche, direi voragini, che costellano tutto l’asfalto. Giungo a fondo valle, il cervello è un poco frullato, mi riprendo un attimo. Eccola l’ultima salita si sta avvicinando, guardo l’altimetro segna quasi 3.300m di dislivello. Sorrido, dentro e fuori, ormai ci sono in un modo o nell’altro arriverò in cima al Maniva. A Collio devo fermarmi nuovamente per un rifornimento borracce, d’ora in poi non voglio più effettuare soste per non spezzare il ritmo di
pedalata. Il passo Maniva è una salita di 10km circa con pendenza media prossima a 8%, ma spesso sopra il 10%. In realtà non esiste un vero punto di inizio della salita, in quanto la val Trompia dal comune di Bovegno in poi sale continuamente con pendenze che oscillano tra il 2% e il 6%. In totale ci sono 18km di ascesa per superare più di 1.000m di dislivello, di cui gli ultimi 9km sono i più impegnativi. Salgo con la dovuta calma, ogni tanto controllo i pericolosi cumulonembi neri che sovrastano il Dosso Alto a destra e il Dosso dei Galli a sinistra del giogo del Maniva. A poco meno di un chilometro dalla cima non posso resistere e da
un tornante scatto una fotografia al Dosso Alto già immerso nelle nuvole. Ormai sono in vetta, sono quasi le quattro del pomeriggio, è fatta! Mangio, mi copro, mi preparo per la discesa, ma prima ancora uno scatto della valle del Caffaro dall’alto dei 1.626 del passo. Ora giù verso Bagolino, il tempo quassù, nel pomeriggio, può cambiare anche molto rapidamente. La prima parte di discesa è bella, ma quando si entra nel bosco l’asfalto si fa più sc
onnesso e bisogna stare attenti alle crepe ed alle buche. Arrivo a Bagolino supero il ponte di Prada e mi accingo a sorpassare l’ultima salitella di giornata: 1,3km al 5% di pendenza media. Mi alzo sui pedali, spingo, sento le gambe ancora robuste, spingo ancora più forte, mi sorprendo di me stesso: dopo 160km e più
di 4.500m di dislivello, non solo non mi sono arrivati i crampi, ma riesco a forzare un poco il ritmo. Giornata di grazia! Inizio l’ultima fase di discesa costeggiando il lago d’Idro e mi fermo a scattare una fotografia nello stesso punto da cui avevo scattato stamattina alle 6.25. Sono quasi le cinque del pomeriggio quando arrivo al parcheggio e carico la bicicletta sull’automobile. Il meteo oggi non è stato eccezionale, ma il giro sì! Per una volta la soddisfazione di avere superato i miei limiti è venuta prima della bellezza dei luoghi visitati.