Venerdì 18 agosto, è la settimana di vacanza per eccellenza, il lago di Garda è ricolmo di turisti, per questo alle sei del mattino sono già in sella alla mia specialissima in direzione alto lago. In realtà adoro le prime luci dell’alba, ora che le giornate si sono accorciate un po’ questo mi consente di ammirare splendide albe sul lago.
Alle sette attraverso Gargnano ed imbocco la ciclabile (chiusa per frana, ma percorribile) che mi consente di evitare la prima lunga e stretta galleria; l’ultima rimasta con attivazione semaforica al passaggio di pullman/camion in quanto all’interno non c’è spazio a sufficienza. Rientro in gardesana, veloce mi dirigo verso Campione, alle sette e mezza finalmente svolto bruscamente a sinistra per la strada della forra di Tremosine. A quest’ora pochissimo traffico mi ha accompagnato fin qui. Mi rilasso ulteriormente, innesto il rapporto più agile, me la voglio godere proprio tutta e fermarmi a scattare bellissime istantanee di questo luogo. Infatti già dal primo tornante la vista sul lago e sul delta di Campione, con il sole ancora basso a riscaldare i colori, è meravigliosa.
Decido di affidarmi alle riprese del mio Xplova X5 (video [2’40”] da vedere!), riprendere la forra dalle varie angolazioni per rendere, seppur vagamente, l’idea di cosa si stia attraversando, è impresa ardua e lunga.
Attraverso la prima galleria, lunga e buia (non illuminata!), le mie luci mi guidano, nessun altro mezzo la percorre mentre la oltrepasso, mi sembra di essere disperso nel cosmo! Uscito inizia la prima parte, scavata nella roccia continuamente dentro e fuori da piccole gallerie spesso con aperture sul lago; semplicemente fantastica. La seconda parte inizia con una curva a sinistra che porta verso l’interno della montagna, si abbandona il lago, un semaforo attivo governa il senso unico alternato, la forra è veramente stretta in certi punti. A quest’ora, fortunatamente, le automobili sono veramente pochissime a tutto vantaggio della quiete del luogo. Alzo la testa guardo la stretta gola che mi sovrasta, odo lo scorrere dell’acqua lungo le pareti rocciose, sento il profumo dell’umidità lasciata dalla notte. Sono solo pochi minuti anche in bicicletta, ma di intensità sovrumane. Non è un caso che sia annoverata tra le strade più belle al mondo. Ne esco, proseguo fino a Pieve di Tremosine, altra tappa obbligata prima di salire al passo Nota , meta di giornata. Qui è posta la celeberrima terrazza del brivido, già immortalata nei miei due precedenti giri, Tignalga in solitaria e Tignalga, lago di Tenno, passo Duron e lago d’Idro, mi fermo e mentre contemplo l’orizzonte infinito, faccio la mia colazione, sono le otto del mattino. Riparto quattro chilometri con facili pendenze mi separano dall’abitato di Vesio, frazione principale del comune di Tremosine.
Da qui parte la strada che sale a passo Nota. All’inizio una leggera discesa conduce nell’ampia val di Bondo, poi piano a piano, mentre si attraversano campi di granturco, la strada prende a salire sempre
dolcemente. Dopo poco più di tre chilometri arrivo ad un ampio parcheggio, subito dietro quest’ultimo, giochi per bambini, ‘arrampicazioni’ come le chiama Matteo e altalene nei verdi prati. Più in là una decina di splendide postazioni barbecue con panche e tavoli. A seguire un percorso vita si snoda lungo il corso del torrente. Che magnifico luogo dove portare famiglia ed amici per un’escursione. Proseguo, passato il ponte sul torrente la valle si stringe, la pendenza inizia a salire, sono gli ultimi quattro chilometri che portano al passo; quelli veri, quelli duri, ma, anche, quelli che ti danno soddisfazione. Il paesaggio è meraviglioso il torrente rumoreggia prima a fianco e poi sotto di me, le pareti spoglie e verticali dei monti di Tremalzo dapprima mi sovrastano; poi, mano a mano che salgo, si fanno più docili e mi guardano negli occhi.
La pendenza è costantemente tra 8% e 12%, non proprio una passeggiata, ma vale sempre la regola: paesaggio stupendo pendenza percepita -2%. Negli ultimi cinquecento metri l’asfalto, in buone condizioni, lascia il passo ad un lastricato di grosse pietre e cemento. Arrivo all’incrocio: tutto a sinistra il cartello dice passo Tremalzo (strada sterrata, ora chiusa al traffico), al centro rifugio degli Alpini di passo Nota, a destra strada bianca
per Tremosine. Salgo al rifugio e mi si presenta di fronte, in tutta la sua bellezza, l’alpeggio del passo Nota, mi fermo accanto al cannone posto in memoria della Grande guerra, scatto qualche fotografia e riparto. Qualcosa al trivio aveva attirato la mia attenzione, un cartello con la scritta “cimitero di guerra 1915-18” che invitava a percorrere la strada bianca in falsopiano; il terreno sembra compatto, decido di affrontarlo sperando di vedere già qualcosa dopo la curva che dista da me non più di duecento metri. Ne farò due di curve prima di arrivare; fino a lì la strada è percorribile in bdc (bici da corsa). Mi imbatto prima nei ruderi di un forte della prima guerra mondiale e poi nell’ingresso di un rifugio usato durante i bombardamenti, ora adibito a magazzino degli attrezzi.
Sopra di me la montagna crea un anfiteatro naturale; al suo margine destro, salendo circa di venti metri trova posto il piccolo cimitero di guerra, ancora più in alto sul crinale della montagna si scorge una lunga trincea ancor ben conservata. Lascio la bicicletta, sono chilometri che non incontro nessuno, salgo sul crinale e oltre la trincea vedo apparire ai miei occhi un panorama mozzafiato.
Da qui si domina tutto l’altopiano, una posizione strategica ecco perché un secolo fa è stato usato come appostamento contro l’impero austro-ungarico. Il silenzio del luogo, la pace di una guerra ormai finita, mi fa tornare in mente i racconti dei nonni; erano di un’altra guerra, la seconda, non si combatteva più in trincea, ma gli aneddoti sono simili. Penso che quassù sarebbe bello portare i miei figli, non solo per la bellezza dei luoghi, ma per conoscere e toccare la propria storia, quella che ha cambiato la vita ai miei
nonni; per ricordare e farne tesoro nel loro futuro. Scendo dal crinale, mi fermo al fianco della mia bici e mangio una barretta, ma non mi fermo troppo la temperatura qui è ancora sotto i 20°C. Ho visto, lungo la strada a due chilometri dalla cima, una bella panchina con vista panoramica e un po’ di sole, così la raggiungo. Ormai è passato mezzogiorno ed ho decisamente fame. Durante la discesa mi fermo più volte per fotografare lo splendore dei crostoni del monte Tremalzo. Tornato a Vesio non mi resta che percorrere, come mio solito, la Tignalga per evitare il traffico. Attraverso l’impegnativo saliscendi della valle del torrente San Michele e mi ritrovo a Tignale; anche da qui la vista sul lago è eccezionale e la giornata limpida esalta i colori nonostante la calura estiva inizi a farsi sentire. Esco dal paese ed imbocco un’altra meravigliosa discesa, con ampie curve a strapiombo sul lago. Un chilometro prima dell’innesto sulla gardesana devio a destra per una strada laterale che resta in costa per più di un chilometro dove si trovano alcune abitazioni, da qui la strada è interdetta a tutti causa frana, ma qualcuno ha spostato le pietre cadute creando uno stretto passaggio ed io mi ci infilo ringraziando.
In realtà questo è il proseguimento della prima strada che da Gargnano portava a Tignale e sbocca esattamente all’inizio della ciclabile odierna. Io la chiamo ‘il passaggio segreto’. Arrivato a Gargnano entro in statale per pochi chilometri, subito dopo Bogliaco svolto a destra verso Cecina e Pulciano, questo mi evita altro traffico fino a Toscolano, ma soprattutto mi consente di ammirare con calma l’entroterra del mio lago. Sono a Maderno, nuovamente nel traffico, le autovetture incolonnate procedono come lumaconi, io passo ed arrivo al bivio per il Vittoriale; via a destra, si sale ancora verso San Michele. Non so più quante volte lo ho scalato, ma è così affascinante che ogni volta è un piacere. Sono le 13.30 ed io sono nuovamente in ritardo, scrivo un messaggio a Marina. Scollino e mi getto a capofitto verso Salò. Attraverso la mia città, risalgo le Zette, Valtenesi e sono arrivato. Alice, Mamma e Matteo passo Nota e le ‘arrampicazioni’ vi aspettano!
Dettagli tecnici su Strava: Cicloturisti!@LaForra,PassoNota,LaGrandeGuerra
Video: – La salita della Forra di Tremosine [2’40”] (video)
– Passo Nota [1’26”] (video)
Photogallery:

ffico e meno vento.
e porte di Gardone, scopro che la prima parte del lungolago è chiusa per lavori, scendo dalle vie del centro e fotografo imbarcadero e Grand Hotel, quante passeggiate con i nonni ed i miei genitori. Riparto rapido verso Maderno, paese natale di mio nonno Battista, anche qui il lungolago è radicalmente cambiato in quarant’anni, mi apposto per scattare la fotografia proprio dove una volta la passeggiata finiva, dominata da un platano secolare denominato da tutti sem
plicemente ‘el piantù’ (il piantone). Ora il lungolago prosegue con una meravigliosa camminata che percorre buona parte del delta del torrente Toscolano, consentendo di spostare la visuale dal basso lago fino al monte Baldo e ai monti che sovrastano il parco dell’alto Garda. Oggi, per il momento, del Baldo non c’è traccia all’orizzonte. Riprendo la statale ed arrivo nel comune di Gargnano, come spesso accade, devio nella frazione
di Villa il cui porticciolo è sempre grazioso, anche oggi che è immerso in questa foschia che fa pensare più all’autunno che alla primavera imminente. Arrivato a Gargnano osservo i filari di aranci ancora ricolmi di frutti, raramente passo di qui in questa stagione e ne posso cogliere la bellezza dei colori, oggi il loro arancione intenso contrasta ancor di più con il grigiore del cielo e del lago. Riparto, controllo le luci sul casco, costeggio villa Feltrinelli e salgo lungo la vecchia gardesana per evitare la prima lunga galleria, l’unica che è rimasta come una volta, stretta e con le sole nuove lucine a led laterali. Rientro sulla st
rada nuova e percorro le gallerie che mi portano a Limone; penso che sono proprio migliorate molto da quando ero piccolino, per di più a quest’ora del mattino sono veramente rare le auto che incontro. All’uscita della galleria con lo svincolo per Campione di Tremosine, il mio sguardo viene rapito dagli inusuali riflessi che un timido, pallido sole crea sulle calme acque del lago. Arrivato a Limone scendo in paese, l’orario mattutino mi consente di attraversare le anguste vie del centro senza arrecare fastidio ai pochi pedoni e
di fermarmi nel piccolo vecchio porticciolo per l’ennesima fotografia del lungolago. Esco dal paese percorrendo via Nova che incrocia il sentiero del Sole prima di ricollegarsi alla statale. Il sentiero del Sole sarà parte integrante del favoloso progetto della ciclabile del Garda, sarà il punto da cui la ciclabile inizierà il suo percorso a sbalzo sul lago puntellata nella roccia! Per ora mi devo accontentare della statale e giungo a Riva, ora sono in Trentino, mi fa uno strano effetto leggerlo. È il momento per la sosta barretta e per qualche foto del vecchio porto. Da qui il percorso, per me, è abbastanza nuovo e devo stare attento anche alle indicazioni stradali per poter eseguire correttamente la traccia gps che mi ero prefisso. Finisce Riva ed inizia Nago Torbole senza soluzione di continuità, quasi
fossero un unico paese. Le nove sono oramai passate ed i numerosi negozi di biciclette che incontro espongono in file ordinate decine di biciclette elettriche e non pronte per essere noleggiate. All’uscita del paese salgo sul pontile dell’imbarcadero per scattare la foto della cittadina e del monte Brione che separa geograficamente l’interno di Riva da quello di Torbole. Ora fino a Malcesine quasi il nulla, inoltre la foschia persistente impedisce anche la vista della splendida balconata di Tremosine. Unico lato positivo, con questo tempo non si alza una bava di vento e si può viaggiare tranquillamente a 30km/h senza fatica. Giunto a Malcesine, i
nizio a sfruttare il piccolo bigino che mi ero scritto per poter girare nei lungolaghi veronesi senza perdermi nei meandri delle stradine interne. Arrivo sul lago e scatto un’istantanea al palazzo dei Capitani. Riparto alla volta di Torri, le uniche volte che sono stato qui furono per prendere il traghetto e non mi sono mai addentrato sul lungolago, oggi ho scoperto che è molto carino e sovrastato da un bel castello costruito, sopra fondamenta dell’epoca romana, intorno al decimo secolo e poi ampliato e terminato dalla signoria degli Scaligeri nell’ottocento. All’interno fa bella mostra di sé un agrumeto visitabile.
i una discesa in cui prendere velocità. Io, essendo cicloturista, decido di scendere qualche centinaio di metri lungo la strada bianca che conduce al piccolissimo porto, ho visto delle fotografie meravigliose di questo luogo, ma la giornata di oggi consentirà di fare solo scatti melanconici, che hanno comunque il loro fascino. Riparto, arrivo a Garda, ormai è metà mattina, le passeggiate sul lago iniziano a popolarsi di bambini con le loro biciclettine oltre che di pedoni, quindi bisogna moderare le velocità ed adeguarsi anche alle loro esigen
ze nell’attraversare i paesi. Decido di fermarmi alla fine del lungolago sotto ad un piccolo pergolato che sporge nel lago. Il cielo è ancora bigio e non si riesce a percepire la magia del golfo di Garda. Riparto ancora, mi aspettano i due lungolaghi più famosi della sponda veronese Bardolino prima e Lazise poi. Entrambi belli, grandi ed accoglienti. Ormai so
no le undici passate è comparso un pallidissimo sole ed i turisti stanno invadendo le passeggiate, con molta circospezione passo senza disturbare troppo e scatto le mie fotografie. Bardolino è, indubbiamente, una località da turismo estero e lo si evince dai numerosi negozi che vendono prodotti in cuoio, vetro di Murano, ceramiche, scacchiere in alabastro; insomma un poco come la nostra Sirmione. Lazise, invece
, mi è parsa più da turismo veronese, anch’essa molto graziosa soprattutto nella parte della vecchia Dogana che non ho potuto fotografare adeguatamente per mancanza di tempo. Esco dal centro e scendo verso Peschiera, oltrepasso i parchi acquatici ed arrivo innanzi al cancello d’ingresso di Gardaland. Non posso non fermarmi e scattare un selfie da far vedere ai miei bimbi questo pomeriggio,
millantando di essere stato al parco giochi senza di loro. In realtà come leggo dal grande tabellone la riapertura è prevista per il 9 di aprile. Finalmente giungo a Peschiera, attraverso la foce del fiu
me Mincio e scatto una foto dal ponte che separa la fortezza dalle vie del centro. Proseguo finché posso sul lungolago, poi rientro sulla vecchia statale attraversando la frazione di San Benedetto. Arrivo a Lugana di Sirmione, ecco qui un’altra deviazione dal gdl dei cicloamatori, per tracciare correttamente il profilo del lago devo risalire fino all’entrata del borgo storico di Sirmione, da lì in poi la strada è preclusa, per ovvie ragioni di s
pazi, anche a noi ciclisti. Foto di rito davanti all’ingresso del castello, credo una delle foto più classiche e inflazionate d’Italia e rientro sulla statale per giungere a Desenzano. Da qui il giro si snoda sulle strade conosciute e percorse più e più volte durante il periodo estivo. Mi vien quasi difficile fermarmi a scattare le fotografie dei vari lungolaghi o porti in maniera puramente didascalica, ma la cronaca di giornata non sarebbe completa e veritiera sen
za di esse. Per cui eccomi sul ponte del vecchio porticciolo di Desenzano ad immortalare gli ormeggi. Uscito dal territorio di Padenghe la mia strada si separa nuovamente dal gdl che normalmente taglia dritto verso Salò, io tengo la destra passando per il centro di Moniga, attraversando Gardoncino e giungendo ai piedi di Porto Dusano da cui scatto l’ennesima istantanea. In questa zona della Valtenesi è difficile rimanere più vicini di così alle acque del lago; dopo Dusano mi sposto verso la rocca di Manerba senza salirvi (la gamba ed il tempo non me lo permettono) scendo fino al lago per fotografarla anche dal basso.
i verso Salò ed ultimare il mio periplo. Guardo il gps del mio ciclo computer, sono ormai più di 160 i chilometri percorsi; il dislivello, con i continui saliscendi in ogni paese e soprattutto in Valtenesi, ha raggiunto comunque i 1.300m e sono sei le ore di pedalata effettiva; la velocità media è comunque quasi di 27km/h, non male dato i numerosi tratti in zona pedonale. Per giungere in paese devo passare davanti ad uno dei luoghi più suggestivi di Salò, il lungo filare di cipressi che costeggia il lago di fronte al grande cimitero.