Lago d’Endine e le sue piccole valli

Da un paio di anni desidero scoprire le salite delle valli bergamasche. Oggi sabato 21 aprile è il giorno giusto per percorrerne alcune. Alle 6.15 del mattino, con l’amico Giorgio, parto da Adro in direzione del Sebino. Oggi è il suo compleanno e, “ciclisticamente” parlando, uno dei modi migliori per festeggiarlo è quello di accompagnarmi alla scoperta di alcune delle sue strade preferite. Passano un paio di chilometri e già il naso guarda all’insù verso il Belvedere di Capriolo; poco meno di un chilometro con 8% di pendenza media. Giorgio dice che serve per scaldare la gamba?!? Dal momento che sono previsti più di 2.700m di dislivello non vedo tutta questa necessità, comunque accetto di buon grado (#lapianuranonesiste). Giungiamo al lago, attraversiamo il ponte sull’Oglio e ci troviamo in provincia di Bergamo. Il cielo è limpido presagio di una bella giornata. Il vento soffia forte da nord, come sempre a quest’ora sul lago. Noi lo costeggiamo fino a Tavernola Bergamasca, qui svoltiamo a sinistra ed iniziamo a salire verso Vigolo per poi prendere la strada verde che ci condurrà fino ai colli di San Fermo.

La salita è lunga e dai paesaggi meravigliosi (vedi Colli di San Fermo (da Vigolo, Bratta)), noi la affrontiamo ad un buon ritmo, almeno per me. Giorgio,invece, deve spesso tenere a freno la sua gamba per non scapparmi avanti. Dopo Vigolo entriamo nella valle e risaliamo gli alpeggi che portano a Bratta. Impossibile non fermarsi ed immortalare anche oggi questi scenari incredibili.

Sono passate quasi due ore dalla partenza e mancano ancora circa 6 km alla vetta, ci troviamo di fronte le rampe più dure quelle con pendenze attorno al 15%, ma chiacchierando amabilmente la fatica si sente meno. In breve siamo sopra ai 1.000m di altitudine e il primo tratto di sterrato è davanti a noi, da qui la vista all’orizzonte spazia anche verso nord e verso il ghiacciaio dell’Adamello, oggi leggermente offuscato, nonostante il cielo abbastanza limpido. Gli ultimi 2,5 km sono i più facili, lunghi falsopiani si alternano a brevi rampe.

Il punto più alto, salendo da Bratta, è il colle di Caf (1.246m), da lì si domina il paesaggio della val Cavallina e delle Alpi bergamasche. Ci fermiamo, un rapido scatto fotografico ed una barretta energetica. Riapartiamo una breve discesa ci conduce al valico di San Fermo dove non possiamo evitare il selfie con il campanile della chiesa per commemorare il compleanno di Giorgio (San Fermo è la sua salita di allenamento preferita).

Il sole scalda, la temperatura è di 17°C e decido di scendere senza indossare la mantellina. Pazzesco! Solo un mese fa, qui come al Cavallino della Fobbia, c’era la neve e noi ci pedalammo sopra (vedi Passo Cavallino della Fobbia mon amour). A Grone, finita la discesa, optiamo per la sponda destra del lago d’Endine, molto meno trafficata della statale ss42 dell’altro versante. Possiamo godere, in tranquillità, delle incantevoli viste sul lago. Giunti a San Felice obbligo Giorgio ad una fermata, ho individuato un piccolo pontile da cui immortalare lo specchio d’acqua.

Proseguiamo girando attorno al lago, appena giunti ad Endine svoltiamo a destra in via Panoramica, questo ci consentirà di evitare la statale anche nel tratto a sinistra del lago e di congiungerci con la salita che porta alla forcella di Bianzano essendo già a mezza costa. La via è Panoramica di nome e di fatto, subito una rampa ci fa guadagnare quota, in questo modo lungo tutta la salita abbiamo una splendida vista sul lago e sulla val Cavallina. Oltrepassiamo Ranzanico e poco dopo esserci ricongiunti con la strada principale che sale dai Bianzano, ci fermiamo nuovamente per uno scatto e perché no anche per una barretta; anche oggi i kom su Strava li lasciamo agli altri 🙂

Ripartiamo, mancano ancora tre chilometri alla Forcella, la salita in tutto misura poco più di 6 km con pendenza media di 5%, sempre piuttosto pedalabile con alcuni

ValleRossaDaViaPanoramica

piccoli strappi ed alcuni tratti in leggera discesa. Arrivati alla Forcella iniziamo la discesa in valle Rossa, un centinaio di metri e sul tornate a sinistra troviamo la fontana meta obbligatoria per tutti i ciclisti, ovviamente ci fermiamo e rabbocchiamo le borracce. Ripartiamo la discesa è veloce e rettilinea in pochi minuti entriamo nell’abitato di Cene. Teniamo sempre la destra e siamo già sulla terza scalata di giornata. Il Santuario di Monte Altino si trova a 850m sul livello del mare. Sono poco meno di 5 km con pendenza di 9%, molto costanti, praticamente sempre in doppia cifra e con una rampa finale attorno al 15%.

MonteAltinoDaCene

La salita è stupenda, dapprima sale a tornati immersi nel bosco, poi prosegue con un lungo traverso fino al santuario. Talvolta si aprono radure e pascoli dai quali, guardando verso nord, si possono osservare le Alpi bergamasche ancora innevate. Io sono piuttosto stanco, e sono costretto a calare il ritmo. Giorgio invece ha sempre il solito passo, così mi stacca, avanza, e mi scatta qualche fotografia. Io ringrazio e pubblico.

Arriviamo al santuario ed io chiedo di poter salire fino al piazzale per scattare qualche foto. Così mi siedo sui gradini della scalinata e mi godo il paesaggio.

Ripartiamo, da qui per giungere al colle Gallo (763m) in realtà è quasi tutta discesa, attraversiamo ancora meravigliosi alpeggi e boschi per circa tre chilometri.

Siamo al Colle Gallo, anche qui un Santuario ricorda un’apparizione della Beata Vergine del 1690, ma questa è famosa per essere protettrice dei ciclisti, quindi siamo obbligati a fermarci e scattarci una fotografia a memoria di questo splendido giro.

Iniziamo la discesa che ci riporta in val Cavallina attraverso il borgo di Gaverina Terme, bella, ampia, con numerose curve e tornanti che invitano a lasciar correre la bicicletta per divertirsi. Dopo otto chilometri siamo nuovamente sulla temibile ss42 in direzione sud. Fortunatamente dopo solo tre chilometri Giorgio devia a destra verso Case Benti, prendiamo una parallela alla statale che ci permette di fare rifornimento idrico e di evitare un paio di chilometri di traffico, già perché la temperatura è salita fino a 30°C e io sto bevendo come un cammello! Si torna sulla via principale, ma per pochissimo, passato il paese di Entratico deviamo a sinistra in direzione Zandobbio.

SanGiovanniFormicheDaZandobbio

Dopo circa quattro chilometri, ed aver attraversato la frazione di Selva, inizia l’ultima erta di giornata, San Giovanni delle Formiche. L’ho già scalata un paio di anni fa e ricordo che a fronte di una modesta lunghezza (meno di 3 km con pendenza media di 8%) racchiude in sé un insidioso chilometro costantemente tra 11% e 15%. Affronto la temibile rampa con cautela e le gambe girano meglio di quanto avessi immaginato, nel frattempo Giorgio è andato avanti al suo ritmo. Scolliniamo, oggi non c’è il tempo per arrivare all’ex monastero di San Giovanni (ora ristorante) dal quale si ha un ampio panorama sul lago d’Iseo. Ci accontentiamo di fotografare Foresto Sparso attraverso il bosco.

In fondo alla discesa attraversiamo l’abitato di Villongo prima e di Credaro poi. Ora ci infiliamo in una bellissima e stretta stradina che porta al ponte sull’Oglio di Castelli Caleppio. Attraversiamo il fiume e siamo di nuovo nel bresciano.

Capriolo, Adro, arriviamo al parcheggio dove ho lasciato l’auto. Sono 118 km per quasi 2.800m di dislivello, la velocità media non arriva a 20km/h, ma considerato che è il primo vero giro lungo della stagione posso solo essere soddisfatto. Contento di aver scalato due nuove bellissime salite (Forcella e Monte Altino) in una splendida e, finalmente, calda giornata di sole. Felice di aver accompagnato Giorgio nel giorno del suo compleanno.

Tanti di questi giorni in bicicletta Giorgio!

BrattaValleRossaColleGallo

Dettagli tecnici su Strava: Cicloturistiforever!Bratta,ColliSamFermo,ValleRossa,MonteAltino,ColleGallo,SanGiovanniFormiche

Videogallery: LagodEndineValleRossaColleGallo (3’30”)

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Passo Cavallino della Fobbia mon amour

Sabato 14 aprile alle 6.38, prima che sorga il sole, parto direzione Coste e passo Cavallino della Fobbia da Vobarno. Luci accese quasi fossi un albero di Natale. Le previsioni sembrano essere buone, ma questo 2018 ci ha già riservato parecchie sorprese dalla neve in pianura di Marzo alle ultime copiose piogge. La temperatura è ancora di quelle invernali, 6°C in partenza. Passo Cavallino ed il mio pensiero inizia il suo “stream of consciousness” ancor prima che io inizi a pedalare. Era il 25 aprile del 1997 quando lo scalai per la prima volta e fu subito sofferenza ed amore. All’epoca si calcolava ancora il chilometraggio con il compasso sulla cartina del TCI ed il dislivello per differenza tra la sommità dei passi e le quote dei paesi di fondo valle. Per capire le pendenze ci si affidava al simbolo “>” una freccia meno di 6%, “>>” fino a 11%, “>>>” più di 12% di pendenza, ma quelle della Fobbia non erano indicate, stradina secondaria e poco rilevante. Così, al mio terzo anno ciclistico, dopo aver scalato Lodrino mi trovo davanti la salita dal versante di Vestone; magnifica, ma capii subito che sarebbe stata dura e indimenticabile. Dopo Treviso Bresciano, all’altezza del Santuario della Madonna delle Pertiche, vidi Lei, tutti gli Angeli, gli Arcangeli e i Santi del Paradiso! La mia più colossale crisi di fame, mi fermai, mangiai tutte le merendine che avevo e stetti seduto a riposare sotto il portico della chiesa sperando che gli zuccheri entrassero in circolo per più di venti minuti. Da allora il versante di Vestone ha il mio perenne rispetto. Fu, però, amore immediato, tanto affascinante, varia, spettacolare era quell’erta. Sono già a Nave, tempus fugit, il rimembrar emozioni passate fa scorrere l’orologio a doppia velocità. Codesto è il motivo principale per cui la Fobbia è in assoluto tra le mie salite preferite. Inoltre rappresenta, ogni anno, la prima vera scalata alpina oltre i 1.000m di quota e con lunghezza di gran lunga sopra i dieci chilometri da entrambi i versanti. Scollino le Coste di Sant’Eusebio con tranquillità e mi dirigo verso Vallio, attraverso alcuni tratti della ciclabile ed alle 8.15 in centro a Vobarno svolto a destra in direzione Valdegagna. Inizia finalmente il

Cavallino della Fobbia (13,7km al 6,1%), il fondo valle si distende in direzione nord-est lasciandomi all’ombra per i primi quattro chilometri, la temperatura scende fino a 3°C.

PassoCavallinoFobbia(daVobarno)

Finalmente dopo l’abitato di Degagna il sole inizia a fare capolino da dietro le montagne. Il cielo si rasserena sempre più, guardando verso nord è completamente terso, presagio di una splendida giornata. Dopo sei chilometri si inizia a fare sul serio, due tornanti secchi e ravvicinati, un cavatappi, con pendenza sopra il 12% mi ricordano che l’erta è di quelle toste. Cinquecento metri per rifiatare e si inizia a salire con decisione, da qui la pendenza sarà costantemente in doppia cifra per quasi sette chilometri. Contemporaneamente lo spettacolo della Valdegagna cresce ad ogni metro di altitudine guadagnato. Ormai l’ultimo borgo è vicino, all’ottavo chilometro oltrepasso Eno, da qui fino alla vetta la strada si snoda sul versante occidentale e soleggiato della valle.

Ho superato i 600m di quota la vegetazione iniza a cambiare, i pascoli si alternano ai primi boschi di pini cembri, il sole mi sta scaldando, la temperatura è salita fino a 10°C, ma, confesso, mi sembrano molti di più, l’aria è asciutta, il clima ideale. Dopo il bivio per la scorciatoia per Treviso B. mi devo fermare per scattare alcune foto, il panorama è stupendo e me lo voglio godere appieno.

Continuo a salire e c’è spazio anche per un poco di narcisismo con un paio di autoscatti “on action”, a volte mi piace far finta di essere “uno di quelli forti”.

Sono felice, quasi non sento la fatica, sono così immerso nello splendore di questa giornata finalmente baciata da un caldo sole dopo un interminabile inverno che mi ha dato tanto “ciclisticamente” parlando. Arrivo al passo Cavallino (1.090m), ma non mi fermo, proseguo lungo il “traverso”, un chilometro circa che volgendo a nord collega il valico alla cima Fobbia (1.120m). Solo tre settimane fa l’asfalto era coperto di neve e con l’amico Giorgio ci siamo improvvisati piccoli Omar Di Felice che danzavano sulla neve.

Già perché quest’anno, nel primo sabato (24 marzo) dopo l’equinozio scalammo il passo dal versante di Vestone in una giornata che di primaverile aveva solo il calendario. Temperatura costantemente sotto i 6°C e minima a 0°C lungo tutto il tratto innevato e per il primo tratto di discesa verso Vobarno. Fu un’emozione ed un giro fantastico anche se gelido e ne serbo un vivido ricordo. Passare nuovamente qui, dopo sole tre settimane, in una clamorosa giornata di sole e cielo limpido mi sta regalando grande gioia e divertimento.

Raggiungo la vetta, mi fermo per il consueto e meritato ristoro e scatto alcune didascalie di questo incredibile paesaggio in cui le cime dei monti, ancora abbondantemente innevate, fanno da contrasto ai boschi sottostanti che germogliano verdi e rigogliosi.

È ora di ripartire, ci sono 14°C sono quasi le 11.00 ed il sole irradia calore, decido di scendere senza indossare l’antivento per asciugare più rapidamente la maglia. Scendo piano, mi godo il paesaggio degli alpeggi e delle vallate, mi asciugo e non sento freddo.

Passato Treviso Bresciano opto per la discesa verso Idro, leggermente più lunga di quella per Vestone, ma decisamente più veloce e soprattutto più panoramica. Sapevo che uno dei miei posti preferiti per guardare l’orizzonte oggi non mi avrebbe tradito e ivi giunto mi siedo e mi fermo a meditare un’attimo.

A malavoglia riparto, discesa con sede stradale ampia, ma tortuosa, che invita a pieghe esagerate anche chi, come me, “discesita” non è! Arrivo ad Idro, scatto un paio di istantanee, a pelo d’acqua, a questo meraviglioso specchio azzurro circondato dalle prime vette alpine e chiuso all’orizzonte dal gruppo dolomitico del Brenta.

cava48

Riparto, sono le 11.20 circa, mi mancano una quarantina di chilometri per giungere a casa attraversando la val Sabbia e risalendo nuovamente le Coste. La spettacolare giornata mi ha distratto e nell’osservare luoghi e paesaggi ho perso la cognizione del tempo, rimanendo colpevolmente in ritardo sulla mia tabella di marcia. Ci provo, spingo sui pedali e nonostante le salite arrivo per le 13.00, sinceramente non ci speravo. Sono 105km per quasi 2.000m di dislivello a 22,6km/h di media. Per essere una delle prime uscite lunghe neanche male, ma quello che più importa è che anche oggi il Cavallino della Fobbia si è confermata come una delle erte più belle e difficili da scalare. Una salita che, da vent’anni, mi dona ricordi importanti e che quest’anno per la prima volta si è vestita a festa prima di immacolato bianco candore nevoso e subito dopo di lucente, caldo e rigoglioso verde primaverile.

Passo Cavallino della Fobbia mon amour!

Dettagli tecnici su Strava: Cicloturistiforever!Coste,P.soCavallinoFobbia(Vobarno),Coste🏞️🌺🌷🌱🌲🌳🏵️🌼💐🌻Cicloturistiforever!@Lodrino,PassoCavallinoFobbia,Coste❄️❄️❄️

2018-05-09

Videogallery: Video innevato (3’33”)Video primaverile (3’17”)

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