Sono le 7.04 del mattino di sabato 12 agosto quando, parcheggiata l’autovettura, partiamo da Tione per il giro attorno al massiccio di Brenta. Siamo io e Rick, l’itinerario stud
iato prevede di affrontare, subito, a gambe fredde, la salita a Passo Daone da Preore, lo stesso versante scalato dal giro d’Italia nel 2015 (video). Sono circa otto chilometri con pendenze severe e costantemente tra 8% e 13%, solo un brevissimo falsopiano dopo il terzo chilometro concede respiro. Noi la affrontiamo con la dovuta cautela considerando quello che ci aspetterà nel prosieguo; inoltre i temporali della notte hanno abbassato notevolmente la temperatura (14°C alla partenza) e, si sa, il freddo non è amico dei nostri muscoli. La salita si sviluppa in boschi alternati ad alpeggi fino all’abitato di Larzana e successivamente in una fitta e profumata pineta. Dopo quasi un’ora siamo in vetta il tempo di una barretta e giù in discesa, ci sono 9°C!
Arriviamo a Spiazzo e ci fermiamo per un caffè ristoratore. Prendiamo la ciclabile della val Rendena, questo ci evita di pedalare nel traffico dei vacanzieri diretti a Madonna di Campiglio per la settimana di Ferragosto; oggi è sabato da bollino nero. Con meraviglia, anche di Rick, che conosceva già parte della ciclabile, giunti a Carisolo invece di entrare sulla statale per salire a Campo Carlo Magno il cartello ci invita a proseguire su una stradella secondaria con indicazione Sant’Antonio Mavignola.
Una bellissima sorpresa, nonostante la strada sia un poco rovinata, il percorso all’interno della pineta è meraviglioso ed anche impegnativo con strappi oltre il 10%. Sono passate due ore e mezza dalla partenza e ci troviamo a Sant’Antonio avendo incontrato pochissime automobili. Si prosegue sulla statale, la musica cambia subito, colonne di veicoli ci sorpassano costantemente e sarà così fino a Campiglio. Fortunatamente le nuvole dell’alba hanno lasciato spazio ad un sole limpido che ci riscalda lungo l’ascesa e ci dona dei bellissimi controluce del gruppo di Brenta (video).

Giunti in paese, dopo circa sei chilometri con pendenza tra 7% e 8%, percorriamo la via pedonale già brulicante di villeggianti. Ancora una decina di minuti e siamo al passo. Ci fermiamo per gustarci il meraviglioso panorama, scattare qualche fotografia e fare una seconda colazione.
Sono le dieci e mezza, imbocchiamo la discesa verso Dimaro, lunga, scorrevole, bellissima, se non fosse che i 15°C ci impediscono di prendere troppa velocità. Lì arrivati, siamo nuovamente nel caos, accerchiati dal traffico veicolare. Notiamo i cartelli della ciclabile della val di Sole, nessuno dei due la conosce, ma, senza esitazione, ci dirigiamo su di essa. Scelta superlativa, la ciclabile si snoda a fianco del torrente Noce, bella, sufficientemente larga, con rarissimi incroci sempre segnalati splendidamente (video). Fortuitamente assistiamo anche alla partenza di un ‘rafting’ sul fiume e poco dopo ad un ponte sul Noce li vediamo passare sotto di noi carichi di adrenalina.
La ciclabile ci porta fino a Mostizzolo, dove rientriamo sulla statale come da itinerario originale, grazie a lei abbiamo evitato quindici chilometri di traffico. Mancano pochi chilometri a Cles, prima di entrare nella cittadina lo sguardo volge all’incantevole lago di Santa Giustina circondato dai meleti della val di Non. Nuova sosta panoramica con panino, è mezzogiorno e lo stomaco inizia a brontolare.
Si riparte, attraversiamo il centro di Cles, abbandoniamo la statale per tenere la destra e restare a mezza costa verso Tuenno. Questa scelta si rivela nuovamente vincente, traffico nullo (anche l’ora del pranzo aiuta!) e ampia vista su tutta la valle e sulle coltivazioni. Subito dopo il borgo l’attraversamento del torrente Tresenica ci costringe ad un saliscendi tra le due sponde che creano un anfiteatro naturale interamente coltivato a meli. Rick porta pazienza, ma io mi devo fermare a fotografare!
Attraverso questo incredibile paesaggio giungiamo a Sporminore da dove iniziamo la forzata discesa a valle, in realtà Spormaggiore è li di fronte a noi a meno di due chilometri in linea d’aria, ma, si sa, la montagna è così.
Fortunatamente la discesa ci regala nuovi panorami incantevoli. Terminata la discesa prendiamo la strada che sale all’altopiano della Paganella attraverso il paese di Cavedago, dovrebbe essere meno trafficata della statale che sale da Fai, ciononostante troviamo un buon numero di autoveicoli e pullman che ci superano lungo la salita. La scalata non è troppo impegnativa, ma la mia inattività vacanziera di dieci giorni inizia a farsi sentire. Sono passati da poco i cento chilometri e i metri di dislivello sono già più di duemila.
I 12 km che ci separano dall’altopiano hanno pendenze costanti tra 6% e 8%, all’ottavo chilometro un falsopiano di 2 km che conduce al borgo di Cavedago mi lascia riposare. Dopo il paese la strada riprende a salire con regolarità, le nuvole stanno ricoprendo nuovamente le cime di Brenta. Sono previsti temporali pomeridiani. Vorrei poter accelerare, ma proprio non riesco a cambiare passo, Rick con pazienza rallenta e mi aspetta. All’imbocco dell’altopiano mi fermo e scatto un’ultima istantanea a tutta la val di Non, da qui sembra immensa.

Attraversiamo velocemente Andalo, che mi pare essere un bellissimo
paese di montagna in tipico stile trentino; ci dirigiamo verso Molveno, la vista del lago dall’alto ci suggerisce una fugace fermata per l’ennesima fotografia. Complice la strada in discesa anche Molveno viene oltrepassato senza soste. Il cielo è ormai grigio e vogliamo uscire dall’altopiano prima possibile per evitare la pioggia, almeno in discesa. A metà lago non resistiamo e ci fermiamo rapidamente per qualche istantanea commemorativa.
Via di corsa, si scende, anche questo tratto di strada è degno di nota, ma il cielo bigio intristisce i colori ed appiattisce le forme costringendoci ad immaginar
e quanto possa essere suggestivo con la calda luce solare. Arriviamo a Tavodo, l’ultima deviazione anti traffico; risaliamo verso Sclemo una corta salita di 3,2 km con pendenze tra 5% e 8% per 2,5 km e un finale quasi in falsopiano lungo l’abitato. La scelta è vincente per la viabilità, ci evita la statale di Ponte Arche e la sua lunga galleria, ma temiamo possa rivelarsi deleteria per il meteo; qualche goccia di pioggia inizia a scendere. Fortunatamente smette subito, restando a mezza costa possiamo godere, alla nostra sinistra, dello splendido panorama sull’altopiano di Fiavè, il monte Altissimo, il passo del Ballino; il cielo verso sud è ancora parzialmente sereno e così scatta automatica la fermata fotografia.

Agganciamo il pedale e ripartiamo, ma le sorprese non sono finite, la strada si fa largo scavata nella roccia e poco dopo, un cartello, preannuncia una cascata, quella
di Rio Bianco. Un ultimo cadeau per il nostro meraviglioso giro ed anche Rick è costretto ad immortalare l’acqua che scende. Ripartiamo, questa volta si punta dritti all’auto senza ulteriori esitazioni. Ripassiamo davanti a Preore da dove, nove ore prima, eravamo saliti al passo Daone; ci guardiamo, sorridiamo, facciamo un altro giro? No meglio di no! Ancora due chilometri e siamo arrivati al parcheggio; sono 151km totali per 3.275m di dislivello così recita il mio gps. La media, ridicola 19,8 Km/h, ma si sa siamo cicloturisti. Ci siamo divertiti, abbiamo goduto di panorami incredibili e nonostante il sabato di Ferragosto (da bollino nero) siamo riusciti a restare realmente per poco tempo nel traffico automobilistico. Grande Rick!
P.s: Pochi minuti dopo la partenza in auto di pioggia ne abbiamo presa una discreta quantità 🙂

Itinerario in dettaglio su Strava: Cicloturisti!@TourDelBrenta(PassoDaone,PassoCampoCarloMagno,Paganella)
Video: Passo Daone Passo Campo Carlo Magno Ciclabile della val di Sole
Photogallery:

per osservare le meraviglie di questi posti. Sono passati undici anni dall’unica volta che venni a fare questo giro ed i ricordi non sono sempre precisi. Dopo dieci chilometri giungo alle prime gallerie, il versante su cui pedaliamo è ancora in ombra, ma il versante opposto è già illuminato dal sole ed inizia a riservare
panorami splendidi degni di essere fotografati, così mi concedo il lusso di un paio di rapide fermate per qualche scatto. La salita è lunga e troppe fermate interrompono il ritmo di pedalata aumentando il senso di fatica: dovrò farne poche se vorrò concludere il giro che ho in mente. In effetti l’idea è di arrivare fino al bivio per la Svizzera e scollinare ai 2.503m dell’Umbrailpass (Giogo di S.Maria) per scendere a Müstair, passare a Glorenza e risalire al Passo Stelvio da Prato. In questo modo la prima ascesa sarà di circa tre chilometri più corta rispetto al vero Stelvio da Bormio, resta comunque una salita di 18km con una pendenza media del 7%. Fino a quando si giunge in vista delle cascate del Braulio le pendenze so
no sempre costanti, quando finalmente la stretta valle si apre ed iniziano i tornanti che portano all’altopiano sotto lo Stelvio, ecco che, ogni tanto, le pendenze vanno in doppia cifra. Io continuo ad ammirare il paesaggio e cerco il punto giusto dove scattare una fotografia, riproponendomi di scattare le altre al ritorno con la luce del primo pomeriggio. Giunto sui primi tornati che consentono di risalire il ripido dislivello della cascata non resisto e scatto un’istantanea. Mi riprometto che la prossima sarà solo dopo che avrò raggiunto il falsopiano. Così è, percorro tutti i tornati, entro nell’altopiano e qui la vista si apre sulle montagne circostanti. Ormai ho passato i 2.300m e bisogna stare attenti a non spingere troppo, l’aria rarefatta diminuisce considerevolmente la capacità polmonare e di conseguenza la potenza espressa. Numerosi studi indicano che rispetto al livello del mare a questa altitudine si perda già più del 10% della propria potenza di soglia!
mo a mangiare uno dei tre tramezzini di formaggio e bresaola (per rimanere in tema valtellinese) che mi ero preparato. Autoscatto di rito e parto per la discesa, non indosso nemmeno l’antivento le temperature, anche in quota, oggi sono decisamente miti. Percorro poco più di un chilometro della discesa e mi fermo a catturare due immagini dei monti e della strada.
La discesa è molto bella, anche l’ultimo tratto di strada bianca è stato tolto e si può tranquillamente raggiungere velocità molto alte (io no!). Nello scendere scopro che siamo un discreto numero coloro che hanno deciso di affrontare il giro con il doppio Stelvio.Tutto ciò mi fa piacere, un po’ per la compagnia, un po’ perché vuol dire che ci sono altre persone che pedalano anche per guardarsi intorno. Giunto a Müstair, i vigili svizzeri ci fanno deviare su una strada che attraversa i campi senza passare dalle strade trafficate del paese e qui immortalo questa bellissima vallata svizzera che spaccerò ad Alice per essere quella di Heidi.
bbero apprezzati diversamente, ma, giustamente, ognuno ha il suo stile per affrontare le uscite in bicicletta: onore a loro che hanno la caparbietà ed il coraggio di faticare anche in pianura sapendo cosa dovranno affrontare dopo! Finalmente arrivo a Prato e mi infilo nella valle che conduce attraverso Gomagoi e Trafoi al passo dello Stelvio. Sin da subito il fragore del Rio Solda accompagna le mie pedalate e sarà così per un po di chilometri. La temperatura è salita a 30°C e, se l
e pendenze di questi primi 7km non sono mai assassine (6-7%), lo è invece il muraglione di pietra a sostegno della montagna sul ciglio della strada: bollente! Tuttavia io sono un amante del caldo e non solo sudo volentieri, ma sorrido a pensare che anche lassù in cima non avrò freddo! Dopo i primi 10km, passato l’abitato di Trafoi, si inizia a fare sul serio: sono a circa 1.500m di altitudine, ho superato solo 600m di dislivello e me ne restano altri 1.200m abbondanti da percorrere in 14km. Le pendenze non scenderanno mai sotto l’8%, se non per poche decine di metri lungo alcuni tornanti in compenso vedrò lunghi tratti, tra un tornante ed il successivo, con pendenze ben sopra il 10%. Insomma lo Stelvio da Prato non è uno scherzo! 

Mancano ormai pochi chilometri alla vetta, ma le sorprese non mancano. Ecco appostati, sul ciglio degli ultimi tornanti, i fotografi di un’agenzia specializzata in eventi sportivi pronti per immortalare le nostre gesta. Non so come ci sia riuscito, ma sicuramente il merito è tutto del fotografo e qui sembro quasi un ciclista vero. Sono ormai al tornante 1° come recita il cartello ed anche io mi fermo per scattare dall’alto dei 2.700m una fotografia del ghiacciaio, della vallata e degli interminabili tornanti che ho appena percorso.
Mi fermo, con calma, indosso prima l’antivento smanicato e poi, sopra, quello con le maniche. La giornata è splendida, il sole scalda, ma l’aria è comunque fresca e scendere per 20km completamente sudati può essere insidioso se non ci si copre adeguatamente. Inizio la discesa e già dopo il primo chilometro mi fermo per fotografare il Pizzo della Forcola che con la luce del pomeriggio ha a
ssunto
