Corna di Sonclino

Sono le 5.40 di domenica 4 aprile, giorno di Pasqua, quando parto nel buio della notte in direzione val Trompia. È così presto che mi azzardo a risalire lungo la ex statale fino a Sarezzo. Qui, dopo aver oltrepassato il Crocevia, alla rotonda successiva svolto per il centro e la valle omonima. Questa strada, meno nota, mi consentirà di arrivare a Gazzolo di Lumezzane senza passare dal terrificante e infinito rettilineo che attraversa le frazioni basse di Termine e Valle. Quella è la strada principale che porta a Lume, una lunghissima fila di capannoni lunghi e bigi che testimoniano l’infinita operosità del popolo valgobbino, ma che sinceramente sono piuttosto deturpanti del paesaggio circostante. La valle di Sarezzo invece sala dritta in mezzo ai quartieri residenziali con pendenza a volte più sostenuta, ma sempre pedalabile. Il confine tra i due comuni è segnato da una corta e leggera discesa su una stretta strada a senso unico alternato (interdetta ai veicoli oltre i 3.5t). Ecco palesato il perché non venga percorsa normalmente dal traffico automobilistico, se non locale. La traccia che ho elaborato alcuni mesi or sono mi conduce tra le vie di Gazzolo fino ad una piccola piazzetta dove la chiesa di Sant’Antonio da Padova la fa da padrona. Rimango relativamente stupito da questo angolo di antichità che, sotto le prime luci dell’aurora e dei lampioni comunali, denota una certa bellezza e contrasta fortemente con tutta l’urbanizzazione che gli sta attorno. Inevitabile la sosta fotografica, riparto, le vie di Lumezzane sono caratterizzate da improvvise rampe di collegamento tra le strade principali che rasentano o superano per brevi tratti il 20% di pendenza. Odo un rumore di fucina, sono le 6.40 del mattino, in una fabbrichetta la luce è accesa, anche i macchinari sono accesi. Qui si lavora anche il giorno di Pasqua e di buon ora! Zigzagando arrivo all’imbocco della cementata per il Sonclino. Come d’incanto il paesaggio cambia radicalmente, davanti a me solo il bosco, dietro il cemento. Bastano pochi metri per capire che oltre al panorama è cambiata radicalmente anche la pendenza, un bel rettilineo sinuoso con pendenza oltre il 17% mi accoglie. L’aurora sta facendo spazio all’alba, anche se da qui, tra le montagne, non si potrà godere del sorgere del sole. La luce inizia ad illuminare il paesaggio e riconosco sotto di me la valle di Sarezzo e la bassa val Trompia. Dopo questo primo assaggio di 500m impegnativi la situazione pendenza migliora relativamente, ma sempre restando sopra il 10%. Io mi guardo intorno, per me è una visuale nuova sulla val Trompia. La salita si inerpica a stretti tornanti sul versante sud-ovest della montagna. Dopo circa 3km si oltrepassa l’eremo di San Bernardo, da qui la strada diventa una consortile privata, la sbarra è alzata, la caccia è ormai chiusa, ma meglio non avventurarsi in queste zone all’alba durante la stagione venatoria. Proseguo ancora un paio di chilometri ed i tornanti si fanno più tosti, la pendenza torna abbondantemente sopra il 15%, la vegetazione cambia, al bosco si sostituiscono arbusti fioriti di erica, sono ormai attorno a 1.000m di altitudine, la temperatura continua a scendere ed ormai è vicina allo 0°C. Ora la vista dai tornati si è spostata verso nord-ovest. Intravedo una chiesa sulla montagna di fronte a me, è il celebre Santuario di Sant’Emiliano che sorge poco sotto la vetta dell’omonimo monte, anch’esso meta ciclistica di biker, vi si arriva tramite una terribile ascesa che prima o poi ho in mente di fare. Sono ormai in vista del crinale, Lumezzane appare piccolo laggiù in basso. Il Bivio per la Corna di Sonclino ed il Dosso dei quattro comuni segna la fine della salita (8,6km al 9,1%) e l’inizio del falsopiano. Uno splendido balcone a 1.300m che guarda verso mezzogiorno, fortunatamente il meteo sta migliorando ed almeno verso sud il cielo è sgombro da nuvole. Non pensavo ci fossero così tante baite di vacanza in questo luogo, ma devo dire che sono splendidamente incastonate nella montagna in una posizione invidiabile. Qualcuno sta costruendo sopra delle macerie e la mia passione per le ruspe mi obbliga ad uno shooting fotografico. Riparto, ma solo per trovare il punto migliore per la didascalia panoramica. Uno spettacolo! Di fronte a me il monte Conche e il monte Palosso entrambi a 1.100m circa, tra di loro si vede perfettamente la parte sud della città e l’altissimo camino del termovalorizzatore, più lontano compaiono vagamente le sagome degli appennini. Sotto di me l’intera città di Lumezzane si sviluppa allungata all’interno della val Gobbia. Vista da quassù non sembra neanche quell’assembramento di cemento e ferro qual è.  Sono quasi alla fine del crinale, vedo un bellissimo prato con una staccionata nuova vi appoggio la bici e mangio una barretta, osservo meglio, da sotto, spuntano le cime di un semicerchio di alberi, pare proprio essere un casotto interrato, anzi a me da proprio l’idea di una “ Casotto spa” magari li sotto c’è anche una sauna. Inizio la discesa, ripidissima, cementata, tortuosa, ma con veduta spettacolare sui monti scoscesi. Prima di ricongiungermi con la provinciale del passo del Cavallo una grande cancellata gialla chiude completamente la strada e segna la fine della consortile. Un passaggio a gradini incorporato alla sinistra del cancello consente il transito ai pedoni. Bici in spalla e passo. L’aria resta frizzante, costantemente tra  2°C e 4°C durante tutta la discesa, nonostante il sole sia ormai alto. Sono sulla provinciale, meno di un chilometro al passo del Cavallo. Ritorno alla civiltà, guardo l’ora: quasi le 9.00, fortunatamente il traffico è ancora modesto. Inizio la discesa verso Agnosine, oltrepasso le gallerie, non mi sono mai piaciute queste gallerie, lunghe dritte con poco traffico, si rischia sempre il “fenomeno” che crede di essere in pista e sfreccia a 150km/h. All’uscita dalla seconda, in località Casale, svolto a destra su una sterrata. Questa deviazione mi consentirà di arrivare a Binzago nuovamente in mezzo alla natura. La strada per me è nuova all’inizio lo sterrato è bello e pianeggiante. Dopo circa 800m oltrepasso il torrente Vaso Bondaglio e le cose si complicano com’era giusto che fosse. Dai cartelli gialli e neri scopro che questa sterrata fa parte del percorso permanente della Conca d’Oro bike. Lo sterrato si fa più smosso e la pendenza inizia a crescere, sono già oltre il 10% ancora qualche centinaio di metri e davanti mi ritrovo letteralmente un muro di circa 100m. Scendo lo percorro a piedi, la pendenza oltrepassa anche il 30% in alcuni punti. Sono in cima, il cartello recita Passo del Viglio 742m, da questo incrocio parte anche un ampio sentiero che scende in val Bertone per congiungersi direttamente al paese di Caino. Io, invece, tengo la carrareccia principale che sale ancora per qualche centinaio di metri, la strada ora è ben battuta, segno che viene sfruttata anche per il traffico veicolare dei contadini e dei cacciatori. Mi fermo per una fotografia, riparto ora la via diventa cementata, la pendenza in discesa si fa più pronunciata. Un paio di chilometri e sono a Binzago, remota frazione del comune di Agnosine, mi fermo per la solita fotografia dal sottoportico. Sono sempre stato incuriosito dal fatto che non esista una strada asfaltata che congiunga il borgo al suo comune, ma solamente una cementata che si tramuta in sterrata per un tratto del bosco, mentre l’unica strada asfaltata scende fino ad immettersi sulla salita delle Coste nel comune di Odolo. Riparto, subito dopo Binzago una minuscola frazione raccoglie un piccolo gioiello, è il santuario di San Lino, pregevole chiesetta romanica del XI secolo. Sosta fotografica, sono quasi le dieci del mattino, la parte interessante del giro è pressoché terminata, non mi resta che affrontare le Coste di S.Eusebio, ultima dolce asperità di giornata e tuffarmi in discesa verso casa. Poco dopo le 10.30 sono ddi rientro per spacchettare le uova pasquali con Alice e Matteo. Pochi chilometri, solo 66km con 1.500m di dislivello, ma grande entusiasmo per il nuovo itinerario affrontato e felice per la splendida mattinata che mi ha consentito di osservare panorami mozzafiato.

Dettagli tecnici su Strava https://www.strava.com/activities/5065841422/ oppure su Komoot https://www.komoot.it/tour/341961952

Video integrale (5’57”) su YouTube: https://youtu.be/wLsG1hKZjZY

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